giovedì 6 agosto 2020

I trovatori d'Italia. Repertorio bibliografico

I trovatori d'Italia. Repertorio bibliografico
di Maria Grazia Capusso, Frej Moretti
pp. 288, € 25,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Pacini Editore, 2020
ISBN: 978-88-6995-709-3

«Come annunciato al Colloque International Les Troubadours et l'Italie (XIIIe-XVIe siècle), svolto a Montpellier nel giugno 2012, era da tempo in preparazione da parte degli autori di questo volume un repertorio bibliografico il più possibile completo ed aggiornato relativo ai trovatori di nascita italiana documentata o presunta, quasi tutti assai meno studiati rispetto ai contemporanei o di poco antecedenti colleghi occitani trasferiti in Italia. L'esiguità attuale dei punti di riferimento è evidente a chiunque frequenti questo settore, marginale non solo geograficamente, degli studi trobadorici: ben pochi provenzalisti (quasi tutti italiani) se ne sono occupati, in direzione specifica e ancora più raramente sistematica. Ormai è passato un secolo dalla meritoria e multiforme attività di Giulio Bertoni a cui si deve, oltre a numerosi e documentati studi critici, l'unico repertorio (datato 1915) che rappresenta insieme un'esauriente introduzione, almeno per i tempi, ed un'eccellente antologia. Quasi nulli i precedenti (a parte quelli storicamente validi dello Schultz-Gora) e più che rari gli interventi successivi, fra cui spicca l'imponente raccolta di testi di argomento storico curata da Vincenzo De Bartholomaeis, attualmente in corso di sistematica revisione da parte del gruppo di studiosi coordinato da Paolo Di Luca. A questi lavori d'insieme si sono affiancate poche altre circoscritte antologie, da quella asciutta ma tuttora utile di Francesco A. Ugolini a più recenti raccolte imperniate su alcune corti riconosciute quali centri coagulatori dell'attività trobadorica: a cura rispettiva di Giuliana Bettini Biagini (Estensi), Gilda Caiti-Russo (Malaspina), infine Marco Piccat (corti piemontesi di Monferrato, Savoia, Saluzzo)...».

mercoledì 5 agosto 2020

La memoria post mortem dall’Antichità al Medioevo

La memoria post mortem dall’Antichità al Medioevo
a cura di Vinni Luccherini, Marisa Squillante
pp. 236, € 36,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Viella, 2020
ISBN: 9788833131535

Con l’espressione «memoria post mortem» si intende alludere a una serie di processi, letterariamente, storiograficamente e artisticamente documentati, volti alla fabbricazione della memoria di un individuo, al fine di garantirgli una forma di sopravvivenza alla morte, più o meno duratura, o addirittura perenne. Gli studiosi che hanno partecipato a questo libro, decisi a confrontarsi al di là delle barriere disciplinari che ancora si ergono alte nelle istituzioni universitarie, hanno accettato di indagare, con i propri strumenti specialistici e in un contesto aperto al confronto, le molteplici forme di costruzione memoriale (logoi, erga, scripta, monumenta, imagines) attestate in Europa e nel Mediterraneo su un arco cronologico che dalla Grecia arcaica giunge alla Napoli angioina, passando per Roma e l’Impero carolingio.
Vinni Lucherini è professore di Storia dell’arte medievale all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Ha pubblicato studi sull’architettura e la pittura medievale, sui monumenti e i rituali funerari regali, sulle relazioni politiche e artistiche tra i regni angioini di Napoli e d’Ungheria, sulla storiografia otto-novecentesca dell’arte medievale.
Marisa Squillante è professore di Letteratura latina all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Direttrice del Centro Interdipartimentale di Ricerca dal Tardo Antico al Moderno (CIRTAM), vicedirettrice del centro LUPT, ha pubblicato volumi sulla lingua e la letteratura latina, la critica testuale, la prosodia e la metrica, la fortuna dei classici, con particolare riferimento al periodo tardoantico.

