Visualizzazione post con etichetta Simone Martini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Simone Martini. Mostra tutti i post

venerdì 13 maggio 2022

An Evocation of the Basilica of St. Francis of Assisi

An Evocation of the Basilica of St. Francis of Assisi
a cura di Margaret Pont
pp. 184, € 40,00 (Acquista online cn il 5% di sconto)
Skira, 2022
ISBN: 885724643
 
Un volume in inglese, splendidamente illustrato, racconta la straordinaria ricchezza artistica degli affreschi del ciclo di San Francesco.
La Basilica di San Francesco d’Assisi offre una travolgente molteplicità di immagini e di artisti come Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Cimabue e Giotto. Questo libro si concentra su scene specifiche che raccontano il rinnovamento spirituale e la nuova vita che Francesco portò in Umbria e in Italia. Una narrazione autorevole e avvincente ci guida all’interno dei temi chiave del fenomeno francescano, di un cambiamento radicale di coscienza nei confronti delle relazioni umane e del proprio rapporto con la Natura.
Splendidamente illustrata, questa analisi vuole evocare l’atmosfera artisticamente ricca e innovativa e il quadro storicamente complesso in cui vissero San Francesco, Giotto di Bondone e Dante Alighieri. Margaret Pont ci coinvolge su un piano emotivo per farci comprendere la raffigurazione, fino a quel momento inedita, delle espressioni umane più sincere. Evidenziando il naturalismo drammaticamente accentuato di certi episodi e di alcune figure, l’autrice afferma che non potevano che essere opera dell’inimitabile Giotto.
Margaret Pont è una scienziata australiana che ha lavorato in ingegneria genetica e bioetica per trent’anni. Ha poi completato i suoi Master of Fine Arts, e ha studiato letteratura italiana presso l’Universit di Melbourne. Negli ultimi venticinque anni ha diviso il suo tempo tra Melbourne e Assisi.

martedì 31 marzo 2020

Un punto di approdo

Un punto di approdo
di Hisham Matar
pp. 128, € 16,00
Giulio Einaudi Editore, 2020
ISBN: 9788806243913

Il primo folgorante incontro di Hisham Matar con la pittura della Scuola senese risale ai suoi giorni da studente a Londra, poco dopo che il padre era sparito nelle prigioni di Gheddafi senza piú fare ritorno. Venticinque anni piú tardi, in cerca di rigenerazione e quiete, Matar parte infine per la città che di quella tradizione artistica fu la culla. Il suo viaggio a Siena dura trenta giorni, durante i quali le visite quotidiane alle opere di Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Ambrogio Lorenzetti e gli altri si alternano a lunghe passeggiate senza meta. I vicoli e le piazze della città sono membra di un «organismo vivente» dove un incontro fortuito scatena un ricordo, un’architettura rimanda a un dipinto, nel tracimare continuo di un’esperienza nell’altra che restituisce una visione, compiuta e commovente, del rapporto fra l’arte e la condizione umana.
Alla National Gallery di Londra, nel 1990, pochi mesi dopo che suo padre Jaballa è stato sequestrato dalla polizia segreta libica e fatto sparire per sempre, un Hisham Matar diciannovenne si avvicina per la prima volta all’arte pittorica senese del tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo secolo, e ne rimane affascinato. È la promessa di un incontro che dovrà attendere a lungo. Solo un quarto di secolo piú tardi, estenuato dalla stesura del memoir Il ritorno, che della sua tragedia familiare e collettiva racconta, e bisognoso del potere lenitivo dell’arte sulle anime tormentate, Matar decide di presentarsi all’appuntamento preso tanto tempo prima con quella tradizione pittorica, e di partire alla volta di Siena. Qui per un mese intero guarda, cammina, interroga, intesse relazioni. Con i dipinti innanzitutto – la Madonna dei francescani di Duccio di Buoninsegna, espressione di una prospettiva tutta umana; gli affreschi del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, densi di impegno civile; il Paradiso di Giovanni di Paolo, e la sua sublime promessa di ricongiungimenti amorosi – e poi con le architetture e gli spazi della città, con le sue persone, la sua lingua e la sua storia. Su tutto Matar posa uno sguardo intimo e teso che fa di questa fervida flânerie un incessante incontro con l’altro – tela, scorcio o individuo che sia -, capace di stimolare i sensi e proliferare in altri incontri e storie e riflessioni. Piazza del Campo è lo straordinario «gheriglio» che tutto vede e da cui tutto si vede, a ricordarci l’impossibilità di esistere da soli. Nello sguardo del Davide con la testa di Golia di Caravaggio vi è lo stesso inesaudibile desiderio di vedere con gli occhi dell’altro che accomuna acerrimi nemici e vecchi amanti. L’ombra della Peste Nera del 1348 si proietta sulla cappella del Palazzo Pubblico di Siena come sulla Damasco di Ibn Battuta. Ed è dallo sconosciuto Adam e dalla sua ospitale famiglia giordana che Matar apprende l’esatto funzionamento delle contrade nel Palio. Tela, scorcio e individuo sono cose ugualmente vive e comunicanti, nel viaggio di Hisham Matar, che proprio dalla «convinzione che quanto ci accomuna sia piú di quanto ci separa» trae un conquistato sentimento di speranza.