martedì 20 aprile 2021

Filologia dantesca

Filologia dantesca
Un'introduzione
di Marco Grimaldi
pp. 176, € 18,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2021
ISBN: 9788829005192
 
La filologia è indispensabile per leggere e capire Dante. Ma conoscere i problemi filologici posti da opere come la Commedia, la Vita nova o il De vulgari eloquentia è utile anche per scoprire che cos’è la critica del testo, poiché lo studio del modo in cui quei problemi sono stati affrontati nel corso del tempo dai vari editori consente di ripercorrere tutte le principali questioni metodologiche della filologia moderna applicata a testi latini e volgari. Ed è utile anche per comprendere perché è importante la storia della tradizione: la circolazione manoscritta e a stampa del corpus dantesco (e in particolare della Commedia e delle Rime) costituisce infatti un capitolo fondamentale di storia culturale tra Medioevo ed Età moderna. Il volume esamina complessivamente la tradizione delle opere dantesche, affiancando alla trattazione puntuale dei problemi filologici relativi ai singoli testi la ricostruzione del contesto storico e culturale.
Marco Grimaldi insegna Filologia italiana alla Sapienza Università di Roma. Si occupa prevalentemente di letteratura italiana e romanza del Medioevo. Oltre a numerosi articoli sulle principali riviste internazionali del settore, ha pubblicato un libro sui trovatori (Allegoria in versi, Il Mulino, 2012), un saggio divulgativo su Dante (Dante, nostro contemporaneo, Castelvecchi, 2017) e un commento in due tomi alle Rime dantesche (Salerno Editrice, 2015 e 2019).

lunedì 19 aprile 2021

Arte orafa milanese 1450-1527

Arte orafa milanese 1450-1527
Leonardo da Vinci tra creatività e tecnica
di Paola Venturelli
pp. 336, € 28,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Silva Editoriale, 2021
ISBN: 9788836643516
 
Gli orefici, le arti preziose e Milano sono gli argomenti di questo libro, tra l’ingresso degli Sforza nel Ducato (1450) e la morte del celeberrimo Caradosso Foppa (1527).

Orafi, gemmari, maestri delle pietre contraffatte e battiloro ne sono i protagonisti, con le loro botteghe e i loro prodotti lavorati attraverso capacità di mestiere acquisite in seguito a lunghi apprendistati. Al servizio della splendida corte sforzesca o di nobili personaggi, eseguono prezioso vasellame, altaroli, tabernacoli, gioielli, posate, cinture e completamenti per codici miniati o libri, tutti di raffinata esecuzione, con il dato emergente degli smalti e anche dei nielli. Manufatti il cui livello formale non ha altrove confronti. Data l’eccellenza dei loro prodotti, sono chiamati a lavorare anche fuori Milano, tra Padova, Roma e l’Ungheria, al servizio di prestigiosi committenti.
L’altro protagonista è Leonardo da Vinci, qui indagato in un percorso inedito. Durante il suo prolungato soggiorno milanese, stimolato dalla creatività dei maestri locali, elabora ‘ricette’ particolarissime per ottenere perle, ambra, pietre dure e paste vetrose, ideando pendenti e bracciali.

domenica 18 aprile 2021

Le fonti duecentesche per la storia del territorio della provincia di Varese

Le fonti duecentesche per la storia del territorio della provincia di Varese
Documenti degli Archivi minori
a cura di Alfredo Lucioni, Gian Paolo Giuseppe Scharf
pp. 624, € 40
Vita e Pensiero, 2021
ISBN: 9788834341780 
 
