domenica 29 novembre 2020

L'inventore di libri

L'inventore di libri
Aldo Manuzio, Venezia e il suo tempo
di Alessandro Marzio Magno
pp. 224, € 20,00
Laterza, 2020
ISBN: 9788858141601
 
Forse non lo sapete, ma il piccolo oggetto che avete in mano – così maneggevole, chiaramente stampato, dai caratteri eleganti, corredato da un frontespizio e da un indice – deve quasi tutto al genio di Aldo Manuzio, che cinque secoli fa ha rivoluzionato il modo di realizzare i libri e ha reso possibile il piacere di leggere. Benvenuti nel mondo del primo editore della storia.
Il libro – così come lo conosciamo ancora oggi – nasce a Venezia tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento. Padre di questa invenzione è Aldo Manuzio. Nato a Bassiano, nel Lazio, transitato per Ferrara e per Carpi, dov’era docente dei principi Pio, approda ormai quarantenne a Venezia. La città in quegli anni è l’indiscussa capitale europea della stampa e così il precettore si trasforma in editore. Pubblica inizialmente grammatiche e testi in greco necessari per apprendere la lingua classica. Poi i suoi orizzonti si allargano: nel 1501 dà vita a una vera e propria rivoluzione, quella del libro tascabile. Se prima si leggeva per necessità (e lo si faceva a voce alta), da quel momento leggere diventa un piacere a cui dedicarsi nel silenzio dell’intimità. E non finisce qui. Manuzio, con il suo amico Pietro Bembo, importa nel volgare italiano i segni di interpunzione che erano utilizzati soltanto nel greco antico: accenti, apostrofi, virgole uncinate e punto e virgola. Quando muore, nel 1515, il mondo del libro è definitivamente cambiato. Alessandro Marzo Magno ricostruisce le tappe di una straordinaria carriera, nell’unico posto al mondo dove sarebbe stata possibile: Venezia.
Alessandro Marzo Magno, veneziano per nascita e milanese per lavoro, si è laureato in Storia all’Università di Venezia Ca’ Foscari. Giornalista, è stato per quasi dieci anni responsabile degli esteri del settimanale “Diario”, diretto da Enrico Deaglio. Ha pubblicato svariati libri di argomento storico, tra i quali L’alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo (Garzanti 2012, più volte ristampato e tradotto in inglese, spagnolo, giapponese, coreano e cinese), Missione grande bellezza. Gli eroi e le eroine che salvarono i capolavori italiani saccheggiati da Napoleone e da Hitler (Garzanti 2017) e Il ricettario di casa Svevo (a cura di, La nave di Teseo 2018).

sabato 28 novembre 2020

Introduzione a “La Divina Commedia”

Introduzione a “La Divina Commedia”
di Enrico Malato
p. 68 + 4 di tavole f.t. a colori, € 12,00
Salerno Editrice, 2020
ISBN; 978-88-6973-580-6
 
Avvicinandosi l’inizio della pubblicazione della nuova edizione NECOD de La Divina Commedia – con l’uscita del tomo i, riservato all’Inferno, prevista nell’autunno del 2021, mentre l’Introduzione generale è riservata al tomo iv, che uscirà più tardi –, il Curatore ha ritenuto di anticipare quest’ultima perché il lettore possa avere fin dall’inizio una visione complessiva del nuovo profilo del poema quale risulta dal rinnovato sforzo di restauro testuale e d’impegno esegetico. Vengono riconosciute due nervature profonde che attraversano tutto il percorso narrativo dell’opera, conferendole uno spessore e un valore semantico passati finora del tutto inosservati: da un lato un nascosto lacerante conflitto ideologico con Guido Cavalvanti, che, esploso dopo la dedica a lui della Vita nuova, effetto di quella dedica, trova il suo esito poi nella Commedia; dall’altro una velata ma progressivamente scoperta ambizione di dare all’opera una valenza per cui essa sia non soltanto il messaggio, pur altissimo, di un poeta, ma il contributo di un uomo di fede che, sostenuto dalla grazia di Dio, intenda adempiere a una missione di salvezza dell’umanità. Perciò l’appello al « sacrato poema », il « poema sacro, / al quale ha posto mano e cielo e terra », che potrà meritargli « l’amato alloro », l’incoronazione poetica, convalida e sigillo del felice compimento della sua “missione”.

Enrico Malato, professore emerito di Letteratura italiana nell’Università di Napoli Federico II, filologo, critico letterario e storico della letteratura, è presidente della Commissione scientifica preposta all’Edizione Nazionale dei Commenti danteschi e coordinatore della «Nuova edizione commentata delle Opere di Dante (NECOD)» promossa dal Centro Pio Rajna. Ideatore e direttore di una grande Storia della letteratura italiana (14 voll., 1995-2005), è direttore responsabile dei periodici «Filologia e Critica», «Rivista di Studi Danteschi.

venerdì 27 novembre 2020

I della Scala di Verona

I della Scala di Verona
Il mito. La storia
di Italo Martinelli
pp. 200, € 20,00
Il Rio Edizioni, 2020
ISBN: 9788832293630
 
Per chi voglia scoprire l’affascinante mondo della Verona medievale, questo libro è un vero e proprio tuffo nella storia. In pagine appassionate e sempre vive, l’autore apre una finestra non solo sulla dinastia che dominò Verona tra Due e Trecento, ma sulla vita quotidiana della città che vide nascere, crescere e spegnersi la “prima” signoria italiana. Così, accanto a domini come Mastino, Cangrande e Cansignorio riscopriamo figure quali il temuto tiranno Ezzelino da Romano, il grande pittore Altichiero da Zevio e persino Dante Alighieri. Con questo nuovo testo dedicato ai della Scala, Italo Martinelli si conferma un divulgatore abilissimo nel far conoscere la storia di Verona ai veronesi, ma non solo.
Italo Martinelli è laureato in Giurisprudenza all’Università di Parma, vive a Mozzecane e lavora presso diverse aziende. Appassionato di storia medievale, di medioevo simbolico e dell’ordine Templare, ha approfondito soprattutto le tematiche legate alla Sindone di Torino a cui ha dedicato un’intensa attività divulgativa. Ha pubblicato diversi romanzi storici legati alla Verona medievale – tra cui ricordiamo La notte della luna chiaraLa fiera di San Barnaba e Le pietre del bosco silenzioso – ma anche diversi saggi, sempre su tematiche veronesi, come Templari e Templarismo a Verona e Veronesi tuti mati: facile da dire bello da sapere. Per l’associazione Cenacolo Veronese ha creato e condotto più di trenta inediti itinerari culturali che abbracciano in ogni aspetto la millenaria vicenda storica della città scaligera. Ha al suo attivo una costante attività divulgativa attraverso conferenze, opere di teatro narrativo e un costante lavoro nelle scuole.

giovedì 26 novembre 2020

Templar a Caralis et iter luminis

Templar a Caralis et iter luminis
di Roberto Pinna
pp. 128, € 14,00
LFA Publisher, 2020
ISBN: 8833432807
  