lunedì 3 agosto 2020

Il castello di Monte Lucio. La chiesa e la necropoli

Il castello di Monte Lucio. La chiesa e la necropoli
a cura di Nicola Mancassola
pp. 230, € 40,00
All'Insegna del Giglio, 2020
ISBN: 9788878149427
Sui primi rilievi collinari degli Appennini emiliani, nel comune di Quattro Castella (RE), su di una piccola altura, immersa in un bosco di querce, si trovano i resti di Monte Lucio. Di questo sito fortificato poco si conosceva. La sua storia era solo in minima parte nota, nascosta all’ombra dei più imponenti castra limitrofi di Monte Zane e Bianello. Oggi fortunatamente non è più così. Le indagini archeologiche hanno messo in luce un castello di nuova fondazione, eretto nel Duecento su di un poggio, fino ad allora, non abitato. Risalgono al primo impianto la torre, la cinta muraria e un piccolo oratorio dedicato a San Leonardo. La piccola chiesa alla metà del Trecento assunse funzioni cimiteriali del tutto particolari: all’interno furono deposti bambini e donne, all’esterno solo uomini adulti, la probabile guarnigione militare. Quanto emerso rende Monte Lucio un caso del tutto particolare, ricostruito attraverso l’analiticità dell’archeologia (che passa per lo scavo stratigrafico, l’archeologia dell’architettura, l’analisi dei reperti ceramici fino allo studio delle sezioni sottili, ed altro ancora) integrata con una analisi a tappeto delle fonti scritte disponibili e la contestualizzazione più ampia del dato su scala territoriale. In tal modo si è aggiunto un importante tassello per la miglior comprensione del così detto “secondo incastellamento”, un tema finora ai margini dell’archeologia medievale italiana, ma che trova in questo volume un caso di studio di grande rilevanza.

domenica 2 agosto 2020

Società e istituzioni dal Medioevo agli inizi dell'età moderna

Società e istituzioni dal Medioevo agli inizi dell'età moderna
di Manlio Bellomo
pp. 552, € 35,00
Euno Edizioni, 2020
ISBN: 9788868591588
Una vecchia e tradizionale storiografia ha immaginato e sostenuto, in modo approssimativo, che i due millenni già trascorsi debbano essere divisi in tre epoche principali: 'età romana' fino ai secoli VI-VII, 'medioevo' fino ai secoli XV-XVI ed 'età moderna' dai secoli XVII-XVIII ai nostri giorni, con la variante di una 'età contemporanea' non meglio definita. Il libro che ora si presenta richiama l'attenzione su una realtà storica profondamente diversa, soprattutto per quanto riguarda l'età medievale e l'età moderna. Centra l'attenzione sul medioevo per dividerlo in modo netto fra un 'primo medioevo' (secoli VI-XI) e un 'secondo medioevo', o 'inizio dell'età moderna' (dai secoli XI-XII in poi). L'inizio di questa nuova realtà, già moderna, si distingue per svolte radicali, soprattutto nel campo del diritto dove sono da ricordare almeno Irnerio, i 'quattro dottori', la nascita delle Università e molto ancora per un lungo tempo plurisecolare, e per la nascita delle nuove lingue europee, e per la letteratura a cominciare dai molti decenni che precedono Dante Alighieri e ne seguono l'esempio, mentre emergono nuovi interessi scientifici, come per la medicina, per la matematica, per la fisica.
Manlio Bellomo è professore di Storia del Diritto Medevale e Moderno all'Universotà di Catania.

sabato 1 agosto 2020

Similia similibus curantur

Similia similibus curantur
Cannibalismo, grafofagia e «magia» simpatetica nel Medioevo (500-1500)
di Andrea Maraschi
pp. 386, € 48,00
Cisam, 2020
ISBN: 9788868093013

Il volume raccoglie una serie di casi studio relativi a pratiche magiche, religiose e mediche in diverse aree dell'Occidente medievale, presentate in ordine cronologico dal VI al XV secolo, e accomunate da un principio fondamentale: la "simpatia", ovvero l'idea che "il simile produce il simile". Lo studio mostra come la fiducia nei poteri magici, miracolosi o medicinali di elementi naturali, cibi e bevande, sebbene radicata nell'antichità greco-latina, sopravvisse alla diffusione del Cristianesimo in forme più o meno manifeste. Tale continuità di conoscenze e pratiche trovò una fondamentale spinta nella comune necessità delle società medievali, così come di quelle antiche, di affrontare le sfide quotidiane. Particolare attenzione viene posta su esempi di grafofagia, di cannibalismo "simpatetico", e su pratiche che presentano una fusione di magia, religione, e scienza, attraverso lo studio critico di un ventaglio di fonti che spaziano da cronache ad agiografie, da testi di medicina a raccolte di incantesimi, da saghe norrene a exempla.
Andrea Maraschi è docente a contratto di Storia Medievale all'Università di Bari.

