giovedì 10 novembre 2022

Luigi il Grande Rex Hungariae

Luigi il Grande Rex Hungariae
Guerre, arti e mobilità tra Padova, Buda e l’Europa al tempo dei Carraresi
a cura di Giovanna Baldissin Molli, Franco Benucci, Maria Teresa Dolso e Ágnes Máté
pp. 570,  € 70,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Viella, 2022
ISBN: 9791254692042 

La figura di Luigi il Grande, re d’Ungheria, domina letteralmente la storia europea della seconda metà del Trecento: un passaggio cruciale nella costruzione dell’Europa moderna, caratterizzato dal riassetto di equilibri secolari e dalla sperimentazione di modelli politici, economici e sociali in netta rottura col passato. Salito al trono nel 1342, il giovane Luigi dovette subito fronteggiare l’evento forse più traumatico del Medioevo, la Peste Nera, col suo shock demografico che dimezzò la popolazione del continente. La fine di un secolare percorso d’espansione della civiltà europea coincise col declino degli universalismi che avevano in precedenza rivendicato il governo della respublica christiana.
A un’Europa strutturata su poteri universali e poteri locali, l’epoca di re Luigi sostituisce un laboratorio di nuove forme di polarizzazioni che guardano, senza eccessive soluzioni di continuità, all’età moderna. In questa fucina di modernità prendono vita l’esperienza e il progetto politico di Luigi d’Angiò che include, sul fronte della politica italiana, la relazione con Padova e i signori da Carrara.
Giovanna Baldissin Molli, studiosa senior dell’Università degli Studi di Padova (in cui è stata docente di Storia delle arti applicate e dell’oreficeria) e già Presidente della Veneranda Arca di S. Antonio di Padova. Gli ambiti di ricerca principali sono relativi alla storia dell’oreficeria veneta del tardo Medioevo e del primo Rinascimento, alla basilica di Sant’Antonio di Padova con i suoi annessi (oratorio di San Giorgio, Scoletta, Museo Antoniano) e alla pittura veneta del Rinascimento.
Franco Benucci, ricercatore di Linguistica presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova e membro dell’Ateneo Veneto di Scienze Lettere ed Arti, della Societas Veneta di Storia Religiosa e del Centro per la storia dell’Università di Padova, nonché responsabile del progetto di ricerca interdisciplinare relativo al Corpus dell’epigrafia medievale (CEM) di Padova e, nel quadriennio 2019-2022, del programma di ricerca internazionale SID Luigi il Grande Rex Hungariae. Guerre, arti e mobilità tra Padova, Buda e l’Europa al tempo dei Carraresi, unisce agli interessi disciplinari quelli relativi all’araldica e alla storia, arte e cultura della città, della regione e dell’Università, con particolare riguardo alle relative testimonianze monumentali, epigrafiche e documentarie.
Maria Teresa Dolso insegna Storia medievale presso l’Università degli Studi di Padova. Si occupa di storia religiosa basso medievale e ha dedicato particolare attenzione agli Ordini mendicanti e al loro ruolo nel contesto della Chiesa e della società del Due e Trecento. Tra le sue pubblicazioni: La Chronica XXIV Generalium. Il difficile percorso dell’unità nella storia francescana (Padova, 2003), Fonti agiografiche dell’Ordine francescano (Padova, 2014), Gli ordini mendicanti. il secolo delle origini (Roma, 2021). È membro del consiglio scientifico di numerose riviste e fa parte del Direttivo della Società internazionale di Studi francescani.
Ágnes Máté si è laureata in Italianistica e in Studi Ungheresi presso l’Università di Szeged, Ungheria, e ha acquisito due dottorati di ricerca a Szeged (2011) e a Varsavia (2015). Dopo aver lavorato come post-doc prima a Budapest (MTA BTK ITI), poi presso il Dipartimento di Filologia classica e studi neolatini della sua alma mater, ha collaborato con il Gruppo di Ricera ELKH-SZTE Antichità e Rinascimento: Fonti e Ricezione (TK2016-126) a Szeged. Ha pubblicato tre monografie, l’ultima delle quali intitolata Griselda, Ghismonda, Lucretia. La fortuna di tre storie d’amore nel Cinquecento ungherese (Roma, 2021).  

