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lunedì 1 aprile 2024

Ser Lando di Fortino dalla Cicogna

Ser Lando di Fortino dalla Cicogna
Notariato e ascesa sociale a Firenze nel tardo Medioevo
di Francesco Borghero
pp. XXII-336; € 45,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Olschki, 2024
ISBN: 9788822269225

Partendo da fonti documentarie inedite e inserendosi nel filone storiografico inerente ai canali di mobilità sociale connessi alla ‘congiuntura’ del Trecento, il volume indaga la carriera professionale e l’ascesa sociale di ser Lando di Fortino dalla Cicogna (1345-1376), notaio altovaldarnese attivo, all’indomani della Peste Nera, per i maggiori enti ecclesiastici e religiosi della Toscana fiorentina. Inurbatosi a Firenze, egli divenne, da rappresentante della ‘borghesia di castello’, l’eponimo capostipite dei Fortini, ‘gente nuova’ che, fra Tre e Quattrocento, avrebbe vantato illustri esponenti dell’élite professionale, imprenditoriale e culturale fiorentina.
Francesco Borghero (Cagliari, 1992), dottore di ricerca in Storia Medievale presso l’Università degli Studi di Firenze e in seguito borsista e assegnista di ricerca presso il medesimo ateneo e l’Università degli Studi di Siena, si occupa di storia socio-economica e istituzionale del tardo Medioevo italiano, con una focalizzazione sul notariato, sulle istituzioni ecclesiastiche e religiose della Toscana e sulle realtà istituzionali e sociali della Sardegna.

giovedì 3 novembre 2022

Gubertino da Novate e i patriarchi d’Aquileia

Gubertino da Novate e i patriarchi d’Aquileia
Protocolli e registri notarili 1328-1358
di Flavia De Vitt
pp. 1687, € 66,00
Isime, 2022
ISBN: 978-88-87948-52-3
 
Il notaio Gubertino da Novate († 1358) è, fra i cancellieri dei patriarchi d’Aquileia vissuti nel ‘300, il più famoso. Innanzi tutto per la durata della sua attività (almeno 30 anni), ma specialmente per il grande numero dei documenti da lui scritti, giunti fino a noi. Questo libro ne completa l’edizione, dopo quelli pubblicati da Giulio Silano (Toronto 1990) e Giordano Brunettin (Udine 2001 e S. Daniele del Friuli 2004). I due volumi del libro di Flavia De Vitt (complessivamente, 1687 pagine) comprendono quasi 1380 documenti, relativi in gran parte all’attività di tre patriarchi: Pagano della Torre (1319-1332), Bertrando di Saint-Geniès (1334-1350) e Nicolò di Lussemburgo (1350-1358). Nei documenti (nell’originale latino, preceduti da dettagliati riassunti in italiano) si vede l’attività, anche quotidiana, di questi patriarchi: essi erano vescovi della vastissima diocesi di Aquileia (che si estendeva su buona parte del Friuli e del Cadore, sulla Carinzia fino alla Drava, parte della Stiria e tutta la Slovenia), erano a capo di un principato (la Patria del Friuli) e di una provincia ecclesiastica che comprendeva quasi 20 diocesi: da Como all’Istria.
I documenti più numerosi risalgono al lungo patriarcato di Bertrando. Ma già i nomi dei tre presuli ci rimandano ad un contesto internazionale, cha va da Avignone (allora sede dei papi), all’imperatore Carlo IV di Lussemburgo. I documenti si possono suddividere in due gruppi: quelli che riguardano la Chiesa e quelli che riguardano lo Stato. Fra i primi, per esempio, nella diocesi d’Aquileia l’erezione di parrocchie, le nomine di pievani, i permessi a preti di assentarsi dalle loro chiese per frequentare le università e, relativamente alle diocesi suffraganee, l’attività del tribunale d’appello. Per quanto riguarda lo Stato, si ricordano le investiture di feudi all’aristocrazia castellana, il conferimento di gastaldie per l’amministrazione di piccoli e grandi territori del Friuli (da Fiumicello alla Carnia) e gli appalti di dazi sulle maggiori vie di comunicazione. Un mondo rivive dinanzi ai nostri occhi, nella sua quotidianità religiosa, politica ed economica.
Il libro è completato dagl’indici dei nomi di persona e dei toponimi, che possono guidare ed orientare la lettura, ma anche indirizzare alla soddisfazione di ricerche particolari.
Flavia De Vitt laureatasi in Lettere moderne a Trieste, ha conseguito il diploma di perfezionamento in Storia medievale e moderna a Padova e il dottorato di ricerca in Storia della società europea a Venezia. Dal 1993 al 2005 è stata ricercatrice di Storia medievale, e dal 2005 al 2016 professore associato presso l’Università degli Studi di Udine, dove ha insegnato Storia medievale, Istituzioni medievali e Storia e cultura dell'Europa.

