domenica 30 aprile 2017

Arpaïs. La memoria delle anime imperfette

Arpaïs. La memoria delle anime imperfette
di Sabrina Ceni
pp. 128, € 12,00
Delos Store, 2016
 
Roma, 25 marzo 1199. Papa Innocenzo III emette la bolla Vergentis in senium, con la quale equipara l’eresia al reato di lesa maestà. Si dà così inizio a una crociata nel Sud-Ovest della Gallia per estirpare il morbo dell’eresia catara. I feudatari del Nord e il re di Parigi rispondono all’appello del pontefice ed espropriano le ricche terre occitane del Sud, annettendole al nascente Regno di Francia.
16 marzo 1244, quarantacinque anni dopo. Montségur, castrum pirenaico, ultimo baluardo della resistenza occitana. La vita al villaggio, le speranze di un popolo attraverso gli occhi di una bambina che cresce tra le rovine del proprio mondo. Con sé, porta un segreto da custodire a costo della vita. La memoria di un antico manoscritto sacro andato perduto. L’eredità degli antichi filosofi pre-romani sopravvissuta nel cristianesimo delle origini. Arpaïs è il riflesso imperfetto di una luce lontana che squarcia il buio per rivelare la verità celata da secoli di menzogne.
Sabrina Ceni nasce a Firenze nel 1971. Diplomata in lingue. Vive nella campagna fiorentina e frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze, con indirizzo storia medievale. Appassionata di storia e di scrittura, ama leggere e ascoltare musica. Lavora come libera professionista nel settore della gioielleria e del design.
Nel 2013 inizia a collaborare con la galleria Merlino Bottega d’Arte, a Firenze. Nel 2014 scrive la sua prima recensione per la mostra dell’artista Gianfranco Bianchi, pubblicata nel catalogo Le galassie. Nel settembre dello stesso anno partecipa a un workshop di scrittura organizzato da Delos Digital, presso l’Accademia delle muse di Ravenna, presieduto da Franco Forte.
Nel 2016 scrive una tesi dal titolo La crociata albigese, divulgata nel settembre dello stesso anno dall’Accademia Templare – Templar Academy di Roma.
Al momento, lavora alla stesura del seguito di Arpaïs. La memoria delle anime imperfette.

sabato 29 aprile 2017

L'oreficeria policroma nel V secolo d.C.: unni e gepidi nel bacino carpatico - danubiano

L'oreficeria policroma nel V secolo d.C.: unni e gepidi nel bacino carpatico - danubiano
di Marco Corrias
pp. 136, € 22,00
Il Cerchio, 2017

Nel V secolo, con l’impero romano ormai prossimo al collasso, il cuore pulsante dell’Età “delle Migrazioni” fu il Bacino danubiano - carpatico. Qui l’incontro tra i clan germanici dei Gepidi e i cavalieri Unni delle steppe produsse tesori in oro massiccio senza precedenti, incrostati di granati e inserti vitrei, tanto apprezzati all’estero quanto ignoti in Italia.
Il presente lavoro ripercorre l’evoluzione di questa oreficeria, foriera nel campo delle arti suntuarie di progressi tali da inaugurare lo sviluppo di un gusto presto diffusosi per gran parte del Medioevo: non solo in Italia, ma anche nel resto del continente europeo.
Marco Corrias, specialista storico dell’Arte, è nato a Milano nel 1980. Laureatosi in Scienze dei Beni Culturali a Pavia e in Storia dell'Arte a Genova con una tesi sull’architettura romanica nell'area del Verbano e dell'alto Ticino, si è successivamente specializzato in Beni Storico-Artistici presso l’Università Cattolica di Milano, con una tesi relativa allo sviluppo dell’oreficeria barbarica nel Bacino carpatico-danubiano fra Tardoantico e alto Medioevo. Guida turistica abilitata, gestisce il blog culturale “Wunderkammer - Lo spazio delle Arti”, l’omonima community su facebook, il gruppo “Medioevo Monumentale”, il blog di visite “Basiliscotours” e collabora saltuariamente con la rivista Medioevo Misterioso. Lo potete trovare su Facebook sotto lo pseudonimo “Marc Pevèn”.

giovedì 27 aprile 2017

Opera completa di Nicolò del Preposto

Opera completa
Edizione critica commentata dei testi intonati e delle musiche
di Nicolò del Preposto
a cura di Antonio Calvia
pp. XCVI-356, € 96,00
Sismel, 2017
ISBN: 978-88-8450-740-2