mercoledì 9 novembre 2022

Gli incunaboli della Biblioteca Universitaria di Napoli. Catalogo

Gli incunaboli della Biblioteca Universitaria di Napoli. Catalogo
A cura di Giancarlo Petrella.
Premessa di Andrea Mazzucchi, Presentazione di Maria Lucia Siragusa e Raffaele De Magistris
pp. 492, € 68.00
Salerno Editrice, 2022
ISBN: 978-88-6973-696-4
 
Dopo il catalogo degli incunaboli della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini (2019), il catalogo degli incunaboli della Biblioteca Universitaria di Napoli è il secondo risultato conseguito dalla Scuola di alta formazione «Alberto Varvaro» in «Storia e Filologia del manoscritto e del libro antico» istituita nel 2017 con una convenzione dell’Università degli Studi «Federico II» di Napoli e del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. Il volume che vede ora la luce, frutto dello strenuo impegno degli allievi della Scuola e di alcuni dottorandi della Scuola Superiore Meridionale coordinati da Giancarlo Petrella, dischiude per la prima volta agli studiosi e alla collettività uno dei fondi incunabolistici numericamente più ricchi e storicamente interessanti del patrimonio librario napoletano.

Pur defraudata per regio decreto della corposa collezione di oltre quattrocento incunaboli che nel 1812 il marchese Francesco Taccone aveva assegnato all’istituenda biblioteca pubblica assieme all’intera sua magnifica raccolta di edizioni a stampa, nei decenni successivi la Biblioteca Universitaria riuscì a rastrellare un numero altrettanto ingente di edizioni quattrocentesche. Da dove giunsero? L’analisi autoptica dei circa 450 esemplari oggi conservati – e qui per la prima volta descritti nei loro aspetti materiali (legatura, decorazione, interventi manoscritti d’uso e di possesso) – consente di intravedere la progressiva formazione e l’accrescimento del fondo  incunabolistico, oltre che ricostruirne in filigrana le storie parallele. Attraverso un percorso sistematico di rilevamento delle tracce di provenienza che delinea modalità e diacronie nel processo di sedimentazione libraria, riaffiorano frammenti delle soppresse biblioteche religiose (il Collegio Massimo dei Gesuiti, San Domenico Maggiore, San Giovanni a Carbonara, le Clarisse di Donnaregina, ma anche i conventi della Provincia), reliquie di una dispersa raccolta papale settecentesca e piú corposi lasciti di colti giuristi e collezionisti napoletani.
Note di lettura e marginalia manoscritti, dietro i quali affiora il volto di alcuni dei protagonisti del cenacolo umanistico napoletano quattro-cinquecentesco, apportano importanti e impreviste acquisizioni sul fronte del libro postillato. Tale catalogo, a lungo atteso anche ai fini dell’accertamento patrimoniale del posseduto, restituisce una messe significativa di nuovi dati utili a delineare la circolazione, consultazione e conservazione del libro a Napoli tra Rinascimento ed Età moderna.
Giancarlo Petrella è docente di Bibliografia e Biblioteconomia e di Storia e conservazione del patrimonio librario presso l’Università «Federico II» di Napoli e la Scuola Superiore Meridionale.

martedì 8 novembre 2022

Rithmomachia. Alla riscoperta di un gioco medievale

Rithmomachia
Alla riscoperta di un gioco medievale
di Bruno Codenotti, Giovanni Resta
pp. 124, € 16,70 (Acquista online con il 5% di sconto)
Messaggerie Scacchistiche, 2022
ISBN: 9788898503285
 
