mercoledì 30 giugno 2021

Spazi urbani, signorie monastiche e minoranze etniche nel Mezzogiorno medievale

Spazi urbani, signorie monastiche e minoranze etniche nel Mezzogiorno medievale
La chiesa di Santa Maria de Domno a Salerno
di Barbara Visentin
pp. 140, € 14,00
D'Amato editore, 2021
ISBN: 9788855250931
 
Santa Maria de Domno, fondata nel 989 dalla nuova dinastia principesca di Salerno, è la chiesa del Principe, destinataria di cospicue donazioni e specchio di una mentalità nuova, che esprime un'ideologia del potere nata dalla complessa sovrapposizione tra struttura amministrativa, legami personali e risvolti di natura economica. La nuova chiesa, segno tangibile del rinnovato equilibrio sociopolitico ed economico, costituisce il punto di contatto privilegiato tra cristiani ed ebrei, all'interno di uno spazio urbano che da città agraria si trasforma in città capitale del Principato: l'opulenta Salernum. Un circuito virtuoso nel quale presto si inserisce anche la neonata Congregazione cavense, assicurando la sopravvivenza della cappella alla sua gens fondatrice e a se stessa proficue relazioni politico-economiche, nel cuore di un Mezzogiorno multietnico.

Barbara Visentin è dottore di ricerca in Storia dell’Europa Mediterranea dall’Antichità all’età Contemporanea, si è interessata di strutture produttive e tipologie insediative del Meridione in età longobarda; di identità etnica e coscienza civica nel Mezzogiorno altomedievale; di trasformazioni urbane nelle città meridionali tra età tardoantica e Medioevo, pubblicando un volume su La nuova Capua longobarda. Identità etnica e coscienza civica nel Mezzogiorno altomedievale, Manduria-Bari 2012. Ha studiato il ruolo degli insediamenti monastici nell’età di transizione tra longobardi e normanni, le dinamiche insediative rurali e urbane dell’Italia meridionale longobarda e normanna e le espressioni materiali della cultura politica longobarda, pubblicando diversi articoli su riviste specializzate. Negli ultimi anni i suoi interessi hanno riguardato lo studio della Congregazione cavense, attraverso un complesso lavoro di ricostruzione della storia delle numerose dipendenze della SS. Trinità di Cava dei Tirreni e delle relazioni che legano la vita dell’abbazia alle vicende dell’Italia meridionale tra X e XIII secolo. Il frutto di una parte di questo lavoro è confluito nella stampa di due volumi dal titolo Percorsi monastici nel Mezzogiorno medievale. La Congregazione di Cava I e II, Badia di Cava 2015. Attualmente è docente a contratto di Storia della Chiesa in età Medievale presso l’Università degli Studi della Basilicata.

martedì 29 giugno 2021

Streghe, eretici e benandanti del Friuli Venezia Giulia

Streghe, eretici e benandanti del Friuli Venezia Giulia
Processi, rituali e tradizioni di una terra magica
di Monia Montechiarini
pp. 300, € 14,90
Intermedia Edizioni, 2021
ISBN:9788831410915
 
Apollonia, La Rossa, Aquilina, Domenatta: sono solo alcuni dei nomi delle donne accusate di stregoneria ed eresia in Friuli Venezia Giulia. L'autrice ricostruisce le storie e i profili criminali di esse, illustrando non solo i dati giuridici ma anche le pratiche e le attività magiche alla base dei reati. Scopriremo i rimedi di "Herbere", Ostesse, Levatrici, Guaritrici, Tempestare e i loro incantesimi d'amore, la magia propiziatoria, l'uso delle erbe, le divinazioni col fuoco. Sveleremo anche casi sorprendenti di streghe in aiuto delle donne "soverchiate" dai mariti, contro il gioco d'azzardo, degli usi dei prodotti di pregio di questa Terra, come il vino per curare le malattie o nei rimedi di bellezza. Possessioni diaboliche e risurrezioni temporanee nei Santuari mariani si alternano a diavolesse incatenate, invocazioni contro i lupi e soldati "con cuor sincero" nelle grandi fortezze costruite a difesa della regione.
Monia Montechiarini, giurista, europrogettista e scrittrice. Esperta di diritto, da vent’anni si occupa di ricerche documentali per ricostruire i processi contro le streghe. Si impegna per ridare voce al passato, collaborando con enti in tutta Europa nella stesura di progetti comunitari per il recupero e la divulgazione della memoria storica fino al Novecento. Oltre a organizzare convegni e giornate formative ufficiali, anche col patrocinio del MIBACT, partecipa come relatrice a importanti rassegne come il “Festival del Medioevo” ed è autrice di articoli sulla living history in riviste specialistiche.

