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mercoledì 27 novembre 2024

I cantieri pubblici dopo la Peste nera

I cantieri pubblici dopo la Peste nera
Lavoro, accountability e impatto sociale (secoli XIV-XV)ca
a cura di Pierluigi Terenzi e Marco Bellucci
Edifir, 2024
ISBN: 978-88-9280-233-9

Nel 1436 fu consacrata la nuova cattedrale di Firenze, risultato di un ampliamento del precedente edificio iniziato nel 1294. Per arrivare a quel punto, la costruzione aveva dovuto superare importanti crisi che avevano colpito la città, come la Peste nera del 1348 ma anche carestie, epidemie e guerre della seconda metà del Trecento. Tali crisi misero a rischio l’impresa, che invece ebbe successo. Come reagì l’Opera di Santa Maria del Fiore, l’ente che gestiva questo e altri cantieri pubblici, ai momenti di crisi? Quale fu l’approccio alla gestione del lavoro e dei lavoranti che consentì di proseguire le attività? In che modo si alimentò la dimensione collettiva e identitaria della costruzione? E quali furono i meccanismi di rendicontazione e di trasparenza amministrativa che contribuirono allo scopo? A queste e altre domande prova a rispondere questa raccolta di saggi, presentando i risultati del progetto LASI – Lavoro, accountability e impatto sociale nei cantieri pubblici in età preindustriale: il caso dell’Opera di Santa Maria del Fiore nel Trecento.

Inoltre, si offrono spunti di comparazione fra le vicende fiorentine e quelle di altri cantieri italiani investiti da crisi di varia natura nel Tre-Quattrocento: le cattedrali di Milano e Orvieto, i castelli dei principi piemontesi, gli edifici militari e di culto nelle terre papali. Emerge così, sul tardo medioevo italiano, un quadro del lavoro e del management edile e sociopolitico rinnovato e ricco di stimoli, frutto anche della sinergia fra storia medievale e studi aziendali realizzata dal progetto LASI.
Pierluigi Terenzi insegna Storia medievale presso il Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze. Ha ottenuto il Dottorato di Ricerca presso le Università di Milano e Paris IV Sorbonne ed è stato post-doc in diversi atenei e centri di ricerca italiani ed europei. Si occupa di storia politica e sociale delle città italiane del basso medioevo, con particolare riguardo ai rapporti con i poteri monarchici, alle elaborazioni giuridiche e istituzionali urbane e al lavoro nell’edilizia pubblica, facendo largo uso di strumenti digitali. Tra le sue pubblicazioni: L’Aquila nel Regno. I rapporti politici fra città e monarchia nel Mezzogiorno bassomedievale (Bologna 2015) e Gli Angiò in Italia centrale. Potere e relazioni politiche in Toscana e nelle terre della Chiesa (1263-1335) (Roma 2019).
Marco Bellucci è Professore Associato in Economia Aziendale presso l’Università di Firenze. Ha conseguito il dottorato di ricerca con lode in Economia Aziendale e Management presso l’Università di Pisa. I suoi interessi di ricerca includono la rendicontazione della sostenibilità, la responsabilità sociale d’impresa, il coinvolgimento degli stakeholder, la storia della ragioneria, le valutazioni d’impatto e le organizzazioni del terzo settore. È membro del comitato scientifico di ARCO Action Research for COdevelopment. È autore di numerosi articoli su autorevoli riviste scientifiche internazionali e di due libri sulla rendicontazione di sostenibilità e sul coinvolgimento degli stakeholder. È Associate Editor della rivista scientifica «Business Ethics, the Environment & Responsibility».

domenica 7 luglio 2024

Tractatus predicandus in ciuitate pestilenciata

Tractatus predicandus in ciuitate pestilenciata
di Bartolomeo da Ferrara
Edizione critica a cura di Giovanni Paolo Maggioni.
Introduzione a cura di Chiara Crisciani, Tommaso Duranti e Giovanni Paolo Maggioni
pp. VI-304; € 70,00
Sismel, 2024
ISBN: 978-88-9290-316-6

Il Tractatus moralis predicandus in ciuitate pestilenciata di Bartolomeo da Ferrara, domenicano e inquisitore nella città, scritto nel 1424 durante uno dei focolai di peste che colpirono Ferrara e l’Europa nel Quattrocento, consta di quattro libri dedicati alle cause indicative, induttive, espulsive, rimediative della peste, secondo lo schema dei testi medici. Esso risulta essere, tra i non molti sermoni sulla pestilenza del sec. XV, la più ampia trattazione de peste finora reperita nell’oratoria sacra. Il testo, pur offrendo osservazioni pertinenti anche su temi naturalistici e medici, tratta l’argomento in termini religiosi, pastorali, scritturali e teologici e ha per fine l’incitamento alla penitenza e alla correzione morale, veri rimedi contro i peccati – male dell’anima – che provocano il male del corpo e in particolare la peste. Il Tractatus si propone così quasi come una Pestchrift moralis, o anche come un manuale di predicazione possibile in città colpite dalla peste.

