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lunedì 7 aprile 2025

Fatti e misfatti del medioevo

Fatti e misfatti del medioevo
Storie di streghe, sant e cavalieri
di Luigi Vellucci
pp. 100; € 10,00
Edizioni Thiperet, 2025
ISBN: 978-88-6496-833-9
 
Secoli bui quelli medievali, quando sorgeva l’Europa, costruita con la spada di Carlo Magno e poi da quella di Barbarossa, quando Dante elogiava la Scuola Poetica Siciliana di Federico II e Francesco riportava la Chiesa a quella che una volta era di Cristo? Secoli bui quelli del Medioevo, o secoli di gloriose presenze, di grandi poeti, di infamie della Chiesa, di avventure e di viaggi di scoperta? Il Medioevo, tra l’altro, non è solo quello della storia europea dei Comuni e della Chiesa, abbraccia anche terre lontane, ove sorgevano altri imperi e altre civiltà: l’Islam, così culturalmente progredito allora, il Catai che Marco Polo descrive nel suo Milione, i vasti domini nelle terre asiatiche di Gengis Khan e Tamerlano.
Luigi Vellucci nasce a Taranto, si laurea in lettere, insegna nella scuola media e coltiva altresì interessi che spaziano dallo sport (che pratica da agonista), al giornalismo, allo studio del Medioevo e delle radici magno-greche della nostra civiltà. Scrive, versi in lingua e in vernacolo pubblicandoli in ben sei libri, nei quali si rivela sensibile interprete delle vibrazioni dell’anima.

sabato 5 aprile 2025

La canzone italiana del Trecento

domenica 16 marzo 2025

Il senno del poi

Il senno del poi
Saggi danteschi
di Gianfranco Folena
pp. 206; € 35,00
Franco Cesati Editore, 2025
ISBN: 979-12-5496-194-0

«Pochissimi elementi sicuri possediamo sulla composizione e sulla pubblicazione della Divina Commedia. Non sappiamo quando Dante cominciò a comporre la sua Commedia (come suona il titolo originale, mentre l’attributo di divina fu consacrato molto tardi, solo con l’ed. veneziana del Giolito curata nel 1555 da Ludovico Dolce): se prima dell’esilio, secondo la notizia riferita dal Boccaccio e probabilmente fantastica (anche se può contenere un fondo di verità), del ritrovamento dei primi 7 canti dell’Inferno lasciati a Firenze e inviati a Dante in Lunigiana nel 1306; o addirittura dopo la morte di Arrigo VII come altri hanno sostenuto, cosa ancor più improbabile; oppure intorno al 1306 secondo l’ipotesi per noi più plausibile».
Così Gianfranco Folena ricorda e avvia un’accurata ricostruzione sulla composizione e pubblicazione della Commedia dantesca, testimonianza forte di studi sul Sommo poeta condotti con la consueta minuzia filologica dell’indimenticato studioso tosco/padovano.
I testi riproposti in questo volume (ormai di difficile reperimento) sono stati pubblicati tra il 1955 e il 1991 e restano capitoli fondamentali per gli studi storicolinguistici e danteschi. La loro validità e modernità permangono indiscusse a decenni dalla loro apparizione e ne giustificano la riproposizione alla comunità scientifica in un volume che riunisce i più significativi.

lunedì 27 gennaio 2025

I confini della storia

I confini della storia
di Franco Cardini
Intervista di S. Valzania
pp. 208; € 15,00
Laterza, 2025
ISBN: 9788858155486
 
Le tante dimensioni della storia e la memoria ingannatrice, la crisi del luminoso mondo medievale e l’ingresso in una modernità senza limiti, gli intrecci tra Oriente e Occidente, il legame con Firenze e tante altre città del mondo, i maestri e i compagni di strada, la politica tra nuove e vecchie identità, la tensione tra fede e ricerca della verità: muovendosi ai confini della storia, Franco Cardini rimette in questione molte convinzioni diffuse sul passato e sul presente.

Franco Cardini è professore emerito nell’Istituto di Scienze Umane e Sociali/SNS, Directeur d’Études nell’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, Fellow della Harvard University e membro del consiglio scientifico della Scuola Superiore di Scienze Storiche dell’Università degli Studi di San Marino. Tra le sue più recenti pubblicazioni per Laterza, La deriva dell’Occidente.
Sergio Valzania, storico e giornalista, ha diretto per dieci anni i programmi Rai della radio e ha insegnato nelle Università di Genova e Siena. Collabora con le pagine culturali de “L’Osservatore Romano” e con Radio Inblu2000.

mercoledì 18 dicembre 2024

«Un’altra Genova fanno»

«Un’altra Genova fanno»
I liguri negli spazi globali tra medioevo ed età moderna
a cura di Paolo Calcagno e Luca Lo Basso
pp. 192; € 25,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Viella, 2024
ISBN: 9791254697603
 
