martedì 25 gennaio 2022

Pietro di Giovanni Olivi e i francescani Spirituali

Pietro di Giovanni Olivi e i francescani Spirituali
di Sylvain Piron
pp. 416, € 38,00
Biblioteca Francescana, 2021
ISBN: 9788879623520
 
Pietro di Giovanni Olivi (1248-1298) è una figura complessa: da un lato rimanda alla formazione scolastica universitaria tipica della sua epoca, dall’altro accoglie l’interpretazione gioachimita della storia. La sua ricca personalità non può essere compresa al di fuori dalla sua scelta di vita francescana.

Negli studi raccolti in questo saggio, Sylvain Piron inserisce Olivi nel variegato mondo della dissidenza francescana tra XIII e XIV secolo, con le sue ramificazioni tra Provenza, Firenze e Italia meridionale. Di questo mondo ci fa conoscere l’ispirazione profonda e i principali rappresentanti (Angelo Clareno, Ubertino da Casale, Bartolomeo Sicard, Giovanni da Rupescissa…), aiutando a comprendere come il patrimonio degli Spirituali francescani abbia contributo a quello che è stato definito il «Rinascimento religioso dell’Italia mistica» o, meglio, la rinascita religiosa del Mediterraneo ascetico, profetico e apocalittico, ad opera dei dissidenti francescani e dei loro seguaci.
Tra questi studi merita particolare attenzione l’indagine sul giovane poeta e filosofo che frequenta lo Studium francescano di S. Croce in Firenze. La raffinata lettura dei testi che ne parlano interesserà tutti gli studiosi di Dante.
Sylvain Piron Direttore di ricerca presso l’École des hautes études en sciences sociales, nel gruppo di ricerca fondato da Jacques le Goff, ha pubblicato diversi studi sulla storia intellettuale del medioevo, in particolare sul pensiero economico e politico, gli intellettuali e gli artisti italiani della generazione di Dante e i dissidenti francescani. In italiano è conosciuto per la traduzione del suo recente studio: Dialettica del mostro. Indagine su Opicino de Canistris (Adelphi, 2019).

lunedì 24 gennaio 2022

Le metamorfosi di Renart la volpe

Le metamorfosi di Renart la volpe
a cura di Massimo Bonafin
pp. II-430, € 30,00
Edizioni Dell'Orso, 2021
ISBN: 978-88-3613-110-5
 
Nella presente antologia – terzo tassello di questa collana dedicato al progetto ventennale di traduzione del Roman de Renart dagli originali in francese antico – trovano posto le branches 1b (a cura di Massimo Bonafin), 23 e 22 (a cura di Sandra Gorla), 11 (a cura di Mara Calloni). Queste branches offrono al lettore un saggio di alcuni dei numerosi ruoli e travestimenti che Renart assume nei racconti che lo vedono protagonista: eroe polimorfo e mefistofelico, sempre uguale a sé stesso e sempre differente, Renart è in grado di modellare e mistificare la sua identità per prendersi gioco dei suoi nemici, trasformandosi di volta in volta in ciò che più gli conviene. Nella branche 1b, Renart giullare, l’astuta volpe, caduta in una tinozza di tintura gialla, veste i panni di Galopin, un ignoto giullare anglofono; in Renart mago (brs. 23 e 22 del ms. M), il protagonista intraprende un apprendistato di negromanzia a Toledo per sfuggire a una condanna a morte e farsi beffe ancora una volta del re e della sua corte; la picaresca epopea renardiana sembra poi trovare naturale conclusione nella branche 11, Renart imperatore, quando Renart, con un diabolico inganno di memoria arturiana, usurpa il trono di re Nobile e diviene sovrano del regno. Ma le avventure della volpe non possono esaurirsi e l’equilibrio di partenza deve essere necessariamente ristabilito.
Massimo Bonafin, già docente dell’Università di Macerata, è ora professore ordinario di Filologia romanza all’Università di Genova.

domenica 23 gennaio 2022

Actum Ticini. Ricerche sull'alto medioevo pavese

Actum Ticini
Ricerche sull'alto medioevo pavese
a cura di Luigi Carlo Schiavi, Gianpaolo Angelini
pp. 296, € 39,00
Franco Angeli Edizioni, 2022
ISBN: 9788835120322 
 
La recente mostra "I Longobardi. Un popolo che cambia la storia" è stata uno sprone per l'Università di Pavia per riflettere sul ruolo giocato nella costruzione di una lunga tradizione di studi sui vari aspetti dell'alto medioevo pavese. Il volume offre una panoramica dello stato della ricerca, e rilevanti novità critiche nei più disparati campi, dalla poesia epigrafica, alla storia del diritto, dal documento all'arte e all'archeologia, dalla cultura letteraria al tema, centrale nella storia di Pavia, della memoria moderna del passato regio.
Scelta dai longobardi all'inizio del VII secolo come capitale del loro regno, Pavia gode, in virtù di questo status ma anche di un'ubicazione favorevole nel contesto geografico padano, di una condizione di floridezza economica e di grande prestigio per tutto l'alto medioevo. La distruzione del palatium reale nel 1024 coincide con l'inarrestabile ascesa della rivale Milano, destinata all'egemonia regionale nei secoli successivi. Nella Pavia di età comunale, pur splendida per straordinarie basiliche romaniche e poi sede di importanti insediamenti mendicanti, si avvia così una sorta di ripiegamento nella memoria di un passato glorioso, che diventerà discorso politico per i Visconti, i quali all'eredità longobarda legheranno le loro ambizioni "regie". Una tradizione entro cui si colloca anche la fondazione dell'Ateneo, uno dei grandi promotori della costruzione di quella memoria idealizzata.
Luigi Carlo Schiavi è professore associato di Storia dell'arte medievale presso l'Università degli Studi di Pavia e ha insegnato Storia dell'architettura medievale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. I suoi principali temi di ricerca riguardano l'architettura e la scultura nel nord Italia tra V e XIII secolo.
Gianpaolo Angelini insegna Museologia e Storia della critica d'arte presso l'Università degli Studi di Pavia. Ha pubblicato studi e ricerche sull'architettura dal tardo Cinquecento al Settecento, sul collezionismo e sulla connoisseurship nei secoli XIX e XX.

sabato 22 gennaio 2022

Montescatelli. Una terra-nuova toscana nel Medioevo

Montescatelli
Una terra-nuova toscana nel Medioevo
di Jacopo Paganelli
pp. 250, € 19,50
Felici Editore, 2022
ISBN: 8860197996