Anno Domini 1307. A Caralis, come in tutta l'Europa Cristiana, inizia la persecuzione e l'arresto dei Cavalieri Templari. Robur, giovane e nobile rampollo di una famiglia pisana, viene coinvolto, suo malgrado, in un disperato tentativo volto a salvare antichi documenti dell'Ordine. In queste sue gesta, che lo porteranno lontano dall'isola, incontrerà l'amore, e si imbatterà nel più difficile dei contenuti esoterici del tempo: i segreti dell'Alchimia.
Roberto Pinna ha partecipato a vari concorsi poetici con il conseguimento di vari premi e menzioni. Presente in varie raccolte poetiche: Premio Vejo 1990, Laurentun, Alias-Melbourne, “Cagliari si risveglia”, ha collaborato col sito web medievale.it.
Ha scritto e portato in scena, anche in qualità di regista e attore gli atti unici: “Storia di ordinaria ingiustizia”; “Di respirare la stessa aria”. È da circa 20 anni impegnato in ricerche storiche sulla “Cagliari Medievale”.

mercoledì 25 novembre 2020

Lucca, il Volto Santo e la Via Francigena

Lucca, il Volto Santo e la Via Francigena
di Ilaria Sabatini
pp. 88, € 12,00
Maria Pacini Fazzi Editore, 2020
ISBN: 978-88-6550-741-4 
 
«È difficile esagerare l’importanza che Lucca ha avuto per il pellegrinaggio, posta com’è al centro del tratto italiano della Via Francigena, con la presenza dell’insigne reliquia del Volto Santo ad attirare devoti da tutta Europa…» con queste parole l’Arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti apre la sua introduzione al libro di Ilaria Sabbatini, Lucca, il Volto Santo e la Via Francigena, cogliendo i tre temi di cui si occupa questo volume, agile e ricco di notizie.

Al Volto Santo rendevano omaggio non solo i Lucchesi, ma anche i numerosi fedeli in pellegrinaggio lungo la via Francigena di cui Lucca costituiva uno snodo di grande rilevanza. Ugualmente il Volto Santo diveniva simbolo e protezione delle ricche comunità lucchesi sparse in Italia e in Europa, anche presente in numerosi esemplari di monete lucchesi dal “Grosso” di Ottone, allo Scudo d’oro, allo Zecchino al Doppio Scudo. Tanti quindi gli argomenti collegati a questa immagine certo identitaria per la città di Lucca, ma ricca di spunti di analisi per approfondire varie tematiche connesse al suo culto e quindi ai temi legati al pellegrinaggio, alla viabilità medievale, alla analisi storica e materiale dell’opera in sé anche in rapporto con la coeva scultura lignea, al culto delle reliquie… alle storie e leggende miracolose ad esse collegate.
Un libro con il quale si inaugura la nuova collana “Leobinus” (ossia Leobino o Leoboino, il diacono al quale tradizionalmente si attribuisce la paternità della leggenda che vuole il Volto Santo di Lucca scolpito da Nicodemo e, nel volto, da un angelo) … che dà nome ad una collana di studi per indagare e ‘divulgare’ le tante storie che sono nate e che continuano a generare filoni di interesse e di studi intorno ai temi e ai simboli che il Volto Santo, – icona acheropita e reliquiario che conserva ampolle del Santo sangue, secondo la narrazione agiografica – ancora oggi racchiude e disvela. Se il Volto Santo è l’immagine identitaria dei Lucchesi, sia in senso laico che spirituale, ecco che Leobinus diventa il ‘narratore’ delle cose lucchesi per eccellenza, laddove la storia civile e politica si intreccia con la vicenda religiosa e il potere dell’immagine diventa l’immagine del potere di Lucca.
Collana diretta da Ilaria Sabbatini (storica, ideatrice del sito ARVO: Archivio digitale del Volto Santo).
Nel comitato scientifico: Fiorella Dallari (Università di Bologna, fa parte del team Cattedre Unesco –Italia “Landscaping, Urban Sustainability Tourism), Isabella Gagliardi (Università di Firenze, studiosa delle istituzioni ecclesiastiche e dei movimenti religiosi della cristianità medievale), Tommaso Maria Rossi (Archivio Storico Diocesano di Lucca, archivista e profondo conoscitore del patrimonio docuentario lucchese).

martedì 24 novembre 2020

Un presepio con molte sorprese

Un presepio con molte sorprese
San Francesco e il Natale di Greccio
di Chiara Frugoni
pp. 192, € 30,00
Mauvais Livres Editore, 2020
ISBN: 979-1280264008
 
Come mai, per rappresentare la nascita di Cristo, san Francesco chiese soltanto un po' di fieno, un bue e un asino vivi, animali nominati solo in quei vangeli apocrifi che la Chiesa non ritiene scritti dagli evangelisti? Quale era il loro significato? Che rapporto c'era, per il santo, fra la crociata e la notte di Natale a Greccio? Perché san Bonaventura, l'ultimo biografo ufficiale di Francesco, cambiò il racconto di quella notte? Che ruolo giocò l'iconografia? A queste e ad altre domande risponde una storia che intreccia voci e immagini di un passato lontano ma sempre presente.
Chiara Frugoni è nata nel 1940 a Pisa dove, dopo la laurea, ha concluso il perfezionamento presso la Scuola Normale Superiore. Ha insegnato Storia medievale all’università di Pisa, Roma II e a Parigi e studiato a Princeton, avendo vinto una borsa di studio all’Institute for Advanced Study. Il suo metodo nell’occuparsi di storia è sempre stato quello di unire testi e immagini, considerandoli fonti di pari dignità.

lunedì 23 novembre 2020

Il primo «Gran Maestro». Gerardo e l'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme (1070-1120)

Il primo «Gran Maestro»
Gerardo e l'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme (1070-1120)
di Giuseppe Perta
pp. XX+172, € 22,00
Edizioni Scientifiche Italiane, 2020
ISBN: 9788849543629
 
1099. Era una sera di giugno quando, all'inizio di un'estate inevitabilmente torrida e alla fine di un percorso intrapreso tre anni prima, i crociati cominciarono a prendere d'assalto Gerusalemme. Gerardo stava in città. Da ospedaliere, svolgeva le sue mansioni nel monastero amalfitano di Santa Maria dei Latini, e faceva quel che poteva, con le poche risorse a disposizione per i molti ospiti, poveri, malati e pellegrini. All'indomani della conquista, divenne fondatore e rettore di un'istituzione, figlia del monachesimo benedettino, resasi indipendente per andare incontro alle esigenze nuove della mobilità devozionale. L'Ospedale accumulò privilegi e da subito numerose donazioni, sia in Oriente che in Occidente. Gerardo fu, di fatto, il primo gran maestro dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, detto poi di Rodi, infine di Malta, nel tempo coerentemente votato a una duplice missione, da un lato la difesa della cristianità, dall'altro la finalità assistenziale che è la vera cifra identitaria degli Ospedalieri.
«Il libro contestualizza in modo eccellente il cambiamento e i caratteri di questa nuova istituzione e così facendo getta nuova luce su un Ordine del quale molto sapevamo per i secoli successivi, ma poco circa le origini» (dalla Prefazione di F. Cardini).
Giuseppe Perta insegna Storia Medievale presso il Dipartimento di Scienze formative, psicologiche e della comunicazione dell'Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa ed è vicedirettore del MEDAlics, il Centro di Ricerca sulle Relazioni mediterranee dell'Università per stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria. I suoi interessi vertono sulla storia della mobilità, dei pellegrinaggi e degli ordini religioso-militari, con particolare attenzione ai rapporti tra Occidente e Islam nel Medioevo.

