venerdì 21 novembre 2014

Michele VIII Paleologo il restauratore dell'Impero Bizantino

Michele VIII Paleologo il restauratore dell'Impero Bizantino
Guerre, intrighi, amore e morte alla corte di Bisanzio
di Andrea Paleologo Oriundi
pp. 285, € 14,00
Eden Editori, 2014
ISBN: 978-88-98971-04-6
 
Michele VIII Paleologo visse nel XIII secolo, in un’epoca in cui due mondi, l’europeo occidentale, ancora immerso nel lungo periodo medievale, e l’orientale greco, che aveva assicurato per tanti secoli la continuità culturale classica, si stavano incontrando dopo secoli di lontananza e diffidenza grazie alle crociate e allo svilupparsi dei commerci. L’Europa stava uscendo dal Medioevo e lentamente si preparava al fiorire dell’umanesimo e del rinascimento. La quarta crociata, nel 1204, si era conclusa, anziché in Terrasanta, con la conquista di Costantinopoli da parte dell’esercito crociato, e con la fondazione dell’impero latino. I greci fuggiti dalla città avevano fondato entità statali che si erano proclamate eredi delle tradizioni del vecchio impero bizantino, e ognuna delle quali mirava a riconquistare l’antica capitale. L’impero di Nicea era, tra queste, il più titolato a realizzare tale sogno, sia per la sua posizione geografica, sia per la presenza a Nicea della maggior parte dei membri dell’alta società politica e religiosa bizantina fuggita da Costantinopoli, sia per la sua forza militare.
Michele, abile e spregiudicato, seppe mettere in atto quello che fu un vero e proprio colpo di Stato, facendosi proclamare imperatore e fondando la più duratura (e l’ultima) delle dinastie imperiali bizantine. Con una buona dose di fortuna riuscì a riconquistare l’antica capitale; combinando le arti della diplomazia con le capacità militari riuscì a respingere tutti i tentativi dei nemici occidentali (Manfredi di Svevia prima e Carlo d’Angiò poi) che miravano ad impossessarsi dell’impero. Promettendo ai Papi che via via si succedevano sul soglio di Pietro ciò che ben sapeva di non poter mantenere, e cioè la riunificazione delle due Chiese cristiane (la cattolica romana e l’ortodossa bizantina), sfruttando la rivalità tra le due repubbliche marinare di Genova e Venezia, mettendo l’uno contro l’altro i numerosi nemici che da tutte le parti minacciavano l’impero, seppe mantenerne l’integrità. L’impero che lasciò al figlio Andronico era però solo l’ombra di quello che fu nei suoi tempi migliori: ridotto territorialmente alla capitale e ai territori dei dintorni, indebolito economicamente, minacciato dalla crescente potenza turca che Michele aveva dovuto trascurare per difendersi dagli attacchi da occidente, esso durò tuttavia altri due secoli prima della conquista musulmana.
Andrea Paleologo Oriundi, veneziano del 1952, Ufficiale di Marina, il cui cognome lascia intendere la lontana discendenza dal protagonista, ha saputo raccontare la vita di Michele con stile scorrevole ma esauriente, tenendo fede alla verità storica come risultante dai testi riportati nella ricca bibliografia. La trama avvincente e la lettura piacevole ci riportano ad un mondo, il medioevo, comunemente ritenuto un periodo oscuro, che invece scopriamo interessante e meritevole di grande attenzione.

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