Arroccato su un’altura da cui si domina buona parte della valle del Cecina, Montecastelli nacque, alla fine del XII secolo, come una terra-nuova, progettata ex novo per scardinare l’assetto del potere che, fino a quel momento, aveva fatto perno sui conti Alberti. I protagonisti dell’operazione furono il vescovo di Volterra e i membri della schiatta dei Guaschi. Gli ‘azionisti’ di quell'impresa popolarono la terra-nuova con gli uomini provenienti dagli insediamenti di Bucignano, controllato dal presule, e di Gabbro, controllato dai Guaschi. Fu così che a Montecastelli si eressero due porte, l’una chiamata Bucignana, l’altra Gabbregiana: richiamo alle due metà in cui il castello era diviso e ai due signori che l’avevano costruito. Se i prelati riuscirono, nel corso del Duecento, a sottoporre Montecastelli alla loro signoria e a estromettere i Guaschi, un altro attore politico si affacciò sulla scena: il comune di Volterra. Nel 1301, grazie a un colpo di mano, i reggitori cittadini misero le mani sulla terra-nuova, demolendo il palazzo dei vescovi e costruendo – al suo posto – la torre che ancor oggi svetta sul castello. Quella raccontata da Montecastelli è, insomma, una storia densa, che dialoga con le vicende più generali della storia toscana, incrociando alcuni temi decisivi della riflessione storiografica più recente, come la signoria rurale e il sinecismo della popolazione.
Jacopo Paganelli è attualmente ricercatore a tempo determinato di Storia Medievale all'Università di Pisa. I suoi interessi vertono sulla storia toscana fra il pieno e il tardi medioevo. Ha pubblicato con Viella la monografia Dives episcopus. La signora dei vescovi di Volterra nel Duecento, vincitore del premio Sismed 2019.

venerdì 21 gennaio 2022

Oh Gran Bontà de' Cavalieri Antiqui!

Oh Gran Bontà de' Cavalieri Antiqui!
Scritti sulla Cavalleria e sulla Tradizione cavalleresca italica
di Franco Cardini
pp. 480, € 75,00
Edizioni Il Cerchio, 2022

Il cavaliere è una delle figure guida del nostro immaginario occidentale. Un Idealtypus. In un celebre saggio, Cristofer Dawson si è chiesto perché, per noi - che pur viviamo immersi nel mondo del capitale e dei consumi -, il cavaliere è “tanto più bello” di un agente di cambio.
 
La risposta al quesito del Dawson è complessa. Essa affonda le sue radici nella memoria storica; ma forse tali radici sono ancora più lontane, ancor più profonde. Forse bisogna giungere a toccare l’inconscio, le oscure fonti del Bello Terribile, il Mito, il Sacro.
Franco Cardini, fiorentino, è Professore Emerito di Storia Medievale presso l'Istituto di Scienze Umane e Sociali - Scuola Normale Superiore; è Directeur d’Etudes all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi e Fellow della Harvard University.
E’ ritenuto fra i maggiori medievisti viventi. Studioso di pellegrinaggi, dialogo interculturale, rapporti tra Europa cristiana e mondo musulmano, di crociate e scambi culturali fra le due aree. Per Il Cerchio ha editato numerosi saggi storici ed una pièce teatrale sul Sacro Graal.

giovedì 20 gennaio 2022

La più antica lirica italiana

La più antica lirica italiana
«Quando eu stava in le tu cathene» (Ravenna 1226)
di Nino Mastruzzo, Roberta Cella
pp. 392, € 35,00
Il Mulino, 2022
ISBN: 978-88-15-29518-7 
 
Dalla sua prima pubblicazione per opera di Alfredo Stussi nel 1999, la canzone anonima Quando eu stava in le tu cathene è stata oggetto di numerosi studi, che hanno variamente collocato il componimento nel tempo, tra la fine del Cento e il secondo decennio del Duecento, e nello spazio. Incrociando strumenti paleografici, filologici e storico-linguistici, e adducendo anche argomenti di carattere tematico, iconografico e storico-letterario, questo libro fornisce adesso per la prima volta una ricostruzione complessiva dell’importante reperto. Secondo gli autori, i versi sono legati a una precisa circostanza storica: il soggiorno di Federico II e della sua corte a Ravenna, tra l’aprile e il maggio del 1226; e sono scritti in una varietà di volgare a base siciliana a cui i due scriventi ravennati hanno sovrapposto una patina linguistica romagnola. La puntuale datazione del testo e i suoi rapporti con la produzione galloromanza da un lato e siciliana dall’altro offrono un decisivo contributo agli studi sulla prima lirica nei volgari di sì.
Nino Mastruzzo insegna Paleografia latina presso nel Dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa. È fra i curatori dell’edizione delle «Lettere originali del Medioevo latino» (Ed. della Normale, 2004).
Roberta Cella insegna Linguistica italiana e Storia della lingua italiana nel Dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica dell’Università di Pisa. Con il Mulino ha pubblicato «La prosa narrativa. Dalle Origini al Settecento» (2013) e «Storia dell’italiano» (2015).

mercoledì 19 gennaio 2022

Il ciclo di Guiron le Courtois. Roman de Meliadus. Parte seconda

Il ciclo di Guiron le Courtois
Romanzi in prosa del secolo XIII
Roman de Meliadus. Parte seconda
Edizione critica diretta da Lino Leonardi e Richard Trachsler
A cura di Sophie Lecomte
pp. XVI-760, € 95,00
Sismel, 2021
ISBN: 978-88-9290-062-2
 
Con il titolo di Roman de Meliadus si indica la prima branche del Ciclo di Guiron le Courtois, mastodontico complesso di romanzi francesi in prosa composti all’incirca tra il 1235 e il 1240. Copiato nei secoli e amato da molte generazioni di lettori, tra cui Federico II di Svevia e Ludovico Ariosto (che vi trovò numerosi spunti per l’elaborazione dell’Orlando furioso), il Ciclo di Guiron le Courtois viene pubblicato integralmente per la prima volta a cura del «Gruppo Guiron». Il presente volume contiene l’edizione critica della seconda parte del Roman de Meliadus (§ 411-1066). Mentre convergono verso il grande torneo del Pino del Gigante, i personaggi dibattono su chi sia il migliore cavaliere del mondo, raccontando imprese e disfatte dei loro favoriti. Al torneo fa il suo ingresso trionfale sulla scena Meliadus, mostrando tutto il suo valore e suscitando l’ammirazione dei presenti. Dopo un periodo di convalescenza per una ferita infertagli dal Buon Cavaliere senza Paura, il re si innamora perdutamente della bellissima regina di Scozia e la rapisce. Ne segue una guerra dalle tonalità omeriche tra le schiere di Artù, alleato del re di Scozia, e Meliadus, che termina con la sconfitta del re di Leonois e la sua cattura. Meliadus sarà in seguito riammesso alla corte di Artù, schierandosi al suo fianco per far fronte all’invasione dei Sassoni. Di taglio maggiormente biografico rispetto alla prima, questa seconda parte del romanzo tesse numerosi parallelismi tra il cavaliere eponimo e la figura di Tristano, ancora bambino all’epoca dei fatti narrati, con il definitivo riconoscimento della sua superiorità sul figlio per bocca dell’imperatore Carlo Magno. Il testo critico, costituito sulla base di uno stemma e di una nuova concezione del rapporto tra sostanza testuale e forma linguistica, è accompagnato da un apparato sistematico di varianti, da note di commento e da un glossario. L’Introduzione (pubblicata nel vol. 1) presenta gli aspetti letterari salienti del romanzo e illustra le principali questioni relative ai manoscritti e alla trasmissione del testo.

