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lunedì 11 luglio 2022

Francesco e Isabella

Francesco e Isabella
L'età d'oro dei Gonzaga
di Luca Sarzi Amadè
pp. 344, € 25,00
Laterza 2022
ISBN: 9788858148419
 
Francesco II Gonzaga e Isabella d’Este furono due protagonisti dell’Italia del Rinascimento. Trasformarono una piccola città come Mantova in uno dei centri culturali e politici del continente e vissero pericolosamente tra intrighi, guerre e congiure. Nel passaggio tra Quattro e Cinquecento i Gonzaga e Mantova raggiunsero la loro età dell’oro. Di questo periodo, in cui la città virgiliana si trasformò in una delle capitali d’Europa, furono protagonisti incontrastati Francesco II e la moglie Isabella d’Este. I due sposi non potevano essere più diversi: Francesco uomo d’armi e d’azione; Isabella raffinata, elegante e colta. Eppure le differenze si integrarono in una complementarità fondata sull’ambizione di accrescere il prestigio del marchesato e di vedere confermata la sua indipendenza nelle turbinose lotte tra principati e interventi delle grandi nazioni. Nell’intreccio di vicende strettamente umane (romanzesche, tuttavia mai romanzate) sfilano Leonardo, Perugino, Raffaello e Mantegna. E poi il Castiglione, Pico della Mirandola, Boiardo, Ludovico Ariosto, Poliziano e altri volti oggi dimenticati. Protagonisti diventano anche gli animali: uccelli, cani e cavalli che hanno contribuito a scrivere la storia della Dinastia. Come in un affresco, è restituita l’anima a volti, personaggi e luoghi oggi irriconoscibili, ridestandoli dal sonno delle carte e dei troppo spesso astratti libri.
Luca Sarzi Amadè, giornalista, ha collaborato tra l’altro con la Rai, “la Repubblica” e “Il Giorno”. Frequenta l’Archivio Gonzaga fin da ragazzo. Tra i suoi libri: Milano fuori di mano (Mursia 1987), Milano in periferia (Mursia 1991), Il duca di Sabbioneta. Guerre e amori di un europeo errante (SugarCo 1990 e Mimesis 2013) e il manuale L’antenato nel cassetto (con prefazione di Franco Cardini, Mimesis 2015), testo di riferimento per le ricerche storico-genealogiche. Per Laterza è autore diI Gonzaga. Una dinastia tra Medioevo e Rinascimento (2019).

venerdì 6 settembre 2019

I Gonzaga

I Gonzaga
Una dinastia tra Medioevo e Rinascimento
di Luca Sarzi Amadè
pp. 320, € 22,00
Laterza, 2019
ISBN: 9788858135822

Ago della bilancia nelle intricate vicende italiane, centro di una attività diplomatica raffinatissima e cuore pulsante della vita culturale e delle arti del Rinascimento. Per quasi quattro secoli Mantova è stata una delle capitali d’Europa. I Gonzaga, suoi signori, ne furono i protagonisti.
Pur dominando un territorio limitato e periferico, i Gonzaga sono stati una delle famiglie più importanti d’Europa, protagonisti per secoli della storia italiana. Signori di Mantova, poi marchesi e duchi, si imparentarono con gli Asburgo e annoverarono inoltre nei loro ranghi due imperatrici e una regina di Polonia. La costante promozione delle arti trasformò Mantova in una delle capitali della cultura del Rinascimento. Ai capolavori di Pisanello e Mantegna si aggiunsero nei secoli le meraviglie della Celeste Galleria e i prodigi della musica e del teatro. La cerchia letteraria poté contare su nomi come quelli di Boiardo, Ariosto e Baldassarre Castiglione. Ma come è stato possibile per questa casata ritagliarsi una simile posizione nel mondo e conservarla per quasi quattro secoli? Che origini ha avuto? E a cosa fu dovuto tanto successo? Un affresco ricco di sorprese, una storia di guerre e di congiure, una lotta per la sopravvivenza prima e per la supremazia poi, attraverso cui si dipana, come in un racconto, la vicenda dell’Italia dal medioevo delle grandi abbazie sino all’età comunale e ai principati.
Luca Sarzi Amadè, giornalista, ha collaborato tra l’altro con la Rai, “la Repubblica” e “Il Giorno”. Frequenta l’Archivio Gonzaga fin dall’adolescenza. Tra i suoi libri: Milano fuori di mano (Mursia 1987), Milano in periferia (Mursia 1991), Il duca di Sabbioneta. Guerre e amori di un europeo errante (SugarCo 1990 e Mimesis 2013, premio internazionale di letteratura Città di Milano) e il manuale L’antenato nel cassetto (Mimesis 2015), testo di riferimento per le ricerche storico-genealogiche.

