mercoledì 31 luglio 2019

Le terme di Viterbo tra Medioevo e Rinascimento

Le terme di Viterbo tra Medioevo e Rinascimento
La trattatistica in latino: pseudo Gentile da Foligno, Girolamo di Viterbo, Evangelista Bartoli
Ediione critica, traduzione e commento a cura di Edoardo D'Angelo
pp. IV-146, € 42,00
Sismel, 2019
ISBN: 978-88-8450-902-4
Il volume presenta in edizione critica e con introduzione, traduzione italiana e note, la principale trattatistica medievale e umanistico-rinascimentale in latino relativa alle fonti termali di Viterbo. In particolare sono editi: il trattato in prosa De Viterbiensibus balneis del medico Girolamo di Viterbo († 1395 circa), secondo le quattro redazioni in cui ci è pervenuto; un escerto, relativo sempre ai bagni viterbesi, contenuto in uno scritto attribuito a Gentile da Foligno; il poema didascalico (in esametri) De thermarum Viterbiensium virtutibus, che il viterbese Evangelista Bartoli scrive agli inizi del Cinquecento.

martedì 30 luglio 2019

La Disfida di Barletta e la fine del Regno

La Disfida di Barletta e la fine del Regno
Coscienza del presente e percezione del mutamento tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento
a cura di Fulvio Delle Donne, Victor Ravera Magos
pp. 254, € 27,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Viella, 2019
ISBN: 9788833132143

La Disfida di Barletta non fu solo un torneo cavalleresco tra tredici francesi e altrettanti italiani; fu anche la metafora, o meglio la sineddoche, di quanto stava avvenendo in quegli anni. Svoltasi il 13 febbraio 1503, durante la Seconda Guerra d’Italia, si tenne a ridosso della caduta della dinastia aragonese che dominò l’Italia meridionale per tutta la seconda metà del XV secolo. Anzi, si può dire che le Guerre d’Italia furono, allo stesso tempo, la causa e la conseguenza della fine del Regno, che da allora in poi fu a lungo ridotto a Viceregno.
Ci fu coscienza del cambiamento? Quale fu la percezione dei mutamenti? Si visse nella nostalgia di un glorioso passato o nella consapevolezza dell’avvento di una nuova epoca? A queste domande si risponde in questo volume, che mette la Disfida sullo sfondo del più ampio contesto politico e culturale europeo.
Fulvio Delle Donne insegna Letteratura latina medievale e Storia medievale all’Università della Basilicata. Sul periodo federiciano ha pubblicato Città e Monarchia nel Regno svevo di Sicilia, Salerno 1998; Il potere e la sua legittimazione, Arce 2005; Storia dello Studium di Napoli in età sveva, Bari 2010 (vincitore del Förderpreis della Stauferstiftung di Göppingen).

lunedì 29 luglio 2019

Minima Mediaevalia

Minima Mediaevalia
Saggi di filosofia medievale
di Rudolph Imbach
pp. 356, € 21,00
Aracne Editrice, 2019
ISBN: 978-88-255-2338-6
 
«Superare il presente, ma con gli occhi rivolti al passato». Questa nota formula di Antonio Gramsci compendia efficacemente il significato sotteso ai dieci saggi raccolti nel volume. Il titolo Minima mediaevalia allude sì al carattere necessariamente non sistematico della forma saggistica prescelta, ma soprattutto a quel residuo inesauribile che, nell’arco di una ricerca pluridecennale, consente all’autore di rinvenire nel pensiero medievale riflessioni gravide di futuro. Attraverso la lettura di testi di Agostino, Tommaso d’Aquino, Meister Eckhart e Dante, vengono analizzati cinque temi principali: la relazione vicendevolmente feconda tra allievo e maestro; la polisemia del termine filosofia e la pluralità di approcci che ne derivano; l’amore come motore dell’agire umano e come legge eterna che governa il mondo; il rapporto tra Bibbia e filosofia; l’universalità della ragione in special modo nella dimensione politica dantesca. Un percorso affascinato e affascinante che non mancherà di alimentare la curiosità intellettuale del lettore.
Rudolph (Ruedi) Imbach ha insegnato filosofia medievale all’Université de Fribourg in Svizzera (1985–2000) e all’Université Paris IV–Sorbonne (2000–2013), della quale è professore emerito. Nel 2001 è stato insignito del prestigioso “Prix Marcel Benoist” e nel 2016 la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) gli ha conferito il titolo di Doctor honoris causa. Autore di numerosi saggi e monografie; tra i titoli tradotti in italiano: (con F.–X. Putallaz) Professione Filosofo. Sigieri di Brabante (1998); Dante, la filosofia e i laici (2003); (con A. Oliva) La filosofia di Tommaso d’Aquino. Punti di riferimento (2012); (con C. König–Pralong) La sfida laica. Per una nuova storia della filosofia medievale (2016). 