domenica 22 novembre 2020

Il castello di Monte Copiolo

Il castello di Monte Copiolo
La casa dei duchi di Urbino
di Daniele Sacco
pp. 288, € 22,00
Biblioteca Clueb, 2020
ISBN: 978-88-31365-18-5
 
Dai ruderi del castello di Monte Copiolo, difeso da sei cinte murarie a più di mille metri d’altezza nella regione storica del Montefeltro, trovano vita in queste pagine i mastri tagliapietre che hanno edificato una fortificazione imprendibile, ma anche imperatori, papi e grandi famiglie: i conti di Montefeltro, i Malatesti, i Borgia, i de’ Medici e i della Rovere che con il castello hanno intrattenuto rapporti di guerra, di pace e d’affari.

Le vicende raccontate si dipanano dal X al XVII secolo, quando gli abitanti smontarono le antiche pietre squadrate per scendere a valle, al riparo dai rigori invernali.
Gli scavi archeologici condotti dall’Università di Urbino insieme alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche, dall’esordio del XXI secolo, hanno riportato alla luce ciò che resta della fortificazione. Proprio quello scavo viene preso a modello con l’intento di proporre un metodo scientifico di restituzione saggistica del dato archeologico.
L’archeologia si fa«storia narrata», una storia che racconta la «parola antica» con un registro di esposizione rigoroso e rivolto a più livelli di comprensione.
Daniele Sacco insegna Archeologia cristiana e medievale all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo occupandosi dei processi di trasformazione del paesaggio, del popolamento e dell’edilizia storica (civile e religiosa) tra Tardoantico e basso Medioevo. Tra le sue più recenti e maggiori ricerche vi sono quelle condotte presso il castrum tardoantico di Montefeltro (San Leo) e la cattedrale paleocristiana della città di Pesaro. Come giornalista, sviluppa un parallelo ambito di ricerca indirizzato all’analisi dei processi contemporanei di comunicazione del Medioevo, dell’archeologia e dei beni culturali.

sabato 21 novembre 2020

L’ epistolarum liber di Uberto Decembrio

L’ epistolarum liber di Uberto Decembrio
di Angelo Piacentini
pp. 384, € 45,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Viella, 2020
ISBN: 9788833134949
 
Nel panorama degli studi Uberto Decembrio ha vissuto di luce riflessa, noto per la collaborazione con Emanuele Crisolora nella traduzione latina della Repubblica platonica e grazie alla fama dei figli, soprattutto Pier Candido. La pubblicazione delle sue epistole ne offre un più circostanziato profilo biografico e intellettuale, che mostra come nel contesto visconteo Uberto si modelli al cancelliere umanista fiorentino Coluccio Salutati.
Le sue lettere abbondano di notizie di storia milanese, sia per gli anni della signoria di Giangaleazzo Visconti, sia riguardo il turbine di lotte intestine dopo la sua morte. Notevoli la lettera a Giangaleazzo in cui si congratula per la conquista di Bologna e il linciaggio di Giovanni Bentivoglio; l’invettiva contro il capitano Alberico da Barbiano, perfido traditore di Visconti; l’esortazione ai Lodigiani a rovesciare la tirannide cruenta di un macellaio come Giovanni Vignati. Bellissime poi le lettere scritte da Praga con considerazioni sui costumi della gente: la disinvoltura nel mostrarsi nudi in pubblico, la microcriminalità, le lotte tra i galli nelle piazze, le donne che si comportano da uomini mentre i mariti se ne stanno a oziare nelle osterie. La silloge accoglie anche l’unica lettera latina del Crisolora e tre epistole ‘pubbliche’ inedite del Salutati, tra le quali un’hortatoria ai Senesi perché riconquistino la libertà ribellandosi alla tirannide dei Visconti. 
Angelo Piacentini si occupa di letteratura latina tre e quattrocentesca, soprattutto di poesia. Tra i suoi lavori più recenti si segnalano contributi sulla produzione latina di Petrarca e Boccaccio, pubblicati in riviste quali «Studi petrarcheschi» e «Studi sul Boccaccio». Sul fronte boccacciano sta approfondendo lo studio del Buccolicum carmen in prospettiva di una rinnovata edizione.

venerdì 20 novembre 2020

Civitas Invicta

Civitas Invicta
di Vito Tricarico
pp. 336, € 17,90
WLM Edizioni, 2020
EAN: 9788897382485
 
Civitas Invicta
, romanzo storico, è il racconto del tentativo di due comunità pugliesi, Butuntum e Palium, di salvare la propria gente e la propria città dalle conseguenze della guerra di successione angioina al Regno di Napoli, dopo la morte di re Roberto. La legittima erede, Giovanna D’Angiò, rimasta vedova del cugino Andrea, duca di Calabria, in conseguenza di una congiura di palazzo, sposa il cugino Luigi d’Angiò, principe di Taranto. Nel 1349 è rientrata da poco in possesso del suo regno, occupato dall’ex cognato, Luigi re d’Ungheria, le cui truppe resistono in Puglia comandate dal fratello minore Stefano, voivoda di Transilvania. Sotto la guida di Niccolò Acciaiuoli, assoldato Giovanni Pipino, palatino di Altamura, si tenta di espellere gli invasori. A complicare la situazione, le due comunità parteggiano per le due opposte fazioni. I giovani di entrambe le città, partecipanti a milizie cittadine, si dimostreranno protagonisti nei due assedi alle rispettive città e i veri artefici della soluzione…
Vito Tricarico, narratore e poeta, appassionato di storia, è nato a Palo del Colle (BA) il 4 settembre 1948. Ha lavorato in Germania presso un’azienda automobilistica, in Francia presso un’agenzia doganale e in alcune città italiane per un’azienda nazionale. Attualmente vive e lavora a Palo del Colle, ove inizia il suo percorso artistico-letterario nel 2010. Nel 2011 esordisce con Una storia palese, un po’ cronaca e un po’ romanzo. Nell’anno seguente pubblica il romanzo Erculea proles (Cultura Fresca). Vincitore del Concorso Il Cavaliere nel 2013, pubblica Cavalieri e vergini guerriere (Vitale) una raccolta di racconti e poesie. Seguono Itinerari alla riscoperta di Palo del Colle (Favia) nel 2017 e All’ombr’ du Spiaun, poesie in dialetto, nel 2018. Molte poesie e diversi racconti sono pubblicati in antologie in conseguenza della classificazione in concorsi letterari. In particolare vince nel 2017 e nel 2018 il Premio Cultora, nel 2019 e nel 2020 il Concorso Racconti pugliesi. Nel 2019 con l’inedito Civitas Invicta vince il Premio Il Romanzo Storico, pubblicato nel 2020 da WLM.