domenica 27 giugno 2021

de Clavellis de Fabriano dal XII al XV secolo

de Clavellis de Fabriano dal XII al XV secolo
di Giovanni B. Ciappelloni
pp. 412, € 27,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Youcanprint, 2021
ISBN: 9791220337823
 
Il gruppo parentale normanno dei "de Clavellis de Fabriano", comunemente citati con l'appellativo di "Chiavelli", si insediò durante il XII secolo sul medio versante appenninico della Marca Anconetana. Costoro con frequentazioni che spazieranno dagli Hohenstaufen, agli Angiò, ai Visconti ed ai Savoia, faranno sorgere dal nulla un polo imprenditoriale che si occuperà della produzione di carta, da loro introdotta a Fabriano, ed anche di lavorazione di metalli, di tessuti, di pellami e del commercio del sale. L'intera narrazione consente, attraverso molti documenti inediti e cronache locali, di esplorare anche aspetti della vita e della storia del periodo come la caccia con il cane da ferma, il ruolo degli Sforza nella Marca Anconetana e le vicende più tarde di rami familiari che sfuggirono alla strage cittadina del 1435. In appendice una biografia dello storico domenicano Giovanni Domenico Scevolini.
Giovanni B. Ciappelloni, nato a Fabriano nel 1946 continuando una tradizione di famiglia da sempre si è interessato alla storia di Fabriano, con particolare attenzione al basso medioevo. Ha già pubblicato “Chiavelli e de Clavellis”, “Ruggero, Chiavello ed altri Messeri” e “de Clavellis de Fabriano, dal XII al XV secolo” pubblicazioni che hanno suscitato interesse anche fuori dei confini nazionali. Con la seconda edizione di "de Clavellis de Fabriano dal XII al XV secolo" conclude la sua ricerca su questo Gruppo parentale normanno che concepì la Fabriano imprenditoriale, giunta fino a noi, e che soprattutto fece apparire la Carta di Fabriano.

sabato 26 giugno 2021

Celestino, Matelda, Cunizza e altre incursioni letterararie medievali

Celestino, Matelda, Cunizza e altre incursioni letterararie medievali
di Paolo Golinelli
pp. 248, € 16,00
Patron Editore, 2021
ISBN: 9788855535151
 
Chi era “colui / che fece per viltade il gran rifiuto”?; e la Matelda del Paradiso terrestre è veramente Matilde di Canossa? Perché Dante pone Francesca da Rimini nell’Inferno e Cunizza da Romano, che ebbe relazioni non certo platoniche con cinque uomini, compresa una clandestina col poeta Sordello, nel Paradiso? A queste domande (e ad altre) risponde in questo libro Paolo Golinelli, incentrato sul rapporto letteratura/storia.
Indice. Introduzione. Parte I: Personaggi danteschi. 1) Ancora di “Colui / che fece per viltade il gran rifiuto” (Inf. III, 60); 2) Perché Matilde di Canossa è la Matelda dantesca; 3) Le “antifrancesche” storiche: Cunizza da Romano e Matelda/Matilde di Canossa. Parte II: Letteratura, storia e mentalità. Struttura narrativa e fruizione popolare nella leggenda di sant’Alessio; 2) Tra realtà e metafora: il bosco nell’immaginario letterario medievale, 3) Il santo gabbato. Forme di incredulità nel mondo cittadino italiano. Parte III: Debiti. 1) Gli studi matildico-canossani di tre amici scomparsi: Gina Fasoli, Vito Fumagalli, Lalla Bertolini; 2) Raffaele Crovi e la mia Matilde; 3) Giuseppe Pederiali tra storia e storie.
Paolo Golinelli (Mirandola 1947), già Professore Ordinario di Storia Medievale all’Università di Verona, oltre agli studi sull’agiografia e il culto dei santi (Indiscreta Sanctitas, 1988; Città e culto dei santi nel Medioevo Italiano, 1996; Il Medioevo degli increduli 2009; Santi e culti dell’anno Mille, 2017), sulla storiografia (Benedetto Bacchini, l’uomo, lo storico, il maestro, 2003), su Matilde e il suo mito, ha avuto occasione di affrontare diversi personaggi danteschi e problematiche relative al rapporto tra storia e letteratura, qui rappresentati nelle figure di Celestino V, Matilde di Canossa, Cunizza, sant’Alessio e nel riconoscimento di amici e maestri dello scrivere di storia.

