martedì 15 maggio 2018

Costanza d'Altavilla. L'ultima regina normanna

Costanza d'Altavilla. L'ultima regina normanna
di Francesca Giurleo
prefazione di Leoluca Orlando
pp. 72,  10,00
Kalòs Edizioni, 2018
ISBN: 8898777612
 
La figura di Costanza d'Altavilla si impone nel testo in tutta la sua forza di sovrana, di donna e di madre. Data in sposa a Enrico VI per un gioco politico fatto di alleanze, si mantenne estranea all'ambizione del marito dominatore, usando tutta la sua diplomazia per difendere la sua terra e la sua gente. Il suo obiettivo si poté realizzare solo dopo la morte del marito stesso quando, dopo aver allontanato da sé i funzionari tedeschi rudi e sanguinari, riportò il figlioletto, il futuro Federico II, in terra di Sicilia, nella corte di Palermo, e cominciò a preparare per lui un regno unito e saldo. Con la sua amministrazione Palermo riprese l'antica politica interculturale e iniziò ad affermarsi come capitale della cultura e culla della nascente lingua italiana.

lunedì 14 maggio 2018

De Iohanne papa et Ottone imperatore

De Iohanne papa et Ottone imperatore
Crimini, deposizione e morte di un pontefice maledetto
di Liutprando di Cremona
a cura di Paolo Chiesa
pp. VI-128, € 25,00
Sismel, 2018
ISBN: 978-88-8450-841-6
 
Nell’autunno 963 l’imperatore Ottone I di Sassonia, sceso a Roma in armi, fece deporre da un sinodo appositamente riunito il papa in carica, Giovanni XII, che fu sostituito con un uomo gradito al sovrano. A raccontarci la vicenda da un osservatorio di prim’ordine è Liutprando, vescovo di Cremona e fedelissimo di Ottone, che partecipò al sinodo da protagonista, in quanto interprete dell’imperatore. La colpa di Giovanni era principalmente politica: quella di avere tradito il patto di fedeltà che lo legava a Ottone, che pure aveva incoronato un anno prima, schierandosi dalla parte dei suoi nemici, i re d’Italia Berengario e Adalberto. Ma per dimostrare le ragioni del suo signore Liutprando non usa la politica: papa Giovanni è rappresentato come un personaggio infame, colpevole di menzogna e sacrilegio, bestemmia e simonia, incesto e stupro, furto ed assassinio, in un crescendo di accuse sapientemente orchestrato che finisce per svelarlo come servo del demonio. Logico, quindi, che il santo imperatore Ottone sia stato costretto a deporlo, per salvare la cristianità da un simile mostro, prossimo a precipitarla nella perdizione. Tutto questo si legge in un vivacissimo pamphlet, un piccolo capolavoro letterario, che in poche pagine mostra l’abilità stilistica e espressiva di uno degli scrittori più sorprendenti del medioevo latino. Il testo è qui pubblicato con una traduzione italiana a fronte e con un ampio commento, ed è corredato dagli altri testi e documenti che raccontano la vicenda, talvolta da punti di vista diversi.
Paolo Chiesa, nato nel 1956, è attualmente professore ordinario di Letteratura latina medievale e umanistica presso l’Università Statale di Milano, dopo avere insegnato all’Università di Udine dal 1992 al 2006. Il suo principale campo di studi è quello della tradizione manoscritta delle opere della latinità medievale, tema sul quale coordina da anni un progetto di ricerca nazionale.
Ha prodotto numerose edizioni critiche di testi mediolatini, fra le quali quella delle opere di Liutprando di Cremona (Turnhout 1994), del De magnalibus Mediolani di Bonvesin da la Riva (Milano 1997; nuova edizione aggiornata, Milano 2009), e dell’Itinerarium di Guglielmo di Rubruck. Ha curato, insieme ad Andrea Tabarroni, un’edizione commentata della Monarchia di Dante (2013). Nel campo della metodologia filologica ha pubblicato il manuale Elementi di critica testuale (Bologna 2002; nuova edizione aggiornata 2012).