L’ampia introduzione all’edizione critica, curata da Giovanni Paolo Maggioni, pone lo scritto di Bartolomeo in relazione alla situazione storica delle città di Padova, Ferrara e Bologna, colpite dalla peste, e lo rapporta alla trattatistica medica locale e contemporanea (Tommaso Duranti). Il confronto con i sermoni de peste dei predicatori del Quattrocento – Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano, Antonio Bettini, Bernardino de Busti – permette di individuare la specifica cifra del trattato, scritturale e teologica, di ‘medicina spirituale’ offerta alla città ‘pestilenziata’ (Chiara Crisciani). 
Giovanni Paolo Maggioni è professore associato di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione all'Università del Molise.

venerdì 17 novembre 2023

La crociata dopo la peste

La crociata dopo la peste
Metamorfosi di un'idea (secolo XIV)
di Simone Lombardo
pp. 320; € 30,00
Vita e pensiero, 2023
ISBN: 9788834353806 

Il Trecento era stato segnato da difficoltà, culminate con la peste di metà secolo. Le epidemie endemiche avevano colpito un mondo già scosso da problemi strutturali, oltre a conflitti e carestie. Questi cambiamenti avevano determinato un profondo impatto sulla mentalità a cui anche la crociata, dopo la definitiva perdita della Terra Santa nel 1291, non aveva potuto sottrarsi. Come mutava il fascino per l’impresa d’oltremare in un mondo in trasformazione?

Il cambiamento dell’ideale di crociata si può rintracciare nella fine della trattatistica sul recupero della Terra Santa, in una ricomparsa del tema escatologico, negli scritti di mistiche come Caterina da Siena e Brigida di Svezia. Nella seconda metà del XIV secolo la crociata sembra aver perso attrattiva anche dal punto di vista religioso, sostituita da vie alternative, che ne riprendevano i simboli e il linguaggio, per rispondere a un generalizzato bisogno penitenziale. La terminologia utilizzata nelle lettere papali permette di osservare il cambiamento dell’idea di crociata da passagium per la riconquista della Terra Santa a guerra difensiva contro i turchi, così come la percezione letteraria del fenomeno in autori come Petrarca, Philippe de Mézières, Geoffrey Chaucer o i novellieri italiani. I mutamenti della crociata non riguardavano solo l’ambito concettuale ma anche le prospettive con cui vi aderivano i nuovi protagonisti: Ospitalieri e mercenari, mercanti genovesi e veneziani, l’aristocrazia franco-borgognona, che concepiva l’impresa come un’avventura cavalleresca, in contrasto con le proteste e le rivolte degli strati popolari. La crociata dopo la peste non sarebbe stata più la stessa.
Simone Lombardo (Monza, 1993), dopo gli studi presso l’Università di Genova e periodi di ricerca in Spagna, ha conseguito il dottorato in Storia medievale presso l’Università Cattolica di Mila­no in cotutela con l’Universität Heidelberg. Le sue attuali ricerche si concentrano su Genova e Venezia, la storia marittima, le crociate tardive e il mondo mediterraneo tra XIII e XV secolo. È autore della monografia La Croce dei Mercanti. Genova, Venezia e la Crociata Mediterranea nel tardo Trecento (1348-1402) (Brill, 2023).

venerdì 14 ottobre 2022

La Peste Nera

La Peste Nera
Contagio, crisi e nuovi equilibri nell'Italia del Trecento
di Alberto Luongo
pp. 244, € 22,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2022
ISBN: 9788829015047
 