venerdì 31 luglio 2020

L’Ordine teutonico e le vie d’acqua nel Friuli medievale

L’Ordine teutonico e le vie d’acqua nel Friuli medievale
di Massimo Capulli, Elisabetta Scarton
pp. 164, € 16,00
Forum Editrice UniversitaraUdinese, 2020
ISBN: 978-88-3283-179-5
 
Fino all’età moderna le ‘strade d’acqua’, opportunamente integrate con i percorsi terrestri, hanno formato una rete capillare per la circolazione di uomini e merci, ma anche di idee. In questo panorama le terre del Friuli hanno costituito per secoli un ponte tra il Nord Europa e l’Adriatico. Una volta raggiunta Venezia, era facile trovare un imbarco per i principali porti del Mediterraneo ed è probabilmente per questa ragione che, sin dagli inizi del XIII secolo, l’Ordine teutonico stabilì nel Patriarcato di Aquileia una delle sue più antiche e floride commende. Il piccolo borgo di Precenicco, ancorato sulle rive del fiume Stella e a pochi colpi di remo dal mare, era la sede ideale per un ordine monastico-cavalleresco sorto per assistere i pellegrini diretti in Terrasanta. Il faro su questa zona si è riacceso alcuni anni fa, quando da una trincea di scavo sulle rive del fiume Stella è spuntata dall’acqua un’imbarcazione medievale dalle fattezze originali. Unendo i loro diversi saperi, gli autori avviano un dialogo tra fonti storiche e indagini archeologiche che consente di fissare alcune tessere di un mosaico ancora lacunoso ma ricco di sfaccettature: parliamo di ordini monastico-cavallereschi, di crociati, di un imperatore come Federico II, di pellegrini e facoltosi mercanti, di ricerche subacquee e di un relitto raro.
Massimo Capulli, archeologo, si interessa di tecniche di lavoro e documentazione archeologica in ambiente subacqueo, di principi e metodi della costruzione navale antica e della ricostruzione dei paesaggi d’acque. Attualmente è ricercatore presso l’Università di Udine, dove è docente di Metodologie della ricerca archeologica e di Archeologia subacquea e navale, e Research Associate dell’Institute of Nautical Archaeology (Stati Uniti).
Elisabetta Scarton è professore associato di Storia medievale presso l’Università di Udine. I suoi interessi di ricerca spaziano dal Patriarcato di Aquileia al Regno aragonese di Napoli, dalla diplomazia quattrocentesca alle istituzioni cittadine. Ha recentemente pubblicato una monografia sui Parlamenti generali a Napoli in età aragonese (Napoli 2018) e vari saggi incentrati sulle terre friulane di Udine e Cividale.

giovedì 30 luglio 2020

Porto San Giorgio un castello sul mare

Porto San Giorgio un castello sul mare
di Maurizio Mattioli, Mario Cignoni
pp. 192, € 28,00
Andrea Livi Editore, 2020
ISBN: 88-7969-450-2
 