venerdì 25 giugno 2021

Madri, madri mancate, quasi madri

Madri, madri mancate, quasi madri
Sei storie medievali
di Maria Giuseppina Muzzarelli
pp. 191, € 18,00
Laterza, 2021
ISBN: 9788858146439
 
Un affresco della multiforme condizione femminile nel Medioevo che testimonia la capacità di tante donne di reinventare il loro destino. Sei storie esemplari di donne del Medioevo e del loro rapporto con la maternità.
C’è l’esperienza di Dhuoda (vissuta nel IX secolo), il cui figlio Guglielmo fu consegnato come ostaggio a Carlo il Calvo; c’è – due secoli dopo – la vicenda di Matilde di Canossa, donna potentissima ma delusa nelle sue aspettative di maternità. C’è l’esempio di Caterina da Siena, che pur non avendo figli agisce e scrive da ‘grande madre’ italiana. C’è Christine de Pizan, impegnata nell’ultimo scorcio di Medioevo a destreggiarsi tra i figli e la carriera. Ancora, c’è Margherita Datini, che cresce come fosse sua figlia una bambina che il marito ha avuto da una schiava; c’è infine Alessandra Macinghi Strozzi, vedova di un esule, che fa da madre e padre ai suoi 5 figli. Pagina dopo pagina, si rovescia ciò che crediamo di sapere sulle donne del passato: scopriamo figure di madri oltre la retorica che le relega a un ruolo angusto, incontriamo autentiche madri anche oltre l’effettiva esperienza biologica, osserviamo donne in azione oltre la sfera domestica, protagoniste oltre i limiti imposti dal tempo in cui vissero al loro genere. Insomma, madri e donne che vanno ben al di là delle nostre (spesso ristrette) concezioni del Medioevo.
Maria Giuseppina Muzzarelli insegna Storia medievale, Storia delle città e Storia e patrimonio culturale della moda all’Università di Bologna. Si occupa di storia della mentalità e della società. Tra le sue pubblicazioni: Pescatori di uomini. Predicatori e piazze alla fine del Medioevo (2005); Un’italiana alla corte di Francia. Christine de Pizan intellettuale e donna (nuova edizione 2017); A capo coperto. Storie di donne e di veli (nuova edizione 2018); Le regole del lusso. Apparenza e vita quotidiana dal Medioevo all’età moderna (2020). Per Laterza è autrice di Nelle mani delle donne. Nutrire, guarire, avvelenare dal Medioevo a oggi (2013).

giovedì 24 giugno 2021

Poeti, trovatori, cantastorie

Poeti, trovatori, cantastorie
Il Medioevo ri-suona a Bologna per Dante
di Giuseppina Brunetti 
pp. 112, € 15,00
Bononia University Press, 2021
ISBN: 9788869238055
 
