domenica 12 gennaio 2020

La follia di Tristano

La follia di Tristano
a cura di Chiara Concina
pp. 112, € 12,00
Carocci, 2020
ISBN: 9788843099016
 
Tra i monumenti letterari che attestano la fase più antica del fortunato mito medievale di Tristano e Isotta si colloca il breve testo antico-francese in octosyllabes della Folie Tristan, tramandato in due diverse redazioni risalenti al XII secolo: una più corta, detta di Berna (che qui si presenta), l’altra più lunga, detta di Oxford. Travestito da folle, Tristano torna alla corte di re Marco per rivedere l’amata Isotta. Da lei tenta di farsi riconoscere, rievocando con un discorso apparentemente insensato gli episodi salienti della loro storia. La regina – dapprima diffidente – finirà per cedere, e dopo l’agnizione finale gli amanti riusciranno a ricongiungersi per un’ultima breve stagione. Ennesima maschera tristaniana, la simulazione della follia permette la messa in atto di un geniale dispositivo della “ricordanza”, che restituisce nella miniatura di un breve poemetto le vicende più note degli amanti di Cornovaglia.
Chiara Concina insegna Filologia romanza all'Università di Verona. Si occupa principalmente di lirica antico-francese, di scritture odeporiche e della ricezione francese, italiana e catalana di Boezio in età medievale.

venerdì 10 gennaio 2020

Corrispondenza. I. Lettere volgari

Corrispondenza. I. Lettere volgari
di Francesco Filelfo
Edizione critica e commento a cura di Nicoletta Marcelli
Coordinamento scientifico di Silvia Fiaschi
pp. X-286, € 56,00
Sismel, 2019
ISBN: 978-88-8450-948-2
 
Nel panorama dell’umanesimo italiano a fianco di numerosi e celebri autori che, sull’esempio di Francesco Petrarca, si dedicarono alla composizione di un epistolario latino, possiamo annoverarne altrettanti per ciò che concerne l’epistolografia in volgare, ma, assai rari sono i casi di umanisti che per la scrittura di lettere si siano cimentati sul doppio registro latino-volgare e, nel caso di Filelfo, con l’aggiunta del greco. Se all’Epistolario latino e greco, raccolto, rielaborato e concepito con le caratteristiche di una vera e propria opera letteraria destinata alla pubblicazione Filelfo dedicò notevoli cure per molti anni, alle lettere volgari, al contrario, l’autore non riconobbe uno statuto letterario, per cui la loro sorte è stata quella della totale dispersione, al punto che non se ne conosceva neppure il numero complessivo. Grazie a questo lavoro il corpus conta oggi 141 lettere, parte delle quali sconosciute e inedite, in larga misura autografe, indirizzate ad alcune tra le maggiori personalità della politica e della cultura del Quattrocento: fra tutti spiccano i duchi Francesco e Galeazzo Maria Sforza, Lorenzo il Magnifico e il cancelliere sforzesco Cicco Simonetta. Le lettere filelfiane che qui si pubblicano toccano molti aspetti della storia e della cultura del secolo XV, dalla politica, alla diplomazia, dalle humanae litterae, alla biografia di Filelfo stesso, per cui nella loro varietà rispecchiano a pieno la poliedrica personalità dell’autore: di ognuno di questi aspetti il volume ha cercato di dare conto con il commento ai testi, che si auspica possa costituire un utile strumento per nuove acquisizioni nell’ambito degli studi storico-letterari.

giovedì 9 gennaio 2020

Genna di Taquisara

Genna di Taquisara
di Roberto Brughitta
pp. 172, € 13,00
AmicoLibro, 2019
ISBN: 9788899685690
 