Nell’affrontare la lettura di questa “storia urbana di Porto San Giorgio” sviluppata nel corso di tanti anni, è doveroso spiegare ai lettori le ragioni di questa ricerca. Ci ha spinto la passione per la storia del paese in cui si è nati o in cui si è trascorsa buona parte della propria giovinezza. Sembra quasi impossibile pensare che, entrati nel XXI secolo, non sia stata definita l’origine del paese che pur vanta notevoli vestigia architettoniche del passato ancora visibili e imponenti.
Persino l’origine della rocca, sconosciuta alle cronache degli antichi come alle fonti d’archivio, sarebbe ignota se non fosse giunta fino a noi l’iscrizione lapidea inserita sopra il portale d’ingresso.
Le difficoltà incontrate dagli storici del passato (secoli XVII-XIX) riflettono lacune documentali. Cesare Trevisani, con lo pseudonimo Cesare d’Altidona, nel suo Porto San Giorgio e visite ai dintorni pubblicato nel 1929 scriveva: «Reliquie di tempi neppur troppo lontani andarono quasi tutte disperse, molte perdute per sempre. Cosicché il difetto di tracce allettanti va forse considerato fra le cause non ultime del lungo oblio, onde priva di stimolo rimase disamorata dell’indagine la libera passione degli studiosi. Né dai pochi e fuggevoli tentativi era da aspettarsi gran virtù di sgombro contro la secolare tenebra, non mai messa a prova sotto il raggio penetrante di un severo criterio storico».
La presente ricerca è stata concepita come una nuova lettura integrata da documenti solo in parte conosciuti ma trascurati, forse perché riguardanti questioni estranee alla storia della città di Fermo, costante motivo, invece, di indagine da parte di insigni studiosi.
Porto San Giorgio, geograficamente, era il presidio marittimo della città di Fermo, punto di contatto con il mondo esterno, con popolazioni, usi e costumi lontani, e se ne vuole restituire un quadro d’insieme più realistico, che non sia la leggenda dei marinai miracolati in viaggio da Chioggia ed approdati su queste sponde o l’intervento diretto del protettore San Giorgio.
Lo scopo principale resta quindi il tentativo di dare un fondamento storico-scientifico alle origini del paese ed alla sua struttura urbana, andando oltre la gradevole trasposizione iconografica frutto dell’intuito del pittore sangiorgese Sigismondo Nardi e delle indicazioni di suo zio, lo storico locale Francesco Amici.
Una delle difficoltà maggiori che si incontrano nel dare risposte serie ai quesiti che via via si pongono dinanzi allo studioso come al curioso, è quella della datazione delle vestigia architettoniche.
Infatti la tentazione ricorrente è quella di considerare coevo ogni manufatto o mattone che si ha ancora l’avventura – sempre più rara – di incontrare. Il prodotto di tale errata semplificazione a sua volta produce confusione ed errori.
Per rimettere dunque un po’ di ordine siamo ripartiti dai documenti presenti negli Archivi di Stato di Fermo, di Ascoli Piceno e di Roma riconnettendoli con le storiografie più accreditate, tuttora in circolazione, non senza provare ad operare, ove possibile, riscontri materiali a verifica delle varie ipotesi, azzardandone altre.
Per operare una credibile ricostruzione di quelle che dovevano essere le forme del castello e del porto e la relativa espansione urbana del sito, si è fatto ricorso a tutta l’iconografia realizzata dal secolo XVII in avanti, includendovi oltre alla documentazione catastale più recente (secoli XVIII e XIX) anche il resoconto dei funzionari dello Stato Pontificio all’uopo incaricati. In particolare si è fatto riferimento ai disegni conservati presso la British Library di Londra (1677), alla planimetria realizzata dal generale Ferdinando Marsili (1708), alla mappa del Porto di fine Settecento (manca l’indicazione esatta della data), alla pianta topografica del Borgo Marinaro del 1788, ad una pianta della rocca e dell’area circostante di inizio ’800, ed infine, al Catasto Gregoriano di impianto Napoleonico (1809-1816).

mercoledì 29 luglio 2020

Sulla Via della Seta

Sulla Via della Seta
Marco Polo e l'incontro tra due mondi
di John Man
pp. 352, € 14,90
Giunti Editore, 2020
ISBN: 9788809889859
 
Il viaggio di Marco Polo – da Venezia, attraverso l’Europa e gran parte dell’Asia, fino alla corte di Kublai Khan in Cina – rimane uno dei più audaci della storia. Il racconto delle sue esperienze, contenuto nel Milione, ha portato alla luce un mondo completamente nuovo per la sua epoca, fatto di imperatori e concubine, maestosi edifici, enormi eserciti e ricchezze imperiali e per centinaia di anni ha rappresentato uno strumento imprescindibile per la comprensione della Cina da parte dell’Occidente. John Man ha viaggiato sulle tracce di Marco Polo fino a Xanadu, alla ricerca della verità nascosta dietro ai suoi racconti, per restituirci la storia alle origini della leggenda. Attingendo alla sua esperienza, alle ricostruzioni archeologiche e allo studio dei documenti d’archivio, ci regala un ritratto vivido dell’uomo che ha generato il mito e ci racconta la vera storia della grande corte di Kublai Khan.
John Man è uno storico e un autore di racconti di viaggio con un particolare interesse per la Cina e la Mongolia. Ha scritto biografie di grande successo su personaggi leggendari come Gengis Khan, Attila e Kublai Khan, nonché i volumi Alpha Beta, sulle radici dell’alfabeto romano, e The Gutenberg Revolution, sulle origini e l’impatto dell’invenzione della stampa.