sabato 27 luglio 2019

La pentola di Leonardo

La pentola di Leonardo
Storie di corte, di vita quotidiana, di cibo e di cucina
di Carlo G. Valli
pp. 160, € 14,00
Cierre edizioni, 2019
ISBN: 9788883149856
 
Nel 2019 ricorrono i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Il libro prende spunto da questo importante anniversario per descrivere un aspetto inedito della sua multiforme personalità: oltre che sommo pittore, scultore, architetto, fisico, geologo, musicista, poeta, egli è stato cerimoniere di corte, organizzatore di spettacoli e banchetti e appassionato di cucina. Ha approfondito l’uso del fuoco, i sistemi di cottura e di pulizia, e ha inventato alambicchi, impianti e forni: marchingegni documentati in questo libro con alcuni disegni e appunti originali. Nella “pentola di Leonardo” troviamo approfondimenti sulla sua attività di cerimoniere e regista di convivi e anche sulla sua vita quotidiana. Egli conosceva e praticava le ricette del tempo ed era sensibile ai prodotti della terra, che sapeva come trattare e lavorare. Dai suoi taccuini emergono le liste delle spese alimentari giornaliere, che ci consentono di definire il suo stile di vita e i suoi gusti. Argomenti minori ma di grande interesse e spesso ignorati o non sviluppati nella enorme bibliografia dedicata a Leonardo. Ripercorrendo l’esistenza del grande uomo d’ingegno dalla nascita alla morte, in queste pagine l’autore si concentra in particolare su tali attività, colmando una lacuna nella divulgazione della grandiosa epopea leonardesca.
Carlo G. Valli, consulente e docente di marketing e comunicazione, si occupa attivamente di tradizioni popolari e storia degli alimenti. Su questi argomenti ha scritto una quarantina di volumi, tra cui Pasta Nostra Quotidiana (Muzzio, 1991), Belle Feste (Muzzio, 1992), Garda Garda (Muzzio, 1997), La lunga storia dell’olio e del formaggio (Cierre 2001), Nel nome della carne (FK, 2000), C’erano una volta vecchi mestieri (Cierre, 2001), 75 piatti da salvare della cucina italiana (2002), Gli antichi sapori dei mangiari di strada (Cierre, 2003), Cucina e vini del Garda (Muzzio,2004), La storia della pentola (con Eugenio Medagliani, Bibliotheca Culinaria, 2004), La pasta, viaggio in Italia (Agra, 2005), Vini e miti (Cierre, 2008, Premio Cesare Pavese), Marchesi si nasce (Rizzoli, 2010), Sole sale vento fuoco (Cierre, 2012), Vino, un dono di civiltà (Azzura, 2014), Bevevano e mangiavano i nostri padri (Il Valletto, 2015), Un cuoco costava più di un cavallo. L’avventura dei cuochi nella storia della cucina italiana (Cierre, 2016).

venerdì 26 luglio 2019

Castagnaro 1387

Castagnaro 1387
Hawkwood's great victory
di Kelly DeVries, Niccolò Capponi
Illustrator: Graham Turner
pp. 96, € 14,99
Osprey Publishing, 2019
ISBN: 9781472833518