L’opera di Nicolò del Preposto rappresenta uno dei più significativi esempi dello straordinario connubio tra poesia e musica che permeò il Trecento italiano. All’interno del corpus figurano i tre generi cardine del repertorio profano – ballata, madrigale e caccia – intonati in polifonia a due e a tre voci, secondo molteplici varietà di tecniche e soluzioni formali. La tradizione manoscritta musicale è costituita da alcune delle principali sillogi antologiche compilate in Italia tra la fine del Trecento e i primi decenni del secolo successivo. Il rilievo conferito a Nicolò all’interno del Codice «Squarcialupi» della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, alla stregua di quello di Bartolino da Padova, è oltrepassato solo dall’indiscusso primato della figura di Francesco Landini. Un documento d’archivio permette di collocare l’attività di Nicolò del Preposto a Firenze negli anni Sessanta, epoca in cui riveste un ruolo chiave nell’interazione tra compositori e rimatori coevi. I testi da lui intonati, d’autore o adespoti, sono caratterizzati da fitte trame di rimandi, più o meno consapevoli, alla tradizione lirica italiana, Dante in primis, e al resto del repertorio musicale arsnovistico. Ebbe probabilmente contatti diretti con importanti poeti fiorentini come Franco Sacchetti e Niccolò Soldanieri, di cui mise in musica varie rime. Intonò inoltre un componimento di Boccaccio e un prezioso madrigale trilingue, forse di Petrarca, cui è associata una virtuosistica veste canonica. L’edizione critica delle rime intonate e, separatamente, delle musiche, destinata agli studiosi e agli esecutori, è completata da un approfondito commento ed è preceduta da un’ampia introduzione che contiene l’esame della tradizione manoscritta musicale e letteraria, l’analisi della notazione, nonché un inquadramento delle composizioni all’interno del sistema trecentesco dei generi poetico-musicali.

martedì 25 aprile 2017

Re Artù

Re Artù
La vera storia
di Graham Phillips
pp. 312, € 20,00
Mondadori, 2017
ISBN: 9788804680581
 
Figura tra le più enigmatiche nella storia del Medioevo, re Artù è protagonista di innumerevoli racconti fantastici, costellati di potenti maghi, cavalieri indomiti, dame misteriose, fenomeni soprannaturali e luoghi incantati. Ma, al di là della leggenda resa popolare nel XII secolo dal chierico gallese Goffredo di Monmouth, esistono prove sufficienti per affermare che Artù sia stato un uomo in carne e ossa, un personaggio storico realmente vissuto?
Graham Phillips, che a questa ricerca ha dedicato venticinque anni di studi, ne è assolutamente sicuro. Prendendo le mosse da antichi manoscritti conservati nella British Library di Londra, Phillips illustra il lungo e tortuoso cammino che lo ha portato a reperire fonti sempre più numerose e precise sull'esistenza di un capo riconosciuto che, nella Britannia ormai non più provincia romana e travagliata da lotte intestine, seppe costruire un regno abbastanza potente da garantire una pace duratura. Un capo che, con il procedere delle ricerche, sembra poter incarnare perfino nei dettagli il mito di Artù. Anche Camelot, l'epica fortezza da lui scelta come capitale, sarebbe un luogo fisico ben identificabile, dove l'autore si è recato di persona verificando sul campo le straordinarie coincidenze fra storia e leggenda. E altrettanto reale sarebbe Excalibur, la spada che Artù avrebbe estratto dalla roccia e che ora sarebbe celata nelle profondità di un lago un tempo considerato sacro, mentre Merlino potrebbe benissimo essere il coraggioso guerriero di origine italiana Myrddin. Ma il culmine dell'appassionante indagine di Phillips è rappresentato dalla scoperta nelle brumose campagne dello Shropshire, nell'Inghilterra centrale, della mitica Avalon, un'antica isola-santuario sufficientemente appartata, silenziosa e inquietante per poter ospitare in gran segreto da millecinquecento anni le spoglie mortali del leggendario re dei britanni.
Graham Phillips, giornalista radiofonico e televisivo per la BBC, nel 1980 ha deciso di dedicarsi all'indagine di misteri storici irrisolti. Da allora ha scritto dodici libri, tradotti e pubblicati in tutto il mondo.

lunedì 24 aprile 2017

Iconografia di Santa Chiara in Italia tra medioevo e rinascimento

Iconografia di Santa Chiara in Italia tra medioevo e rinascimento
di Nirit Ben-Aryeh Debby
pp. 240, € 29,00
Edizioni Biblioteca Francescana, 2017
ISBN: 978-88-7962-273-8
 
L’intenzione che ha guidato la studiosa israeliana in questo studio è stata quella di presentare la tradizione iconografica di santa Chiara, partendo dalle più famose immagini medievali per giungere sino alla prima età moderna.
Mentre a proposito di san Francesco e l’arte esiste una quantità enorme di studi, poca attenzione è stata riservata all’immagine di santa Chiara: le opere che la rappresentano sono state discusse solo in modo occasionale.
Il libro vuole mostrare come le rappresentazioni di santa Chiara nell’arte medievale costituiscano lo sfondo che rende possibile la comprensione delle novità e della continuità con la tradizione presenti nella prima età moderna.