martedì 18 gennaio 2022

Il ciclo di Guiron le Courtois. Roman de Meliadus. Parte prima

lunedì 17 gennaio 2022

Dante: filosofia e poesia della giustizia

Dante: filosofia e poesia della giustizia
Dalla Monarchia alla Commedia
A cura di Erminia Ardissino
pp. 272, € 22,00 (Acquista online con il 55 di sconto)
Mimesis Edizioni, 2021
ISBN: 9788857578866
 
Il legame fra legge, diritto e giustizia è particolarmente stretto ed evidente nell’opera di Dante, in quanto fondato sull’evoluzione e sull’interazione delle due scientiae che lo hanno ad oggetto nel periodo in cui egli opera: la teologia e la scientia iuris. L’Alighieri, infatti, vive alla fine del secolo di massimo splendore degli studi giuridici medievali, che avevano ritrovato un nuovo impulso nelle città italiane a partire dall’XI secolo. Egli li interpreta e ne ridefinisce la funzione su basi filosofiche e teologiche che mirano alla ideazione di una società ben guidata, fondata sulla giustizia, che prelude alla perfetta communitas celeste e ad essa guida. Su queste basi è costruito non solo il De monarchia, ma anche il poema, specie la terza cantica, più prossima alla stesura del trattato politico. Il volume indaga tali fondamenti e gli sviluppi che assume il tema della giustizia nel De monarchia da prospettive filosofiche, storiche, giuridiche e letterarie, e ne individua gli sviluppi nel poema.
Erminia Ardissino professore associato di Letteratura Italiana presso l’Università di Torino. Ha insegnato anche in diverse università statunitensi. Si occupa prevalentemente della letteratura da Dante al Seicento, con particolare attenzione al rapporto con la storia delle idee e l’esperienza religiosa, su cui ha pubblicato numerosi contributi, oltre a edizioni critiche di testi antichi e saggi sulla didattica della letteratura e dell’Italiano per stranieri. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti.

domenica 16 gennaio 2022

Archeologia in un’abbazia millenaria. San Caprasio di Aulla

Archeologia in un’abbazia millenaria. San Caprasio di Aulla
a cura di Riccardo Boggi, Enrico Giannichedda
pp. 292, € 40,00
All'Insegna del Giglio, 2021
ISBN: 9788892850842
 
Le ricerche archeologiche condotte negli ultimi vent’anni in concomitanza con i lavori di ristrutturazione della chiesa e dell’abbazia di San Caprasio, ad Aulla, hanno portato a ricostruire parti importanti della storia lunigianese. A partire dalla distinzione delle tre principali fasi, di cui una precedente all’atto di fondazione del 884, che diedero al complesso le forme architettoniche attuali. Ma indagando anche le successive fasi basso e postmedievali. Una ricerca caratterizzata da due aspetti. Il primo è, in tutte le aree di scavo, l’esiguità dei livelli d’uso e, quindi, dei manufatti d’uso comune. Il secondo è dato dalla frequenza di rinvenimenti che non esageriamo nel definire eccezionali: le due fosse in cui fu deposto il corpo di San Caprasio e la complessa architettura della seconda sepoltura che comprende un sarcofago in stucco e un’iscrizione lasciataci dai partecipanti al rito; una grande torre in conci squadrati avente caratteri altrimenti non attestati in Lunigiana, ma anche numerose fosse da campane, manufatti lapidei di qualità e in due casi riferibili a Oberto Ferlendi, un magister noto per altre opere nel parmense, alcuni frammenti di decorazioni in stucco che arricchiscono quanto noto dagli studi del Verzone. Con una griglia cronologica basata su numerose datazioni radiocarboniche che hanno portato a ripensare quanto già noto dalle fonti concorrendo a una migliore comprensione delle vicende svoltesi lungo quella che sarà la via Francigena già dal primo Medioevo.
Riccardo Boggi dal 2001 ha la direzione delle ricerche archeologiche all’interno dell’Abbazia di san Caprasio di Aulla e dell’allestimento dell’esposizione museografica. Studioso di tradizioni popolari, è autore di numerose pubblicazioni di carattere storico e storico- etnografico.
Enrico Giannichedda è un archeologo indipendente membro dell'Istituto di Storia della Cultura Materiale di Genova e della Società degli Archeologi Medievisti Italiani. È Conservatore onorario del Museo Civico di Masone e membro della redazione delle riviste Archeologia medievale, Archeologia Postmedievale, del comitato di redazione di FOLD&R Italy series (Fasti on line Documenti & Ricerche) dell’Associazione Italiana di Archeologia Classica, del comitato editoriale di HEROM Journal of Hellenistic and Roman Material Culture Studies (in precedenza, Facta A Journal of Roman Material Culture Studies).

sabato 15 gennaio 2022

Inventare i libri

Inventare i libri
L'avventura di Filippo e Lucantonio Giunti, pionieri dell'editoria moderna
di Alessandro Barbero
pp. 528, € 20,00
Giubnti Editore, 2022
ISBN: 9788809861916
 
