venerdì 30 dicembre 2016

Caccia di Diana

Caccia di Diana
di Giovanni Boccaccio
a cura di Irene Iocca
pp. LXXVIII-214, € 26,00
Salerno Editrice, 2016
ISBN: 978-88-6973-150-1

La Caccia di Diana - prima opera di Giovanni Boccaccio – è un poemetto in terzine d’argomento amoroso in cui si racconta una battuta di caccia nella quale le dame, appartenenti alle maggiori famiglie della corte napoletana di Roberto d’Angiò, vengono coinvolte da Diana; tra queste, anche la fanciulla senza nome amata dal poeta. Il poemetto si articola in 18 canti per un totale di circa mille versi e inaugura il filone delle rappresentazioni allegoriche che domineranno il Quattrocento. Del testo non esiste attualmente un’edizione in commercio: l’ultima è quella di Vittore Branca del 1967. La nuova edizione – fondata sul riesame dell’intera tradizione manoscritta – offre un testo rinnovato in diversi punti. Il commento che l’accompagna mira a valorizzare da un lato la lingua del poemetto e dall’altro i suoi rapporti con la tradizione precedente, a partire da Dante. Più in generale, l’illustrazione complessiva punterà a far emergere la componente popolare e giullaresca del testo rimasta finora più in ombra rispetto alla dimensione galante.
Irene Iocca è dottore di ricerca in filologia antica e moderna e dal 2014 membro della Società dei Filologi della Letteratura Italiana.

mercoledì 28 dicembre 2016

Le stanze dell'armonia

Le stanze dell'armonia
Nei musei dove l'Europa era già unita
di Philippe Daverio
pp. 464, € 35,00
Rizzoli, 2016
ISBN: 9788817086509
 
Questo libro è la testimonianza della passione dell’autore per quella “penisola occidentale del continente asiatico che si chiama Europa” e del legame culturale che esiste fra i popoli che la abitano. I turisti che invadono le capitali hanno come tappa obbligata la visita ai grandi musei, vere e proprie “stanze delle meraviglie” che custodiscono la memoria di un senso comune dell’armonia che ha unito gli europei nel corso dei secoli, una memoria effettivamente collettiva di un’Europa miracolosamente già unita. Philippe Daverio ripercorre la storia delle istituzioni, delle dinastie e delle evoluzioni della società civile passando in rassegna diverse tipologie di raccolte museali, da quelle “nazionali”, che rispecchiano l’identità dei singoli Stati, a quelle nate da collezioni private, di principi o di imprenditori, fino a quelle dedicate a un determinato periodo storico. Per ogni museo, sulla scorta di curiosità e gusti personali, l’autore ci accompagna poi in una visita guidata alla scoperta di opere o percorsi meno frequentati, ai margini degli itinerari più battuti, al fine di stimolare l’immaginazione e aprire nuovi orizzonti. In base al vecchio detto francese “Les voyages forment la jeunesse”, i giovani si formano viaggiando, il tour d’Europa attraverso i musei si riconferma una destinazione attraente e istruttiva per i curiosi di tutte le età.
Philippe Daverio è nato nel 1949 a Mulhouse, in Alsazia, e vive a Milano. Professore ordinario alla Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo, è direttore della rivista “Art e Dossier”. È autore e conduttore in TV di Passepartout, Emporio Daverio e Il Capitale. Per Rizzoli ha pubblicato la trilogia Il Museo immaginato (2011), Il secolo lungo della modernità (2012) e Il secolo spezzato delle Avanguardie (2014), e inoltre il volume Guardar lontano Veder vicino (2013) e il bestseller La buona strada (2015), tutti disponibili anche in e-book. Dal 2014 è direttore artistico del Museo del Duomo di Milano. 

martedì 27 dicembre 2016

Milano allo specchio

Milano allo specchio
da Costantino al Barbarossa l'autopercezione di una capitale
a cura di Ivan Foletti, Irene Quadri e Marco Rossi
pp. 176, € 32,00 (Acquista online con lo sconto del 15%)
Viella, 2016
ISBN: 9788867287093