domenica 13 maggio 2018

Nelle Terre del Marmo

Nelle Terre del Marmo
Scultori e lapicidi da Nicola Pisano a Michelangelo
a cura di Aldo Galli, Antonio Bartelletti
pp. 264,  € 24,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Pacini Editore, 2018
ISBN: 978-88-6995-393-4

«È questo un volume che colloca Carrara e Pietrasanta (e con loro le Apuane) in una cornice non solo locale, ma italiana ed europea, per meglio comprendere la straordinaria fortuna della scultura in marmo apuano tra la metà del Duecento e gli inizi del Cinquecento: da Nicola Pisano a Michelangelo. Una lunga parabola o, forse meglio, un’iperbole di intense relazioni artistiche e commerciali, che vide protagonisti lapicidi e scultori di varia provenienza, la cui arte fece del marmo apuano il materiale più prestigioso e ricercato per statue, monumenti, altari o sepolcri, da Venezia a Napoli, dalla Spagna alla Francia.
Il titolo del volume, Nelle Terre del Marmo indica, in prima istanza, una nuova possibile denominazione connotativa per un’area demo-territoriale non ancora del tutto consapevole di una propria identità. Si riferisce immediatamente a un territorio di diverse culture e tradizioni, che ha però condiviso una comune storia di eventi nel corso del periodo qui considerato, quando è stata campo di conquista e pure di divisione e scontro tra Genova, Pisa, Lucca e Firenze.
Le Terre del Marmo potrebbero risultare assai più numerose nell’Italia del basso Medioevo e del Rinascimento. Questo titolo sarebbe forse rivendicabile da altri luoghi che hanno iniziato presto ad integrare e sostituire le pietre mancanti con le proprie, dopo lo spoglio, ormai completato, dai monumenti della Roma imperiale. Si tratta di borghi e vallate in cui sono nati, quasi per determinismo geografico, artefici per necessità, che hanno risalito lentamente la china delle competenze tecniche e delle abilità artistiche, divenendo prima picchiapietre o scalpellini, poi lapicidi ed infine scultori. Sono quei luoghi in cui talvolta arrivavano, da altre Terre o da città vicine ed affamate di pietre ornamentali, schiere di altri lapicidi e scultori, alla continua ricerca di materiali utili all’architettura e/o alle produzioni plastiche…»
Alberto Putamorsi, presidente del Parco Regionale delle Alpi Apuane.

sabato 12 maggio 2018

Carni in rivolta. Macellai a Siena nel Medioevo

Carni in rivolta. Macellai a Siena nel Medioevo
di Valentina Costantini
pp. 280, € 18,00 (Acquista online con lo sconto del 15%)
Pacini Editore, 2018
ISBN: 978-88-6995-087-2

Un’inedita ricostruzione della storia dei macellai senesi (i carnaioli) che getta nuova luce sulle dinamiche politiche, economiche e sociali della Siena trecentesca e delle rivolte urbane che scossero le fondamenta della Repubblica dei mercanti.
Se ne ricava l’immagine di una società divisa, attraversata per lunghi decenni da un conflitto politico nel quale la corporazione dei carnaioli rappresentò una pericolosa antagonista per il ceto dirigente cittadino.
Il volume ricostruisce la storia delle cosiddette ‘rivolte dei macellai’ senesi, del commercio del bestiame, della produzione e del consumo di carne, e la storia delle famiglie, degli uomini e delle donne che vissero quegli anni di svolte, uscendone, a seconda dei casi, vinti o vincitori. Con un continuo rimando al contesto italiano ed europeo, e attraverso un’ampia selezione di documentazione inedita, questo volume offre un contributo prezioso alla storia di Siena e, più in generale, alla storia delle città e delle rivolte nell’Europa medievale. 
Valentina Costantini è ricercatrice di Storia Medievale. Specialista di storia delle città, ha pubblicato articoli e saggi dedicati alla storia delle rivolte, dell’alimentazione, e delle corporazioni nei secoli XIII-XV, tra cui On a red line across Europe: butchers and rebellions in fourteenth century Siena, «Social History», 41/1 (2016), pp. 79-92 e Macellai in armi nelle città medievali: note per un’indagine comparata, «Bullettino dell’Istituto Storico per il Medio Evo», 118 (2016), pp. 249-289. Questo libro è la sua prima monografia.