Una ricognizione in archivi di famiglie, in archivi di enti comunali ed ecclesiastici, oltre che in fondi minori di archivi pubblici, ha rivelato una insospettata ricchezza di documenti del Duecento riconducibili al territorio oggi compreso entro i confini della provincia di Varese, a grandi linee sovrapponibile al medievale comitato del Seprio. In Le fonti duecentesche per la storia del territorio della provincia di Varese a cura di Alfredo Lucioni e Gian Paolo G. Scharf sono raccolte oltre duecento di queste carte notarili, alcune delle quali conservate in depositi archivistici di non agevole accesso. La maggior parte degli atti reperiti sono inediti e perciò vengono pubblicati integralmente; altri, già editi, sono soltanto regestati. Nella sezione iniziale del libro alcuni saggi, affidati a vari autori, presentano ricerche imperniate su atti appartenenti a tale patrimonio documentario, finora poco noto sebbene ricco di spunti per nuove feconde indagini su uomini, società e istituzioni del XIII secolo nell’area del Seprio (Arcisate e la pieve di S. Vittore, Saltri, tra Bosto e Bizzozero, il comune di Maccagno, ecc.). Così, ad esempio, Serena Contini racconta il fondo pergamene della Biblioteca Civica di Varese, mentre Paolo Grillo esplora il Liber iurium di Milano e un diploma ignoto di Federico I.
Alfredo Lucioni è docente di Storia medievale e Storia della Lombardia medievale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha condotto ricerche sul mondo dei monasteri italici, con particolare attenzione al tema della formazione delle reti monastiche; sulle istituzioni ecclesiastiche di vertice e di base (diocesi e pievi) dell’Italia settentrionale e sul regnum Italie tra X e XI secolo. Da tempo indaga il territorio dell’antico comitato del Seprio, argomento sul quale ha pubblicato numerosi studi e documenti.
Gian Paolo Giuseppe Scharf, laureato in Storia medievale e dottore di ricerca in Storia urbana e rurale, svolge ricerche in vari settori della storia medievale, con preferenza per la storia istituzionale basso medievale. Ha studiato Toscana, Umbria, Marche, Romagna, Lombardia, Piemonte. Ha pubblicato un centinaio di lavori, fra cui quattro monografie e un libro di fonti. Dal 2007 collabora stabilmente con l’International Research Center for Local Histories and Cultural Diversities dell’Università degli Studi dell’Insubria con la qualifica di tecnico scientifico.

sabato 17 aprile 2021

Stato d'assedio

Stato d'assedio
Assedianti e assediati dal Medioevo all'età moderna
di Duccio Balestracci
pp. 376, € 25,00
Il Mulino, 2021
ISBN: 978-88-15-29210-0
 
Gli assedi sono stati un elemento sempre presente e centrale nelle guerre delle età passate. Borghi e città erano murati, contro l’arrivo di un nemico la miglior difesa era per l’appunto rinchiudersi; al nemico, se mancava l’effetto sorpresa, non rimaneva che porre l’assedio. Centrandosi sui secoli che vanno dal Medioevo alla fine del Settecento, ma senza trascurare i principali episodi dell’età antica, Balestracci passa in rassegna le tattiche messe in opera da assedianti e assediati, i mezzi a disposizione, siano le macchine per dare l’assalto alle mura oppure le catapulte e più tardi l’artiglieria, i proiettili infuocati, lo scavo di gallerie. Ma anche la guerra psicologica, fatta di minacce e beffe tra nemici che stanno a tiro di voce, gli assedianti sotto gli occhi degli assediati. Attraverso una messe amplissima di esempi, una fenomenologia dell’assedio nelle sue tattiche, ma anche nella vita quotidiana, fuori e dentro le mura.
 
Duccio Balestracci ha insegnato Storia medievale nell’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato «Medioevo e Risorgimento. L’invenzione dell’identità italiana nell’Ottocento» (2015). Tra i suoi libri recenti, con Laterza: «La battaglia di Montaperti» (2017) e «Il Palio di Siena. Una festa italiana» (2019).