All’inizio dell’autunno del 1347 l’Italia, prima tappa occidentale dei commerci provenienti dal Mar Nero, fu la porta d’ingresso in Europa di una pandemia dalle conseguenze devastanti: da sud a nord, nel giro di poche settimane, la peste decimò città e campagne come mai era avvenuto. Nonostante l’inadeguatezza delle conoscenze sanitarie, la società dell’epoca, dopo l’iniziale shock, seppe mettere in atto meccanismi di reazione in numerosi ambiti: le istituzioni adottarono specifici provvedimenti per limitare il contagio e i disagi dei sopravvissuti, mentre nei decenni successivi una diversa distribuzione delle ricchezze portò alla ribalta politica ed economica individui e gruppi sociali in precedenza esclusi. La peste non causò il collasso di un mondo, ma generò nuovi equilibri che consentirono di convivere con il periodico ripresentarsi della malattia; una storia che, a distanza di secoli, non smette di riguardarci.
Alberto Luongo, medievista, insegna all’Università Statale di Milano. Si occupa prevalentemente di storia politico-istitizionale e socio-economica delle città italiane fra XII e XIV secolo. Fra i suoi libri più recenti Gubbio nel Trecento (Viella, 2016) e Una città dopo la peste (Pisa University Press, 2019).

domenica 19 giugno 2022

Dopo la peste

Dopo la peste
Consumi ceramici e standard di vita in Toscana e in Inghilterra tra Due e Quattrocento
di Paola Orecchioni
pp. 228, € 44,00
All'Insegna del Giglio, 2022
ISBN: 9788892850880
 
Una “visione catastrofista” è stata a lungo dominante negli studi sull’impatto socio-economico dell’epidemia di Peste Nera del 1347-48 e, più in generale, degli avvenimenti della prima metà del Trecento. Il peso di un modello così forte è ancora rilevante nel dibattito storico, sebbene una gran parte degli studiosi sia da tempo coinvolta in una rivalutazione totale di questo periodo. I cambiamenti intervenuti nel passaggio tra il XIII e la seconda metà del XIV secolo sembrerebbero aver profondamente influito sulla sfera “materiale” della vita della popolazione medievale. È sembrato quindi naturale interrogare le fonti archeologiche – e le ceramiche in particolare – su specifiche questioni legate ai consumi, agli standard di vita e alla mobilità sociale. La possibilità di confronto statistico costituisce il principio guida del volume che, attraverso una serie di metodi di analisi appositamente elaborati, tenta di esplorare le possibilità offerte da un approccio di tipo contestuale-comparativo anche su scala internazionale. In Toscana, oltre al lavoro sistematico sulla ceramica del Castello di Montecchio Vesponi, sono stati posti sotto la lente d’ingrandimento i contesti editi di Via dei Castellani (Firenze), degli ex-Laboratori Gentili (Pisa) e dei castelli di Montarrenti e Rocca Ricciarda. La preziosa collaborazione con il Museum of London Archaeology ha poi consentito di inserire tra i casi studio cinque siti urbani londinesi, oltre ai villaggi di Westbury e Great Linford e alla città portuale di Southampton. I risultati ottenuti hanno fatto emergere una serie di tendenze specifiche che appaiono rivelatrici non solo di un diverso modello di produzione, circolazione e consumo della ceramica ma anche di più ampi sviluppi in atto nel tardo Medioevo.

mercoledì 13 gennaio 2021

La grande pandemia

La grande pandemia
Come la peste nera generò il nuovo mondo
di Klaus Bergdolt
traduzione di Anna Frisan
postfazione di Alessandro Barbero
pp. 311, € 18,90
Pienogiorno Edizioni, 2020
EAN: 9791280229007
 
«Quegli eventi spaventosi, che comportarono un momentaneo imbarbarimento di tutti gli standard morali e un carico atroce di sofferenze, non si lasciarono dietro un mondo istupidito e in declino, bensì una società formicolante di energie e d'una ritrovata voglia di vivere» (Alessandro Barbero). Nata nelle sconfinate steppe asiatiche e diffusasi attraverso la Cina, la peste nera che ha travolto il pianeta nella metà del Quattordicesimo Secolo è la più terribile pandemia che l'umanità ricordi. Un terzo della popolazione europea ne cadde vittima, un dato che equivarrebbe oggi a oltre 200 milioni di persone. L'Italia fu il primo paese dell'Europa occidentale ad esserne colpito, e mentre le altre nazioni poterono affrontarla perlomeno con una minima esperienza, l'epidemia si abbatté sulle città che si affacciavano sul mare come una vera sciagura. Per cinque terribili anni, la morte proiettò la sua sinistra ombra ovunque. Ma alla fine di quel cupo incubo, tutta l'Europa, da Venezia e alla penisola iberica, da Messina a Milano, dai paesi di lingua tedesca a Londra, Parigi e Firenze, si sarebbe destata profondamente diversa: quella tragica epopea avrebbe rappresentato l'imprevisto crogiuolo di concepimento di tutta l'età moderna, liberando energie inespresse, modificando costumi, ridistribuendo ricchezze. Il Vecchio Mondo si accingeva al tramonto, e il rinascimento di una nuova alba sorgeva su quello Nuovo.
Klaus Bergdolt è uno storico della medicina tedesco. Oltre ai segreti della medicina di Ippocrate e Galeno, ha studiato anche l’arte del Trecento e la poesia italiana del tardo Medioevo, Petrarca in particolare. È stato proprio il poeta toscano a indicargli la via: approfondire la grande epidemia di peste che dal 1347 al 1351 devastò l’Europa arrivando dalle steppe asiatiche lungo la via della seta. Pochi si ricordano che Petrarca fu un grande testimone della peste, epidemia che uccise anche la sua amata Laura ad Avignone.