La conformazione della Liguria, stretta tra mare e monti, e una riconosciuta intraprendenza commerciale spinsero nel passato le popolazioni liguri a creare nuove comunità nel resto del Mediterraneo, dell’Europa, del mondo intero. Nella memoria collettiva, questa propensione alla mobilità viene associata alla “Grande Emigrazione” otto-novecentesca verso il continente americano, già ben indagata dalla storiografia. Tuttavia, la capacità di irradiamento a largo raggio dei liguri, tra le pieghe delle contingenze del momento, e in linea con i ritmi dello sviluppo economico su scala internazionale, si evidenziò già nella parte finale del medioevo e nella successiva età moderna. Considerando i molteplici aspetti del fenomeno e i relativi contesti cronologici, i contributi raccolti nel volume descrivono casi specifici di insediamenti liguri all’estero, anche nel loro rapporto con la realtà ospitante.
Paolo Calcagno è professore ordinario di Storia moderna presso l’Università di Genova. Membro del Laboratorio di storia marittima e navale – Centro di ricerca “F. Braudel”, si occupa prevalentemente di porti, traffici e operatori marittimi nello spazio mediterraneo e atlantico. Autore di un centinaio di pubblicazioni, per Viella ha curato, con Luca Lo Basso, «Un’altra Genova fanno». I liguri negli spazi globali tra medioevo ed età moderna (2024).
Luca Lo Basso insegna Storia moderna presso l’Università di Genova. Studia soprattutto gli aspetti sociali ed economici relativi al mondo marittimo dell’età moderna, con particolare attenzione all’area mediterranea e alle connessioni con gli spazi globali.

domenica 17 novembre 2024

Storia di venezia

Storia di Venezia
Dalle origini al 1400
di John Julius Norwich
Traduzione dall'inglese di Aldo Sparagni 
pp. 560; € 17,00
Sellerio editore Palermo, 2024
EAN: 9788838947247

Torna in libreria uno dei libri più amati di John Julius Norwich, Storia di Venezia, di cui pubblichiamo il primo volume che narra la storia di questa straordinaria città dalla sua fondazione nel quinto secolo al 1400. Un’opera esauriente, ricca di fonti, ben documentata, scritta con la consueta gioia narrativa che i lettori di Norwich hanno amato nei suoi precedenti libri.

«A Venezia più che in qualsiasi altro luogo al mondo il tutto è più grande della somma delle singole parti». Con questa premessa, lo storico J.J. Norwich invita a leggere il suo racconto della magnifica città di Rialto (in questo primo volume, dalla controversa fondazione fino all’età d’oro) partendo dall’immediato incanto che Venezia imprime in quanto tutto unitario, completa realizzazione dei secoli. Una storia in cui ogni evento è coniugato con il suo spazio, una chiesa, un monumento, un simbolo d’arte. La cui cifra è quella di un’impressione di grandezza, di laboriosa resistenza fatta di opere oltre che di armi, di novità nella forma istituzionale e nel rapporto dei cittadini con il potere.
Quali i caratteri fondativi di questa unicità? La Repubblica di Venezia seppe restare veramente indipendente e ferma in se stessa per più di mille anni, più di qualsiasi altro governo. I suoi cittadini mantennero sempre il sospetto, «una fobia per il più tenue sintomo di culto della personalità». Si tenne impermeabile alle correnti epocali che potessero minacciare il suo ordine repubblicano, immune dall’«incubo delle confuse lotte politiche dell’Italia medievale». E «rimase apparentemente estranea al sistema feudale». Imbevuta ben presto di un senso basilare di equilibrio nella forma di governo.
La ricostruzione corre tra dogi, fatti bellici, organizzazione civica, espansione urbanistica, opere d’arte cittadine, artisti, innovazioni economiche. La prosa è garbata e piana come una colta conversazione.
Norwich precisa sempre che il suo modo di fare storia non è erudito e non ha la pretesa di uno studio accademico. Ma questa rinuncia non è un abbandono della saggezza dello studioso che evita di scadere nel romanzesco, nel sensazionalismo, nella banalizzazione. Così Norwich ha inventato una storiografia che si fa racconto, sempre ricca di documenti e competente, capace quindi di rendere familiare a ognuno la cultura del passato, il metodo rigoroso di comprendere gli eventi, la visione storica della realtà.
John Julius Norwich, visconte di Norwich (il suo vero nome era John Julius Cooper, 1929-2018), lasciato il corpo diplomatico per dedicarsi alla scrittura, è stato storico, curatore di mostre, autore di molti documentari per radio e tv, e ha presieduto diverse associazioni di beneficenza e di difesa del patrimonio artistico. Ha scritto decine di libri di storia, occupandosi, oltre che di Normanni e di Sicilia, di Venezia, dell’Impero bizantino. Questa casa editrice ha pubblicato Breve storia della Sicilia (2018), Il Mare di Mezzo. Una storia del Mediterraneo (2020), I normanni nel Sud. 1016-1130 (2021), Il regno nel sole. 1130-1194 (2022) e Storia di Venezia. Dalle origini al 1400 (2024).