Nel 1485, ser Bernardo Machiavelli annota nel suo libro di ricordi di aver comprato «da Filippo di Giunta, librario del popolo di Santa Lucia d’Ognisanti» due volumi, uno di diritto e uno di storia: su quest’ultimo, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, possiamo tuttora leggere le annotazioni di suo figlio, Niccolò Machiavelli. Quattro anni dopo, a stipulare il contratto di affitto della nuova bottega del «librario» Filippo Giunti è il notaio Piero da Vinci, padre di Leonardo…
Di Filippo Giunti e di suo fratello Lucantonio, fondatori a Firenze e a Venezia di due tra le prime e più innovative imprese editoriali della storia, avevamo finora notizie lacunose: Alessandro Barbero pone mano agli strumenti dello storico e ricostruisce il loro percorso, la dinastia cui danno vita, la rivoluzione di cui sono protagonisti. Nati in una modestissima famiglia di pannaiuoli, cresciuti in un mondo dove i «cartolai» erano iscritti all’Arte degli Speziali perché si occupavano di «carte di papiro, o pecorine, libri di carte bambagine o di capretto», Lucantonio e Filippo intuiscono le formidabili potenzialità della nuova arte della stampa e diventano tipografi, editori e vivacissimi commercianti di libri attivi tra la Serenissima, Firenze, la Francia e la Spagna. Lucantonio pubblica il primo libro – l’Imitazione di Cristo, tuttora presente nel catalogo Giunti – nel 1489: sei anni prima che Aldo Manuzio dia avvio alla sua attività. Inventare i libri è al tempo stesso la minuziosa narrazione della vicenda di due “ragazzi di periferia” divenuti imprenditori di successo e l’affresco di un’epoca straordinaria, in cui guerre e pestilenze decidono le sorti degli uomini, eppure i più grandi artisti del Rinascimento – come il Pollaiuolo, alla cui bottega Filippo Giunti apprende la tecnica della fusione dei caratteri mobili – danno vita alle loro opere immortali, e i libri stampati salvano dall’oblio i classici greci e latini e consentono alle nuove idee di porre le fondamenta del mondo che conosciamo.
Alessandro Barbero, nato a Torino nel 1959, è professore ordinario presso l’Università del Piemonte Orientale a Vercelli. Studioso di storia medievale e di storia militare, ha pubblicato fra l’altro per l’editore Laterza libri su Carlo Magno, sulle invasioni barbariche, sulla battaglia di Waterloo, fino a Lepanto. La battaglia dei tre imperi (2010). È autore di diversi romanzi storici, tra cui: Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo (Premio Strega 1996), Gli occhi di Venezia (2011) e Le ateniesi (2015), editi da Mondadori. Per Sellerio ha pubblicato Federico il Grande (2007, 2017), Il divano di Istanbul (2011, 2015) e Alabama (2021).

venerdì 14 gennaio 2022

Manfredi di Svevia

Manfredi di Svevia
Erede dell'Imperatore, nemico del papa, protagonista del suo tempo
di Paolo Grillo
pp. 292, € 22,00
Salerno Editrice, 2022
ISBN: 978-88-6973-640-7
 
Di Manfredi di Svevia si ricorda soprattutto il celebre ritratto tracciato da Dante nel Purgatorio (“biondo era, bello e di gentile aspetto”), mentre la sua esperienza quale re di Sicilia (1258-1266) è da molti considerata una semplice appendice minore del grande regno del padre, Federico II. Schiacciato fra il poeta e l’imperatore, Manfredi è stato spesso ridotto a un’immaginetta oleografica, ritratto come il bel giovane morto troppo presto e vittima di una sorte ingiusta e delle trame dei papi e di Carlo d’Angiò. In tal modo, però, non si rende giustizia a una figura ben più complessa e sfaccettata, in grado di scalare il trono partendo dalla posizione di figlio illegittimo e di giungere, per qualche anno, a essere uno dei sovrani più potenti del Mediterraneo.

Questo libro vuole ricostruire i molti volti di un uomo che fu amante della filosofia e della musica e spietato persecutore dei propri nemici, protagonista di un’ascesa conquistata con abilità e cinismo e abilissimo promotore della propria immagine, custode del ricordo della grandezza paterna e complice degli abusi degli zii materni. Comunque, uno dei grandi protagonisti della vita europea del Duecento.
Paolo Grillo è professore ordinario di Storia Medievale all’Università degli Studi di Milano e studia la storia della penisola italiana nei secoli centrali del Medioevo. Fra i suoi libri più recenti Le porte del mondo. L’Europa e la globalizzazione medievale, Milano 2019. Con la Salerno Editrice ha pubblicato, tra gli altri, La falsa inimicizia. Guelfi e ghibellini nell’Italia del Duecento, Roma 2018.

giovedì 13 gennaio 2022

La pittura parietale aniconica e decorativa fra tarda antichità e alto Medioevo

La pittura parietale aniconica e decorativa fra tarda antichità e alto Medioevo
Territorio, tradizioni, temi e tendenze
a cura di Federico Marazzi, Marianna Cuomo
pp. 412, € 75,00
Volturnia Edizioni, 2021
EAN: 9788831339513
 
Generalmente considerata necessaria esclusivamente all'abbellimento di episodi maggiormente significati - iconici e narrativi - la pittura ornamentale non ha goduto di una buona fortuna critica, nonostante gli sforzi di ristabilirne l'autonomia e l'autorevolezza rispetto ai contesti di appartenenza. Nel volume venti studiosi di fama internazionale - storici dell'arte ed archeologi - affrontano l'argomento trainando il discorso fuori dal recinto delle più tradizionali prassi analitiche, con l'obiettivo di riconsiderare l'apporto di esperienze figurative fuori fuoco' nell'economia della visione, distinguendo tra 'stimolo estetico' e 'funzione' fino ad intercettare una fluidità tra elementi decorativi e rappresentativi. Emerge da queste ricerche un complesso e denso panorama, che abbraccia l'Italia tardo antica e altomedievale - con un'incursione nel mondo islamico e nell'Europa Nord Occidentale - attraverso il quale è possibile riscostruire una topografia della tradizione ornamentale, ricca di «rotte figurative», le quali a loro volta offrono numerosi spunti di riflessione sulla circolazione di uomini, idee immagini ed oggetti.
Federico Marazzi è Professore ordinario di Archeooogia Cristiana e Medievale all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
Marianna Cuomo è dottoranda di Storia dell'Arte all'Università suor Orosla Benincasa do Napoli.

mercoledì 12 gennaio 2022

Zungri

Zungri
Archeologia di un villaggio rupestre medievale nel territorio di Vibo Valentia
di Santino Alessandro Cugno, Rosalba Piserà
126 pp., 25 ill. b/n, 25 tav., € 85,00
L'Erma di Bretschneider, 2021
ISBN: 9788891321619
 