L’autoreferenzialità quale prisma attraverso cui leggere la Milano tardoantica e medievale è il filo rosso sotteso ai sette saggi che compongono questo libro. Capitale dell’impero segnata dall’episcopato di Ambrogio, metropoli ecclesiastica di prim’ordine e potente Comune, la Milano medievale ha uno sviluppo eccezionale sulla lunga durata. Solo sporadicamente, però, tale stratificazione – storica, culturale e materiale – è stata indagata in una prospettiva di autoreferenzialità, centrale invece per la mentalità medievale e soprattutto per una città come Milano, dove la tradizione diviene garante del ruolo chiave che il capoluogo lombardo intende assumere nel corso del Medioevo.
Il patrimonio immateriale e materiale della città – significativamente rappresentato dalla basilica di Sant’Ambrogio, fulcro della cultura e della coscienza milanese – è indagato da un punto di vista pluridisciplinare. L’analisi di storici, archeologi, storici dell’arte e filologi permette d’individuare i punti nodali di questo meccanismo, fornendo una visione a tutto tondo per molti aspetti innovativa, al fine di meglio comprendere in che modo Milano si relazioni al proprio passato e come questo passato costituisca una continuità attraverso la quale plasmare un’immagine di sé, diventando un aggregatore identitario fondamentale.
Ivan Foletti insegna all’Università Masaryk di Brno. Si è perfezionato ed è stato assistente in storia dell’arte all’Università di Losanna. I suoi interessi scientifici si concentrano sulla nascita degli studi bizantini in Russia e in Occidente e sulle relazioni tra iconografia e liturgia in epoca paleocristiana.I suoi interessi scientifici si concentrano sulla nascita degli studi bizantini in Russia e in Occidente e sulle relazioni tra iconografia e liturgia in epoca paleocristiana.
Marco Rossi è professore di storia dell’arte medievale presso l'Università Cattolica di Milano.

giovedì 22 dicembre 2016

Venezia medievale

Venezia medievale
di Jean-Noel Hocquet
traduzione di Eugenia Cabai
pp. 348, € 20,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Libreria Editrice Goriziana, 2016
ISBN: 978-8861023666

Il libro offre al lettore italiano un nuovo testo tratto dalla prestigiosa collana francese Les Guides Belles Lettres des Civilisations. Guide scritte per viaggiare nel tempo e nello spazio, indirizzate a studiosi, curiosi di storia e civiltà, viaggiatori... Sono opere pratiche e ragionate di cultura generale sulle civiltà che hanno lasciato tracce affascinanti nella storia, che si propongono di offrire al lettore le chiavi per avvicinarsi a opere artistiche, letterarie o approfondimenti storici, aiutando a decifrare allusioni e a chiarire le incertezze. Venezia ha sempre ispirato i poeti, i musicisti, i romanzieri, i pittori e tutti quelli che amano il bello. Ha sempre attirato i viaggiatori venuti a sognare sulla sua pietra e sul suo marmo, è sempre stata un centro della cultura mondiale. La città è una creazione della storia, e per comprenderla e conoscerla bisogna decifrare la storia scritta sui monumenti, i palazzi, i ponti, le piazze, i canali, le facciate, le finestre, i caminetti. Lo spazio a tre dimensioni si rivela insufficiente, è necessario aggiungerci lo spessore storico, che non è altro che la dimensione temporale della durata. Questo è l'intento del libro: restituire una città che si crea pazientemente a partire dalI'VIII secolo, si consolida dopo il Mille, abbandona le sue costruzioni di legno per quelle di mattone e pietra nel XII secolo, si impone come una potenza del Mediterraneo all'inizio del XIII secolo con la conquista di un impero coloniale marittimo che allenta la pressione esercitata dalla signorie continentali, creando a loro svantaggio uno Stato di Terraferma in Italia. Le vicende di Venezia, delle famiglie aristocratiche mercantili nelle cui mani rimase il potere e la vita quotidiana del popolo vengono ripercorse e seguite fino al 1500.

martedì 20 dicembre 2016

Pàrtagas

Pàrtagas
di Gianluca d'Aquino
pp. 650, € 18,00
Eden Editori, 2016
ISBN: 9788898971336