sabato 21 settembre 2024

L’arte della scoperta

L’arte della scoperta
Scavare nel passato nell’Europa del Rinascimento
di Maren Elisabeth Schwab, Anthony Grafton
pp. 280; € 24,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2024
ISBN: 9788829022106

Agli albori del XV secolo, in un’abbazia benedettina di Padova, fu rinvenuta una teca contenente i resti mortali dello storico romano Tito Livio. La scoperta fu accolta con lo stesso entusiasmo riservato alle reliquie di un santo cristiano e servì a stabilire una serie di modelli e pratiche rivelatisi durevoli. Il volume racconta le storie degli antiquari rinascimentali, i quali trasformarono i resti materiali del mondo antico in fonte d’ispirazione per studiosi e artisti, esempi per le decorazioni di palazzi e chiese, oggetti di culto e luoghi di pellegrinaggio. Gli autori accompagnano il lettore all’interno di scantinati, caverne e cisterne, spiegando come venivano intrapresi gli scavi e facendo luce sui metodi che gli antiquari – nonché gli alchimisti e gli artigiani da loro consultati – utilizzavano per interpretare le loro scoperte. Ne emerge non tanto una storia delle origini dell’archeologia moderna o della storia dell’arte, quanto un resoconto del modo in cui le abilità artigianali e le competenze tecniche dell’Età moderna furono utilizzate per creare nuove conoscenze sul passato e ispirare nuove forme di arte, erudizione e devozione nel presente.
Maren Elisabeth Schwab Insegna Latino postclassico e Storia della conoscenza all’Università di Kiel.
Anthony Grafton ricopre la cattedra Henry Putnam di Storia alla Princeton University.

martedì 10 settembre 2024

Gesù e la polemica ebraica

Gesù e la polemica ebraica
Un’antologia (secoli XII-XIV)
di Miriam Benfatto
pp. 120; € 14,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2024
ISBN: 9788829026869

I contributi più significativi della tradizione ebraica su Gesù nel periodo medievale si trovano soprattutto nella letteratura polemica ebraica anticristiana. La sua figura viene essenzialmente delineata attraverso le riflessioni su due questioni chiave: il suo rapporto con la legge mosaica e la sua divinità. Nel volume, le immagini di Gesù che si possono rintracciare in questa produzione letteraria emergono da passi selezionati di sette testi riprodotti in ebraico con relativa traduzione italiana, che coprono diverse aree geografiche e attraversano un arco cronologico che va dal XII al XIV secolo. Gli autori della letteratura polemica ebraica anticristiana, pur focalizzandosi innanzitutto sull’aspetto polemico e apologetico, si sono inevitabilmente confrontati con tematiche di natura storica. Il loro interesse per la figura di Gesù si inserisce spesso in un contesto più ampio di difesa del giudaismo dagli attacchi conversionistici. Tuttavia, è innegabile che alcune delle questioni da loro sollevate coincidano talvolta con quelle ancora dibattute dagli storici contemporanei riguardo alla figura storica di Gesù.
Miriam Benfatto è assegnista di ricerca nel Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. I suoi studi si concentrano sulle relazioni ebraico-cristiane, sulla letteratura polemica dell’età moderna e sulla storiografia riguardante la ricerca del Gesù storico. Oltre a numerosi contributi in rivista ha pubblicato Gesù frainteso. La polemica ebraica anticristiana nel Sefer hizzuq emunah di Yishaq ben Avraham Troqi (c. 1533-1594) (Viella, 2022).

venerdì 23 agosto 2024

Dante nel Rinascimento europeo

Dante nel Rinascimento europeo
Religione e politica
A cura di: Erminia Ardissino, Giovanna Cordibella
pp. XVIII-230; € 38,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Edizioni di Storia e Letteratura, 2024
EAN: 9788893597678
 