giovedì 20 aprile 2017

Gonzagide

Gonzagide
Poema epico in quattro libri (Sec. XV)
di Giovanni Pietro Arrivabene
edizione critica con traduzione, introduzione e note a cura di Orazio Antonio Bologna
pp. 266, € 30,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Viella, 2017
ISBN: 9788867288250

Gonzagide è un poema epico in quattro libri scritto dall'umanista Giovanni Pietro Arrivabene per celebrare le gesta del marchese Ludovico III Gonzaga, compiute durante la guerra scoppiata nel 1453 tra Venezia e Mantova per il possesso di Goito. I Veneziani furono sconfitti e la cittadina, nella quale Ludovico III si spense nel 1478, divenne possesso definitivo di Mantova.
Come ben documenta l’ampio studio che fa da introduzione alla presente edizione, nell'opera si avverte ben distinta l’eco di alcuni grandi poeti dell’antichità classica, come Virgilio, Ovidio, Apollonio Rodio: ne scaturisce una pagina di attualità letteraria che può costituire un importante termine di riferimento e di confronto per chi si dedica a questi studi. L’edizione del poema dell'Arrivabene ‒ finora inedito e qui presentato per la prima volta in edizione critica, con traduzione italiana e un ampio commento ‒ arricchisce la storia della letteratura latina, che vede proprio nell'Umanesimo una ricchezza e un’efflorescenza troppo spesso obnubilata da pregiudizi.
Giovanni Pietro Arrivabene nacque a Mantova nel 1439 da famiglia modesta. Frequentò la scuola dell’umanista Francesco Filelfo per poi diventare, dal 1462 al 1482, protonotaro del cardinale Francesco Gonzaga. Concluso il servizio presso questi, fu chiamato alla curia pontificia in qualità di segretario papale. Nel 1491 fu consacrato vescovo e inviato a Urbino, dove morì nel 1504.
Oltre al poema epico Gonzagide, scritto durante gli anni passati al servizio del cardinale Gonzaga, dell’Arrivabene si conosce a oggi solo un lungo carme in esametri intitolato Ad Sanctum Dominum nostrum Pium Papam II, cui l’autore premise un’epistola in distici elegiaci mosso dalla speranza – destinata a rimanere inappagata – di entrare tra i familiares del pontefice.
Orazio Antonio Bologna, professore emerito di Composizione latina e Letteratura latina presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Vicedirettore scientifico della rivista Collectanea Philologica dell’Università Statale di Łódź, è autore del volume Manfredi di Svevia. Impero e Papato nella concezione di Dante (LAS, 2013) e ha curato l’edizione dell’opera di Giovanni Pietro Arrivabene Ad Sanctum Dominum nostrum Pium Papam II (IF press, 2014). 

mercoledì 1 febbraio 2017

Autografie dell'età minore

Autografie dell'età minore
Lettere di tre dinastie italiane tra Quattrocento e Cinquecento
di Monica Ferrari, Isabella Lazzarini, Federico Piseri
pp. 272, € 42,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Viella, 2016
ISBN: 9788867286379

L’autografia dell’“età minore” dei principi italiani tra Quattro e Cinquecento è un tema all’incrocio di molti ambiti di ricerca: la storia dei linguaggi politici, la storia culturale, la storia dell’educazione e delle pratiche formative, la storia dell’infanzia, la paleografia e la diplomatica, l’epistolografia. Nel volume vengono analizzate, da diverse prospettive, le lettere autografe dei membri più giovani (maschi e femmine) delle tre dinastie italiane degli Este, dei Gonzaga e degli Sforza, accomunate da lessici politici e culturali e da vincoli di sangue, in un periodo cruciale – la seconda metà del XV secolo e gli esordi del XVI – per la ridefinizione dei modelli che presiedono alla formazione dei principi e alle forme della comunicazione politica. Completa il volume un’antologia, in parte inedita, di lettere autografe, corredata della loro riproduzione.
Monica Ferrari è professore di Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Pavia, ove insegna anche Storia della pedagogia e Filosofia dell’educazione.
Isabella Lazzarini insegna Storia medievale presso l’Università del Molise. Si occupa di storia sociale delle istituzioni tardomedievali, con un’attenzione particolare alle trasformazioni politiche dei principati italiani tre-quattrocenteschi, all’evoluzione delle pratiche documentarie e delle forme della comunicazione scritta, e alla diplomazia tardo medievale.
Federico Piseri, medievista, è cultore della materia di Pedagogia generale e sociale e Storia della pedagogia presso l’Università di Pavia.

mercoledì 3 febbraio 2016

La banca e il ghetto

La banca e il ghetto
Una storia italiana (Secoli XIV-XVI)
di Giacomo Todeschini
pp. 272, € 22,00
Laterza, 2016
ISBN: 9788858122167