Pàrtagas, il mondo delle Antiche Regioni, ha abbandonato il tempo della prosperità e della pace. I rapporti tra i regni sono fortemente minati da recenti mutamenti nell’assetto politico di alcuni di essi, nei quali hanno raggiunto i massimi vertici del potere personaggi immigrati dalle Terre di Nessuno, capaci di imporre i princìpi della propria religione, la fede monoteista lisimaca. Nel regno di Grossbürg, così come in quelli di Kloster e Grünheide, il culto del Cristo Bianco sta per essere messo in discussione come mai prima nella storia. Re Halldór ha eletto suo consigliere particolare il lisimaco Jihad. Il principe Kjartan, unico legittimo erede al trono, in disaccordo con le scelte del padre, diviene ramingo nelle desertiche Terre di Nessuno, finché non lo raggiungerà una notizia che imporrà al suo nobile animo di tornare in patria, per prendere in mano la guida del regno. Per farlo dovrà però prepararsi allo scontro con Jihad, autoproclamatosi reggente, deciso a far divenire Grossbürg regno lisimaco, con l’instaurazione della legge di Khāliq. Su consiglio del vecchio saggio Garhwal, il principe Kjartan si unirà a una legione di mercenari originari dalle terre del nord, fedeli agli dei della mitologia norrena, al comando del principe Valdemar di Kloster, esiliato dal proprio padre, re Gömel, su spinta del consigliere lisimaco Mandhur. I giovani principi daranno così il via, insieme, a una missione volta a liberare non solo i rispettivi regni ma l’intero Pàrtagas dalla prepotente e pericolosa minaccia lisimaca.
Gianluca D’Aquino, nato ad Alessandria, classe 1978, è autore di romanzi, sceneggiature e racconti, alcuni dei quali apparsi nei Gialli Mondadori (Lettera dall’Eritrea, Il rumore del vento, La casa sul lago, La quintessenza, Il tempo delle risposte, Al di là del tempo) e nelle antologie e collane Delos Books (Quel che non è dato sapere, Torino 1835, Extinction – L’alba, Extinction – Il crepuscolo).
I suoi racconti hanno vinto numerosi premi letterari, guadagnandosi l’apprezzamento di alcune delle più grandi firme dell’editoria.

sabato 17 dicembre 2016

Dante e i confini del diritto

Dante e i confini del diritto
di Justin Steinberg
Traduzione di Sara Menzinger
pp. 227, € 29,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Viella, 2016
ISBN: 9788867286539

Scritto con chiarezza e argomentato con eleganza, questo saggio rappresenta il primo studio complessivo della struttura giuridica su cui si regge la Divina Commedia, colmando in questo modo una lacuna nella bibliografia critica del poema. Justin Steinberg mostra come Dante immagini un aldilà dominato da leggi, giurisdizioni, funzionari e giudici, servendosi però di questo sistema articolato per esplorarne soprattutto le eccezioni. L’autore della Commedia viene così inserito nel dibattito contemporaneo sui rapporti fra letteratura e diritto, sullo stato d’eccezione e sulla sovranità.
Dante sentiva che nel mondo reale il sistema giuridico era sempre più minacciato dalla doppia crisi della Chiesa e dell’Impero, dagli abusi e dagli eccessi dei papi e dall’assenza di un vero imperatore. Steinberg mostra come la costruzione dantesca di un oltremondo cerchi di colmare il vuoto che esisteva fra il valore universale del diritto romano e la mancanza di un potere sovrano in grado di applicarlo.
Justin Steinberg è professore di Letteratura italiana presso il Department of Romance Languages and Literatures della University of Chicago. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Accounting for Dante: Urban Readers and Writers in Late Medieval Italy (University of Notre Dame Press, 2007). Dirige la rivista «Dante Studies».

giovedì 15 dicembre 2016

Cani e uomini. Una relazione nella letteratura italiana del Medioevo

Cani e uomini
Una relazione nella letteratura italiana del Medioevo
di Marco Iuffrida
pp. 112, € 12,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Rubbettino Editore, 2016
ISBN: 9788849848304 