sabato 4 luglio 2020

Ai confini dell'Occidente

Ai confini dell'Occidente
Regesti degli atti dei notai veneziani a Tana nel Trecento (1359-1388)
di Francesca Pucci Donati
pp. 264, € 24,00
Forum Editrice, 2020
ISBN: 978-88-3283-162-7
 
Il volume è il risultato di una ricerca che riguarda gran parte della ricchissima documentazione notarile veneziana trecentesca custodita presso l’Archivio di Stato della città lagunare. Esso presenta in forma di regesto analitico 592 atti rogati a Tana fra il 1359 e il 1388: si tratta della più ampia edizione di fonti dell’epoca relative al remoto insediamento della Serenissima sul Mare d’Azov, di cui illustra con dovizia di particolari la vita sociale, le strutture economiche, i traffici commerciali, l’organizzazione amministrativa, la composizione etnica e l’assetto urbano.
Francesca Pucci Donati è ricercatrice in Storia medievale all’Università di Bologna, si occupa di storia economica e sociale e di storia dell’alimentazione, temi sui quali ha pubblicato articoli e monografie. Ha conseguito l’abilitazione nazionale francese per ‘maître de conférence’ nel 2016 e quella italiana per professore associato nel 2017. Ha ottenuto contratti di ricerca in Francia e in Inghilterra.

martedì 23 aprile 2019

I registri processuali di Alberghetto Vandoli da Bologna, notaio patriarcale (1303-1307)

I registri processuali di Alberghetto Vandoli da Bologna, notaio patriarcale (1303-1307)
a cura di Emanuele Fontana
pp. 383, € 21,25
ISIME, 2019
ISBN: 978-88-87948-46-2
 
Il volume contiene l’edizione di due registri cartacei che riportanto vari atti processuali redatti dal notaio patriarcale Alberghetto Vandoli da Bologna nell’arco di tempo compreso tra il 1303 e il 1307, sotto il patriarcato di Ottobono dei Razzi. I Vandoli, di origine bolognese, furono una famiglia di notai che si stanziò a Udine e gravitò nell’ambiente della curia patriarcale. Alberghetto fu rappresentante importante di quel notariato allogeno che ebbe un impatto sulla documentazione friulana tra Duecento e Trecento. Verosimilmente chierico, fu attivo come notaio del patriarca assieme ad altri colleghi, in particolare Meglioranza da Thiene. I rapporti di collaborazione d’ufficio con quest’ultimo è dimostrato sia da vari atti conservati sia dai registri dello stesso Alberghetto, che riportano rimandi espliciti a scritture di Meglioranza e contengono alcune sue cedole cartacee. Nei registri processuali, oltre ad alcune indicazioni sulla prassi di lavoro dei notai attivi all’interno della curia patriarcale, emergono i contatti con personaggi notevoli sia del mondo ecclesiastico sia di quello mercantile del Friuli. Sono largamente attestati nella documentazione i toscani e i lombardi trapiantati in Friuli e impegnati in affari lucrosi e nel prestito di denaro. Con i Soldanieri, in particolare, Alberghetto intrattenne probabilmente un legame di vera e propria fiducia. La natura degli atti rende i registri di Alberghetto quanto mai preziosi per analizzare non solo la prassi quotidiana della giustizia patriarcale ma anche l’esercizio della professione notarile. Nonostante i consistenti danni riportati dai registri a causa dell’umidità, l’edizione critica tenta di restituire il testo degli atti nella forma più completa possibile.

mercoledì 17 ottobre 2018

Nicolò da Cividale e Francesco di Nasutto da Udine

Nicolò da Cividale e Francesco di Nasutto da Udine
Notai patriarcali
a cura di Sebastiano Biancato, Elisa Vittor
con la supervisione di Laura Pani
pp. 424, € 30,60
ISIME, 2018
ISBN: 978-88-87948-44-8

Con la pubblicazione di questo volume, dopo quelli dedicati a Gualtiero da Cividale e a Giovanni da Lupico, l’Istituto Pio Paschini termina l’edizione di note, imbreviature e registri dei notai del patriarca di Aquileia della seconda metà del Duecento. Si tratta dell’epoca in cui nel Patriarcato si assestò la prassi dei ‘documenti su libro’ e si vennero definendo ruolo e funzioni dei notai pubblici. I manoscritti superstiti sono solo un campione della pratica di scrittura di questi notai. Hanno tuttavia permesso di comprendere le prassi documentarie dei notai che lavorarono per il patriarca Raimondo della Torre, mentre la ricerca archivistica ne ha meglio delineato il profilo biografico e professionale. Allo storico l’edizione di queste fonti fornisce una messe di informazioni su uomini, luoghi, relazioni sociali, economiche e politiche del Patriarcato sullo scorcio del Duecento.
La biografia del notaio patriarcale Francesco di Nasutto da Udine († 1330) si è a lungo intrecciata, fino a confondersi, con quella dell’omonimo notaio Francesco da Udine († 1299). Questi, nell’ultimo anno della sua vita, svolse le funzioni di camerario del comune, mentre della sua attività notarile sono rimaste solo due pergamene autografe. Di Francesco Nasutti, invece, ci è pervenuto un quaderno (BCU, FP, 1465/I)  contenente 128 atti – quasi tutti relativi a investiture da parte del patriarca Raimondo – dal 1291 al 1293 (a questi vanno aggiunti gli oltre 500 regesti di documenti attribuiti alla mano del Nasutti fino al 1327). Anch’egli tuttavia svolse per i patriarchi funzioni non solamente tabellionali: fu depositario delle collette per i patriarchi Raimondo, Pietro e Ottobono.
Nicolò da Cividale († 1299), canonico di Cividale e notaio patriarcale, figlio del notaio patriarcale Giovanni da Lupico, nacque una decina d’anni dopo la venuta del padre nelle terre del Patriarcato (1252). La prima menzione di Nicolò si trova in un documento del maggio 1281. L’assenza di qualsiasi testimonianza in altre fonti documentarie per tutti gli anni Ottanta del Duecento è compensata dai documenti stessi del registro del notaio (BCU, FP, 1434), tutti scritti, a parte l’unico atto di compravendita del 1282 già menzionato, fra il 1283 e il 1289, e comprovanti la sua attività più come notarius curie presso le varie sedi patriarcali che come publicus notarius.