venerdì 11 maggio 2018

Due testi medievali sull'amor cortese

Due testi medievali sull'amor cortese
En aquel temps c'om era jays e Fraire de Joy e Sor de Plazer
a cura di Margherita Lecco, Claudia Rossi
pp. VI-122, € 16,00
Edizioni dell'Orso, 2018
ISBN: 978-88-6274-833-9
 
I due testi qui presentati e tradotti sono esponenti di rilievo della narrativa – l’«eccezione narrativa» – della letteratura provenzale tra XIII e XIV secolo: l’uno (En aquel temps…) secondo i modi propri di quella tradizione linguistica, l’altro (Frayre de Joy…) attraverso una riscrittura catalana che lascia però intuire il riferimento a modelli letterari occitanici. En aquel temps, opera di Raimon Vidal de Bezalù (attuale provincia di Girona) – autore delle celebri Razos de trobar (1210 c.), trattato sulle regole di composizione della lirica trobadorica – riferisce quello che si potrebbe considerare un esempio di questa trattatistica, attraverso i modi di una controversia amorosa che finisce per risolversi in una sorta di tenso non priva di ironia. Frayre de Joy è anch’esso, a ben vedere, al di là del racconto fondante, che traduce una delle più antiche declinazioni della storia della Belle au bois dormant, un exemplum di tale trattatistica amorosa. Entrambi i testi sono dunque, nel contempo, pregevoli, e piacevoli, illustrazioni dell’ancora solida tradizione trobadorica, e brillanti, per quanto in breve veste, esponenti della narrativa che, con qualche romanzo (Flamenca, Jaufre…), le vidas trobadoriche ed altre novas, testimonia della notevole vitalità della letteratura occitana (e dintorni) medievale.
Margherita Lecco insegna Filologia Romanza presso la Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università di Genova. Si occupa di letteratura medievale francese, provenzale, italiana. Saggi sul romanzo del XIII secolo, voll. I e II (Alessandria 2003 e 2007), Manoscritti, miniature, testi nella letteratura francese e provenzale (Alessandria 2016).
Claudia Rossi, filologa romanza e dottore di ricerca presso la Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università di Genova, si occupa di testi medievali francesi, provenzali e italiani. Ha pubblicato Viaggi sulla ruota della Fortuna. I romanzi di Philippe de Remi (Genova 1999) e curato la traduzione della Manekine di Philippe de Remi (Alessandria 2017). 

giovedì 10 maggio 2018

Posse civitatis. Asti e il suo territorio tra XI e XIII secolo

Posse civitatis. Asti e il suo territorio tra XI e XIII secolo
di Ezio Claudio Pia
pp. X-110, € 15,00
Edizioni dell'Orso, 2018
ISBN: 978-88-6274-836-0