The battle of Castagnaro, fought on 11 March 1387 between the Veronese and the Paduans, is one of the most famous Italian medieval conflicts in the English-speaking world. This is thanks in no small part to the exploits of the renowned English mercenary (or condottiero) captain, Sir John Hawkwood. Commanding the Paduan army, he led them to a stunning victory.
This new study challenges the conventional story of the battle, relocating it to the other side of the Adige River, and showing that Hawkwood was no mere disciple of his previous commander, the Black Prince-he was a highly talented and intelligent general in his own right. Using specially commissioned full-colour artwork, this fascinating book shows how Hawkwood used his own acumen, and the training, skills, and discipline of his very experienced condottieri, to defeat his opponents at Castagnaro.
Kelly DeVries holds a PhD from the Centre for Medieval Studies at the University of Toronto. He is professor of history at Loyola University Maryland and has most recently written Medieval Weapons: An Illustrated History of their Impact (2007) and The Artillery of the Dukes of Burgundy, 1363-1477 (2006), both with Robert Douglas Smith. His other books include: Medieval Military Technology (1992); Infantry Warfare in the Early Fourteenth Century: Discipline, Tactics and Technology (1996); The Norwegian Invasion of England in 1066 (1999); Joan of Arc: A Military Leader (1999); A Cumulative Bibliography of Medieval Military History and Technology (2002; updated 2005); and Guns and Men in Medieval Europe, 1200-1500: Studies in Military History and Technology (2002), as well as several edited works. In addition he is the author of more than 60 articles on military history and the history of military technology. He currently edits the Journal of Medieval Military History and is the series editor for the History of Warfare series of Brill Publishing.
Count Niccolò Capponi is a part of Florence's living history. His family has been in the city since the thirteenth century and he is a historian. After earning a PhD in military history from the University of Padova, he returned to Florence where he currently teaches political science and the history of Florence to Americans studying abroad. He is, most recently, author of Victory of the West: The Story of the Battle of Lepanto, as well as I legionari rossi: Le brigate internazionali nella guerra civile spagnola 1936-1939, a history of the international brigades during the Spanish Civil War.

giovedì 25 luglio 2019

La via dei lupi

La via dei lupi
di Carlo Grande
pp. 216, € 10,00
TEA Edizioni, 2019
ISBN: 9788850254743

Siamo nella prima metà del 1300. François di Bardonecchia è un nobile di montagna, un uomo vero e onesto, fedele alleato e amico del Delfino, il Principe Guigo. Tornato da una missione, scopre che Clotilde, l'adorata e bellissima figlia di diciassette anni, è stata sedotta dal Principe, che così vuole anche impadronirsi del suo territorio. È un'umiliazione troppo pesante da sopportare. Infranto il patto di fedeltà e schieratosi a fianco del duca di Savoia, storico nemico del Delfino, François ingaggerà una dura lotta contro il Principe sleale. Catturato, riuscirà, però, a evadere, e si darà alla macchia, lupo tra i lupi, dove per oltre dieci anni condurrà un'esistenza raminga e orgogliosa. Intensa, coinvolgente, straordinariamente poetica, questa storia ha il pregio indiscutibile di essere vera: François di Bardonecchia è un personaggio storico, un uomo che incarna la doppia anima del Medioevo, fatta di passioni e tradimenti, di crudeltà e devozione, sullo sfondo della natura più intatta ed estrema degli orsi e dei lupi. La natura, rifugio ultimo, culla e custode dei valori dell'umanità.
Carlo Grande, scrittore e giornalista torinese, lavora alla «Stampa» e collabora con diverse testate, occupandosi di cultura e ambiente. Ha diretto per molti anni la rivista di Italia Nostra. Nel 2018 ha diretto il documentario Last Angeles. One City, One Dream, dedicato alle storie di alcuni italiani che vivono e lavorano a Hollywood.