mercoledì 29 novembre 2017

Note e quaderni di Meglioranza da Thiene

Note e quaderni di Meglioranza da Thiene
Notaio dei Patriarchi di Aquileia (1302-1310, 1318-1319)
a cura di Martina Carmeli
pp. 380, € 27,00
ISIME; 2017
ISBN: 978-88-87948-41-7

Originario di Thiene, nel Vicentino (ma in diocesi di Padova), con studi e ordinazione chiericale probabilmente padovani, Meglioranza è un notaio-chierico-forestiero che fa fortuna nella Patria del Friuli. Notarius domini patriarche ovvero notarius et scriba patriarchalis curie Aquilegensis, egli fu tra i tanti che prestarono la propria sapienza professionale e il proprio talento umano per coadiuvare i vescovi e metropoliti aquileiesi nella complessa opera di governo, in spiritualibus e in temporalibus, di una Chiesa che accorpava in un unico ordinario funzioni disparatissime. Di lui – che prestò la sua opera a vari patriarchi (da Ottobono, primus artifex della sua fortuna, a Pagano Della Torre, a Bertrando di Saint-Geniès fino a Nicolò di Lussemburgo) – si conservano presso la Biblioteca Comunale “Vincenzo Joppi” di Udine, nel Fondo Principale, tre protocolli con segnature 1474/I, II e III. Il 1474/III, il più voluminoso e consistente dei tre è stato pubblicato in questa collana nel 2009, sempre a cura di Martina Cameli. Protocollo notarile tout-court e non registro di curia, esso rappresenta l’attività di Meglioranza, intesa in toto: quella sua al servizio della curia patriarcale e quella sua privata, e si presenta come un libro-archivio, uno zibaldone destinato a contenere tutto ciò che Meglioranza riteneva importante e potenzialmente utile.
Martina Cameli ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia del Cristianesimo (Antichità, Medio Evo, Età Moderna) presso l’Università degli Studi di Padova, la specializzazione presso la Scuola per Conservatore di beni archivistici e librari della civiltà medievale dell’Università di Cassino e il diploma della Scuola di Paleografia, Diplomatica ed Archivistica presso l’Archivio di Stato di Modena. Dopo essersi occupata della storia monastica delle Marche meridionali, ha focalizzato il suo interesse sull’episcopato di Ascoli Piceno nei secoli XI-XIII, rivolgendo particolare attenzione alle scritture documentarie da esso prodotte.

martedì 21 febbraio 2017

Imbreviature. Il registro (anni 1300-1314)

Imbreviature. Il registro (anni 1300-1314)
di Ser Matteo Biliotto Notaio
a cura di Manila Soffici
pp. XXXII-786, € 95,00
Sismel, 2016
ISBN: 978-88-8450-747-1
L'intensa attività professionale del notaio Matteo di Biliotto da Fiesole, che visse ed operò a Firenze tra XIII e XIV secolo, resta attestata da due soli registri superstiti, dei quali il primo (anni 1294-1296) è stato pubblicato nel 2002 in questa stessa collana a cura di Manila Soffici e Franek Sznura. Si pubblica adesso il secondo registro di imbreviature, contenente rogiti accolti principalmente a Firenze tra gli ultimi mesi del 1300 e la metà del 1314, periodo conclusivo del percorso professionale (e della vita) del notaio. La varietà dei testi e la ricchezza delle tipologie negoziali contenute in questa fonte offrono alla storiografia sulla Firenze medievale dell'età di Dante materiali interessanti, che dobbiamo alla penna e al lavoro di un notaio dalla personalità poliedrica e complessa, il quale sperimentò ruoli e responsabilità politiche ed istituzionali di primo piano nel contesto cittadino e non solo. Il volume è chiuso da una serie di indici analitici dettagliati.