La costruzione politica del territorio astigiano – il posse civitatis secondo la definizione dei libri iurium comunali – restituisce la progettualità di lunga durata di una classe dirigente urbana che nella strutturazione di un contado dipendente proietta la peculiare centralità di Asti rispetto a snodi di comunicazione di valenza sovraregionale tra litorale ligure, area alpina e Pianura padana. Si delinea un processo – articolatosi tra XI e XIII secolo – nel quale convivono una solida visione d’insieme e una strutturale duttilità nei modi di raccordo, basata sulla sperimentazione di forme giuridico-documentarie adeguate alla concretezza sempre variabile delle relazioni politiche. A differenza di altri comuni, infatti, Asti non cerca di imporre un modello unico di sottomissione a soggetti differenti, ma elabora un sistema flessibile di connessioni con singoli signori e comunità. L’esito è costituito dallo strutturarsi di un organismo territoriale complesso, gravitante su Asti, in grado di controllare l’area subalpina centro meridionale e destinato a mantenere persistente vitalità anche dopo la fine dell’epoca comunale.
Ezio Claudio Pia, allievo di Renato Bordone, è dottore di ricerca in storia medievale e si occupa di storia politica ed economica a partire dall’età comunale. Fa parte del Centro di Ricerca sulle Istituzioni e le Società Medievali e del Centro Studi di Onomastica Piemontese dell’Università degli Studi di Torino. È socio dell’Accademia di Agricoltura di Torino. Tra i suoi lavori: la curatela di Credito e cittadinanza nell’Europa mediterranea dal medioevo all’età moderna (Asti, Centro studi “Renato Bordone”, 2014) e le monografie La giustizia del vescovo: società, economia e Chiesa cittadina ad Asti tra XIII e XIV secolo (Roma, Viella, 2014, Premio Alfonso Carbone della Deputazione subalpina di Storia patria) e, nella collana “Il Medioevo nelle città italiane”, Asti (Spoleto, Centro italiano di studi sull’Alto medioevo, 2017).

mercoledì 9 maggio 2018

Le grandi donne del Medioevo

Le grandi donne del Medioevo
di Ludovico Gatto
pp. 480, € 12,00
Newton Compton, 2018
ISBN: 9788822719614
 
Regine e imperatrici, religiose e sante, intellettuali e letterate: un viaggio nella storia dei secoli bui alla scoperta delle personalità femminili più illuminate. Le donne vissute in epoca medievale sembrano non avere ancora un volto definito e la loro vita concreta sfugge anche allo sguardo più attento. Più volte ravvisiamo in quell'epoca "l'universo femminile" come un mondo in buona parte oscuro, in cui le donne vengono rappresentate come "ombre incerte, prive di contorno, di profondità, di accento", figure dunque inafferrabili, indefinibili. Ma è in questo vuoto solo apparente, in questo silenzio fin troppo ingannevole che lo storico si inoltra alla ricerca di tracce e voci tutt'altro che marginali. Un viaggio nella storia, dunque, per comprendere come le donne abbiano vissuto nella società antica e medievale, come l'abbiano modificata, condizionata e definita con la forza dell'ostinazione e la finezza dell'intelletto. Un'immersione nei testi e negli studi di chi cerca di afferrare le implicazioni profonde, le ambiguità più o meno note e le conseguenze che l'attività, il pensiero e il ruolo delle donne hanno avuto nella società medievale mettendo in luce quanto il loro contributo e le loro scelte abbiano influenzato le epoche successive.
Ludovico Gatto è professore emerito di Storia medievale presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Roma la Sapienza, è autore, fra l’altro, di L’atelier del medievista, Viaggio intorno al concetto di Medioevo. Con la Newton Compton ha pubblicato: La grande storia del Medioevo, Storia di Roma nel Medioevo, Gli imperi del Medioevo e Il Medioevo giorno per giorno.

martedì 8 maggio 2018

Monaci e contadini. Abati e re

Monaci e contadini. Abati e re
Il monastero di Nonantola attraverso l’archeologia (2002-2009)
a cura di Sauro Gelichi, Mauro Librenti, Alessandra Cianciosi
pp. 418, € 80,00
All'Insegna del Giglio, 2018
ISBN: 9788878148574