Con questo libro gli autori ci invitano alla riscoperta di un gioco di strategia, la Rithmomachia, praticato dal Medioevo al Rinascimento, soprattutto da monaci ed eruditi, poi quasi del tutto dimenticato. Si tratta di una vera e propria battaglia tra cerchi, triangoli e quadrati a cui sono associati certi numeri, disposti su un tavoliere 8×16 che diventa il teatro di singolari scontri di natura aritmetica.
L’opera di Codenotti e Resta, entrambi ricercatori presso l’Istituto di Informatica e Telematica del CNR di Pisa, spiega e illustra con immagini le regole del gioco, la strategia e le più istruttive situazioni di gioco. Nelle ultime pagine in appendice sono raffigurati tutti i Cerchi, i Triangoli e i Quadrati che compongono il gioco, in modo che possano essere ritagliati ed eventualmente incollati su supporti di cartoncino o altro materiale rigido, per ottenere un set di gioco completo.
Bruno Codenotti è dirigente di ricerca del CNR presso l’Istituto di Informatica e Telematica di Pisa. `E stato direttore dell’Istituto di Matematica Computazionale del CNR dal 1993 al 2002. In precedenza, dopo aver ricevuto nel 1983 la Laurea in Scienze dell’Informazione presso l’Universit`a di Pisa, `e stato prima ricercatore e poi dirigente di ricerca presso l’Istituto di Elaborazione dell’Informazione del CNR.
Giovanni Resta è primo ricercatore all'Istituto di Informatica e Telematica del CNR di Pisa.

lunedì 7 novembre 2022

Il grande racconto del Mediterraneo

Il grande racconto del Mediterraneo
di Egidio Ivetic
pp. 394, € 48,00
Il Mulino, 2022
ISBN: 978-88-15-29997-0
 
«...il Mediterraneo è un crocevia antichissimo. Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia» Fernand Braudel
Il Mediterraneo è il cuore incandescente di un unico vitale continente afro-euro-asiatico, l’epicentro della grande storia che qui transita e da qui scaturisce, il luogo in cui si è concentrato per alcuni millenni il mondo immaginabile. Come comprendere quella straordinaria «pianura fluida» che è il Mare Nostrum? Mettendosi sulle tracce delle civiltà sepolte? Ripercorrendo il vagare di eroi erranti come Ulisse, Enea o i viaggi dei pellegrini verso la Terrasanta? Interrogando gli strati e i substrati archeologici? Abbracciandone il paesaggio oppure lasciandosi abbacinare dai capolavori artistici? Il racconto mai concluso di una storia millenaria, unica e imprescindibile, fatta di guerre e convivenze, scambi e antagonismi, invasioni e diaspore, ibridazione ininterrotta di saperi, miti, leggende, manufatti, nel coesistere di culture religiose ora dialoganti ora in conflitto. Il ritratto in movimento di una civiltà e del suo mare.
Egidio Ivetic insegna Storia del Mediterraneo nell’Università di Padova. Con il Mulino ha pubblicato «Le guerre balcaniche» (nuova ed. 2016), «Storia dell’Adriatico. Un mare e la sua civiltà» (2019), «I Balcani. Civiltà, confini, popoli (1453-1912)» (2020), «Est/Ovest. Il confine dentro l’Europa» (2022).

domenica 6 novembre 2022

Immagine, figura, astrazione

Immagine, figura, astrazione
Le geometrie del testo nella ‘Commedia’ di Dante
di Mira Mocan
pp. 260, € 28,00
Salerno Editrice, 2022
ISBN: 978-88-6973-503-5
 