giovedì 19 novembre 2020

La grande storia della guerra

La grande storia della guerra
Uomini, Stati e imperi in lotta
di Gastone Breccia
pp. 384, € 12,90
Newton Compton, 2020
ISBN: 9788822746481
 
La guerra è la più complessa delle attività umane. È da sempre un elemento decisivo nell’evoluzione delle società, oltre che un oggetto privilegiato delle loro creazioni artistiche – da Omero a Shakespeare a Salvate il soldato Ryan – ma resta in parte avvolta dal mistero, sconcertante, spaventosa. Le descrizioni accurate di campagne e di battaglie, i simboli geometrici, le frecce rosse e blu disegnate sulla mappa non sono che il riflesso condizionato dell’uomo che cerca di mettere ordine nel caotico e oscuro orizzonte della sua conflittualità perenne. La guerra è una strana partita a scacchi in cui d’improvviso un pezzo può muovere in una direzione sbagliata, un pedone respingere l’attacco di una torre, una casella rivelarsi impossibile da attraversare, un re fuggire… Negli ultimi decenni noi occidentali l’abbiamo respinta ai margini della nostra vita privilegiata; eppure sappiamo che è là fuori, appena oltre il confine della nostra sicurezza, che aspetta come una belva nel buio. È essenziale non dimenticarcene, e dunque osservarla e conoscerla in tutti i suoi aspetti.
Gastone Breccia è nato a Livorno nel 1962, dal 2000 insegna Storia bizantina e Storia militare antica presso l’Università di Pavia. Ha curato il volume miscellaneo L’arte della guerra. Da Sun Tzu a Clausewitz e pubblicato molti saggi di argomento storico-militare, tra cui L’arte della guerriglia; 1915. L’Italia va in trincea; Lo scudo di Cristo. Le guerre dell’impero romano d’oriente, IV-IX secolo; Scipione Africano. L’invincibile che rese grande Roma; Corea. La guerra dimenticata. Dalla sua esperienza sul campo sono nati Guerra all’Isis. Diario dal fronte curdo (2016) e Missione fallita. La sconfitta dell’Occidente in Afghanistan (2020). Con la Newton Compton ha pubblicato Epidemie e guerre che hanno cambiato il corso della storia, scritto insieme ad Andrea Frediani e La grande storia della guerra.

mercoledì 18 novembre 2020

Il mistero del Graal e i Cavalieri della Tavola Rotonda

Il mistero del Graal e i Cavalieri della Tavola Rotonda
di Beatrice Borghi, Filippo Galletti
disegni di Arianna Farricella
pp. 96, € 12,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
ISBN: 9788833242675
 
La storia del Graal da sempre ha affascinato generazioni di lettori. Ma che cos’è esattamente e cosa rappresenta?

È nella fantasia dei romanzi di Chrétien de Troyes e tra polverosi manoscritti medievali che si ritrova l’origine del misterioso interrogativo. Un desiderio di conoscenza che inizia con l’avventuroso viaggio di Perceval che, aiutato dal leale Gorneman, da Artù e dai Cavalieri della Tavola Rotonda, si lancia fra meraviglie, incanti e amori alla ricerca del leggendario oggetto dai poteri straordinari, che donerebbe felicità e vita eterna. Sempre al limite fra lo stupore e la concretezza di esperienze forti e rischiose, il giovane abbandona il sicuro rifugio familiare e corre incontro al suo destino di uomo d’armi.
Un viaggio di iniziazione e di crescita, la più importante, quella che segna il cammino di tutti noi.
Beatrice Borghi è ricercatore e docente di Storia medievale, di Didattica della Storia e di Storia del Mediterraneo presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. I suoi interessi e i suoi studi vanno dal tema del pellegrinaggio e delle sue manifestazioni nelle tre grandi religioni monoteiste a quello delle reliquie e dei relativi santuari nell’area euromediterranea, a partire dai modelligerosolimitani.Nel campo della didattica si occupa di metodi strategie e strumenti per l’insegnamento della storia e dell’educazioneal patrimonio. E’ socia corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna,dell’Associazione Mediae Aetatis Sodalicium, e fa parte del gruppo di ricerca del Centro Italiano per lo studio el’edizione delle fonti normative (CISEFN).
Per Minerva ha pubblicato nel 2010 In viaggio verso la Terrasanta. La Basilica di Santo Stefano in Bologna, nel 2011 
Bologna. Storia, volti e patrimoni di una comunità millenaria, nel 2012 San Domenico. Un patrimonio secolare di arte, fede e cultura e Sante e Streghe. Storie di donne nel Medioevo (2019).
Filippo Galletti è assegnista di ricerca in Storia medievale e Didattica della storia e membro del Centro internazionale di Didattica della Storia e del Patrimonio (DiPaSt) del Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Università di Bologna. Tutor didattico nell’insegnamento di “Storia dei Culti e delle Religioni” presso la scuola di Psicologia e Scienze della Formazione dell’Università di Bologna (sede di Rimini). Membro del gruppo di coordinamento organizzativo e segretariale della Festa internazionale della Storia di Bologna e presidente dell’associazione “Amici della Festa internazionale della Storia”.

martedì 17 novembre 2020

Gli eserciti delle crociate

Gli eserciti delle crociate
1099-1187
di Steve Tibble
pp. XVIII - 518, € 34,00
Giulio Einaudi, 2020
ISBN: 9788806245009
 
Pensiamo di conoscere le Crociate: il primo esempio di scontro tra civiltà, una serie di drammatici conflitti tra cristianesimo e islam che hanno segnato in profondità il mondo moderno. Ma quanto sono precise le nostre conoscenze? E se la principale causa delle Crociate fosse invece da cercare nel cambiamento climatico e nella migrazione di massa scatenatasi nelle steppe euroasiatiche? E se all’origine del conflitto ci fossero antiche tensioni tra società nomadi e sedentarie, tra mandriani e coltivatori? E che diremmo se scoprissimo che gli eserciti «crociati» erano perlopiú composti da Arabi, Siriani e Armeni, mentre quelli islamici schieravano sorprendentemente pochi musulmani?
Steve Tibble si propone di osservare da una prospettiva assai originale i tentativi occidentali di colonizzare il Medio Oriente nel corso del Medioevo, e analizza le strategie dei due fronti in guerra attingendo alle ricerche piú recenti, a numerosi documenti islamici, a reperti archeologici e alle piú importanti fonti occidentali.
Tibble sfida dogmi e luoghi comuni, per mostrarci in tutti i suoi aspetti la figura del soldato medievale, tra tattiche, sconfitte e vittorie. Il confronto di adattamenti, evoluzioni e diversità culturali sottolinea quanto i rispettivi eserciti fossero all’avanguardia, persino per i nostri standard, e ci fa comprendere per intero la reale complessità di quel mondo, dove i comportamenti venivano condizionati tanto dal pragmatismo quanto dall’ideologia, e l’opportunismo era piú importante del fanatismo religioso.
Steve Tibble è Honorary Research Associate alla Royal Holloway, University of London ed è autore di Monarchy and Lordships in the Latin Kingdom of Jerusalem, 1099-1291. Per Einaudi ha pubblicato Gli eserciti delle Crociate. 1099-1187 (2020).