Concentrandosi sull'interazione dell'opera di Dante con il pensiero (e le turbolenze) politiche e religiose del Rinascimento europeo, e considerando pubblicazioni provenienti da Italia, Francia, Svizzera, Germania, Inghilterra, il volume mostra come l'opera di Dante sia stata diffusa, tradotta, interpretata e rifunzionalizzata, ma anche sottoposta a manipolazioni nel periodo di fondazione del mondo politico moderno. Se alla fine del XV secolo, in un momento in cui Dante era già ben noto, la stampa aveva valorizzato erroneamente il poeta come traduttore dei sette salmi penitenziali e autore di un Credo, pubblicati con successo e con varie ristampe, appare evidente che di quest'autore si potesse varare ciò che meglio rispondeva alle richieste del mercato editoriale e agli interessi dei lettori. Non è un caso, quindi, che nel secolo successivo la Commedia e il trattato politico De Monarchia furono portati a esempio di posizioni antipapali, in special modo nel mondo riformato e in ambienti eterodossi. Proprio in questa congiuntura culturale e religiosa l'uso dell'opera dantesca, in particolare del trattato politico, si presenta come decisiva nelle controversie confessionali, quindi anche nel processo di fondazione di una nuova scienza politica in Europa, indipendente dalla religione.
Erminia Ardissino professore associato presso l’Università di Torino. Ha insegnato anche in diverse università statunitensi. Si occupa prevalentemente della letteratura da Dante al Seicento, con particolare attenzione al rapporto con la storia delle idee e l’esperienza religiosa, su cui ha pubblicato numerosi contributi, oltre a edizioni critiche di testi antichi e saggi sulla didattica della letteratura e dell’Italiano per stranieri. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti.
Giovanna Cordibella è professoressa di Letteratura Italiana presso l’Università di Berna. Si occupa di Letteratura italiana moderna e contemporanea e di Letteratura del Rinascimento, con l’impiego anche di prospettive d’indagine transculturali e interdisciplinari.

venerdì 9 agosto 2024

Arte bizantina a Lentini

Arte bizantina a Lentini
Opere e tradizioni da un’antica città della Sicilia orientale (VI-XIII secolo)
di Simone Piazza
pp. 268; € 38,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Campisano Editore, 2024
ISBN: 979-12-80956-51-4

Questo libro prende in esame, grazie ad indagini sul campo, approfondimenti bibliografici, ricerche d’archivio e nuove campagne di documentazione fotografica, sette testimonianze artistiche, databili fra VI e XIII secolo, appartenenti a Lentini, centro della Sicilia orientale a metà strada fra Catania e Siracusa, le cui origini risalgono all’epoca dell’antica Grecia. Si tratta di una basilica extra muros, con resti di opus sectile, recinzione liturgica e mosaico absidale, emersa da uno scavo archeologico di un secolo fa e poi rinterrata; di un cofanetto d’avorio a motivi aniconici, con decorazione bicroma e aggiunte in oro, realizzato per custodire una reliquia della Passione; di una stauroteca a cassetta e coperchio scorrevole, contenente un bassorilievo in steatite con l’effige degli imperatori Elena e Costantino; di una piccola campana in bronzo con inciso – caso assai raro – il versetto di un salmo in caratteri greci; delle tracce di un monumentale Giudizio Universale dipinto all’interno di un santuario rupestre; dell’immagine di una Deesis conservata in un arcosolio dell’Ex Cattedrale associato alla tomba dei martiri Alfio, Filadelfo e Cirino; di un’icona-palladio alta quasi due metri raffigurante un’Odigitria con tanto di dedica dell’evangelista Luca ai lentinesi. Opere riconducibili, direttamente o indirettamente, alla cultura artistica bizantina, preziose per questa ragione, ma anche e soprattutto perché superstiti rappresentanti di un patrimonio originariamente ingente, ricco e stratificato, andato quasi interamente perduto a causa di terremoti, abbandoni, dispersioni.
Simone Piazza è professore ordinario di storia dell’arte medievale e bizantina all’università Ca’ Foscari Venezia. In precedenza ha insegnato le medesime discipline presso gli atenei di Catania, Viterbo e Cassi- no oltre che all’Université Paul-Valéry di Montpellier (in qualità di «Maître des conférences HdR»). Dopo i primi studi sulla pittura rupestre dell’Italia centromeridionale, confluiti in una monografia apparsa nella Collection de l’École française de Rome (2006), il suo orizzonte di interesse si è aperto all’intero ambito della circolazione di modelli artistici fra Bisanzio e l’Occidente, con particolare attenzione nei confronti dello studio dei contesti figurativi perduti, ricostruiti, laddove possibile, attraverso proposte grafiche. Temi e metodi che hanno costituito l’oggetto di una seconda monografia («Allo zenit della cupola. L’eredità dell’oculus nell’arte cristiana fra Medio Evo latino e Bisanzio», Campisano 2018 e di numerosi saggi, comparsi in riviste scientifiche e atti di convegno.

mercoledì 31 luglio 2024

Alla scoperta della Torre Prendiparte di Bologna

Alla scoperta della Torre Prendiparte di Bologna
di Matteo Giovanardi
pp. 130; € 16,00
Casa Editrice Persiani, 2024
EAN: 9791259561459