La Commedia è un poema visionario, ricchissimo di potenti immagini mentali capaci di tradurre il pensiero poetante dantesco. Questo libro illumina le principali strategie testuali attraverso le quali prende corpo l’immaginazione visuale del poeta, a partire dalle simmetrie tematiche e lessicali fino all’impiego di metafore e similitudini dall’alto tenore allegorico, sulle quali si costruisce la dimensione figurale e figurativa del «sacrato poema», con attenzione anche alle fonti teologiche mediolatine che legittimano l’uso del linguaggio poetico per esprimere le realtà celesti. Viene messo a fuoco in particolare il ricorso a figure geometriche per dare visibilità a concetti di ordine astratto, dal valore universale. Si coglie così il grado più rarefatto della visualizzazione di puri rapporti formali fra le cose, secondo una modalità propria alla cultura diagrammatica medievale, la quale si esprime anche attraverso modelli iconografici che possono aver agito sull’immaginazione poetica di Dante.
Mira Mocan insegna Filologia e linguistica romanza all’Università di Roma Tre. Ha dedicato numerosi studi all’opera dantesca, indagando in particolare il tema dell’immaginazione in rapporto alla costruzione poetica. Fra i suoi libri: La trasparenza e il riflesso. Sull’« alta fantasia » in Dante e nel pensiero medievale (Milano 2007) e L’arca della mente. Riccardo di San Vittore nella ‘Commedia’ di Dante (Firenze 2012).

sabato 5 novembre 2022

Venezia e i Mongoli

Venezia e i Mongoli
Commercio e diplomazia sulle vie della seta nel medioevo (secoli XIII-XV)
di Nicola Di Cosmo, Lorenzo Pubblici
pp. 316+16 pp. ill. col., € 32,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Viella, 2022
ISBN: 9791254690055 
 
Nel XIII secolo Venezia era la potenza marittima dominante del Mediterraneo e i Mongoli i padroni di un impero immenso che comprendeva Cina, Persia, Russia e Asia Centrale. La conquista mongola integrò politiche ed economie regionali in uno spazio continentale in cui fiorirono scambi commerciali e relazioni diplomatiche. Dall’unione tra i circuiti continentali controllati dai Mongoli e le rotte marittime che portavano all’Europa, gestite da Genova e Venezia, scaturirono enormi possibilità.
Il punto d’incontro e collegamento fu il Mar Nero, dove fiorirono insediamenti italiani, crocevia di genti, culture, e merci. Se la presenza più cospicua fu genovese, Venezia fu attiva protagonista, con le sue specifiche sfide e realtà. I rapporti tra Mongoli e Veneziani sono oggetto per la prima volta di una ricostruzione che chiarisce gli intrecci, i rapporti, le difficoltà e le ambizioni di entrambe le parti in una prospettiva di storia globale.
Nicola Di Cosmo è storico dell’Asia Orientale presso l’Institute for Advanced Study (Princeton, USA). Studia in particolare le relazioni tra i popoli nomadi e la Cina dall’antichità al periodo moderno. Tra le sue monografie principali vi sono Ancient China and Its Enemies: The Rise of Nomadic Power in East Asian History (Cambridge University Press, 2002) e Manchu-Mongol Relations on the Eve of the Qing Conquest (Brill, 2003).
Lorenzo Pubblici insegna Storia e culture dell’Asia Centrale premoderna all’Università di Napoli l’Orientale. Fra le sue monografie ricordiamo Mongol Caucasia. Invasions, Conquest, and Government of a Frontier Region in 13th-century Eurasia (Brill, 2022); Cumani. Migrazioni, strutture di potere e società nell’Eurasia dei nomadi, secoli X-XIII (Firenze U.P., 2021) e Dal Caucaso al mar d’Azov. L’impatto dell’invasione mongola in Caucasia fra nomadismo e società sedentaria,1204-1295 (Firenze U.P., 2018). 

venerdì 4 novembre 2022

Medioevo migratorio

Medioevo migratorio
Mobilità, contatti e interazioni in Italia nei secoli V-XV
di Ermanno Orlando
pp. 312, € 25,00
Il Mulino, 2022
ISBN: 978-88-15-38217-7
 