lunedì 16 novembre 2020

La Cappella Sistina

La Cappella Sistina
Racconto di un capolavoro
di Antonio Forcellino
pp. 208; € 24,00
Laterza, 2020
ISBN: 9788858135181
 
Sandro Botticelli e il Perugino; Domenico Ghirlandaio e Cosimo Rosselli; Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio… Nell’arco di alcuni decenni, tra Quattrocento e Cinquecento, nel cuore della cristianità si avvicendano due generazioni di artisti che danno vita a uno dei risultati più mirabili dell’arte occidentale: la Cappella Sistina.Una storia straordinaria raccontata da uno dei massimi esperti del Rinascimento italiano.
La Cappella Sistina è uno dei luoghi più celebri al mondo. È il capolavoro che segna il passaggio dalla bottega rinascimentale al trionfo del genio creativo moderno. Quello in cui l’opera d’arte inizia a essere riconosciuta come prodotto di puro ingegno. Quello attraverso cui la politica realizza pienamente il potenziale comunicativo e propagandistico dell’arte. È qui che papa Sisto IV, per fronteggiare l’insidia alla sua guida spirituale posta da Maometto II, inaugura un’impresa artistica che sarà un manifesto della legittimità papale: la decorazione della cappella più importante della cristianità. Un vero e proprio consorzio di maestri realizza la decorazione della parte inferiore della Sistina. Il risultato è uniforme, quasi fosse l’opera di una sola mano; è la massima espressione della maestria delle botteghe toscane del Quattrocento. Anni dopo, nel 1505, papa Giulio II – nipote di Sisto IV – imprime una svolta. Sedotto dal talento prodigioso di un ragazzo fiorentino, lo chiama a Roma. È Michelangelo Buonarroti, che sarà poi scelto per decorare la volta della Sistina. Nel suo rivoluzionario lavoro, Michelangelo si stacca da ogni tradizione precedente e segna una svolta nel mondo dell’arte. Antonio Forcellino ci fa vivere il prodigio del cantiere della Cappella Sistina, ricostruendo le vicende dei protagonisti che l’hanno voluta e realizzata – i pontefici e gli artisti – e la storia materiale di questo straordinario capolavoro.
Antonio Forcellino è tra i maggiori studiosi europei di arte rinascimentale. Ha realizzato restauri di opere di valore assoluto, come il Mosè di Michelangelo e Le Sibille di Raffaello. Come storico, la sua attenzione si rivolge da sempre a tutta la ricchezza del fare arte, ai contesti storici, alle tecniche e ai materiali, alle radici psicologiche e biografiche dei grandi capolavori.

domenica 15 novembre 2020

Nuovi studi su Dante

Nuovi studi su Dante
«Lecturae Dantis», note e chiose dantesche
di Enrico Malato
pp. XVIII-518, € 70,00
Salerno Editrice, 2020
ISBN: 978-88-86868-27-3
 
In continuità con la precedente raccolta di Studi su Dante (2005), concepita come omaggio per i settant’anni di Enrico Malato, il libro offre un’ampia selezione dei piú significativi contributi danteschi prodotti dallo studioso nell’arco dell’ultimo quindicennio (2006-2020) e si articola in tre sezioni. La prima raccoglie le lecturae di un trittico di canti cruciali della Commedia (Purg., V e XVII; Par., XXXIII), indagati con costante attenzione all’accertamento dei legami interni che contrassegnano la mirabile struttura architettonica e ideologica del poema. La sezione successiva, Note e chiose dantesche, consente di ricostruire, attraverso una serie di rigorose e puntuali indagini, alcune delle principali linee di ricerca seguite dall’Autore, maturate anche nell’àmbito delle numerose iniziative scientifiche e delle prestigiose imprese editoriali da lui promosse (dal Censimento ed Edizione Nazionale dei Commenti danteschi fino alla «Nuova Edizione commentata delle Opere di Dante [NECOD]»), che hanno contribuito in misura decisiva al progresso degli studi danteschi contemporanei. Nella sezione conclusiva di Note storiche e commemorative, infine, vengono riprodotti, nell’ordine, l’intervento tenuto al Senato della Repubblica per il Settecentocinquantenario della nascita di Dante, l’introduzione alla raccolta dei Cento canti per cento anni, concepita anche come profilo storico della Casa di Dante in Roma in occasione del Centenario della sua fondazione, nonché i ritratti di Giorgio Petrocchi editore della Commedia e di Ignazio Baldelli “dantista”.

Il volume si presenta dunque come un complesso coerente di contributi, tenuti insieme da una fondamentale unità di prospettiva, che si risolve in un costante, appassionato tentativo di decifrazione dell’universo ideologico dantesco, in un continuo “corpo a corpo” con i testi, vòlto a favorirne la decifrabilità e agevolarne la traducibilità, senza mai però semplificarne la complessità. Le linee di ricerca evidenziate dai lavori qui raccolti hanno sostenuto e orientato alcuni dei volumi già pubblicati della NECOD, nonché l’editio minor della Divina Commedia, allestita da Enrico Malato per la collana «I Diamanti» della Salerno Editrice (comprensiva dell’importante Dizionario della ‘Divina Commedia’), che confluirà, con gli opportuni adeguamenti, nella nuova edizione commentata del poema, alla quale lo studioso sta attendendo da più anni e il cui tomo relativo all’Inferno è atteso per l’ormai prossimo 2021.
Enrico Malato, professore emerito di Letteratura italiana nell’Università di Napoli Federico II, filologo, critico letterario e storico della letteratura, è presidente della Commissione scientifica preposta all’Edizione Nazionale dei Commenti danteschi e coordinatore della «Nuova edizione commentata delle Opere di Dante (NECOD)» promossa dal Centro Pio Rajna. Ideatore e direttore di una grande Storia della letteratura italiana (14 voll., 1995-2005), è direttore responsabile dei periodici «Filologia e Critica», «Rivista di Studi Danteschi.

sabato 14 novembre 2020

I Longobardi a nord di Milano

I Longobardi a nord di Milano
Centri di potere tra Adda e Ticino
a cura di Gian Pietro Brogiolo, Paola Marina De Marchi
pp. 312, € 46,00
All'Insegna del Gilio, 2020
ISBN: 9788899547431
 
IV Incontro per l’Archeologia barbarica. Cairate (Varese, Auditorium e monastero di S. Maria Assunta, 21 settembre 2019
.
Nel territorio dell’antica capitale dell’impero d’Occidente, lungo percorsi di connessione tra la pianura e i principali valichi alpini, numerose sono le attestazioni di centri di potere, di proprietà fiscali, di grandi monasteri e di potentes longobardi e franchi. Sulla base dei nuovi dati e interpretazioni e attraverso il confronto con altri contesti italiani, la quarta edizione degli Incontri per l’Archeologia barbarica propone una riflessione sulle strutture del potere altomedievali nel territorio milanese.