Il presente volume parte da un’iniziativa concepita nell’anno dantesco e sostenuta dal Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e dal Comune di Bologna: uno spettacolo in cui per la prima volta le poesie medievali di trovatori e trovieri, conosciute da Dante e citate nel De vulgari eloquentia, vengono ri-suonate a partire dalle musiche (consustanziali al testo verbale) trasmesse dai manoscritti antichi e arrangiate modernamente dal maestro Romeo ed eseguite dall’Ensemble Coblas esparsas (Clara Cocco, flauto; Miriam Fantacone, soprano; Elisabeth Reolid Felipe, viola; Carlo Piva, chitarra classica); un revival che riprende anche musiche successive di qualche decennio (è il caso del testo eseguito di Federico II di Svevia) o ‘veste’ con musiche originali altri testi: quelli goliardici dei Carmina Burana (che pure ebbero musica originaria e furono poi riletti nella celebre versione di C. Orff) o le liriche di Guinizzelli e Dante che, non concepite come quelle dei trovatori in sinolo con la musica – essendosi il cosiddetto ‘divorzio’ fra musica e poesia del tutto consumato –, sappiamo tuttavia che potevano assumere intonazione e peculiare musicabilità . Il termine tecnico del ‘vestire’ ricorre peraltro in Boccaccio ove se non si nomina l’amicizia con Casella – che notoriamente nella Commedia intona per Dante, dolcemente, la sua Amor che nella mente mi ragiona (Purg. II, 106-114), quella qui riproposta nella scrittura del maestro Romeo – si scrive esplicitamente: «Sommamente si dilettò in suoni e in canti nella sua giovanezza, e a ciascuno che a que’ tempi era ottimo cantatore o sonatore fu amico e ebbe sua usanza; e assai cose, da questo diletto tirato, compose, le quali di piacevole e maestrevole nota a questi cotali facea rivestire».
Giuseppina Brunetti è Professore ordinario all’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna ove dal 2000 insegna Filologia e linguistica romanza.Gli interessi di ricerca sono rivolti in particolare alla critica del testo, alla lirica italiana e romanza, al romanzo antico, alla storia dei metodi filologici. Attualmente incentra la sua ricerca sugli autografi letterari e sul romanzo medioevale.

mercoledì 23 giugno 2021

Vitreum, alumen, sablonum

Vitreum, alumen, sablonum
I manufatti vitrei in Terra d’Otranto tra Medioevo e prima età Moderna (secoli XIII-XVI)
di Simona Catacchio
pp. 170, € 36,00
All'Insegna del Giglio, 2020
ISBN: 9788892850088
 
In questo volume si presenta un approfondimento sul tema della produzione e circolazione del vetro in Puglia meridionale, con particolare attenzione al territorio salentino, nel periodo che va dal XIII al XVI secolo. Si tratta di uno studio che, attraverso l’intreccio di testimonianze archeologiche, fonti scritte e dati analitici, ha consentito di individuare nuovi indizi e spunti di riflessione per arricchire e ridiscutere il quadro delle conoscenze dei reperti vitrei in uso in Terra d’Otranto, offrendo nuove prospettive di ricerca. Le analisi archeometriche associate alla classificazione tipologica dei reperti si sono rivelate uno strumento efficace per la ricostruzione di scambi commerciali e aspetti produttivi, fornendo indicazioni sulle specificità delle ricette utilizzate, sulle materie prime e le tecnologie impiegate, al fine di determinare luoghi di produzione e/o provenienza, tipologia di risorse naturali e forme di approvvigionamento. L’indagine condotta sui manufatti vitrei ha consentito, inoltre, di riconoscere i markers dell’evoluzione tecnologia del vetro preindustriale fornendo, per i contesti archeologici esaminati, la possibilità di intercettare, nel mutare della composizione dei reperti, elementi di continuità e discontinuità con le tradizioni manifatturiere radicate del bacino del Mediterraneo.

martedì 22 giugno 2021

Le ragioni della scrittura

Le ragioni della scrittura
Piccoli scritti di paleografia
di Stefano Zamponi
a cura di Teresa De Robertis e Nicoletta Giovè Marchioli
pp. 352, € 50,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Viella, 2021
ISBN: 9788833137360
 