L’area del Monte Poro, in provincia di Vibo Valentia, custodisce una delle più alte concentrazioni di testimonianze rupestri medievali dell’intera Calabria: l’esempio più ragguardevole è sicuramente costituito dalle Grotte degli “Sbariati” di Zungri. L’etimologia del toponimo Zungri sembrerebbe essere di derivazione neo-greca (dal cretese τσουγκρί, cioè “aspra rupe”, “colle”, “roccia”) e la più antica testimonianza scritta risale alle “Rationes decimarum” del 1310. Il villaggio rupestre di Zungri è noto a livello locale anche come Grotte degli “Sbariati” (un termine dialettale interpretabile come “sbandati”) ed è situato nel versante sud-orientale del colle, dove sorge il moderno centro urbano, su un ampio costone roccioso in una località denominata Fossi. L’area insediativa occupa una superficie di circa 3000 mq ed emerge con un crinale molto ripido sui cui terrazzamenti si distribuiscono circa 40 unità ad uno o più vani, di diverse dimensioni e forma. Esse comprendono abitazioni prevalentemente monolocali (alcune a più piani), impianti produttivi (palmenti, apiari, calcare, ecc), ambienti destinati all’allevamento degli animali, depositi e/o magazzini, sistemi di vasche e canalizzazioni per l’approvvigionamento idrico. I nuovi studi hanno permesso di censire e analizzare in dettaglio 28 unità rupestri, che mostrano chiaramente le tracce di un continuo reimpiego nel corso del tempo, che ha alterato profondamente la loro fisionomia originaria e ha distrutto i depositi stratigrafici più antichi, mediante la pulitura costante dei piani di calpestio.

martedì 11 gennaio 2022

Avviamento alla filologia testuale

Avviamento alla filologia testuale
Medioevo italiano e romanzo
di Alfonso D'Agostino
pp. 563, € 29,90
Ledizioni, 2021
ISBN: 9788855264556
 

Quest’Avviamento alla filologia testuale (critica del testo, ecdotica) rappresenta un profondo esame di tutto ciò che l’autore ritiene indispensabile sia allo studioso che intenda pubblicare criticamente i testi romanzi medievali, sia al lettore che voglia capire su quali basi tali testi si fondino. L’ecdotica ha l’alta finalità socio-culturale di preservare e tramandare al meglio la parte piú preziosa della lingua e della letteratura, bene comune che va reso disponibile a tutti. Nel quadro d’una visione laica della disciplina, ma senza occultare le proprie preferenze metodologiche, l’autore intende soprattutto sollecitare un atteggiamento critico nei confronti dei testi letterarî e della loro tradizione, sostanziato da conoscenze storico-culturali e raffinato dall’uso della logica. Tre vorrebbero essere le caratteristiche dell’opera: la chiarezza dell’esposizione teorica; l’abbondanza dell’esemplificazione pratica, tratta da testi in varie lingue romanze (francese, provenzale, castigliano, galego) con particolare attenzione all’italiano antico; la leggibilità del testo. La materia è organizzata in venti capitoli raggruppati in cinque libri: Storia della tradizione (il cui contenuto è presente anche nelle altre parti, perché ogni azione od ogni valutazione di tipo filologico non può prescindere da un’assoluta consapevolezza della storicità del dato testuale); Tipi, metodi e fasi dell’edizione critica; Recensione; Costituzione del testo; Costituzione dell’edizione.
Alfonso D’Agostino, allievo di Alberto del Monte (1924-1975), ha insegnato per qualche decennio Filologia romanza nell’Università degli Studi di Milano, dove è anche stato a lungo docente di Filologia italiana. È autore di edizioni critiche di testi italiani, francesi, provenzali, galeghi, castigliani e latini medievali (nel caso dello spagnolo anche moderni e contemporanei), oltre che di numerosi saggi di teoria ecdotica. Le ultime monografie sono: l’edizione critica dell’Istorietta troiana: A. D.–L. Barbieri, Istorietta troiana, con le Eroidi gaddiane glossate, Milano 2017; quella del Burlador de Sevilla: Tirso de Molina, El Burlador de Sevilla y Convidado de piedra, ed. de A. D., Würzburg-Madrid, 2018; e uno studio filologico e letterario sull’Abencerraje: El Abencerraje y la hermosa Xarifa. Polimorfismo letterario e dinamiche testuali, Milano 2021. In preparazione: un nuovo commento del Decameron (con I. Tufano) e l’edizione del ramo italico del Libro dei sette savî (due versioni italiane e una latina).

lunedì 10 gennaio 2022

Le terme della Toscana dal Medioevo ad oggi

Le terme della Toscana dal Medioevo ad oggi
Storia e beni culturali
di Anna Guarducci
pp. 888, € 60,00
Aska Edizioni, 2021
EAN: 9788875423667
 
L’opera omnia sulle Terme della Toscana, costituita da due volumi racchiusi in un cofanetto, ricostruisce le complesse dinamiche storico-geografiche delle terme toscane dal tardo-medioevo ad oggi. Accanto alle tante terme note e ancora oggi attive, sono stati censiti e descritti siti termali meno noti e, talvolta, addirittura sconosciuti anche alle popolazioni locali, in quanto non più in uso anche da molto tempo, oppure trasformati o abbandonati o addirittura allo stato di rudere. Corredata da schede monografiche di tutte le strutture termali individuate attraverso l’indagine sul terreno e l’integrazione di fonti scritte e iconografiche, l’opera è riccamente illustrata da immagini di documenti, riferibili al passato e al presente. L’obiettivo è anche quello di offrire un contributo di conoscenza scientifica, di possibile utilizzazione sia per le attività culturali e didattico-educative e sia, eventualmente, per le politiche di pianificazione paesistico-territoriale, di tutela-salvaguardia o recupero di tante strutture termali che si qualificano come beni culturali.
Anna Guarducci è Professore associato di Geografia (s.d. M-GGR/01) presso il Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Siena dal 2005, dove svolge attività di docenza dal 1999. Nel 2013-14 (e nuovamente nel 2019) ha ottenuto l'Abilitazione nazionale come Professore Ordinario. Laureata presso l'Università di Firenze, è Dottore di Ricerca in Geografia storica e organizzazione paesistico-territoriale (Firenze-Genova, 2002).
Svolge attività di ricerca scientifica dal 1993 e collabora con atenei italiani e stranieri e con enti locali specialmente della Toscana su: temi e problemi del paesaggio, dell’ambiente e della storia del territorio con speciale attenzione per la Toscana, valorizzazione del patrimonio culturale, analisi e censimento delle fonti geo-storiche, in particolare la cartografia dei secoli XV-XIX (cfr. www.imagotusciae.it e www.toscanatirrenica.it).

domenica 9 gennaio 2022

Personaggi della Divina Commedia

Personaggi della Divina Commedia
di Carlo Ossola
pp. 144, € 17,00
Marsilio Editore, 2021
ISBN: 978-88-297-1128-4 
 