Bologna è una città di prospettive. La stessa via può apparire assai diversa se percorsa sotto i portici oppure camminando in strada. È una città che nasconde cortili e che slancia, in altezza, le proprie famose torri. Il fortunato viandante, passeggiando per le vie del centro storico, potrà imbattersi ancora oggi nella Torre Prendiparte (o Coronata), una delle 24 torri cittadine sopravvissute, edificata intorno alla metà del XII secolo. Questo libro porterà il lettore in cima alla Prendiparte, passando per i suoi 12 piani e permettendogli di soffermarsi qui e là a scoprirne segreti vecchi e nuovi. Si tratta di un saggio “atipico”, che unisce all'interno dei suoi tre capitoli Storia e storie. Con il contributo dell'accompagnatrice turistica Matilde Orsi, il lettore diventerà spettatore di una “prima volta”: la prima salita di una neolaureata, un'ascesa resa suggestiva dallo stile di scrittura evocativo, personale e a tratti simbolico. Matteo Giovanardi, attuale proprietario della Prendiparte, apre il portone della sua amata Torre per un vero e proprio viaggio all'insegna di approfondimenti storici e curiosi e inaspettati aneddoti sulla sua esperienza da torrigiano. Per orientarsi tra piani e sale il lettore troverà disseminate fra le pagine del libro tante fotografie, illustrazioni originali e immagini d'epoca. Un'esperienza il cui fine, pagina dopo pagina e gradino dopo gradino, è quello di condividere un tesoro oggi restaurato, ma che conserva, al sicuro delle sue spesse pareti, l'odore e il fascino della Bologna medievale.

sabato 27 luglio 2024

Atto abate vallombrosano e vescovo di Pistoia

Atto abate vallombrosano e vescovo di Pistoia
Bilancio storiografico e prospettive di ricerca sulla vita e l’opera di un protagonista del XII secolo
a cura di Francesco Salvestrini
Firenze University Press, 2024
ISBN: 979-12-215-0334-0 

Il volume si incentra su un personaggio di primo piano nella Chiesa del secolo XII, Atto abate maggiore dell’ordine benedettino vallombrosano e vescovo di Pistoia. Tale prelato fece parte dell’entourage di papa Innocenzo II, favorì la diffusione dei monaci vallombrosani nell’Italia centro settentrionale, in Sardegna e in Corsica e promosse per la prima volta il culto dell’apostolo Giacomo Maggiore a Pistoia, facendone il patrono della città. L’opera, di carattere multidisciplinare, raccoglie testimonianze storiche, storico-artistiche e antropologiche relative alla vita di questo abate e presule, nonché al contesto religioso e politico nel quale operò, mostrando il suo ambito d’azione, esteso all’intero bacino del Mediterraneo occidentale, nonché la vasta rete di contatti che, in quanto uomo di Chiesa e di governo, agiografo e committente di opere d’arte, egli seppe efficacemente intessere.
Francesco Salvestrini insegna Storia Medievale presso il Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) dell’Università di Firenze. Si occupa di storia della Chiesa medievale e del monachesimo benedettino, di storia del rapporto uomo-ambiente, di storia delle istituzioni politiche ed ecclesiastiche nell’Italia comunale, di edizioni normative e di storia della storiografia sul Medioevo in età moderna e contemporanea.

lunedì 27 maggio 2024

Triumphus Alfonsi regis Aragonei devicta Neapoli

Triumphus Alfonsi regis Aragonei devicta Neapoli
di Porcelio de' Pandoni
a cura di Antonietta Iacono
pp. XXXIV-183; € 46,00
Sismel, 2023
ISBN: 978-88-9290-292-3

Il Triumphus Alfonsi regis Aragonei devicta Neapoli di Porcelio de’ Pandoni riveste un ruolo di primario interesse nella vasta produzione di opere che a vario titolo testimoniano l’entrata trionfale di Alfonso il Magnanimo in Napoli (26 febbraio 1443).

Noto a storici ed eruditi che si occuparono delle vicende culturali e istituzionali del Regno di Napoli sotto i principi Trastámara, questo poema è stato letto, utilizzato, citato, trascritto, ma mai edito in forma critica e integrale. Eppure esso offre la più dettagliata, vivace e attendibile narrazione del trionfo alfonsino, come emerge dal confronto con le altre fonti, storico-narrative e documentarie; e immortala in versi epici di sapore virgiliano la magnificenza dell’evento e l’ammirazione suscitata dal corteo del sovrano vittorioso non solo nella popolazione della città vinta, ma anche nelle comunità straniere, nei rappresentanti delle potenze estere d’Italia, d’Europa, d’Africa presenti nella capitale del Regno. L’utilizzo di una documentazione ufficiale, direttamente accessibile all’autore, il quale ebbe un ruolo di primo piano nell’entourage di intellettuali attivi alla corte del Magnanimo nel decennio 1443-1453, rende quest’opera una tessera autorevole per la ricostruzione non solo del trionfo, ma anche della temperie culturale e delle modalità in cui si sviluppava – sin dagli esordi del regno d’Alfonso – quella propaganda politica che seppe creare consensi a favore di un sovrano allogeno e conquistatore. L’edizione del Triumphus Alfonsi regis Aragonei devicta Neapoli è dunque contributo prezioso per ricostruire il quadro della storiografia poematica di argomento contemporaneo degli inizi del dominio aragonese sul Regno di Napoli e permette di definire meglio nel confronto l’evoluzione della storiografia alfonsina, facendo quasi da ponte tra i precoci Gesta Alfonsi di Tommaso Chaula e le più mature opere che costruirono il mito del re ‘magnanimo’, quali, ad esempio, i Gesta Alfonsi di Bartolomeo Facio, i Dicta aut facta Alfonsi regis di Antonio Panormita e l’Alfonseis di Matteo Zuppardo.
Il corredo di apparati critici e delle fonti e le note di commento esegetico permettono la piena fruizione di un testo che si incastona con tratti anche originali nella letteratura epico-storica prodotta per Alfonso il Magnanimo. Un’ampia Introduzione illustra le circostanze in cui l’opera fu composta e le sue valenze nel quadro politico-culturale della Napoli aragonese; la Nota al testo ne ricostruisce con completezza la tradizione manoscritta e a stampa, dando ragione delle varianti d’autore e della constitutio textus; Indici analitici e ragionati, infine, agevolano la lettura e il riscontro di un testo complesso, rendendolo interamente accessibile sia sul versante storico sia su quello letterario.
Antonietta Iacono è Professore di Letteratura Latina Medievale e Umanistica all'Università degli Studi di Napoli Federico II.