 

venerdì 13 novembre 2020

Il coperto dei Figini. La Rinascente del Medioevo

Il coperto dei Figini
La Rinascente del Medioevo
di Ambrogio Figini
a cura di Enrico Cafulli, Maurizio Giannetti, Francesco Gorelli, Maurizio Spelta
prefazione di Luca Figini
pp. 173, € 10,00
Edizioni Italia Medievale, 2020
ISBN: 9781716713941
 
La nascita di un grande loggiato, che ospitava il vasto e variegato Coperto dei Figini, posto in piazza del Duomo a Milano e costruito nella seconda metà del Quattrocento, ci viene raccontata da Ambrogio, omonimo di colui che ne ordinò la costruzione, sulla base di testi e documenti storici.
La prefazione del figlio Luca apre il volume, pubblicato a cura degli amici e colleghi di studi in memoria e omaggio all’amico scomparso. Il lavoro è stato arricchito con i loro contributi personali che spaziano dalla possibile origine del Coperto, alle monete e prezzi in quell’epoca, alla genesi e storia dei navigli con lo sviluppo commerciale e urbanistico della città, ai rapporti economici e sociali tra città e contado.
Coperto dei Figini è il nome che designò per secoli la lunga costruzione porticata a più piani. Essa ha costituito la quinta settentrionale della grande piazza della Chiesa Maggiore dalla seconda metà del Quattrocento fino al 1864, anno in cui venne demolito l'ultimo tratto del Coperto.
La prima menzione dell'edificio, costruito da Pietro da Figino, appare nei documenti solo nel 1472, ma probabilmente l'inizio delle opere risale a qualche anno addietro. Beltrami indica l'anno 1469, senza citarne la fonte, mentre notizie tratte Annali della Fabbrica del Duomo fanno presumere una datazione ancora precedente.

giovedì 12 novembre 2020

La vita al tempo della peste

La vita al tempo della peste
Misure restrittive, quarantena, crisi economica
di Maria Paola Zanoboni
pp. 281, € 18,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Jouvence, 2020
ISBN: 9788878017566
 
Dall’antichità ai primi decenni del XVIII secolo le epidemie di peste coinvolsero ovunque tutti i possibili aspetti della vita economica, politica e sociale, con analogie impressionanti: la psicosi collettiva, la caccia ai potenziali untori, la negazione delle prime avvisaglie del contagio per timore degli effetti economici che avrebbero innescato; le devastanti conseguenze sul commercio e sull’economia (in primis la “crisi del ’300”), dovute alle misure restrittive; i tentativi dei governi di sanare il deficit con prestiti, emissione di titoli del debito pubblico, nuove tasse, e di soccorrere con sussidi i disoccupati; gli assalti ai forni per paura della quarantena. È sconcertante come gli strumenti di prevenzione disponibili ai nostri giorni siano gli stessi elaborati nel ’300, a partire dal Nord della Penisola, recepiti tardi dal resto dell’Europa (tardissimo dall’Inghilterra), e adottati con successo fino al 1720, quando l’ultimo cordone sanitario (a Marsiglia) debellò quasi del tutto il morbo dal Vecchio Continente. Il ricorso a forme di vera e propria “dittatura sanitaria” fu dal ’300 al ’700 il metodo comunemente adottato per cercare di far rispettare le misure restrittive
.
Maria Paola Zanoboni, abilitata a professore associato in Storia economica medievale, collabora con numerose riviste (tra cui “Medioevo”, “Storica National Geographic”, “Prometeo”). Tra le sue pubblicazioni con Jouvence: Scioperi e rivolte nel Medioevo (2015); Donne al lavoro nell’Italia e nell’Europa medievali (2016; premio Italia Medievale 2017); Povertà femminile nel medioevo (2018; premio “Gisa Giani” 2018 e presentato al Festival del Medioevo di Gubbio 2019). Inoltre ha pubblicato: La vita al tempo della peste (“Medioevo Dossier”, n. 5, novembre 2013); Alle origini del “made in Italy” (“Medioevo Dossier”, n. 8, maggio 2015); Lavori di donne, lavoro delle donne, in Storia del lavoro in Italia. Il medioevo, a cura di F. Franceschi (Roma 2017).
L’elenco completo delle sue pubblicazioni è disponibile sul sito: www.academia.edu/indipendent/mariapaola.zanoboni.

mercoledì 11 novembre 2020

L'abbazia perduta

L'abbazia perduta
Breve storia del monastero di San Benedetto di Gualdo
di Matteo Bebi
pp. 180, € 18,00
Era Nuova, 2020
ISBN: 978-88-6662-150-8
 