«La memorabilità dei personaggi danteschi non è tanto fornita dal loro rilievo storico o mitologico, quanto dal loro apparire in uno sguardo, in una parola, in un moto che appartiene, come ha osservato Borges, al sempre». Dante, nel poema che più di tutti ha plasmato la nostra identità nazionale, culturale e linguistica, costruisce un sistema di personaggi eterni, un coro di voci universali che nei secoli si è fatto autonomo, generando nuove riletture e mitologie. Attraverso ventisette ritratti storici, letterari e filosofici, Carlo Ossola isola quei personaggi senza i quali «il poema non sarebbe un teatro di grandi passioni redente» e presenta al lettore una galleria in cui sfilano le tre guide, Virgilio, Beatrice e san Bernardo, ma anche i puri e i dannati, poeti e padri della Chiesa, figure bibliche come Davide e Raab e storiche come Bonconte da Montefeltro. In questo variegato ventaglio compare lo stesso Dante che, autore e personaggio insieme, completa il repertorio offerto dal volume. Un contributo fondamentale che forma, con l’Introduzione alla Divina Commedia a opera dello stesso Carlo Ossola e il commento al poema da lui curato, un imprescindibile trittico dedicato al padre della letteratura italiana.
Carlo Ossola (1946) ha insegnato Letteratura italiana nelle Università di Ginevra, Padova e Torino. Dal 1999 al 2020 è stato professore di Letterature moderne dell’Europa neolatina al Collège de France di Parigi. È condirettore delle riviste «Lettere Italiane» e «Rivista di Storia e Letteratura Religiosa», membro dell’Accademia dei Lincei e dell’American Academy of Arts and Sciences, fellow della British Academy. Tra i suoi libri recenti pubblicati da Marsilio: Introduzione alla Divina Commedia (2012, 2021), Ungaretti, poeta (2016), Nel vivaio delle comete. Figure di un’Europa a venire (2018), Trattato delle piccole virtù (2019), Divina Commedia (a cura di, 2021).

sabato 8 gennaio 2022

Le saghe nordiche

Le saghe nordiche
Eroi, vichinghi e poeti nella Scandinavia medievale
di Fulvio Ferrari
pp. 168, € 15,00
Meltemi Editore, 2022
EAN: 9788855195201
 
Nel corso del Medioevo, in Islanda e in Norvegia sono state scritte decine di saghe, testi narrativi in prosa che ripercorrono le imprese di antenati leggendari, temerari vichinghi, santi vescovi e cavalieri cortesi. Per molti versi, questo imponente corpus di narrazioni rappresenta ancora oggi un enigma: com’è possibile che una piccola comunità come quella norrena sia riuscita a procurarsi i mezzi materiali e le competenze intellettuali per dare vita a un simile fenomeno letterario? E con quale scopo? Che sia stato per puro intrattenimento o con finalità più impegnate, quel che è certo è che alcune di queste saghe sono entrate a far parte del canone letterario occidentale e costituiscono ancora una preziosa fonte di ispirazione per molti artisti dentro e fuori la Scandinavia. Le saghe nordiche si propone come un’agile guida al lettore per orientarsi in questo complesso universo letterario, aprendo possibili percorsi di indagine e di approfondimento.
Fulvio Ferrari si è laureato in Lettere moderne all'Università degli Studi di Torino nel 1979; dal 1985 al 1992 ha insegnato presso una scuola media. Nel 1992 è divenuto ricercatore, e nel 1998 professore di Filologia germanica all'Università degli Studi di Trento. Traduce dalle lingue nordiche, dall'olandese e dal fiammingo. Ha partecipato al mediometraggio Tradurre (2008).

venerdì 7 gennaio 2022

Il Decameron e il Medioevo rivoluzionario di Boccaccio

Il Decameron e il Medioevo rivoluzionario di Boccaccio
di Renzo Bragantini
pp. 216, € 19,00
Carocci, 2022
ISBN: 9788829012213
 
Piuttosto che proporre una monografia tesa a fornire un quadro generale e sistematico del Decameron, il volume intende mettere in luce le componenti meno conosciute del capolavoro di Boccaccio, soffermandosi, oltre che su una nuova presentazione dell’opera, su punti raramente affrontati: le ragioni della sua effettiva scarsa popolarità; le strategie e le strutture che la contraddistinguono; l’acuta attenzione sociale di Boccaccio; i modi in cui l’autore riversa, nella raccolta, la propria cultura letteraria, rielaborandola a fondo, e riappropriandosene con esiti imprevedibili; infine, i molti problemi filologici connessi al testo. Se quelli indicati sono snodi fondamentali, essi obbediscono a fatti più ampi, registrabili sotto le categorie della ferializzazione e del celamento: la prima consente a Boccaccio la riassunzione di testi e momenti topici della classicità latina, fatti reagire a confronto con l’urto dell’evento quotidiano; la seconda, alla prima solidale, stende un velo, spesso parodico, su quei precedenti, occultandone la presenza e rivedendone la lezione. La radicalità delle scelte mostra quanto ancora sorprendentemente ricco sia il Medioevo del Decameron.
Renzo Bragantini già professore ordinario di Letteratura italiana, ha insegnato nelle Università di Macerata, Venezia, Basilicata, Udine e Sapienza Università di Roma. È stato visiting professor in Università degli Stati Uniti (Yale; University of California, Los Angeles; Johns Hopkins), presso la Goggio Chair del Department of Italian della University of Toronto, nella Universidade de São Paulo. Si occupa di letteratura del Medioevo e del Rinascimento, con escursioni in epoche più recenti, nonché con attenzione ai rapporti tra letteratura e altri linguaggi (musica, arti figurative). Il suo ultimo libro è Testi e vicende del Trecento. Letture ed esegesi di Dante, Petrarca, Boccaccio (Rubbettino, 2019).

giovedì 6 gennaio 2022

Il Medioevo degli alberi

Il Medioevo degli alberi
Piante e paesaggi d'Italia (secoli XI-XV)
di Alfio Cortonesi
pp. 356, € 32,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2022
ISBN: 9788829010974
 