mercoledì 8 maggio 2024

La guerra di Scutari da un manoscritto sconosciuto di Marino Barlezio

La guerra di Scutari da un manoscritto sconosciuto di Marino Barlezio
a cura di Lucia Nadin, Aurel Plasari
pp. 280; € 32,00
Viella, 2024
ISBN: 9791254695630

Marino Barlezio, scutarino, primo storico di Albania, nelle due opere De Obsidione Scodrensi (1504) e De vita et gestis Scanderbegi (1510 ca.) raccontò le vicende di cui il suo Paese fu protagonista nel secondo Quattrocento, fino alla presa di Scutari nel 1478, ed esse furono una fonte cui attinse nei secoli successivi la storiografia europea. Gli stessi cronisti ottomani non mancarono di descrivere la conquista di Scutari – da loro chiamata İskenderiye, cioè Città di Alessandro Magno – come il passo decisivo personale di Maometto II per realizzare il progetto di sottomissione della rimanente parte dell’Europa.

Il libro presenta uno sconosciuto primissimo testo di Barlezio, De bello scodrensi, ritrovato dopo lunghe ricerche, lo inquadra nel contesto storico, ne ricostruisce le fasi redazionali. Invita altresì alla conoscenza di un memorabile evento bellico che non fu questione esclusivamente albanese o veneta, ma si pone come momento chiave nelle vicende di un conflitto che, deflagrato con la caduta di Costantinopoli, avrebbe mantenuto l’Europa in uno stato di permanente inquietudine.
Lucia Nadin, italianista, dopo un quinquennio di incarichi culturali in Albania avuti dal Ministero Affari Esteri, ha indagato i rapporti storici tra Repubblica di Venezia e Albania recuperando documentazione inedita, da cui saggi e monografie per i quali ha avuto onorificenze e premi internazionali. Vive a Venezia.
Aurel Plasari, docente universitario, albanologo, è autore di saggi e monografie che hanno animato il dibattito pubblico in Albania e negli ambienti accademici europei. Per i suoi meriti culturali e scientifici è stato insignito di numerosi riconoscimenti, onorificenze, premi nazionali e internazionali. Vive a Tirana.

lunedì 29 aprile 2024

Le costellazioni e i loro miti al tempo di Carlo Magno

Le costellazioni e i loro miti al tempo di Carlo Magno
Il contributo della tradizione aratea alla conoscenza del cielo in età carolingia
di Anna Santoni
pp. 232; € 25,00
ETS edizioni, 2024
EAN: 9788846759870

Quando si recita la preghiera più importante per i cristiani, si dice "Padre nostro che sei nei cieli", ma se il cristiano alza gli occhi al cielo notturno, ancora oggi lo trova occupato in gran parte dalle costellazioni pagane: le Orse, il Serpente, Ercole, la Corona, la Lira, etc., una quarantina di figure, ognuna delle quali ha la sua origine nelle vicende degli dèi antichi, Zeus, Posidone, Ermes, Apollo, Dioniso, Atena, Afrodite. Esse disegnano un cielo che risale almeno a Eudosso di Cnido (IV sec. a.C.) ed è il cielo degli astronomi classici, incluso Tolomeo. La trasmissione di questa mappa celeste, però, non è stata un processo continuo e lineare. Nell'occidente cristiano, l'età carolingia (IX-X sec.) rappresenta un momento critico da questo punto di vista: nel rifiorire degli studi, la conoscenza delle costellazioni classiche, che era rimasta ai margini nell'astronomia degli ultimi secoli, viene ripresa e diffusa, superando anche l'ostilità cristiana per la mitologia celeste pagana. Il racconto ci porta nei monasteri del regno dei Franchi, dove il poema Fenomeni di Arato di Soli, con i suoi commenti e le sue traduzioni latine, offre informazioni sistematiche che vengono recuperate e diffuse: la descrizione delle figure, la loro posizione una rispetto all'altra, il catalogo delle stelle, e perfino i miti, che conservano in cielo il ricordo del potere degli antichi dèi.
Anna Santoni è ricercatrice alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha pubblicato presso le Edizioni ETS Palefato, I miti incredibili e La storia senza miti di Agatarchide di Cnido.