venerdì 16 aprile 2021

1289 La battaglia di Campaldino

1289 La battaglia di Campaldino
di Federico Canaccini
pp. 256, € 20,00
Laterza, 2021
ISBN: 9788858143902
 
L’11 giugno 1289, a Campaldino, nella angusta valle del Casentino, si scontrano due grandi eserciti capeggiati da Firenze e da Arezzo. 20.000 fanti e oltre 2.000 cavalieri divisi da rivalità ideologiche, volontà egemoniche e interessi economici. Infatti le città toscane sono tutte guelfe e Firenze è ormai assurta al rango di vera e propria potenza regionale, i Ghibellini sono ridotti all’esilio e trovano rifugio in sparuti capisaldi come Pisa e Arezzo. La guerra che si apre allora è per una parte una guerra di sopravvivenza, a fronte di un contesto internazionale che vedeva il campo imperiale in gravissima difficoltà, per l’altra è di affermazione di un dominio e di una centralità che non accettano rivali o resistenze. Dopo due anni dall’andamento incerto e dalle sorti altalenanti, il conflitto si decide in un unico scontro. Una battaglia entrata nella storia perché non si trattò soltanto dell’ennesima guerra tra Comuni, così frequenti nel Medioevo italiano, ma anche tra fazioni e persino di guerra civile, militando fuorusciti nell’uno e nell’altro schieramento. A Campaldino, tra i cavalieri della prima schiera, quelli che avrebbero dovuto eseguire le azioni più temerarie, vi è un giovane Dante Alighieri che non dimenticherà facilmente le scene agghiaccianti di quel giorno di sangue, lasciandone traccia nella sua Commedia.

Federico Canaccini, medievista, si occupa da anni di storia comunale italiana, con una particolare attenzione al conflitto tra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini. Ha insegnato Storia della guerra nel Medioevo alla Catholic University of America di Washington, Paleografia latina alla LUMSA di Roma e attualmente insegna Paleografia e Filosofia medievale alla Università Pontificia Salesiana di Roma. In qualità di ricercatore all’Università di Princeton ha intrapreso un lavoro di edizione critica di Questioni quodlibetali e di trattati astrologici inediti. È assiduo collaboratore della rivista “Medioevo”, di cui cura la rubrica d’apertura. Tra le sue pubblicazioni, Ghibellini e ghibellinismo in Toscana da Montaperti a Campaldino (2007), Matteo d’Acquasparta tra Dante e Bonifacio VIII (2008) e Al cuore del primo Giubileo (2016). Per Laterza è autore di 1268. La battaglia di Tagliacozzo (2018).

giovedì 15 aprile 2021

Incunaboli a Catania II

Incunaboli a Catania II
di Simona Inserra, Marco Palma
pp. 352, € 40,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Viella, 2021
ISBN: 9788833137841
 
Questo volume è il secondo della serie Incunaboli a Catania e contiene la descrizione dei 113 incunaboli (più un caso dubbio) conservati alla Biblioteca Regionale Universitaria di Catania, una volta Regia Biblioteca Universitaria della città etnea. I testimoni a stampa del Quattrocento sono qui studiati e descritti in quanto portatori di informazioni uniche e trattati nella maniera in cui abitualmente si analizzano e si descrivono i manoscritti, considerandoli dunque come un unicum; l’attenzione alle parti paratestuali, alle note di possesso, alle attestazioni di dono, alle note a margine, consente di scoprire nuovi documenti e di registrare nuove testimonianze storiche che offrono sollecitazioni e contribuiscono al diffondersi di una rinnovata sensibilità verso i primi prodotti della stampa e i loro utilizzatori nel tempo e nello spazio.

Marco Palma insegna Paleografia latina nella Facoltà di Lettere dell’Università di Cassino. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la morfologia e lo sviluppo di diverse scritture librarie e documentarie del medioevo occidentale. Lavora anche sugli aspetti materiali dei manoscritti e sulla trasmissione di testi classici e medievali prima dell’invenzione della stampa. Si interessa particolarmente ai problemi teorici e pratici della descrizione dei manoscritti medievali e alla diffusione in rete dell’informazione didattica e scientifica. Il catalogo aperto dei manoscritti, il suo progetto più recente, concepito alcuni anni fa insieme ad Antonio Cartelli, è stato finora realizzato, con diverse modalità, da tre biblioteche storiche italiane (la Laurenziana di Firenze, la Malatestiana di Cesena e la Lancisiana di Roma).