domenica 23 aprile 2017

I valdesi nel Mezzogiorno d'Italia

I valdesi nel Mezzogiorno d'Italia
Una breve storia tra Medioevo e prima età moderna
di Alfonso Tortora
pp. 120, € 13,00
Carocci, 2017
ISBN:  9788843085064
 
Il volume ha un duplice obiettivo: tratta alcuni temi marginali relativi alla storia della diffusione dell'eresia nel Mezzogiorno d'Italia, gettando un rinnovato sguardo, fonti alla mano, sui modi con cui l'eresia valdese venne geograficamente a distribuirsi su questo territorio tra la fine del Duecento e il primo Cinquecento; definisce alcuni dei caratteri dell'identità valdese tra secondo Medioevo e prima età moderna. Nel suo insieme si tratta di un argomento di evidente interesse storico e storiografico nazionale, in cui, accanto ad aspetti religiosi, si intrecciano problemi culturali della più generale storia europea.
Alfonso Tortora insegna Storia moderna e Storia della cultura in età moderna presso l’Università degli Studi di Salerno

sabato 22 aprile 2017

Il mare dei califfi

Il mare dei califfi
Storia del Mediterraneo musulmano (secoli VII-XII)
di Christophe Picard
pp. 338, € 36,00
Carocci, 2017
ISBN: 9788843081851

Fernand Braudel ha riconosciuto in quella islamica una delle grandi civiltà mediterranee, ma le ha attribuito un ruolo decisamente di secondo piano per ciò che concerne lo sviluppo marittimo ed economico medievale. Tutte le successive storie del Mediterraneo hanno quindi assegnato un posto subalterno ai marinai dell’Islam, generalmente considerati alla stregua di pirati. Il libro di Christophe Picard propone invece una visione radicalmente diversa. La prolifica produzione cronachistica degli Arabi e la documentazione archeologica portata alla luce negli ultimi anni, infatti, hanno permesso di rivalutare l’importanza dei musulmani nella storia medievale del Mediterraneo. Scopriamo così che califfi e giurisperiti non ignoravano lo spazio mediterraneo e che marinai, guerrieri e mercanti non cessarono di solcarlo, mentre veniva contemporaneamente descritto da geografi, cartografi ed enciclopedisti. Esso fu oggetto di un continuo interesse anche e soprattutto come terreno d’elezione del jihad dei califfi.
Christophe Picard Insegna all’Università Paris-1  Panthéon-Sorbonne.

venerdì 21 aprile 2017

Il canto beneventano

Il canto beneventano
di Thomas Forrest Kelly
Edizione aggiornata
Versione italiana e revisione a cura di Alessandro De Lillo
XXXV + 540 pagg., € 65,00
Vox Antiqua – Quilisma Press, Lugano 2017
ISBN: 9788863363975
Appare finalmente in lingua italiana, dopo un’attesa di molti anni, The Beneventan Chant di Thomas Forrest Kelly: “ho sempre trovato singolare che uno studio dedicato a un importante patrimonio italiano fosse disponibile solo in lingua inglese”, secondo le parole dell’autore.
Il canto beneventano. Edizione aggiornata di Thomas Forrest Kelly si presenta al pubblico italiano in una veste rinnovata nei contenuti, negli esempi musicali (aggiornati sulla base delle recenti acquisizioni scientifiche e realizzati per questa edizione in notazione quadrata), nell'apparato critico e bibliografico, nel numero di manoscritti contenenti canto beneventano, arrivando a includere scoperte recentissime, ancora in fase di studio.
Il profilo dell'opera, edita nella collana “Monographiae” di VoxAntiqua, è stato tracciato per consentirne l’inserimento a pieno titolo nello straordinario trittico costituito dal volume XXI della Paléographie musicale (con le riproduzioni in facsimile di tutti i testimoni manoscritti beneventani), dal recente volume IX dei Monumenta Monodica Medii Aevi (“The Music of the Beneventan Rite”, di T. F. Kelly e M. Peattie, con le trascrizioni dell'intero repertorio beneventano) e, per l'appunto, da Il canto beneventano. Edizione aggiornata (versione italiana e revisione a cura di Alessandro De Lillo) che fornisce l'indispensabile supporto storico e teorico per chiunque voglia accostarsi alla conoscenza di questo affascinante repertorio.
Fino al 31 maggio 2017, è possibile sottoscrivere la prenotazione del volume al prezzo speciale di € 50,00 semplicemente inviando una richiesta a: musidora.libri@libero.it, specificando il numero di copie desiderate e i dati per la spedizione.
La spedizione in Italia sarà effettuata con posta raccomandata al costo di € 5,50
Al momento della pubblicazione saranno inviate le istruzioni per il pagamento.