Anno 1008, tra le fronde d'una piana boscosa avvolta dalle nebbie sorge un'abbazia. Siamo ai piedi dell'Appennino, nell'Umbria orientale. Le maestose montagne guardano la folla che si sta radunando attorno a dei nobiluomini, ai rintocchi d'una campana. Sarà in quel giorno che nascerà l'abbazia di San Benedetto, in una località chiamata Gualdo.
Può sembrare quasi l'incipit d'un romanzo e anche se il libro è frutto del lavoro preparatorio, e di studio, che c'è stato per la realizzazione di "Poi si fece buio", precedente opera incentrata su di una leggenda appenninica, che narra d'una strega, chiamata "Bastola", che incendiò il villaggio di Gualdo, è in realtà una celebrazione saggistica, tramite la ricerca minuziosa delle fonti, della nascita di una famosa e potente Abbazia, che decretò anche l'alba d'un borgo umbro e il nome della stessa città, oggi Gualdo Tadino.
L'omaggio quindi a un luogo troppo spesso dimenticato, e oggi abbandonato, che vide il sorgere d'un monastero proprio dopo la celebre "battaglia di Tagina", dove il generale bizantino Narsete si scontrò con Totila, appena acclamato Re degli Ostrogoti. Attorno al cenobio si andò quindi formando un villaggio con i suoi primi rappresentanti; le genti prima disperse e lì accolte iniziarono a sentire quel luogo come casa, e a chiamarlo Gualdo, dalla latinizzazione del nome germanico del terreno, "wald", stante per bosco. L'Umbria infatti, soprattutto in questi anfratti montuosi, è ancor oggi ricca di selve, e all'epoca dovevano essere interrotte solamente da un lungo "serpente": la via Flaminia.
La ricostruzione delle vicende spazia dunque dall'Italia funestata dalle Guerre Greco-Gotiche, prendendo spunto dagli scritti di Procopio e di papa Gregorio Magno, fino alla venuta di Federico Barbarossa e di suo nipote, lo Stupor Mundi, Federico II, e quindi al 1256, anno del trasferimento del capitolo dei monaci nell'attuale sito ove sorge la Cattedrale. Cercando di individuare un periodo di fondazione dell'abbazia, nonché mostrando come l'Umbria, regione montana e collinare che può apparire quasi fuori dai "giochi di potere", fosse in realtà al centro dei grandi accadimenti che funestarono la Penisola, ci addentriamo pienamente in quel nascente sistema feudale che si portarono dietro i dominatori di quegli anni: i longobardi, che diedero vita alla dinastia folignate dei Trinci.
Tra misteriosi castellacci, tra stralci di documenti originali e di seconda mano, tra battaglie e potenti personaggi ancora ben piantati nel nostro immaginario, "L'abbazia perduta" vuole sì raccontare l'alba dell'identità d'un paese, ma in generale indaga i movimenti politici del centro Italia a cavallo tra la caduta silenziosa dell'impero romano e l'avvento d'un medioevo non pienamente percepito.
L’abbazia di San Benedetto «vecchia» fu almeno per duecento anni, come dimostra Bebi nel suo libro, il nucleo di conservazione e trasmissione della civiltà gualdese, dalla devastazione di un medioevo ancora mezzo pagano fino al solidificarsi di poteri più o meno legittimi e fra loro concorrenziali: il papa, l’imperatore, i signorotti feudali, le città. L’abbazia dimenticata fu molto più che un luogo di meditazione attorniato da qualche casupola di contadini in cerca di riparo dalla spada, dalla rapina e dalla miseria. Essa fu il nodo organizzato, attivo e potente di un’altra Gualdo, quella che precedette la città della Val di Gorgo, celebre, alla fine, solo, o quasi, per il modo pirotecnico in cui, nel 1237, finì.
Bebi racconta, appoggiandosi su documenti e su ipotesi ragionevoli, come Gualdo Tadino sia stata un microcosmo delle vicende fondamentali di un medioevo centrale molto complesso: l’epoca in cui cominciarono le crociate, in cui i poteri universali si fronteggiarono senza scrupoli per via delle investiture dei vescovi, in cui la riforma di Cluny organizzò un enorme potere abbaziale, in cui avventurieri e signorotti feudali cercarono di accaparrarsi insieme alle terre anche il favore di Dio “pro redemptione animae”. Un mondo, insomma, non tanto distante dalla brutalità del Magnificat di Pupi Avati: austero, pieno di simboli, di lotte sotterranee, di potenze in armi. L’Abbazia perduta svela qualche enigma etimologico (perchè Madonna delle Rote?, per dirne una), fa ipotesi ardite, come quella su San Martino, che contenderebbe il posto di “unico, originale, gualdese” a San Facondino (sebbene gli specialisti di agiografia abbiano molti dubbi anche su quest’ultimo: ma non diciamolo troppo in giro).
A ben vedere, il libro di Matteo Bebi dimostra che Gualdo Tadino, per paradosso, ha avuto la sua unicità e originalità (gualdesità è un concetto vago, buono per ogni declinazione, a parte la saldezza del dialetto che parla noi, più che noi parlare lui) nella contaminazione, nel sovrapporsi di lingue, culture, usi, culti. La sua forza è stata l’adattamento a quel “banco del macellaio”, per dirla con Hegel, che è la storia. Il lettore in cerca di una buona compagnia serale, magari alternativa al web, la può trovare nell’Abbazia perduta: l’autunno gualdese favorisce certe suggestioni da Nome della rosa. Alla fine, darà ragione a Marc Bloch: la buona storia diverte e spinge a capire. Molto oltre il medioevo."

martedì 10 novembre 2020

Nero saraceno

Nero saraceno
di Alessandro Luciano
pp. 248, € 14,90
Marlin Editore. 2020
ISBN: 9788860431585
 
Al monastero di Martyrios, in Palestina, il monaco e pellegrino Bernardo viene a conoscenza di un terribile segreto: l’abbazia di S. Vincenzo alle sorgenti del Volturno, uno dei più importanti centri spirituali della cristianità, è bersaglio di un imminente attacco saraceno guidato dallo spietato comandante Suchaim. Scoperto dai complottisti e determinato ad avvisare l’abate volturnense Maione del pericolo incombente, Bernardo si avventura in una pericolosa corsa contro il tempo che lo porta al confine della terra S. Vincentii. Le sue rivelazioni catapultano la comunità monastica nell’instabile scacchiere politico dell’epoca, dominato dagli scontri tra Carolingi, Longobardi, Bizantini e Saraceni. Intanto l’abate e il suo fedele preposito, Cuniperto, impegnati a ricercare alleanze e ad approntare le difese, sono ignari che pure i Saraceni, accampati alle porte di Napoli, possono contare su un complice potente. Dopo morti misteriose, azioni di spionaggio e complotti politici, nell’anno Domini 881 lo scontro armato - violento e sanguinario - cala sull’abbazia come una mannaia. Dal suo esito dipende la salvezza di Bernardo, Maione e Cuniperto, e soprattutto delle reliquie di S. Vincenzo… Con una prosa semplice ed elegante, un ritmo serrato e avvincente, Luciano cala il lettore in una vicenda realmente accaduta - il sacco arabo di S. Vincenzo al Volturno dell’881 -, facendogli respirare la spiritualità della vita monastica, ma anche il clima di tensione che attanaglia l’Italia centro-meridionale nel IX secolo.
Alessandro Luciano vive a Volla, vicino Napoli. È autore dei romanzi storici Gli ultimi giorni del comandante Plinio (2019, tre edizioni in meno di un anno) e Nero saraceno (2020), entrambi pubblicati con Marlin. Inoltre ha scritto articoli e libri scientifici relativi all’archeologia, come Iuxta flumen Vulturnum (curato assieme a Federico Marazzi, 2015), resoconto dei recenti scavi archeologici all’abbazia di S. Vincenzo, che lui stesso ha coordinato sul campo per circa dieci anni. Lavora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e ha conseguito la laurea in Conservazione dei Beni Culturali, il diploma di specializzazione in Archeologia e il dottorato di ricerca in Scienze dell’Antichità. È Ufficiale della Riserva Selezionata dell’Arma dei Carabinieri (Nucleo Tutela Patrimonio Culturale).

lunedì 9 novembre 2020

Mulieres Salernitanae

Mulieres Salernitanae
Storie di donne e di cura
di Federica Garofalo
pp. 264, € 15,00
Robin Edizioni, 2020
ISBN: 9788872747278
 