mercoledì 14 aprile 2021

La spada, la croce e il giglio

La spada, la croce e il giglio
L'Appennino romagnolo nel Medioevo e in Età moderna
a cura di Luca Onofri
testi di Maria Sofia Celli, Luca Onofri, Ettore Povio, Francesca Ture
pp. 224, € 16,00
Edizioni Il Ponte Vecchio, 2021
ISBN: 9788865419939
 
Terra di confine, di spiritualità e di conquista, l'Appennino romagnolo ha vissuto nel Medioevo e nell'Età Moderna secoli cruciali, che ne hanno segnato la cultura ed il paesaggio. Le foreste selvagge e le impervie vallate furono la meta prediletta di asceti ed eremiti, che iniziarono a popolare queste montagne, innescando un processo di antropizzazione, il cui esito fu la nascita di grandi abbazie, sovraintese da potenti abati. I passi e le strade, percorsi da mercanti, pellegrini ed eserciti, divennero l'oggetto delle mire e delle attenzioni dei signori feudali, che resero l'area appenninica una scacchiera punteggiata di torri e castelli. Le stesse vie di comunicazione, che costituivano una testa di ponte verso le fertili e strategiche pianure romagnole, attrassero l'attenzione di Firenze, città potente, bramosa di commercio ed affamata di cereali, la quale ben presto valicò lo spartiacque imponendo il suo dominio sulle montagne romagnole. Tali sono state le dinamiche che hanno segnato questa terra e che hanno scandito la vita dei popoli delle sue vallate, dove ancora si possono scorgere i ruderi di antiche case coloniche, segni tangibili di una quotidianità rimasta immutata nel tempo, sino a pochi decenni fa. Monaci, signori feudali e conquistatori toscani sono i principali protagonisti di questo libro, che vuole essere non solo una raccolta di informazioni storiche sul l'Appennino romagnolo nel suo complesso, ma anche una guida per conoscere e scoprire una terra di confine, per nulla marginale nella storia della Romagna.
Luca Onofri (1995) è insegnante ed è laureato in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Ha realizzato le tesi Parodie della società romana nella commedia plautina e I canti dell’Ifigenia in Tauride di Euripide. Introduzione e commento metrico.
Maria Sofia Celli (1993) è laureata in Beni Culturali all’Università di Bologna, con la tesi Storia del pellegrinaggio, uno studio sulla Via Romea Germanica. Appassionata di escursionismo, ultimamente si dedica all’ambito della comunicazione.
Ettore Povia (1995) vive a Firenzuola (FI), dove ha collaborato col Museo della Pietra Serena. Frequenta Scienze dei Servizi Giuridici all’Università di Firenze.
Francesca Ture (1995) è laureata in Beni Culturali all’Università di Bologna, con la tesi Theoi Synnaoi nel mitreo di Santa Prisca a Roma. È prossima alla discussione della tesi di laurea magistrale Podcast e storytelling nella comunicazione archeologica. Un progetto di valorizzazione della valle del Bidente (FC). 

martedì 13 aprile 2021

Zungri

Zungri
Archeologia di un villaggio rupestre medievale nel territorio di Vibo Valentia
di Santino Alessandro Cugno, Rosalba Piserà
pp. 126 (25 ill. b/n, 25 tav.), € 85,00
L'Erma di Bretschneider, 2021
ISBN: 9788891321619
 