Ausilio e compagno della vita quotidiana, il cane è, nello spazio realistico e immaginario che la letteratura ha ereditato dal passato, il più fedele complice dell’esistenza terrena dell’uomo. La relazione tra l’uomo e il cane nella letteratura italiana del Medioevo è una chiave di lettura esclusiva e unica per comprendere come gli italiani abbiano concepito il mondo degli animali, e la società, ai tempi di Dante Alighieri. Nelle varie espressioni di poesia didattica, giullaresca, realistica e menzognera, ma anche nella forma di racconto di viaggiatori, da Nord a Sud della penisola scrittori e poeti si fanno interpreti del desiderio di dipingere in versi e prosa il ruolo del cane. Sullo sfondo di una quotidianità fatta di caccia, politica, guerra e amore, attraverso il binomio uomo-cane questo libro torna alle origini della lingua italiana seguendo le tracce di ciò che la unisce e la diversifica, valorizzandone l’identità e il suo affascinante patrimonio di valori.
Marco Iuffrida è dottore di ricerca in Storia Medievale e specializzato alla Scuola di Biblioteconomia della Biblioteca Apostolica Vaticana. Studia da anni l’interazione uomo-animale, partecipando al dibattito e alla ricerca internazionale. Collabora con varie riviste di carattere storico e oltre alla Bibliografia degli scritti di Ovidio Capitani (Bononia University Press, Bologna 2008) ha pubblicato contributi in: Il bene comune: forme di governo e gerarchie sociali nel basso Medioevo (CISAM, Spoleto 2012), Animals and otherness in the Middle Ages: perspectives across disciplines (Archaeopress, Oxford 2013), Une bête parmi les hommes: le chien. De la domestication à l’anthropomorphisme (Encrage, Amiens 2015), Fallen animals: an interdisciplinary perspective (c.d.s.).

mercoledì 14 dicembre 2016

Medioevo volgare germanico

Medioevo volgare germanico
di Marco Battaglia
pp. 252, € 18,00
Pisa University Press, 2016
ISBN:  9788867416813 

La nascita di uno statuto letterario germanico, durante l'Alto Medioevo, rappresentò una conquista culturale mediata dalla cristianizzazione e dalle relative necessità liturgiche, dottrinarie ed esegetiche. Poiché la conversione al Cristianesimo delle numerose etnie germaniche richiese quasi un millennio, non stupisce che il diverso grado di integrazione delle élite barbariche nell'universo dottrinario e culturale della Chiesa - erede di molti valori della cultura greco-romana - si tradusse in una altrettanto lenta percezione della dignità dei propri volgari in funzione di lingua scritta, la cui forma richiedeva l'acquisizione di una coscienza 'alfabetica' e di forme 'scrittorie' locali ancora inedite. La frammentazione culturale che ne conseguì e la prolungata assenza di un canone alfabetico univoco per le singole lingue - unitamente all'egemonia esercitata ancora per secoli dalla cultura latina - si tradusse in risultati letterari tra loro disomogenei in ciascuna area linguistica. Il monopolio degli studi e della cultura scritta, esercitato per secoli in Occidente dall'autorità ecclesiastica, ebbe conseguenze dirette sul piano del contenuto e della relativa trasmissione. All'interno dei codici manoscritti realizzati per lo più tra le mura di scriptoria monastici riuscì a filtrare soltanto una minima parte, opportunamente emendata, del patrimonio tradizionale delle culture volgari, patrimonio che continuò viceversa a essere tramandato attraverso i canali impalpabili dell'oralità. Le prime forme di una tradizione letteraria germanica restarono dunque confinate per lungo tempo ad ambiti istituzionali - giuridici, notarili e religiosi -, nei quali i volgari riuscirono inizialmente a far breccia sotto forma di strumenti interpretativi d'immediata utilità, come le glosse esplicative di concetti e di lessemi non immediatamente comprensibili. "Medioevo volgare germanico" cerca di raccogliere e introdurre i principali documenti e i relativi generi letterari delle singole tradizioni linguistiche del Medioevo germanico, a partire dalla più antica traduzione della Bibbia in gotico fino agli esempi più raffinati del patrimonio letterario poetico e prosastico.
Marco Battaglia è professore di Filologia Germanica all’Università di Pisa, dopo anni di docenza nelle Università di Venezia “Ca’ Foscari”, della Basilicata, di Bergamo e di Bologna. I suoi ambiti di ricerca comprendono la costituzione etno-linguistica dei Germani e il rapporto tra ‘barbari’ e civiltà classica; la mitologia e il diritto; l’epica e la civiltà letteraria norrena; la relazione tra i meccanismi di oralità e scrittura nella formazione della cultura dell’alto Medioevo europeo. Nel 2010 ha curato l’edizione del volume La tradizione nibelungico-volsungica (ETS, 2010) ed è autore del saggio I Germani. Genesi di una cultura europea (Carocci, 2013).

martedì 13 dicembre 2016

Damnatio memoriae

Damnatio memoriae
Marcus Ranfo, il Templare sepolto dal silenzio
di Elisabetta Rigotti
pp. 378, € 23,00
Youcanprint, 2016
 