Una città del Mediterraneo medievale: Salerno, la Città della Medicina. Sei donne, donne che curano, e le loro storie, che si snodano dal 1084 al 1422. Sei aspetti del femminile, in un mondo che cambia, e che riserva molte sorprese. Un mondo forse diverso da come lo abbiamo sempre immaginato.

domenica 8 novembre 2020

Medioevo. Un sussidio per temi e concetti

Medioevo. Un sussidio per temi e concetti
di Roberto Paciocco
pp. 240, € 16,00
Accademia University Press, 2020
ISBN: 9788897523765
 
Questo “sussidio per temi e concetti” è stato scritto per accompagnare lo studio di un “tradizionale” manuale, con l’aspirazione che possa contribuire a una migliore comprensione dell’età medievale. Onde evitare che l’apprendimento si configuri come mero esercizio mnemonico, sono presentate le origini, gli sviluppi e le funzioni di cariche, istituzioni e idee la cui conoscenza è in genere data per scontata. Per cogliere talune peculiarità del medioevo, ampio spazio è lasciato alla storia del diritto, della Chiesa e della liturgia, solitamente ricondotte ad altre competenze disciplinari. La prospettiva generale che guida l’esposizione – incentrata soprattutto sulla penisola italica e orientata precipuamente sui secoli compresi tra il VI e il XIV – muove dalle sempre attuali riflessioni contenute in una lezione di František Graus su La concezione medievale del diritto e del potere, riprodotta alla fine del volume. Tali riflessioni consentono, come si afferma nei “Fondamenti” del sussidio, di «pensare alla storia come a una acerrima ma pacifica avversaria dei massimi sistemi, come a una rigorosa disciplina assolutamente non definibile come “scienza”, in quanto precipuamente contraddistinta da connotazioni morali».
Roberto Paciocco è docente di Storia Medievale all'Università di Chieti. È membro della Società Internazionale di Studi Francescani, fa parte del Comitato redazionale della rivista “Quaderni di Storia Religiosa”, ha collaborato con il repertorio bibliografico “Medioevo Latino”; occasionalmente recensisce volumi per le riviste “Cristianesimo nella Storia”, “Quellen und Foschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken” e “Studi medievali”.

sabato 7 novembre 2020

«Pigliare occhi, per aver la mente»

«Pigliare occhi, per aver la mente»
Dante, la Commedia e le arti figurative
di Laura Pasquini
pp. 288, € 24,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2020
ISBN: 9788829002887

Quali immagini ha visto Dante? Su quali di esse si è soffermato a pensare? Che ruolo hanno avuto nella scrittura della Commedia? In questo volume, Laura Pasquini ci guida come in un ideale viaggio (Firenze, Roma, Padova, Ravenna, Venezia) attraverso le opere che hanno agito sulla principale creazione dantesca. Mosaici, affreschi, sculture, di cui Dante non parla direttamente, ma che di certo hanno catturato la sua attenzione, finendo per concorrere in vario modo alla costruzione dell’immagine poetica. Talvolta presenza emersa dalla memoria, talvolta riconoscibile spunto figurativo consapevolmente amplificato. Ne risulta un libro fitto di richiami testuali e di prospettive inedite su quello che dovette essere l’immaginario dell’Alighieri; un libro ricco di suggestioni e di scoperte affascinanti (in particolare sul suo soggiorno romano in occasione del Giubileo del 1300) corredato di un denso e prezioso apparato iconografico.
Laura Pasquini è storica dell’arte presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Interessata agli esiti iconologici della produzione artistica di epoca tardoantica e medievale, ha affrontato in varie pubblicazioni studi attinenti all’archeologia cristiana, riservando particolare attenzione all’iconografia dantesca, alle immagini del diavolo e dell’aldilà nel Medioevo oltre che alla rappresentazione figurata della sua città. Tra i suoi volumi: Iconografie dantesche (Ravenna 2008); Bologna delle torri. Uomini, pietre, artisti dal Medioevo a Giorgio Morandi (Firenze 2013) e Diavoli e inferni nel Medioevo (Padova 2015).

venerdì 6 novembre 2020

Ai piedi dell'Apostolo

Ai piedi dell'Apostolo
Sede apostolica e spazio tirrenico (secoli XI-XII)
di Corrado Zedda
introduzione di Jean-André Cancellieri, Enrica Salvatori
prefazione Maria Pia Alberzoni
pp. 368, € 34,00
Vita e Pensiero, 2020
ISBN: 9788834342541 
 
Il libro indaga il processo di creazione e la suc­cessiva gestione da parte della sede apostolica di uno spazio imperniato sulle coste e le iso­le del Tirreno centrale durante il periodo della riforma ‘gregoriana’: un tema che finora la storiografia non ha considerato con la dovuta attenzione. Tale spazio – una rotta marittima, politica e diplomatica che collegava i porti la­ziali e dell’Italia centro meridionale con le iso­le del Tirreno – fu una vera e propria creazione geopolitica, che svolse la funzione di prote­zione del territorio e degli interessi del Patri­monium Sancti Petri dalle ingerenze esterne in un momento in cui era profondo lo scontro con l’autorità imperiale, manifestatosi in tutta la sua gravità attraverso la lotta per le investiture.

L’indagine si volge a considerare, da un lato, la sponda insulare tirrenica, con le due isole di Sardegna e Corsica, legate alla sede apostolica da un rapporto complesso sul piano giuridico, istituzionale ed ecclesiastico; dall’altro la sponda continentale settentrionale, con al centro la città di Pisa che, sebbene in stretto raccordo con la sede apostolica, mirava a controllare dal punto di vista ecclesiastico e politico quello che con­siderava il suo spazio di azione nel Tirreno. Questi temi confluiscono all’interno del dibattito sto­riografico sull’introduzione e la diffusione della riforma promossa dal papato nelle diverse aree della Cristianità fra XI e XII secolo. In tal modo, lo studio del caso particolare (lo spazio tirrenico) consente di formulare innovative ipotesi interpretative in merito alla politica della sede apostolica.
Corrado Zedda è chercheur associé presso l’Università di Corsica e autore di numerose monogra­fie e pubbli­cazioni su riviste scientifiche. Le sue attuali ricerche si concen­trano sull’azione ecclesiale e politica della Sede Apostolica nella Penisola Italica e nello spazio tirrenico fra XI e XIII secolo.
Maria Pia Alberzoni, ordinario di Storia medievale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è autrice di numerosi saggi dedicati alla storia degli Ordini religiosi, ai loro sviluppi nel pieno medioevo e ai loro rapporti con l’autorità ecclesiastica. Ha inoltre pubblicato diversi contributi sui rapporti dei comuni dell’Italia padana con l’episcopato e il papato nei secoli XII e XIII. Dirige la serie "Ordines. Studi su istituzioni e società nel medioevo europeo".