L’area del Monte Poro, in provincia di Vibo Valentia, custodisce una delle più alte concentrazioni di testimonianze rupestri medievali dell’intera Calabria: l’esempio più ragguardevole è sicuramente costituito dalle Grotte degli “Sbariati” di Zungri. L’etimologia del toponimo Zungri sembrerebbe essere di derivazione neo-greca (dal cretese τσουγκρί, cioè “aspra rupe”, “colle”, “roccia”) e la più antica testimonianza scritta risale alle “Rationes decimarum” del 1310. Il villaggio rupestre di Zungri è noto a livello locale anche come Grotte degli “Sbariati” (un termine dialettale interpretabile come “sbandati”) ed è situato nel versante sud-orientale del colle, dove sorge il moderno centro urbano, su un ampio costone roccioso in una località denominata Fossi. L’area insediativa occupa una superficie di circa 3000 mq ed emerge con un crinale molto ripido sui cui terrazzamenti si distribuiscono circa 40 unità ad uno o più vani, di diverse dimensioni e forma. Esse comprendono abitazioni prevalentemente monolocali (alcune a più piani), impianti produttivi (palmenti, apiari, calcare, ecc), ambienti destinati all’allevamento degli animali, depositi e/o magazzini, sistemi di vasche e canalizzazioni per l’approvvigionamento idrico. I nuovi studi hanno permesso di censire e analizzare in dettaglio 28 unità rupestri, che mostrano chiaramente le tracce di un continuo reimpiego nel corso del tempo, che ha alterato profondamente la loro fisionomia originaria e ha distrutto i depositi stratigrafici più antichi, mediante la pulitura costante dei piani di calpestio. 

lunedì 12 aprile 2021

Come un raggio nell'acqua

Come un raggio nell'acqua
Dante e la relazione con l'altro
di Filippo La Porta
pp. 144, € 16,00
Salerno Editrice, 2021
ISBN: 978-88-6973-553-0
 
Dante e Beatrice attraversano la luna senza scompaginarla, come un raggio di luce entra nell’acqua senza turbarla.

Un’immagine che diventa il modello della relazione tra individui. Certo, Dante intende riformare l’umanità degenerata e combattere gli eretici, ma nella terza cantica ci consegna un’altra verità, piú nascosta e apparentemente impolitica, racchiusa in quella abbagliante epifania lunare. Attorno alla sacralità e inviolabilità dell’altro vengono convocate alcune “guide novecentesche” (Stein, Arendt, Zambrano, Levinas), capaci di ispirare un modello di conoscenza non piú fondato sul dominio, ma su una passività ricettiva. La “mitezza”, elogiata da Norberto Bobbio, ci ricorda che l’imperativo morale piú alto non è tanto aiutare il prossimo quanto lasciarlo essere quel che è.
In questa etica del rispetto – unico modo per dare realtà all’altro – sta la lezione sempre attuale di Dante, che dalla sua “distanza” giudica il nostro presente premendo su di noi con gli interrogativi piú urgenti. Solo se ci accostiamo a lui come se la Commedia fosse stata scritta per noi, potremo ricavarne ragioni di vita.
Filippo La Porta è critico letterario e saggista. Scrive su  «la Repubblica» e collabora a varie testate. Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo almeno Pasolini. Profili di storia letterario (Bologna 2012), Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio (Milano 2018),  Eretico controvoglia. Nicola Chiaromonte, una vita tra giustizia e libertà (ivi 2019).

domenica 11 aprile 2021

Dante: guida alla Vita nuova

Dante: guida alla Vita nuova
di Roberto Rea
pp. 112, € 12,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2021
ISBN: 9788829005154
 
Fino al momento della prima divulgazione della Commedia, Dante doveva la sua fama a un libretto composto circa due decenni prima, quando aveva meno di trent’anni. Si tratta della Vita nuova, un’autobiografia poetica che alterna prosa e versi, incentrata sull’amore per Beatrice. È un’opera rivoluzionaria rispetto alla precedente tradizione letteraria: perché è scritta esclusivamente in volgare; perché inserisce all’interno di una narrazione autobiografica liriche composte dall’autore in gioventù; e soprattutto perché elabora una concezione dell’amore e della poesia radicalmente innovativa. Questo volume offre una chiave di lettura sintetica, chiara e criticamente aggiornata dei principali aspetti del “libello” dantesco esaminandone la struttura narrativa, le liriche, l’ideologia amorosa, i personaggi, la storia editoriale.
Roberto Rea insegna Filologia italiana e Filologia dantesca all’Università di Roma Tor Vergata.