La banca e il ghetto sono due invenzioni italiane. Nel 1516 veniva fondato il ghetto di Venezia. Negli stessi anni, sempre in Italia, si assisteva alla nascita di un nuovo modello finanziario, destinato a grandi fortune: la banca pubblica.
Questa coincidenza non è casuale. La banca e il ghetto sono le due costruzioni complementari di una modernità che riconosce nella finanza l’aspetto più efficace del governo politico. La banca diventa in Italia, tra Medioevo e Rinascimento, un’invenzione strategica grazie alla quale le oligarchie cristiane al potere (dagli Sforza ai Gonzaga ai Medici, dal papa alle élites di Venezia o Genova) controllano direttamente lo spazio sociale che dominano.
Si crea così la possibilità di indicare come economia ‘dubbia’ quella in cui operano gli ‘infedeli’. Il prestito a interesse e le attività economiche affidate dai governi agli ebrei sono derubricate ad attività minori e non rappresentative dell’economia ‘vera’ degli stati. Questo percorso conduce alla delegittimazione progressiva della presenza ebraica in Italia e culmina con l’istituzione dei ghetti.
Giacomo Todeschini insegna Storia medievale nell’Università di Trieste. È autore, tra l’altro, di: I mercanti e il Tempio. La società cristiana e il circolo virtuoso della ricchezza fra medioevo ed età moderna (Bologna 2002); Ricchezza Francescana. Dalla povertà volontaria alla società di mercato (Bologna 2004, traduzione francese 2008 e inglese 2009); Visibilmente crudeli. Malviventi, persone sospette e gente qualunque dal medioevo all’età moderna (Bologna 2007, traduzione francese 2015); Come Giuda. La gente comune e i giochi dell’economia all’inizio dell’epoca moderna (Bologna 2011).

martedì 5 maggio 2015

La casa di Barbara

La casa di Barbara
di Edgarda Ferri
pp. 72, € 9,90
Tre Lune Edizioni, 2015
ISBN: 9788889832899

«La signora con le due bande bianche pendenti dai capelli annidati sopra le orecchie e le scarpe gialle accavallate una sull’altra. La signora massiccia, e già avanti in età, che sta posando fra marito, figli, paggi, segretari e una nana, è Barbara del Brande-burgo, da quarant’anni sposata a Ludovico Gonzaga. Figlia di un re ... “madona Barbera”, innocente bambina undicenne aveva accettato senza battere ciglio di coricarsi fin dalla prima notte a fianco del marito ... Il pittore che la sta ritraendo è Andrea Mantegna, già famosissimo per genialità e tignoso carattere. Il luogo prescelto è una camera d’angolo dell’appartamento del castello di San Giorgio a Mantova ... L’artista la dipingerà “a buon fresco e tempera” immaginando una camera picta, una camera dipinta come un loggiato ...». È il nuovo avvincente racconto che l’autrice di tanti successi e del nostro Klimt ci regala in occasione della riapertura della Camera degli Sposi dopo i restauri post terremoto: la storia si snoda tra vita quotidiana e vita politica, tra arte e potere. Ne esce il ritratto appassionato intenso e ravvicinato di una donna e del suo tempo, quando il Rinascimento arriva al culmine dello splendore.
Edgarda Ferri, mantovana, vive e lavora a Milano. Scrittrice, saggista, giornalista, è specialista in biografie di personaggi storici. Esordisce nel 1963 con il romanzo Ci diedero dodici ore, vincitore del premio letterario "La Parrucca". Diciassette anni dopo scrive Dov'era il padre, una serie di incontri con padri di noti e pericolosi terroristi (Rizzoli 1982, tre edizioni). Nel 1988 si aggiudica il premio "Walter Tobagi" e la medaglia d'oro del premio letterario "Maria Cristina" per il libro Il perdono e la memoria (Rizzoli). Laureata in giurisprudenza e appassionata di storia, nel 1990 passa alla Mondadori e scrive per la collana "Le scie" una serie di biografie di donne famose come Maria Teresa d'Austria, Giovanna la Pazza, Caterina da Siena, Letizia Bonaparte, Matilde di Canossa, Eloisa, Elena (madre di Costantino); di artisti come Piero della Francesca, di condottieri e architetti come Vespasiano Gonzaga. Tornata ad occuparsi di storia contemporanea, ha raccolto le testimonianze degli ultimi dieci giorni di guerra a Milano, ne "L'alba che aspettavamo" (Mondadori), e la storia sconosciuta di Orlando Orlandi Posti, uno studente romano ucciso alle Fosse Ardeatine, "Uno dei tanti" (Mondadori),ridotta in forma di dialogo e interpretata al Teatro Piccolo Eliseo di Roma da Fabrizio Gifuni e Piera degli Esposti per la regia di Piero Maccarinelli. Ha pubblicato con la Casa Editrice Tre Lune "Klimt, le donne, l'arte, gli amori". Nel settembre 2013 ha pubblicato "Il cuoco e i suoi re" (Skira) e nel settembre 2014 ha pubblicato "Guanti bianchi" (Skira) Collabora al [Corriere della Sera].