Il sesto volume delle ricerche condotte dall’Università di Venezia a Nonantola in questi anni è dedicato al monumento forse più importante della provincia di Modena per il periodo medievale e per la storia non solo architettonica, ma politica, religiosa e civile dell’intera regione: l’abbazia di S. Silvestro, la cui fondazione nel 752, ad opera di Anselmo, cognato del re longobardo Astolfo, segna anche una svolta culturale, con l’indebolimento di ogni influenza bizantina, ormai delegata al ruolo di Venezia, e l’inclusione dell’Italia settentrionale nell’ambito degli imperi centro europei, prima sotto i Franchi, poi sotto i Germani. La ricerca archeologica viene declinata sotto tutti i tuoi aspetti e rappresenta bene il contributo che questo tipo di ricerche può dare alla ricostruzione storica, non solo recuperando e acquisendo elementi importanti per la storia stessa dell’abbazia dal punto di vista strutturale ed architettonico, ma recuperando tutti gli aspetti della vita sociale, delle condizioni economiche, degli aspetti culturali in senso lato della comunità dei monaci per secoli, dall’VIII al XII (Luigi Malnati).

lunedì 7 maggio 2018

Scudi di frontiera

Scudi di frontiera
Dinamiche di conquista e di controllo normanno dell’Abruzzo aquilano
di Alfonso Forgione
pp. 228, € 32,00
All'Insegna del Giglio, 2018
ISBN: 9788878148550

L’incastellamento verificatosi durante il periodo normanno ha profondamente segnato l’Abruzzo aquilano, provocando un sostanziale riassetto dell’organizzazione territoriale precedente, contraddistinta da un numero limitato di fortificazioni. La ricerca archeologica, in questo caso, diviene uno strumento cruciale per comprendere fino in fondo le dinamiche e l’evoluzione nel tempo di questo fenomeno, in un’area troppo spesso considerata liminare sia in senso geografico che politico. In questo peculiare periodo storico il territorio vide la nascita di nuovi insediamenti fortificati, sulla base di modelli normanni già sperimentati con successo in altre aree di confine. Questa ipotesi trova forza e conferme nella prassi operativa normanna che prevedeva la realizzazione in aree di frontiera di un particolare modello insediativo, la motte and bailey, considerato il più funzionale per il controllo e l’amministrazione dei nuovi possessi, nonché una chiara affermazione dell’identità e del potere dei nuovi conquistatori. La presenza di una collina artificiale, o di qualsiasi altra istallazione riferibile a essa, motta o éperon aménagé risulta superflua in territori accidentati e ricchi di rilievi naturali come l’Italia Meridionale, e si può dunque ragionevolmente spiegare solo con la radicata abitudine a un “modello insediativo” importato direttamente dalla Normandia, un’ipotetica tipologia di “castello matrice”. La vastità delle testimonianze presenti nel territorio che ancora non sono state fatte oggetto di puntuali e mirate indagini conferma come l’Abruzzo attenda tuttora un’attenzione che, almeno sul piano della ricerca archeologica, con alcune lodevoli eccezioni, gli è stata troppo a lungo negata.
Alfonso Forgione collabora alle ricerche storico-archeologiche dell'insegnamento di Archeologia medievale dell'Università degi Studi dell'Aquila, coordina i tirocini formativi svolti nel Laboratorio di Archeologia e è membro del Comitato Ordinatore del Centro di Ateneo per il Polo museale dell’Università.

domenica 6 maggio 2018

Vita di Dante

Vita di Dante
Una biografia possibile
di Giorgio Inglese
pp. 192, € 15,00
Carocci, 2018
ISBN: 9788843092512

Che cosa sappiamo davvero di Dante Alighieri? Le tracce lasciate dal poeta nei documenti del suo tempo sono pochissime. Le notizie tramandate dai primi biografi intrecciano ai ricordi autentici molte fioriture leggendarie. Tracce e notizie trovano una chiave di lettura solo grazie al monumento autobiografico, non privo di interni contrasti, che l’Alighieri ha costruito nelle sue opere – dalla Vita nova alla Commedia. Senza mai dissimulare lo scarto fra critica dei documenti e interpretazione storico-letteraria, il libro di - segna così il profilo di una possibile “Vita di Dante scritta da esso”.
Giorgio Inglese è ordinario di Letteratura italiana alla Sapienza Università di Roma e dal 2015 dirige il “Bollettino di italianistica”.