I trovatori di Dante
Traduzione di Francesco Zambon
Con un saggio di Claudia Di Fonzo
pp. 120; € 12,00
Molesini Editore Venezia, 2024
ISBN: 9791281270145
Dante conobbe bene la poesia in lingua d’oc, una delle tre lingue – con la lingua d’oil e la lingua del sì, francese e italiano – che formano quello che egli definisce l’ydioma tripharium. Ed essi costituirono uno dei suoi modelli poetici fondamentali, dalla giovanile Vita nuova fino alla Commedia. Nel suo trattato di poetica, il De vulgari eloquentia, Dante cita a diverso titolo ben undici componimenti di sei trovatori diversi; alcuni testi sono allegati come esempi metrici o retorici, altri come espressione dei tre temi o materie da lui distinti nella poesia lirica: armi, rettitudine e amore. Nella Commedia, poi, egli mette in scena alcuni di questi poeti, ripartendoli calcolatamente nelle tre cantiche: nell’Inferno è collocato Bertran de Born, poeta delle armi, fra i seminatori di discordia; nel Purgatorio Arnaut Daniel, poeta dell’amore profano, fra i lussuriosi; nel Paradiso infine Folquet de Marselha (Folco), poeta della fede e dell’amore divino dopo aver cantato quello per le donne, fra gli spiriti amanti. E le parole che gli rivolge Arnaldo sono addirittura in lingua occitana, unico caso di discorso in lingua non italiana presente nel poema. Dante riprese inoltre in Al poco giorno e al gran cerchio d’ombra la forma metrica inventata da Arnaut Daniel, la sestina, che avrebbe avuto in seguito un immenso successo in tutte le letterature europee. Questo volume riunisce tutti i componimenti citati da Dante nel De vulgari eloquentia (oltre a una canzone di Peire d’Alvernhe e alla sestina di Arnaut, che egli imitò direttamente). Rispetto alle precedenti e analoghe sillogi di Chaytor, di Monaci e di Folena, essi sono qui per la prima volta accompagnati da una traduzione che, pur nella fedeltà al testo originale, ne rispetta rigorosamente le misure metriche.
Francesco Zambon è professore emerito di Filologia romanza presso
l’Università degli Studi di Trento. Studioso di fama internazionale, ha
indagato su numerosi aspetti della letteratura allegorica e religiosa
del medioevo latino e romanzo (bestiari, mito del Graal, trovatori,
eresia catara, mistica amorosa).
Claudia Di Fonzo è medievista e in particolare studiosa di Dante, cui ha
dedicato numerose monografie e saggi. Da diversi anni si è
specializzata, a proposito di Dante e di altri autori, sul rapporto fra
diritto e letteratura, materia che insegna presso l’Università di
Trento.
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