sabato 19 dicembre 2020

La grande pandemia. Come la peste nera generò il nuovo mondo

La grande pandemia
Come la peste nera generò il nuovo mondo
di Klaus Bergdolt
traduzione di A. Frisan
pp. 311, € 18,00
Edizioni Pienogiorno, 2020
ISBN: 979-1280229007
 
«Quegli eventi spaventosi, che comportarono un momentaneo imbarbarimento di tutti gli standard morali e un carico atroce di sofferenze, non si lasciarono dietro un mondo istupidito e in declino, bensì una società formicolante di energie e d'una ritrovata voglia di vivere» (Alessandro Barbero). Nata nelle sconfinate steppe asiatiche e diffusasi attraverso la Cina, la peste nera che ha travolto il pianeta nella metà del Quattordicesimo Secolo è la più terribile pandemia che l'umanità ricordi. Un terzo della popolazione europea ne cadde vittima, un dato che equivarrebbe oggi a oltre 200 milioni di persone. L'Italia fu il primo paese dell'Europa occidentale ad esserne colpito, e mentre le altre nazioni poterono affrontarla perlomeno con una minima esperienza, l'epidemia si abbatté sulle città che si affacciavano sul mare come una vera sciagura. Per cinque terribili anni, la morte proiettò la sua sinistra ombra ovunque. Ma alla fine di quel cupo incubo, tutta l'Europa, da Venezia e alla penisola iberica, da Messina a Milano, dai paesi di lingua tedesca a Londra, Parigi e Firenze, si sarebbe destata profondamente diversa: quella tragica epopea avrebbe rappresentato l'imprevisto crogiuolo di concepimento di tutta l'età moderna, liberando energie inespresse, modificando costumi, ridistribuendo ricchezze. Il Vecchio Mondo si accingeva al tramonto, e il rinascimento di nuova alba sorgeva su quello Nuovo.

giovedì 12 novembre 2020

La vita al tempo della peste

La vita al tempo della peste
Misure restrittive, quarantena, crisi economica
di Maria Paola Zanoboni
pp. 281, € 18,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Jouvence, 2020
ISBN: 9788878017566
 
Dall’antichità ai primi decenni del XVIII secolo le epidemie di peste coinvolsero ovunque tutti i possibili aspetti della vita economica, politica e sociale, con analogie impressionanti: la psicosi collettiva, la caccia ai potenziali untori, la negazione delle prime avvisaglie del contagio per timore degli effetti economici che avrebbero innescato; le devastanti conseguenze sul commercio e sull’economia (in primis la “crisi del ’300”), dovute alle misure restrittive; i tentativi dei governi di sanare il deficit con prestiti, emissione di titoli del debito pubblico, nuove tasse, e di soccorrere con sussidi i disoccupati; gli assalti ai forni per paura della quarantena. È sconcertante come gli strumenti di prevenzione disponibili ai nostri giorni siano gli stessi elaborati nel ’300, a partire dal Nord della Penisola, recepiti tardi dal resto dell’Europa (tardissimo dall’Inghilterra), e adottati con successo fino al 1720, quando l’ultimo cordone sanitario (a Marsiglia) debellò quasi del tutto il morbo dal Vecchio Continente. Il ricorso a forme di vera e propria “dittatura sanitaria” fu dal ’300 al ’700 il metodo comunemente adottato per cercare di far rispettare le misure restrittive
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Maria Paola Zanoboni, abilitata a professore associato in Storia economica medievale, collabora con numerose riviste (tra cui “Medioevo”, “Storica National Geographic”, “Prometeo”). Tra le sue pubblicazioni con Jouvence: Scioperi e rivolte nel Medioevo (2015); Donne al lavoro nell’Italia e nell’Europa medievali (2016; premio Italia Medievale 2017); Povertà femminile nel medioevo (2018; premio “Gisa Giani” 2018 e presentato al Festival del Medioevo di Gubbio 2019). Inoltre ha pubblicato: La vita al tempo della peste (“Medioevo Dossier”, n. 5, novembre 2013); Alle origini del “made in Italy” (“Medioevo Dossier”, n. 8, maggio 2015); Lavori di donne, lavoro delle donne, in Storia del lavoro in Italia. Il medioevo, a cura di F. Franceschi (Roma 2017).
L’elenco completo delle sue pubblicazioni è disponibile sul sito: www.academia.edu/indipendent/mariapaola.zanoboni.