mercoledì 24 luglio 2019

Il vino dei Templari

Il vino dei Templari
a cura di Enrico Angiolini
pp. 96, € 11,00
Penne & Papiri, 2019
ISBN:  9788889336786
Il presente volume raccoglie gli atti del convegno su Il vino dei Templari. Ricerche a Bologna tra archivistica, iconografia, archeologia, palinologia e genetica, che si è svolto il 25 novembre 2017 nella sede del Museo della Beata Vergine di San Luca a Bologna.
Questo lavoro complessivo rappresenta la logica conseguenza, coerente con l’ampliamento delle ricerche e con la qualità dei risultati finora ottenuti, di indagini precedenti condotte secondo diverse competenze sui Templari e sulla Magione templare di Bologna. La scelta del tema muoveva dal fatto che l’argomento offre risvolti importanti in relazione alla scelta dell’Ordine di insediarsi in una città emergente per posizione geografica e per lo Studio famoso, alla storia dell’Ordine stesso rispetto ad altre istituzioni laiche ed ecclesiastiche, e infine al fatto che a Bologna è nota la sede dell’antica Magione, in angolo tra l’antica Via Aemilia, oggi Strada Maggiore, e Vicolo Malgrado.
Indagini archeologiche, anche se modeste, condotte nel 2016 nella cosiddetta “Sala dei Cavalieri” all’interno della Magione e nelle adiacenze, hanno restituito una serie di informazioni sull’evoluzione nel tempo del complesso, nonché numerosi granuli pollinici, molti di vite, che hanno stimolato una ricerca palinologica.
I risultati di queste ricerche, diversamente declinate, danno maggior spessore all’iniziale progetto di ricomporre eventi storici nascosti dal tempo e, spesso, dal disinteresse; il progetto diviene, in questo modo, anche comunicazione culturale.
Non si conclude quindi qui il viaggio sulle orme dei Templari bolognesi: la ricerca, che finora ha dato promettenti risultati, proseguirà nella convinzione che i Templari e la loro attività, in specifico nel Bolognese, abbiano ancora molto da raccontare.

martedì 23 luglio 2019

Corpi medievali. La vita, la morte e l'arte

Corpi medievali. La vita, la morte e l'arte
di Jack Hartnell
tradizione di Luca Bianco
pp. XIV-384, € 34,00
Einaudi, 2019
ISBN: 9788806241421

Che rapporto ebbero gli uomini e le donne medievali con il proprio corpo? Come in un fantastico corteo, questo saggio sorprendente chiama a raccolta medicina, arte, poesia, musica, politica, filosofia e storia culturale e sociale per rivelare l’effettiva condizione di chi nel Medioevo visse e morí.
Le vite degli uomini e delle donne medievali erano per molti versi simili alle nostre, ma allo stesso tempo erano colme di esperienze miracolose e metaforiche radicalmente diverse. Si viveva in un’epoca in cui le ferite mortali potevano essere guarite durante la notte per opera di un intervento divino, oppure il cuore di un re, estratto dal cadavere, veniva utilizzato come efficace emblema del potere politico. Grondante sangue e oro, feticizzato e torturato, porta d’accesso alle delizie terrene e punto di contatto con il divino, fatto a pezzi ma potente persino oltre la morte: nel mondo medievale non esisteva terreno piú fecondo e simbolico di quello del corpo.
In Corpi medievali, lo storico dell’arte Jack Hartnell svela i modi complessi e affascinanti attraverso i quali la gente del Medioevo pensava, esplorava e sperimentava la propria fisicità. Nei dipinti e nei reliquiari che celebravano i martiri dei santi, sovente bizzarri, la dimensione sacra del corpo lasciava un segno tangibile. Nella letteratura e nella politica, i cuori e le teste divennero potenti metafore che modellavano i sistemi di governo e la società in modi che perdurano ancor oggi. I medici e i filosofi naturali incrociavano secoli di sofisticate conoscenze mediche, mettendo spesso in pratica un’ignoranza della fisiologia tanto profonda quanto macabra nei suoi risultati.
Jack Hartnell insegna Storia dell'Arte presso l'University of East Anglia, Norwich. In precedenza ha ricoperto incarichi alla Columbia University, al Courtauld Institute, al Max-Planck-Institut e al Victoria and Albert Museum di Londra. Per Einaudi ha pubblicato Corpi medievali. La vita, la morte e l'arte (2019).

lunedì 22 luglio 2019

Plutarchi Chaeronensis

Plutarchi Chaeronensis
De tranquillitate et securitate animi Guillielmo Budaeo interprete
A cura di Stefano Martinelli Tempesta
pp. XII-183, € 42,00
Sismel, 2019
ISBN: 978-88-8450-844-7