giovedì 20 aprile 2017

Gonzagide

Gonzagide
Poema epico in quattro libri (Sec. XV)
di Giovanni Pietro Arrivabene
edizione critica con traduzione, introduzione e note a cura di Orazio Antonio Bologna
pp. 266, € 30,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Viella, 2017
ISBN: 9788867288250

Gonzagide è un poema epico in quattro libri scritto dall'umanista Giovanni Pietro Arrivabene per celebrare le gesta del marchese Ludovico III Gonzaga, compiute durante la guerra scoppiata nel 1453 tra Venezia e Mantova per il possesso di Goito. I Veneziani furono sconfitti e la cittadina, nella quale Ludovico III si spense nel 1478, divenne possesso definitivo di Mantova.
Come ben documenta l’ampio studio che fa da introduzione alla presente edizione, nell'opera si avverte ben distinta l’eco di alcuni grandi poeti dell’antichità classica, come Virgilio, Ovidio, Apollonio Rodio: ne scaturisce una pagina di attualità letteraria che può costituire un importante termine di riferimento e di confronto per chi si dedica a questi studi. L’edizione del poema dell'Arrivabene ‒ finora inedito e qui presentato per la prima volta in edizione critica, con traduzione italiana e un ampio commento ‒ arricchisce la storia della letteratura latina, che vede proprio nell'Umanesimo una ricchezza e un’efflorescenza troppo spesso obnubilata da pregiudizi.
Giovanni Pietro Arrivabene nacque a Mantova nel 1439 da famiglia modesta. Frequentò la scuola dell’umanista Francesco Filelfo per poi diventare, dal 1462 al 1482, protonotaro del cardinale Francesco Gonzaga. Concluso il servizio presso questi, fu chiamato alla curia pontificia in qualità di segretario papale. Nel 1491 fu consacrato vescovo e inviato a Urbino, dove morì nel 1504.
Oltre al poema epico Gonzagide, scritto durante gli anni passati al servizio del cardinale Gonzaga, dell’Arrivabene si conosce a oggi solo un lungo carme in esametri intitolato Ad Sanctum Dominum nostrum Pium Papam II, cui l’autore premise un’epistola in distici elegiaci mosso dalla speranza – destinata a rimanere inappagata – di entrare tra i familiares del pontefice.
Orazio Antonio Bologna, professore emerito di Composizione latina e Letteratura latina presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Vicedirettore scientifico della rivista Collectanea Philologica dell’Università Statale di Łódź, è autore del volume Manfredi di Svevia. Impero e Papato nella concezione di Dante (LAS, 2013) e ha curato l’edizione dell’opera di Giovanni Pietro Arrivabene Ad Sanctum Dominum nostrum Pium Papam II (IF press, 2014). 

mercoledì 19 aprile 2017

La battaglia di Montaperti

La battaglia di Montaperti
di Duccio Balestracci
pp. 256, € 20,00
Laterza, 2017
ISBN: 9788858127452

Due città rivali, Siena e Firenze. Due fazioni in lotta, guelfi e ghibellini. Due poteri che si scontrano, Impero e Chiesa. Tutti questi conflitti convergono il 4 settembre 1260 a Montaperti per dare vita a una battaglia che sembrò segnare una svolta nella storia d’Italia. Lo scontro fu durissimo. La sera sul campo rimasero così tanti cadaveri di uomini e cavalli che il sangue, come scrive Dante, «fece l’Arbia colorata in rosso». Verso Siena si incamminavano le migliaia di prigionieri che erano tutto ciò che restava dell’imponente esercito messo insieme da Firenze e dalle sue alleate, sconfitto dai ghibellini e dai cavalieri di Manfredi.
Per uno dei paradossi della storia, la vittoria dei senesi e degli svevi ebbe esiti opposti rispetto a quanto ci si sarebbe potuti aspettare all’indomani della battaglia. Il trionfo ghibellino, infatti, rafforzò la scelta anti-sveva dei papi. Una vittoria, quindi, che si trasformò rapidamente nell’inizio della crisi del ghibellinismo e della svolta che riportò i papi e i guelfi nuovamente al centro della vita politica italiana.
Duccio Balestracci insegna Storia medievale e Civiltà medievali all’Università di Siena. Si è occupato di storia delle classi sociali in città e in campagna e degli aspetti della guerra e della festa. Tra le sue più recenti pubblicazioni, Medioevo e Risorgimento. L’invenzione dell’identità italiana nell’Ottocento (Il Mulino 2015).