venerdì 15 novembre 2019

Una città dopo la peste

Una città dopo la peste
Impresa e mobilità sociale ad Arezzo nella seconda metà del Trecento
di Alberto Luongo
pp. 276, € 19,00
Pisa University Press, 2019
ISBN: 978-883339-2790 
 
L’epidemia nota come Peste Nera, che tra 1347 e 1351 decimò la popolazione europea, è uno dei più noti eventi periodizzanti della storia medievale.
Nonostante le numerose teorie che sono state elaborate dagli studiosi sulle sue conseguenze economiche e sociali, non sono molte le ricerche specifiche sull’argomento che abbiano come oggetto la realtà italiana. La città di Arezzo ha conservato un buon numero di registri notarili e commerciali risalenti alla seconda metà del Trecento, fonti che consentono di conoscere con un buon livello di dettaglio la vita economica dei suoi abitanti. Il volume ricostruisce le parabole di imprenditori, artigiani e salariati aretini che si resero protagonisti di percorsi di mobilità sociale nel contesto dei profondi mutamenti legati all’improvviso crollo demografico di metà secolo. Emerge così un quadro vivace e dinamiico fatto di nuove produzioni tessili, commerci su scala italiana e mediterranea e investimenti fondiari, che costituirono alcune delle più importanti risposte della comunità all’epidemia.
Alberto Luongo si occupa prevalentemente di storia sociale, economica ed istituzionale dei comuni italiani nei secoli XII-XIV. Ha svolto attività di ricerca presso le Università di Pisa e Siena e presso l’Istituto storico germanico di Roma. È autore di Gubbio nel Trecento. Il comune popolare e la mutazione signorile (1300-1404) (Roma, Viella, 2016).

domenica 21 luglio 2019

Nascita e morte di un quartiere medievale

Nascita e morte di un quartiere medievale
Siena e il Borgo Nuovo di Santa Maria a cavallo della peste del 1348
di Gabriella Piccinni
pp. 224, € 17,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Pacini Editore, 2019
ISBN: 978-88-6995-610-2

Negli anni Venti e Trenta del Trecento più di novanta nuove abitazioni, una chiesa e alcune strutture per la produzione dei tessuti di lana invasero la valle retrostante il palazzo del Comune di Siena con una lottizzazione che accolse flussi di nuovi cittadini, soprattutto notai e qualche giudice. Il Borgo Nuovo di Santa Maria avrebbe dovuto dare nuova centralità del Campo, riequilibrando lo sbilanciamento dei pesi demografici della città e creando nuovi collegamenti stradali, interni ed esterni alle mura. L’area fu però abbandonata dopo pochi decenni, a cavallo delle grandi epidemie del Trecento, quando molti documenti segnalano il restringersi della città verso il suo centro, con il verde che prende il sopravvento negli spazi più vicini alle mura cancellando i segni delle abitazioni.
Quella che ricostruiamo è dunque una storia esemplare che trasformò la valle da sede di un progetto generale di riorganizzazione e espansione urbana a luogo “separato dal transito de le genti”. Il fatto che al progetto del nuovo borgo non abbia corrisposto una centralità sullo spazio realmente edificato ne ha cambiato profondamente il senso, alterando l’equilibrio tra pieni e vuoti e mantenendo al Campo e al palazzo del Comune una centralità ‘identitaria’ che non corrisponde a una reale centralità rispetto al volume di costruito. 
Gabriella Piccinni (Siena, 1951) insegna Storia Medievale all’Università di Siena. Si occupa prevalentemente di storia della società italiana del Medioevo.