La storia del Medioevo è anche, e soprattutto, storia di migrazioni, di incontri e rimestamenti, di interazioni e radicamenti e di fusioni e contaminazioni – continue e ininterrotte – tra popoli, culture, lingue e civiltà differenti. Ciò vale tanto più per la penisola italiana da sempre attraversata da correnti migratorie e da spostamenti di genti e persone che ne hanno ogni volta riplasmato e ridefinito le identità, il carattere, la personalità e il genio. Attraverso sedici percorsi tematici verranno illustrate le migrazioni di quanti, spinti da guerre, pestilenze, congiunture economiche, interessi commerciali, mutamenti delle frontiere, espulsioni religiose, motivi politici o di studio, si sono messi in movimento, cambiando città, vita, usi e costumi.
Ermanno Orlando insegna Storia medievale nell’Università per Stranieri di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche «Migrazioni mediterranee» (2014), «Venezia e il mare nel Medioevo» (2014), «Le repubbliche marinare» (2021).

giovedì 3 novembre 2022

Gubertino da Novate e i patriarchi d’Aquileia

Gubertino da Novate e i patriarchi d’Aquileia
Protocolli e registri notarili 1328-1358
di Flavia De Vitt
pp. 1687, € 66,00
Isime, 2022
ISBN: 978-88-87948-52-3
 
Il notaio Gubertino da Novate († 1358) è, fra i cancellieri dei patriarchi d’Aquileia vissuti nel ‘300, il più famoso. Innanzi tutto per la durata della sua attività (almeno 30 anni), ma specialmente per il grande numero dei documenti da lui scritti, giunti fino a noi. Questo libro ne completa l’edizione, dopo quelli pubblicati da Giulio Silano (Toronto 1990) e Giordano Brunettin (Udine 2001 e S. Daniele del Friuli 2004). I due volumi del libro di Flavia De Vitt (complessivamente, 1687 pagine) comprendono quasi 1380 documenti, relativi in gran parte all’attività di tre patriarchi: Pagano della Torre (1319-1332), Bertrando di Saint-Geniès (1334-1350) e Nicolò di Lussemburgo (1350-1358). Nei documenti (nell’originale latino, preceduti da dettagliati riassunti in italiano) si vede l’attività, anche quotidiana, di questi patriarchi: essi erano vescovi della vastissima diocesi di Aquileia (che si estendeva su buona parte del Friuli e del Cadore, sulla Carinzia fino alla Drava, parte della Stiria e tutta la Slovenia), erano a capo di un principato (la Patria del Friuli) e di una provincia ecclesiastica che comprendeva quasi 20 diocesi: da Como all’Istria.
I documenti più numerosi risalgono al lungo patriarcato di Bertrando. Ma già i nomi dei tre presuli ci rimandano ad un contesto internazionale, cha va da Avignone (allora sede dei papi), all’imperatore Carlo IV di Lussemburgo. I documenti si possono suddividere in due gruppi: quelli che riguardano la Chiesa e quelli che riguardano lo Stato. Fra i primi, per esempio, nella diocesi d’Aquileia l’erezione di parrocchie, le nomine di pievani, i permessi a preti di assentarsi dalle loro chiese per frequentare le università e, relativamente alle diocesi suffraganee, l’attività del tribunale d’appello. Per quanto riguarda lo Stato, si ricordano le investiture di feudi all’aristocrazia castellana, il conferimento di gastaldie per l’amministrazione di piccoli e grandi territori del Friuli (da Fiumicello alla Carnia) e gli appalti di dazi sulle maggiori vie di comunicazione. Un mondo rivive dinanzi ai nostri occhi, nella sua quotidianità religiosa, politica ed economica.
Il libro è completato dagl’indici dei nomi di persona e dei toponimi, che possono guidare ed orientare la lettura, ma anche indirizzare alla soddisfazione di ricerche particolari.
Flavia De Vitt laureatasi in Lettere moderne a Trieste, ha conseguito il diploma di perfezionamento in Storia medievale e moderna a Padova e il dottorato di ricerca in Storia della società europea a Venezia. Dal 1993 al 2005 è stata ricercatrice di Storia medievale, e dal 2005 al 2016 professore associato presso l’Università degli Studi di Udine, dove ha insegnato Storia medievale, Istituzioni medievali e Storia e cultura dell'Europa.