I saggi pubblicati in questo volume affrontano due momenti fondamentali della storia della scrittura latina in Italia: definizione e diffusione della nuova scrittura libraria che ha dominato l’Occidente fra XIII e XVI secolo, cioè la littera textualis; caratteri e varietà della scrittura e del libro ‘all’antica’, invenzioni che l’Umanesimo italiano ha consegnato alla cultura europea.
A questi temi si affiancano riflessioni di ordine metodologico su strumenti concettuali e finalità della ricerca paleografica. 
Stefano Zamponi (Pistoia 1949) ha insegnato Paleografia latina presso le Università di Trieste, Padova e Firenze. Si è occupato di storia della scrittura latina intesa come storia del funzionamento e della trasformazione dei sistemi grafici, con particolare attenzione per il periodo gotico e umanistico, toccando snodi cruciali per il riconoscimento dei fatti graficamente e storicamente significativi. Ha studiato importanti personalità di copisti e intellettuali (Petrarca, Boccaccio, Iacopo Angeli, Fonzio). Ha contribuito a rilanciare in Italia la catalogazione dei manoscritti curando più volumi delle collane Manoscritti datati d’Italia, Manoscritti medievali del Veneto e Manoscritti medievali della Toscana. Presidente del Comité International de Paléographie Latine dal 2005 al 2015, dal 2010 è presidente dell’Ente nazionale Giovanni Boccaccio. 

lunedì 21 giugno 2021

Parla come Dante

Parla come Dante
di Dario Pisano
prefazione di Claudio Giovanardi
pp. 160, € 10,00
Newton Compton, 2021
ISBN: 9788822755087
 
A molti di noi è capitato spesso di esclamare, in qualità di invito a non perdere tempo con persone che non meritano la nostra attenzione, «Non ti curar di lor, ma guarda e passa!» (prima curiosità: la citazione è sbagliata! Dante scrive: «Non ragioniam di lor…»). E chi non conosce il verso «Amor ch’a nullo amato amar perdona», che tanta fortuna ha avuto nella musica italiana? Ma cosa significa? E quante volte abbiamo detto a un amico – pieno di guai fino al collo – «stai fresco»? Che cosa hanno in comune queste espressioni e le tante altre raccolte nel libro? La medesima paternità. Nascono tutte dalla penna di Dante Alighieri, il massimo genio linguistico della storia, il quale – con la sua Divina Commedia – ha incrementato vertiginosamente il patrimonio lessicale dell’italiano. Parla come Dante ospita una ricognizione dei più famosi ma anche dei meno noti versi di Dante entrati nella lingua quotidiana, per lo più usati da chi parla senza la consapevolezza della loro provenienza. L’ampia documentazione offerta in queste pagine è la prova del fatto che, se anche noi ignoriamo Dante, Dante non ignora noi, ed è sempre sulle nostre labbra, in ogni momento della «nostra vita»!
Dario Pisano è nato a Roma nel 1986. Laureato in Filologia Romanza e dottore di ricerca, ora insegna Lettere nei licei. Ha collaborato con la RAI alla realizzazione di programmi dedicati alla divulgazione della poesia dantesca (Maratona Infernale e La Montagna Infinita). Ha pubblicato Dante nella poesia di Lorenzo de’ Medici, Nel mezzo del cammin di nostra vita e, per la Newton Compton, La Firenze segreta di Dante e Parla come Dante. Tiene numerose conferenze su Dante presso scuole, università e istituzioni culturali.

domenica 20 giugno 2021

Il normanno Boemondo «Miles Christi» principe di Antiochia

Il normanno Boemondo «Miles Christi» principe di Antiochia
di S. M. Abenavoli
pp. 162, € 18,00
La Rondine Edizioni, 2021
ISBN: 9788832268430
 
Marco era il suo nome che significava "dedicato a Marte". Ma per il grande rispetto alla sua gigantesca figura, il padre gli aveva dato il soprannome di Boemondo o di Abboamonte, proventiente da un personaggio leggendario, soprannome che finì per sostituire il suo vero nome di Marco. Marco Boemondo d'Altavilla era figlio di Roberto il Guiscardo Duca di Puglia e di Calabria, e della sua prima moglie la "nobilissima" AlberadaQuarrell - Drengot di Bonalbergo, della Famiglia dei Principi Quarrell di Alençon in Normandia. Alberada era la zia del Conte Bonalbergo in Italia e zia del Principe Normanno di Capua ed Aversa, Riccardo I Avenel - Quarrell - Drengot. Come tutti gli avvenimenti storici e le vicende della sua vita hanno dimostrato, Boemondo fu il più grande Cavaliere della Cristianità in Oriente ed il più grande cavaliere guerriero di tutti i tempi tale da essere paragonato ai Cavalieri dell'Iliade e della Odissea.