Romanzo storico medievale (IIII Edizione) della Tergeste del 1300 relativo ad un truce fatto passato alla storia come "La congiura dei Ranfi". Il libro vuole squarciare il mistero profondo che ha avvolto per sette secoli il destino di un Feudatario Bavarese e della sua famiglia dove si intravede il complotto, il tradimento e la lunga mano della Santa Inquisizione. Ispirato ad una vicenda reale, il racconto si inserisce in quel periodo storico che vide l'Italia dilaniata fra le fazioni avverse dei Guelfi e dei Ghibellini mentre divampavano i roghi sterminatori nei confronti dei Templari, il cui Ordine venne soppresso da papa Clemente V con la Bolla "Vox Clamantis in excelso". Tremenda fu la pena e tale fu l'esecuzione che nessuna traccia s'ebbe mai di quella famiglia e dei suoi "sequaces", che vennero consegnati alla "Damnatio memoriae". Rimasta ignota agli storici, la tragedia di Marcus Reifenberg (latinizzato Ranfo) venne alla luce appena nell'anno 1830 quando il Barone Domenico de Rossetti si dedicò al riordino degli antichi Statuti.
Elisabetta Rigotti proviene da un'antica famiglia Triestina, le cui origini sono del Trentino Alto Adige. Si è diplomata  all'Accademia d'Arte Drammatica svolgendo l'attività di attrice per oltre 25 anni. In quell'ambito, ha ottenuto vari premi e riconoscimenti come commediografa e regista teatrale.
Ha prestato collaborazione a varie emittenti radiofoniche e televisive come attrice e conduttrice di programmi culturali. Ha partecipato a varie pellicole cinematografiche sia come figurante che con ruoli di rilievo. Ha collaborato con diversi periodici di informazione culturale e ho fatto parte del Club Cinematografico Triestino come videomaker. Dal 2002 ha iniziato un'attività di scrittrice e ricercatrice che svolgo tuttora.

lunedì 12 dicembre 2016

L'"ebreo" nella letteratura inglese medievale

L'"ebreo" nella letteratura medievale inglese
di Enrico Giaccherini
pp. 208, € 18,00
Pisa University Press, 2016
ISBN: 978-886741-6318

Chimere”, fantasie irrazionali disancorate dalla realtà verificabile, è il termine con il quale agli inizi degli anni ’90 lo storico canadese Gavin Langmuir definì le rappresentazioni degli ebrei cristallizzate nell’immaginario comune dell’Europa medievale e cristiana. Ecco perché anche quella elaborata in una manciata di testi della narrativa e della drammaturgia medioinglesi soprattutto fra XIV e XV secolo non è una rappresentazione letteraria degli, o di, ebrei nell’Inghilterra del tempo, ma dell’“Ebreo”: una chimera, appunto, una creatura fantastica appartenente allo spazio del  mito piuttosto che a quello del reale.
Privilegiando, pur senza rinunciare alla indispensabile contestualizzazione “culturale”, l’analisi testuale e letteraria, questa indagine si rivolge in particolare a quelle opere che, sempre nell’ottica del cristianesimo imperante, collocano l’“Ebreo”, nelle sue varie declinazioni, al centro dell’invenzione tematica, con esiti talora sorprendenti. Dopo aver passato in rassegna le sporadiche allusioni presenti nel macrotesto del maggiore autore del medioevo inglese, Geoffrey Chaucer, lo studio affronta quindi in modo specifico i rari testi esemplari di questa tradizione. Se il più celebre di questi è, dello stesso Chaucer, il Prioress’s Tale, o “Racconto della Priora”, dai Canterbury Tales, gli altri appartengono invece al genere del romance storico e a quello teatrale dei miracle plays; in quest’ultimo caso, in particolare, il testo inglese viene messo a confronto con coeve rappresentazioni italiane e francesi che inscenano il medesimo mito della profanazione giudaica dell’ostia consacrata.
Enrico Giaccherini (La Spezia, 1947) è ordinario nell’Università di Pisa. Sulla letteratura in volgare del medioevo inglese, cui ha dedicato tutti i suoi studi, ha pubblicato volumi (in questa stessa collana, Orfeo in Albione. Tradizione colta e tradizione popolare nella letteratura inglese medievale, 2002), saggi, edizioni di testi, traduzioni.