Con questa opera, Roberto Brughitta è tornato alle sue origini letterarie con un romanzo di fantasia ambientato durante il medioevo in Sardegna, un medioevo carico di lirismo, a tratti mitizzato, direi quasi fiabesco.
La trama si snoda tra realtà e leggenda, tra amore e conflitti. Si passa dal riso sardonico ai nomi storici di villaggi ancora esistenti.
Proprio dalla leggenda, a cui è legato il riso sardonico, parte il romanzo. Rònkina, un uomo saggio ma anziano di settant’anni (l’età non è casuale), incrocia la sua esistenza con Genna, una fanciulla dal carattere ribelle. Malgrado la reciproca diffidenza iniziale, cominciano un viaggio, il cui scopo non è tanto un andare verso, ma un allontanarsi da. La strada che i due improbabili amici intraprendono non è solo fisica, è anche un percorso che illuminerà i loro dubbi e certezze, sconvolgendo entrambi.
Roberto Brughitta nasce nel 1965 a Cagliari. Amante del mare, che adora navigare a bordo del suo kayak.
Le sue pubblicazioni sono: “I racconti del giocattolaio”, “Baci di laguna”, “La donna farfalla”, “Oro, corallo e arcobaleno”, “La trilogia di Pinocchio”.
è autore inoltre di “Su Lèpuri isposu” e “Una gara per Bascaleggia”, entrambi patrocinati dalla regione Sardegna.
A quattro mani con Emanuela Imprescia, presidentessa dell’ADMO Alto Adige, scrive invece “Trucioli di cuore”, dove un Pinocchio maggiorenne ci avvicina al mondo della donazione del midollo osseo.

mercoledì 8 gennaio 2020

L'aristotelico impenitente

L'aristotelico impenitente
di Stefano Gelain
pp. 132. € 12,00
Mauro Pagliai Editore, 2019
ISBN: 8856404222

1318 d.C. Ardighino da Padova, medico e filosofo aristotelico, allievo del brillante Pietro d'Abano, si reca al Castello di Romena su invito del conte Aghinolfo Guidi, che lo prega di indagare su un misterioso delitto irrisolto. Come in una versione parodiata de Il nome della rosa di Umberto Eco, il medico padovano, totalmente privo di una strategia d'indagine, tenta di dare un volto a un assassino particolarmente sfuggente. Sullo sfondo personaggi promiscui e sgangherati: tra vassalli, valvassori e valvassini, castellane prive di senno e inquisitori smargiassi, Ardighino si vedrà costretto a dubitare di tutti, prima di scoprire, non certo grazie alle proprie doti investigative, chi si cela dietro l'esecrabile delitto.
Al centro del suo romanzo è la figura di Ardighino, medico e filosofo, allievo del brillante Pietro d’Abano. Piuttosto goffo, non esattamente preparato – nonostante la sua professione non conosce il latino, ma ne parla una variante maccheronica – e totalmente privo di una strategia d’indagine, Ardighino è però dotato di un certo acume e di spirito d’iniziativa, e utilizzerà ogni arma a disposizione per tentare di dare un volto a un assassino senza nome. Il conte Aghinolfo Guidi lo ha infatti invitato al Castello di Romena dopo l’omicidio del cavaliere Arnaldo Buglione, il cui corpo è stato trovato a terra, con la lingua inchiodata al pavimento. L’indagine porterà Ardighino a muoversi in un mondo fatto di religiosi e di nobili, di castellane e inquisitori, antichi tomi e sofisticati enigmi, prima di trovare finalmente, in modo rocambolesco e inaspettato, il bandolo della matassa.
Stefano Gelain, giovane docente di lettere originario di Feltre (Belluno), si è laureato con una tesi sulla Letteratura latina medievale.

martedì 7 gennaio 2020

Scenari bellici nel medioevo: guerra e territorio tra XI e XV secolo

Scenari bellici nel medioevo: guerra e territorio tra XI e XV secolo
Giornata di Studi (Roma, 17 novembre 2016)
a cura di Giorgia Maria Annoscia
pp. 162, € 25,00
Edizioni Quasar, 2019
ISBN: 978-88-7140-994-8