Negli ultimi cinquant’anni si sono moltiplicati gli studi sulla storia agraria e sul mondo contadino dell’Italia medievale. Ne è derivata una migliore conoscenza delle colture praticate, delle tecniche di coltivazione, dei rapporti di lavoro, della formazione dei paesaggi, del quadro insediativo rurale. I vari settori della produzione, in particolar modo la cerealicoltura e la viticoltura, sono stati oggetto di ricerche puntuali che ne hanno evidenziato le caratteristiche tanto in riferimento alle diverse regioni quanto alle distinte fasi cronologiche. Il volume segue questa traccia assumendo come protagonisti gli alberi domestici e selvatici in differente modo presenti nel territorio italiano, dalla fascia alpina alle isole, e rivolgendo l’attenzione al loro ruolo nell’ordinamento colturale e nell’economia delle popolazioni, come pure al vario impiego e al commercio dei frutti e del legname che se ne ricavavano. Si tratta di realtà fin qui poco indagate, che nel libro vengono solidamente guadagnate a un’adeguata (e rinnovata) conoscenza.
Alfio Cortonesi già professore ordinario di Storia medievale nell’Università degli Studi della Tuscia, si occupa di storia economica e sociale dell’Italia medievale, con prevalente riferimento alla storia agraria e del mondo rurale. Fra le sue pubblicazioni: Ruralia. Economie e paesaggi del medioevo italiano (Il Calamo, 1995); Uomini e campagne nell’Italia medievale (con G. Pasquali e G. Piccinni; Laterza, 2002); Medioevo delle campagne (con G. Piccinni; Viella, 2006).

mercoledì 5 gennaio 2022

Da Parigi a San Gimignano. Un itinerario del pensiero filosofico medievale

Da Parigi a San Gimignano
Un itinerario del pensiero filosofico medievale
di Gianfranco Fioravanti
pp. 376, € 23,00
Aracne Editrice, 2021
EAN: 9791259944627
 
Dopo oltre un secolo di edizioni e di studi, il pensiero medievale è spesso visto, ancora oggi, esclusivamente come momento di passaggio tra la grande filosofia greca e la modernità. Nella convinzione che le diverse posizioni presenti in una tradizione durata più di mille anni vadano interpretate iuxta propria principia, si ritiene che non si debba più parlare del Medioevo come età di transizione, bensì, per usare una metafora cara ai medievali stessi, come di un viridario in cui gli alberi da frutto convivono con le più modeste erbe officinali: un mondo in cui siano, cioè, altrettanto degni di studio Tommaso d'Aquino e i cancellieri di San Gimignano. I saggi raccolti in questo volume vogliono gettare e far gettare uno sguardo su questo mondo: un mondo certo gerarchicamente ordinato, ma in cui le componenti minori, mantenendo il loro posto, conservano tuttora un fascino particolare.
Gianfranco Fioravanti, è stato allievo e perfezionando della Scuola Normale di Pisa dal 1960 al 1966. Laureato in Storia della Filosofia medievale nel 1964 (relatore il prof. Vittorio Sainati). Dal 1990 è professore ordinario presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. È membro della Società italiana per lo studio del pensiero medievale (di cui dal 1996 al 2000 è stato presidente), della Societé internationale pour l'Étude de la Philosophie Médiévale (SIEPM), della Società Internazionale di studi francescani. Fa parte del comitato scientifico della Società internazionale per lo studio del Medioevo latino (SISMEL) e dei comitati editoriali di «Documenti e studi sulla tradizione filosofica medievale», «Medioevo», «Bochumer Philosohisches Jahrbuch für Antike und Mittelalter».

martedì 4 gennaio 2022

I normanni nel Sud. 1016-1130

I normanni nel Sud. 1016-1130
di John Julius Norwich
Traduzione dall'inglese di Elena Lante Rospigliosi
pp. 592, € 17,00
Sellerio, 2021
EAN: 9788838942709
 
La conquista normanna di Sicilia e dell’Italia meridionale è l’epopea più avvincente che ci giunge dal Medioevo. Un pugno di guerrieri poveri chiamati, dal villaggetto di Hauteville in Francia del Nord, a battersi, con la forza, con il coraggio e con l’astuzia, contro bizantini, longobardi, saraceni: è l’esempio chiaro di cosa volesse dire in quell’epoca essere cavaliere. E il risultato, strabiliante agli occhi di papi e imperatori, fu l’edificazione in poco più di un secolo, su terre favorite dalla natura, del regno più florido e moderno del tempo, guidato da una linea dinastica, gli Altavilla, breve e favolosa. Una storia di uomini, di armi e di bellezza (la bellezza che conosciamo con il nome di «stile arabo-normanno»), che è un romanzo. Ed infatti John Julius Norwich, nel ricostruirla con completa esattezza, ha scelto una via originale, inventando, si può dire, una storiografia narrativa.

Prima dell’arrivo, a metà anni Sessanta, di questo gioiello dell’arte di raccontare la storia, perfino il lettore più accorto non aveva la possibilità di conoscere bene i normanni del Sud nell’anno Mille. «Il mio intento – spiega l’autore – era di presentare al lettore medio un tipo di libro che io stesso avrei voluto leggere in occasione della mia prima visita in Sicilia».
Ma fece di più: con la cordialità, l’interesse e la curiosità che trasmetteva, contribuì decisamente alla nascita di una tenace, quasi mitica, visione di un magnifico passato. Norwich lo sintetizza così: «Qui, al centro del Mediterraneo, si trovava il ponte che riuniva Nord e Sud, Est ed Ovest, latini, teutoni, cristiani e musulmani; magnifica inconfutabile testimonianza di un’era di illuminata tolleranza, ignota ovunque nell’Europa medievale e raramente eguagliata nei secoli che seguirono». Un colorato affresco che rappresenta il mescolarsi di culture e genti quale fonte di civiltà, ed è, in questi anni di migrazioni e trasferimenti, una lezione eloquente.
E l’autore lo dipinge da scrittore, con la freschezza, l’entusiasmo, di una scoperta che riguarda gli umani; l’ardore che deriva dal trasporto dello storico verso i luoghi di cui tratta; una scrittura elegante e carica di umorismo, ma priva di superbia e di ogni trucchetto mestierante; l’emozione di un dramma; e lo spettacolo di personaggi grandiosi.
John Julius Norwich, visconte di Norwich (il suo vero nome era John Julius Cooper, 1929-2018), lasciato il corpo diplomatico per dedicarsi alla scrittura, è stato storico, curatore di mostre, autore di molti documentari per radio e tv, e ha presieduto diverse associazioni di beneficenza e di difesa del patrimonio artistico. Ha scritto decine di libri di storia, occupandosi, oltre che di Normanni e di Sicilia, di Venezia, dell’Impero bizantino. Questa casa editrice ha pubblicato Breve storia della Sicilia (2018) e Il Mare di Mezzo. Una storia del Mediterraneo (2020).

lunedì 3 gennaio 2022

Sigismondo Malatesta 1417 – 1468

Sigismondo Malatesta 1417 – 1468
Le imprese, il volto e la fama
di Ferruccio Farina
pp. 236, € 24,00
Vellecchi Editore, 2021
ISBN: 97-88-8252-121-9
 