Anche se gli studi degli ultimi decenni hanno fatto emergere un numero cospicuo di traduzioni latine quattrocentesche dei Moralia plutarchei, resta nella sostanza ancora valido il giudizio a suo tempo espresso da Konrat Ziegler, secondo il quale furono le Vitae di Plutarco ad avere un notevole influsso sulla cultura quattrocentesca, piuttosto che i Moralia. Nella fattispecie, un testo come il De tranquillitate animi, così importante nella diffusione delle dottrine eutimistiche e che pure ebbe una circolazione umanistica nell'originale greco, non fu mai tradotto nel corso del Quattrocento.
Dobbiamo la prima traduzione latina dell’opuscolo a uno dei padri fondatori degli studi greci in territorio transalpino, Guillaume Budé, che nei primi anni del Cinquecento aveva aperto la strada alla fortuna europea di Plutarco traducendo i Placita philosophorum (1502, per Germain de Ganay), il De fortuna Romanorum insieme al De Alexandri fortuna aut virtute (1503, per Pierre de Courthardy). Il De tranquillitate animi fu tradotto da Budé entro il maggio del 1505, tumultuario stylo, durante una missione che il re di Francia gli aveva affidato presso il papa, Giulio II, al quale la versione fu dedicata. Di questa traduzione, apparsa a stampa per la prima volta presso Josse Bade nel 1505 e poi più volte ristampata, sono sopravvissute – per quanto sinora emerso – tre copie manoscritte, delle quali una, il ms. lat. 124 della biblioteca di Ginevra, è considerata quella di dedica a Giulio II e preserva, nei margini, alcuni interventi autografi di Budé.
Quanto mai opportuna, dunque, un’edizione critica che tenga conto della tradizione manoscritta e degli esemplari a stampa (alcuni dei quali, tra l’altro, presentano interventi a penna dei quali l’editore dà notizia alla fine della sua prefazione). Questa versione, infatti, nonostante i limiti dovuti alla non stretta aderenza al dettato dell’originale greco, secondo una precisa e consapevole tecnica versoria, ebbe una grande influenza, grazie alla riconosciuta autorevolezza del suo autore: fu, per esempio, tradotta in inglese da Thomas Wyat e in italiano da Antonio Massa; fu, inoltre, utilizzata quale fonte di ispirazione critico-testuale a partire dai grandi ellenisti del Cinquecento, come Xylander e Muret, per giungere a Daniel Wyttenbach e agli apparati delle moderne edizioni critiche dei Moralia plutarchei.

domenica 21 luglio 2019

Nascita e morte di un quartiere medievale

Nascita e morte di un quartiere medievale
Siena e il Borgo Nuovo di Santa Maria a cavallo della peste del 1348
di Gabriella Piccinni
pp. 224, € 17,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Pacini Editore, 2019
ISBN: 978-88-6995-610-2

Negli anni Venti e Trenta del Trecento più di novanta nuove abitazioni, una chiesa e alcune strutture per la produzione dei tessuti di lana invasero la valle retrostante il palazzo del Comune di Siena con una lottizzazione che accolse flussi di nuovi cittadini, soprattutto notai e qualche giudice. Il Borgo Nuovo di Santa Maria avrebbe dovuto dare nuova centralità del Campo, riequilibrando lo sbilanciamento dei pesi demografici della città e creando nuovi collegamenti stradali, interni ed esterni alle mura. L’area fu però abbandonata dopo pochi decenni, a cavallo delle grandi epidemie del Trecento, quando molti documenti segnalano il restringersi della città verso il suo centro, con il verde che prende il sopravvento negli spazi più vicini alle mura cancellando i segni delle abitazioni.
Quella che ricostruiamo è dunque una storia esemplare che trasformò la valle da sede di un progetto generale di riorganizzazione e espansione urbana a luogo “separato dal transito de le genti”. Il fatto che al progetto del nuovo borgo non abbia corrisposto una centralità sullo spazio realmente edificato ne ha cambiato profondamente il senso, alterando l’equilibrio tra pieni e vuoti e mantenendo al Campo e al palazzo del Comune una centralità ‘identitaria’ che non corrisponde a una reale centralità rispetto al volume di costruito. 
Gabriella Piccinni (Siena, 1951) insegna Storia Medievale all’Università di Siena. Si occupa prevalentemente di storia della società italiana del Medioevo.