Il volume contiene i seguenti saggi:
G.M. Annoscia, Scenari bellici nel medioevo: guerra e territorio tra XI e XV secolo. Le ragioni di un incontro
P. Garbini, Notturni di guerra nella letteratura d’assedio mediolatina
E. Pruno, C. Marcotulli, “Non vi rimase casa né pietra sopra pietra”: l’assedio di Montaccianico (Fi) del 1306 e la documentazione materiale
C. Citter, Da castello a Rocca: le trasformazioni di Selvena (GR) a seguito delle vicende belliche fra XV e XVI secolo
G. Romagnoli, La presa e la distruzione di Ferento (1170-1172): fonti scritte e documentazione materiale
L. De Lellis, “Urbs haec nulla hominum sed bella nocere valebunt”: le mura e gli apprestamenti difensivi di Leopoli-Cencelle
M. Bici, F. Campana, Analisi tecnica di ipotesi di assedio della Rocca di Cervara di Roma
G.M. De Pratti, Ricostruzione balistica diretta ed inversa per individuare la macchina bellica dell’assedio di Cervara di Roma
M.C. Somma, Architettura militare e scene di guerra ai confini del Regnum all’epoca di Carlo I d’Angiò: il caso di Castel Manfrino (Te)
R. Fiorillo, M. Pisanti, L’assedio di Castel Terracina del 1191 nel Liber ad honorem Augusti. Problematiche storiche ed archeologiche alla luce di recenti interventi di restauro
A.M. Santoro, Pisani in territorio amalfitano (1135-1137): città, assedi, fortificazioni tra fonti storiche e dati archeologici
M. Nucciotti, Archeologia leggera dei sistemi di difesa passiva: castelli crociati di Petra (Giordania) nel XII secolo

lunedì 6 gennaio 2020

Beato Angelico

Beato Angelico
di Renzo Villa
pp. 272, € 25,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Paicini Editore, 2019
ISBN: 978-88-6995-501-3
 
Eccezionale ovvero unico da ogni punto di vista il destino dell'artista a tutti noto come 'Beato Angelico', un incantevole protagonista della pittura italiana. Maestro dell'arte sacra, ma anche interprete del primo Rinascimento umanistico; autore di esemplari, liriche e commosse immagini di Madonne, Angeli e Santi, ma anche capace di innovazioni tecniche decisive, dal formato quadrato delle grandi tavole sugli altari unificando i precedenti polittici, al modello della 'Sacra Conversazione' ove i santi dialogano naturalmente e spiritualmente alla presenza della Madre e del Figlio. La sua è un'opera poliedrica e varia, personalissima; però mai firmata né datata, dando gran problemi agli storici dell'arte. Umile e discreto sarebbe rimasto sconcertato dall'appellativo 'Beato Angelico', lui che voleva essere semplicemente fra' Giovanni del convento di San Domenico a Fiesole. Anche noto, da giovane laico, come Guido di Piero del Mugello. Fu detto Angelico appena scomparso, per l'alta lode rivolta al Maestro, all'artefice di grandiosi tabernacoli, reliquiari e pale decorate, di variati e inimitabili cicli d'affreschi, di tante pagine miniate ove esprimeva sempre la propria fede, esaltando la bellezza delle creature spirituali nei volti purissimi delle Madonne e nelle sfavillanti ali delle creature celesti. Angelico per grazia e soavità di toni e colori, e per ispirazione sempre intensa e partecipe. Riconosciuto dai contemporanei come sommo maestro, accompagnò il superamento dell'ultimo gotico proponendo una nuova lettura dell'antico, e fu nominato Beato per essere modello d'artista esemplare, riconosciuto Patrono dell'arte sacra dalla Chiesa cattolica. Malgrado ciò il destino della sua opera pittorica, risultato di un quarantennio di continuo, attivo e stimatissimo lavoro, è stato segnato dalla dispersione di tante realizzazioni, anche guastate da incuria e sciagurati restauri. Frammentate e sradicate dalla loro originaria collocazione, sono più silenziose, meno espressive ed emozionanti, e però esposte con ogni riguardo nei maggiori musei d'Europa e d'America. Hanno un destino ben diverso da quello atteso e previsto poiché erano state eseguite su richiesta e compenso delle più grandi famiglie fiorentine, ed erano destinate alla liturgia, alla contemplazione e venerazione dei fedeli. Disgraziatamente è poi giunto a noi soltanto uno, su cinque, dei grandi cicli pittorici realizzati a Roma, dove due papi l'avevano chiamato riconoscendolo "primo pittore d'Italia". Quattro furono distrutti neppure un secolo dopo il loro compimento, in un'epoca ansiosa di più grandiosa modernità; resta per nostra fortuna intatta la Cappella Niccolina in Vaticano, uno dei più equilibrati e misurati cicli dell'intero Quattrocento italiano, nel suo rinnovato classicismo paleocristiano. Eccezionalmente e fortunosamente integra è infine l'opera più personale e sentita, oggi visibile a chiunque, mirabile nella sua compiutezza e conservazione. È la serie di affreschi del convento fiorentino di San Marco, paradossalmente destinati a rimanere segreti, vincolati dalla clausura, dipinti soltanto per la meditazione e la preghiera di un singolo confratello nella sua cella solitaria.