Il volume vuole orientare il lettore, digiuno di storia dei Malatesta o specialista, a recuperare un profilo biografico di Sigismondo, principe tra i più celebrati del Rinascimento, al di fuori degli stereotipi in cui, troppo spesso, è stato cristallizzato. Propone una ricostruzione storica della sua figura che vuol prescindere dalla fama che, immeritatamente, l’ha accompagnato per sei secoli e l’ha trasformato da uomo della storia in personaggio della fantasia e della leggenda, che l’ha narrato talvolta come un diavolo capace delle azioni più turpi, talvolta come eroe dalle imprese degne della mitologia antica. Due estremi opposti che traggono origine, diretta o indiretta, per piaggeria cortigiana, per filopapismo, per antipapismo o per inerzia storiografica, da quella fonte straordinaria che è la pervicace campagna mediatica messa in campo dall’abilissimo Papa Pio Il, invidioso di lui fino all’inverosimile. Una fonte inquinata, come dimostra il volume, purtroppo potente, che ancor oggi, grazie al sigillo pontificio e al fascino delle contraddizioni che sollecita – lussuria e misticismo, violenza e poesia, eroismo e turpitudine – continua a trovare estimatori.
Ferruccio Farina, storico del turismo e della comunicazione per immagini, ha pubblicato, per diversi editori, ventitré volumi monografici, alcuni dei quali tradotti in varie lingue. Autore di saggi su riviste scientifiche e divulgative italiane e straniere, ha partecipato come relatore a convegni universitari in Europa e in America. Nel 1980 ha fondato insieme a Pier Giorgio Pasini la rivista “Arte e storia”, della quale è direttore responsabile dal 2015. Collabora alle pagine culturali dei quotidiani “Il Messaggero” e “QN. Il Resto del Carlino”. È stato docente a contratto di materie storiche alla Facoltà di Sociologia dell’Università degli studi di Urbino. Da quasi vent’anni si dedica allo studio del mito di Francesca da Rimini. Sua è la prima dimostrazione dell’esistenza di due diverse e distinte “Francesca da Rimini” l’adultera dell’inferno, il personaggio più amato della Divina Commedia, comunque peccatrice; e l’eroina innocente vittima di inganni icona dell’amore e del bacio, figlia dell’età illuminista e romantica. Sul tema ha pubblicato la monografia Francesca da Rimini, sulle tracce di un mito (Rimini 2006), numerosi saggi e ha curato eventi espositivi in Italia e all’estero. Ha fondato nel 2006 il “ Centro Internazionale di Studi Francesca da Rimini” e, in collaborazione con UCLA, “Center tor Medieval and Reinassance Studies” di Los Angels, ha organizzato le “Giornate Internazionali Francesca da Rimini” che hanno avuto luogo in Italia e in America, giunte nel 2018.

domenica 2 gennaio 2022

Il comico, il sacro, l’osceno e altri nodi della letteratura medievale

Il comico, il sacro, l’osceno e altri nodi della letteratura medievale
di Massimo Bonafin
pp. 234, € 16,00
Eum edizioni, 2021
ISBN: 978-88-6056-764-2
 
Questo libro tratta di nodi di cui è difficile sottacere l’importanza. Il riso, una capacità propria ed esclusiva della specie umana; il riso che, associato a un’altra facoltà tipicamente umana, il linguaggio articolato, transita nel comico, nell’insieme di procedimenti atti a suscitarlo. L’importanza della sessualità per definire i lineamenti di una cultura – con gli annessi comportamenti prescritti o proscritti, ammessi o interdetti, in pubblico e in privato, fra intimi o fra estranei – motiva il territorio, cangiante e di estensione variabile, dell’osceno, nelle cui molteplici manifestazioni è riconoscibile un’aria di famiglia. Il sacro, colto nei testi della letteratura medievale e sotto la forma della religione, insieme istituzione, linguaggio, ideologia e rito. Ma il riso, al pari dell’osceno, può fare capolino fra i comportamenti e le rappresentazioni proscritte e interdette dal territorio sacro, eppure in qualche modo coinvolto, come la sfera sessuale del pari, in quanto latore di una potenza parallela. Sono proprio le intersezioni inattese, gli attraversamenti pericolosi, fra questi tre complessi, il comico, il sacro, l’osceno, che specialmente percorrono questo libro, perché è proprio nelle zone di passaggio, di confine, di incrocio, che si verificano quei fenomeni in grado di riconfigurare le norme, i comportamenti, le aspettative, i pregiudizi del mondo ordinario, illuminando con nuove luci e prospettive quanto una cultura dà per scontato. E dove la mente moderna indaga accorda disunisce, la civiltà medievale ci impone di rimescolare di nuovo ciò che riteniamo distinto una volta per tutte.
Massimo Bonafin, già docente dell’Università di Macerata, è ora professore ordinario di Filologia romanza all’Università di Genova.

sabato 1 gennaio 2022

Apparuit effigies

Apparuit effigies
Dentro il racconto delle stigmate
di Adelaide Ricci
pp. 381, € 21,00
Edizioni Unicopli, 2021
ISBN: 9788840021713
 
Il racconto medievale delle stigmate di Francesco d’Assisi si muove nella tensione tra accadimento e costruzione della memoria, tra concretezza dell’uomo e verità del santo, nel segno e nella misura con cui tutti questi elementi erano intesi tra XIII e XIV secolo. Il resoconto più ampio e strutturato, quello di Bonaventura nella Legenda maior, narra un fatto inaudito e ‘mirabile’ in un linguaggio che rispecchia una percezione della realtà lontana dai parametri attuali. La struttura di questo saggio segue passo dopo passo i testi che compongono la costellazione dei racconti e delle memorie relativi all’episodio delle stigmate. Una ‘lettura’ metodologicamente medievale fa emergere i campi semantici densi e potenti che strutturano la narrazione. Scritti e immagini compongono un quadro che ci avvicina alla polisemia percettiva ed espressiva in cui erano immersi i contemporanei dell’evento. Un viaggio nel passato che è anche un’esplorazione del rapporto tra fonti e studiosi, tra interpretazione e ‘lettura’, tra l’esegesi dello storico del XXI secolo e l’incontro con l’intreccio concreto e tutto medievale tra forma e contenuto.
Adelaide Ricci, medievista, insegna presso il Dipartimento di Musicologia e Beni culturali dell’Università di Pavia (sede di Cremona). Ha pubblicato studi su pauperes ed enti assistenziali nel medioevo, su temi di storia urbana e di toponomastica. Indaga la tradizione agiografica e il ‘meraviglioso’ medievale, con attenzione particolare a immagini e immaginario.