martedì 28 luglio 2020

Castelli friulani. Vol. 2

Castelli friulani. Vol. 2
di Marco Salvador, Matteo Salvador, Pierfranco Fabris
pp. 260, € 15,00
Edizioni Biblioteca  dell'immagine (2020)
ISBN: 978-88-6391-305-7
Storie di Dame, Cavalieri e sanguinose guerre combattute nei Castelli di Caneva, Cordovado, Pinzano, Polcenigo, Porcia, Sesto al Reghena, Spilimbergo, Toppo, Torre, Valvasone e Zoppola.
Dopo aver abitato per alcuni anni a Valvasone, i discendenti di Giovanni Francesco si stabilirono a Pordenone con un'ottima posizione sociale e una discreta ricchezza. Ciò fino al 1560, con un Francesco il cui padre aveva sperperato tutto lasciandogli solo cinquanta ducati. Egli allora si trasferì a Cormons dove le cose gli andarono di male in peggio. Perciò accolse l'oscena proposta, ma ben pagata sotto forma di dote, del nobile Giacomo de Casali di Udine: sposarne la figlia Francesca già ingravidata dal canonico Nicolò de Cassinis, a sua volta figlio illegittimo del canonico Leonardo e di una monaca di S. Nicolò di Udine, suor Soave. Francesca, definita dai più gentili come 'donna impudica', partorì da li a poco una figlia cui fu dato il nome di Leonarda; ma anche a far nascere la seconda figlia, Costanza, ci pensò il canonico Cassinis così come il terzo ed unico figlio maschio, Enea, nato quando il povero Francesco era già morto. Enea, a sua volta, scoperto dal padre naturale Nicolò de Cassinis a svuotargli il forziere, fu da questi assassinato a pugnalate nel 1546. Allora il boccaccesco canonico venne rinchiuso nella prigione di Gradisca dove tentò il suicidio. Trasportato a Cividale, morì poco dopo assistito dalla sua amante Francesca.

lunedì 27 luglio 2020

Castelli friulani. Vol. 1

Castelli friulani. Vol. 1
di Marco Salvador, Matteo Salvador, Pierfranco Fabris
pp. 330, € 15,00
Edizioni Biblioteca  dell'immagine (2020)
ISBN: 978-88-6391-306-4

Lotte fratricide, scorrerie, guerre e pestilenze, atti nobili e ignobili dentro e fuori le mura dei castelli friulani. Qui si narrano le vicende e le storie di Ahrensperg, Ariis, Artegna, Cassacco, Castelmonte, Colloredo di Monte Albano e Mels, Cucagna e Zucco, Moscarda, Osoppo, Partistagno, Ragogna, Rive d'Arcano, Rosazzo, Strassoldo, Udine, Villalta.
Il 4 novembre del 1431, dopo una tenace resistenza degli assediati, Rosazzo venne ripresa dalle milizie ungheresi le quali, trascorsi ben quattro secoli dalle terribili scorrerie che avevano portato in Friuli, non dovevano aver perso certe abitudini: tagliarono infatti la mano destra a tutti i sopravvissuti e saccheggiarono e devastarono l'intero complesso abbaziale. Alcuni giorni dopo l'esercito veneziano le affrontò fra Manzano e Cormons, sconfiggendole. A quel punto scattò la terribile vendetta dei serenissimi, raddoppiata in quanto a crudeltà: vennero infatti mozzate entrambe le mai agli ungari catturati, e cavati loro gli occhi. Poco prima che questo fiume di sangue si riversasse nei territori abbaziali, i monaci benedettini avevano preso la sofferta decisione di abbandonare il complesso. La politica e le guerre avevano soffocato il desiderio di dedicarsi a Dio in serenità.