domenica 5 gennaio 2020

Appunti d'arte e meraviglia. Il Medioevo umbro-marchigiano

Appunti d'arte e meraviglia
Il Medioevo umbro-marchigiano
di Elisabetta Carlino
pp. 120, € 14,00
EFG edizioni, 2019
ISBN: 8885581331
 
Guardare l'arte è guardare per capire ciò che ci circonda ed accorgersi che si è immersi nei capolavori. Ogni luogo ha la propria storia raccontata dai suoi artisti e dalle opere che ne hanno delineato l'identità e che oggi profondamente ci appartengono. Attraverso l'Appennino Umbro Marchigiano sulle tracce delle prime prove di Ottaviano Nelli, gettando uno sguardo più approfondito sulla moda delle sue Madonne cortesi. Incontrando sculture di grande qualità e luoghi che hanno storie che dovevamo ancora ascoltare. Cos'è l'amore per l'arte se non il sogno? Cos'è se non l'essere catturati, un giorno in cui stavi andando, dai bagliori di un sogno, che un altro uomo, secoli prima di te, ha lasciato imbrigliati nelle trame del tempo ?

sabato 4 gennaio 2020

Sanluri 1409

Sanluri 1409
La battaglia per la libertà della Sardegna
a cura di Franciscu Sedda
pp. 173, € 18,00
Arkadia Editore, 2019
ISBN: 978 88 68512187
Il 30 giugno 1409 due eserciti si affrontano nelle campagne di Sanluri, non lontano da Cagliari. Da un lato quello di una delle grandi potenze mediterranee dell’epoca, la Corona d’Aragona, dall’altro l’esercito del popolo sardo, della nació sardesca che ha avuto l’ardire di impadronirsi quasi interamente del cosiddetto “regno di Sardegna”. Dopo un lungo oblio, a distanza di seicento anni, quella battaglia è divenuta un simbolo della libertà cercata e perduta dei sardi. Ma fu davvero uno scontro decisivo? Come avvenne? Chi furono i protagonisti? Furono all’altezza dei ruoli e del momento? E ancora, quale contesto ideologico e politico fa da sfondo a saBattalla? Cosa portò la nazione sarda a riconoscersi e a essere riconosciuta come tale, anche attraverso l’Albero verde di sfondo bianco della sua bandiera? Cosa invece la rese debole nel momento dello scontro? Fu veramente l’“exterminio” celebrato dai catalano-aragonesi a far entrare in crisi le strutture del regno di Arborea, l’istituzione guida della republicha sardischa? E quale fu l’eco di quell’avvenimento ancor oggi oscuro a molti? I saggi raccolti nel libro, partendo da questioni e punti di vista diversi, tentano di dare una risposta a tutti gli interrogativi posti da uno degli eventi simbolo della storia sarda.
Hanno partecipato al volume: Graziano Fois (Ricercatore indipendente in Antropologia storica, laureato in Storia medievale presso l’Università di Cagliari), Paolo Maninchedda (Professore ordinario di Filologia romanza all’Università di Cagliari), Franciscu Sedda (Professore associato di Semiotica all’Università di Cagliari), Alessandro Soddu (Professore associato di Storia Medievale all’Università di Sassari).