lunedì 8 aprile 2024

Con altra pelle

Con altra pelle
Maria di Francia, Shota Rustaveli e il Cavaliere Verde
di Roberto Talamo
pp. 176; € 22,50 (Acquista online con il 5% di sconto)
Liguori Editore, 2024
ISBN: 9788820770402

In questo libro, il lettore troverà uno studio tematico e comparatistico di tre testi del medioevo europeo: il lai di Maria di Francia intitolato Bisclavret (XII sec.), il romanzo arturiano inglese, di autore anonimo, Sir Gawain e il Cavaliere Verde (XIV sec.) e il poema cavalleresco georgiano Il cavaliere con la pelle di pantera di Shota Rustaveli (XII-XIII sec.). Il tema comune è quello dell’incontro perturbante con una pelle assolutamente altra: quella mutante del lupo mannaro di Maria di Francia, quella verde del cavaliere arturiano e quella di pantera del cavaliere protagonista del poema di Rustaveli. L’incontro con l’altra pelle segna in modo determinante l’identità stessa dei personaggi che con essa si confrontano. I tre testi sono sia studiati in sé, con importanti acquisizioni anche dal punto di vista dell’interpretazione, sia accostati in una riflessione comparatistica che parte dai concetti di identità narrativa e mutuo riconoscimento di Paul Ricœur. Nel caso del poeta georgiano Rustaveli, questo libro è il primo studio d’insieme a lui dedicato in Italia.
Roberto Talamo svolge i suoi studi principalmente nei campi della teoria letteraria e della comparatistica. Ricercatore universitario, ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale di seconda fascia in “Critica Letteraria e Letterature Comparate”. È componente del comitato di redazione della rivista scientifica Enthymema ed è membro del gruppo di ricerca Harpocrates, di cui co-dirige la collana editoriale. È corrispondente per l’Italia del Fonds Ricœur di Parigi. I suoi principali interessi di studio sono la teoria della narrazione e del personaggio letterario, la teoria dell’intenzione, la storia delle teorie della letteratura, l’opera di Paul Ricœur e l’identità narrativa, le forme dei generi letterari, la teoria dei dispositivi, micro e macro-analisi nella critica letteraria. Ha pubblicato le seguenti monografie: Intenzione e iniziativa. Teorie letterarie dagli anni Venti a oggi, Progedit, Bari 2013; Forme letterarie e teorie psicoanalitiche. Per una storia delle teorie della letteratura, Ledizioni, Milano 2018.

giovedì 28 marzo 2024

Il Maestro di San Francesco e lo stil novo del Duecento umbro

Il Maestro di San Francesco e lo stil novo del Duecento umbro
a cura di Andrea De Marchi, Veruska Picchiarelli, Emanuele Zappasoldi
pp. 416; € 39,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Silvana Editoriale, 2024
ISBN: 9788836657247

Il Maestro di San Francesco fu uno dei più grandi pittori del Duecento italiano, dopo Giunta Pisano e prima di Cimabue, nonostante il suo nome non sia noto. Nella seconda metà del XIII secolo il misterioso artista dominò un’Umbria scossa dalla novità del movimento francescano, aperta agli influssi nordici e agli scambi col regno crociato di Gerusalemme. Lavorò alle vetrate della basilica superiore di San Francesco a lato di maestri tedeschi e francesi, prima di decorare da capo a fondo l’intera chiesa inferiore, come un reliquiario foderato di smalti, con il primo ciclo pittorico in cui le storie di Francesco fossero narrate in parallelo con quelle di Cristo. È nelle sue tavole e nella miniatura umbra di quegli stessi anni che si fa strada un sentimento più tenero e a tratti struggente, che lascia presagire le riscoperte più organiche del mondo degli affetti e della naturalezza proprie di Cimabue e di Giotto.
Andrea De Marchi, piemontese nato a Biella nel 1962, è professore ordinario di Storia dell'arte medioevale all'Università di Firenze, dopo essere stato ispettore in Soprintendenza a Pisa (1994-1995), ricercatore all'Università di Lecce (1995-2000) e professore all'Università di Udine (2000-2006).
Veruska Picchiarelli è Storica dell'Arte, curatrice delle collezioni di arte medievale e della prima età moderna della Galleria Nazionale dell'Umbria, ha conseguito la laurea in Conservazione dei Beni Culturali all'Università di Siena, la specializzazione e il dottorato in Storia delle Arti Visive all'Università di Pisa.

martedì 12 marzo 2024

Inferno e paradiso

Inferno e paradiso
Storia dell'aldilà
di Bart D. Ehrman
pp. 192; € 16,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2024
ISBN: 9788829024346

Molti cristiani credono nell’aldilà e pensano che sia descritto nelle pagine della Bibbia. In realtà, nell’Antico Testamento, come pure negli insegnamenti di Gesù e dei suoi seguaci, non c’è alcuna traccia di ricompense e punizioni eterne, di diavoli inquietanti o di angeli dai riccioli biondi. In questo suo nuovo libro, Bart Ehrman ripercorre la lunga storia dell’aldilà, dall’epopea di Gilgamesh, attraverso la cultura giudaica e classica, fino agli scritti di Agostino, concentrandosi in particolare sui primi secoli cristiani. Scopriamo così che dell’aldilà non c’è mai stata un’unica concezione greca, ebraica o cristiana, bensì svariate, e per giunta in contrasto fra loro, ciascuna legata com’era all’ambiente sociale, culturale, storico che l’aveva prodotta. Soltanto nel corso dei primi secoli dopo Cristo si è invece venuta consolidando una nozione di inferno e di paradiso piuttosto univoca. Ovviamente, in quanto storico, Ehrman non può certo fornire una risposta sui nostri destini dopo la morte, ma invitandoci a riflettere sull’origine delle idee di aldilà ci svela i vari modi in cui l’uomo ha elaborato nel tempo questo tema.

lunedì 11 marzo 2024

Ludovico Maria Sforza

Ludovico Maria Sforza
La scalata al potere del "Moro" e gli splendori della corte milanese a fine Quattrocento
di Maria Nadia Covini
pp. 296; € 26,00
Salerno Editrice, 2024
ISBN: 9788869738302Mila

Ludovico Maria Sforza detto “il Moro” (1452-1508) fu un personaggio di primo piano nella politica e nella cultura del suo tempo. La scalata al potere dello Sforza, la sua personalità e i suoi progetti in campo culturale e artistico sono all’origine dello splendore della corte milanese a fine Quattrocento. Da cadetto destinato a un profilo politico minore, diventò il settimo duca di Milano grazie a una strategia abile, paziente e talvolta spregiudicata, rimuovendo insidie e ostacoli provenienti da molti avversari e nemici. Tra coloro che cercarono di chiudere la strada alle sue ambizioni, l’ultimo e fatale fu Luigi di Orléans, che nel 1495 lo contrastò in Lombardia e nel 1500, diventato re di Francia, lo sconfisse e lo relegò in una prigione presso Tours, dove restò fino alla fine dei suoi giorni.

Maria Nadia Covini insegna Storia medievale all’Università degli Studi di Milano. Ha dedicato vari studi alle istituzioni del Rinascimento lombardo, dai Visconti agli Sforza. Tra le sue più recenti pubblicazioni, Potere, ricchezza e distinzione a Milano nel Quattrocento. Nuove ricerche su Cicco Simonetta (2018); Donne, emozioni e potere alla corte degli Sforza. Da Bianca Maria a Cecilia Gallerani (2012); «La balanza drita». Pratiche di governo, leggi e ordinamenti nel ducato sforzesco (2007).

domenica 3 marzo 2024

«Con tuono, lampo o pioggia»

«Con tuono, lampo o pioggia»
Magia e stregoneria tempestarie fra antichità ed età moderna
a cura di Vincenzo Tedesco
pp. 288; € 18,00
La Vela, 2023
ISBN: 979-12-80920-33-1
 
Nel vasto panorama degli studi sul ruolo rivestito dalla magia nella storia culturale dell’umanità, l’aspetto climatico è stato spesso relegato ai margini; eppure si tratta di un tema non solo affascinante, ma anche particolarmente rilevante per comprendere l’evoluzione del rapporto tra l’uomo e la natura nel corso dei secoli. La difficoltà del genere umano di spiegare alcuni fenomeni atmosferici percepiti come anomali ha stimolato, in passato, diverse interpretazioni magico-religiose, secondo le quali la responsabilità di tali accadimenti ricadeva di volta in volta su divinità, demoni o individui straordinari in diversa misura posti in relazione con la sfera del sovrannaturale. L’intento del volume è pertanto quello di colmare questo vuoto proponendo, attraverso cinque saggi di studiosi specializzati, un percorso di lunga durata che spazia dall’età antica a quella moderna, dalla mitologia alla religione, dalle leggende e dai racconti tramandati di generazione in generazione fino ai casi concreti di cui è rimasta traccia negli archivi delle magistrature laiche ed ecclesiastiche.