venerdì 3 gennaio 2020

Guittone morale. Tradizione e interpretazione

Guittone morale
Tradizione e interpretazione
A cura di Lorenzo Geri, Marco Grimaldi, Nicolò Maldina e Maria Rita Traina
pp. X-428, € 54
Sismel, 2019
ISBN: 978-88-8450-919-2

Il volume presenta gli atti del convegno di Roma (Sapienza Università di Roma 28 - 29 novembre), dal titolo "Guittone e morale, tradizione e interpretazione" organizzato dal dipartimento di Studi greco-latini, italiani, scenico-musicali. A più di vent'anni di distanza dall'ultimo importante convegno dedicato a Guittone d'Arezzo, studiosi italiani e internazionali tentano un bilancio degli studi pregressi e dei lavori in corso per indicare nuove prospettive di ricerca sul noto personaggio. Nella sezione introduttiva del convegno si fa il punto sullo stato dell'edizione dei testi del poeta, mentre la discussione prevede il confronto su due argomenti fondamentali: la formazione intellettuale di Guittone e il suo rapporto con Dante Alighieri. In conclusione si affronta lo studio dei legami con la tradizione romanza e con la cultura religiosa e politica coeva e sulla fortuna e sull'influenza di Guittone nel Trecento.

giovedì 2 gennaio 2020

Stefanitis e Ichnilatis

Stefanitis e Ichnilatis
Il Kalila e Dimna bizantino
A cura di Francesca Rizzo Nervo
pp. 250, € 16,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Rubbettino Editore, 2019
ISBN: 9788849828993

Prima traduzione in italiano, sulla base del testo edito da Vittorio Puntoni, della versione lunga dello Stefanitis e Ichnilatis, versione bizantina del Kalila wa Dimna che diffuse in area euromediterranea il Pancatantra. Un'opera che si propone di insegnare l'arte del buon governo, e quella di raggiungere il successo, attraverso il racconto di favole di animali attinte al ricco patrimonio della favolistica hinduista di tradizione orale, uno speculum principis. La traduzione è preceduta da un'Introduzione che, nel ricostruire la lunga e complessa filiera della tradizione del testo e nel contestualizzarlo nell'ambito ricezionale della Bisanzio dell'XI sec. circa, pone altresì critica di siffatto genere di testi. Nelle note alla traduzione il testo viene messo a confronto con le versioni occidentali derivate da quell bizantine, nell'Appendice con le edizioni arabe del Kalila wa Dimna.
Francesca Rizzo Nervo, docente di Civiltà bizantina presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Roma "Sapienza", ha condotto le sue ricerche negli ambiti della produzione romanzesca e narrativa greca medievale, privilegiando la cura di edizione critiche (Dighenis Akritis, versione dell'Escorial e Il Vecchio Cavaliere), lo studio della produzione agiografica (Percorsi della santità salè vs salos), della rappresentazione nei suoi vari aspetti dell'eros ("Incidit in amorem filae suae". Rappresentazioni del rapporto incestuoso dal mito alla letteratura greca medievale), del cronotopo del romanzo cavalleresco bizantino; Chronotopes between East and West), dei rapporti fra letteratura araba e bizantina (Le Mille e una notte il Dighenis Akritis). Ha curato l'edizione italiana di The Medieval Greek Romance di Roderick Beaton. Con Antonio Pioletti ha fondato la Collana "Medioevo romanzo e orientale"