mercoledì 2 novembre 2022

I vinti

I vinti
Il corpo nela storia dell'arte
di Tommaso Montanari
pp. 112, € 12,00
Solferino, 2022
ISBN: 978-88-282-1105-1 
 
La storia dell’arte è una storia di corpi ed è con questa chiave che la racconta Tomaso Montanari, seguendo la traccia degli esclusi, degli sconfitti, dei vinti in
contrapposizione ai vincitori. Si va dai dipinti di Giotto a quelli di Ambrogio Lorenzetti, dalle opere di Donatello e Masaccio fino a Michelangelo; dal discusso monumento dei Quattro Mori di fine Cinquecento, tuttora simbolo di Livorno, ai capolavori di Caravaggio e di Lorenzo Bernini; dalla rappresentazione di uomini e donne non europei nell’arte dell’Illuminismo fino ai corpi proletari del Quarto Stato di Pelizza da Volpedo e al corpo martoriato dello statista Dc Aldo Moro monumentalizzato da William Kentridge: un cammino inedito, uno sguardo curioso e nuovo che cuce insieme epoche, stili, pensieri diversi col filo rosso di un’idea. Un percorso che aiuta a leggere il nostro passato ma anche il drammatico presente dei più deboli, della guerra e delle sue vittime.
Tomaso Montanari è nato a Firenze il 15 ottobre 1971. Studia la storia dell’arte europea del XVII secolo (cui ha dedicato oltre cento saggi scientifici, cercando di rispondere alle domande poste dalle opere d’arte con tutti gli strumenti sviluppati nella storia della disciplina: dalla filologia attributiva alla ricerca documentaria, dalla critica delle fonti testuali all’analisi dei significati, ad una interpretazione storico-sociale) e la storia del patrimonio culturale. Si è formato al Liceo classico ‘Dante’ di Firenze. Si è laureato in Lettere moderne all’Università degli studi di Pisa. È Rettore dell'Università per stranieri di Siena.

martedì 1 novembre 2022

Roma Medievale

Roma Medievale
Il volto perduto della città
a cura di Marina Righetti e Anna Maria D’Achille
pp. 300, € 48,00
De Luca Editori d'Arte, 2022
ISBN: 978-88-6557-531-4
 
La pubblicazione copre un arco temporale che va dal VI al XIV secolo, dal tempo di papa Gregorio Magno all’indizione del primo Giubileo del 1300, e si sviluppa in 9 principali nuclei tematici che hanno l’obiettivo - grazie alle oltre 160 opere tra mosaici, affreschi e opere mobili, di far luce sull’aspetto di una città ancora in piccola parte superstite, anche se spesso nascosta. Il lettore è accompagnato tra le pieghe storiche, architettoniche e artistiche della Roma medievale, attraverso i suoi luoghi più iconici, quali basiliche e palazzi, ma anche grazie alla ricostruzione del contesto ambientale, oggi profondamente modificato, caratterizzato, per esempio, dal serpeggiante corso del Tevere che, con i suoi porti e i suoi ponti, era sfondo e teatro della vita e delle attività urbane. L’immersione nella realtà del Medioevo romano è poi approfondita prendendo in esame le ricche committenze di papi e cardinali, l’attività di artisti e botteghe artigiane, che contribuivano al fascino esercitato dall’Urbe, meta imprescindibile di pellegrinaggio anche per re e imperatori. Uno spazio di rilievo è dedicato al rapporto privilegiato tessuto nel corso dei secoli tra la città e il papato. Il lettore potrà così conoscere i papi più rappresentativi dell’epoca, come Gregorio Magno, Leone III, Innocenzo III e Bonifacio VIII, protagonisti di momenti chiave del Medioevo. A Roma si installò, già a partire dal II secolo a.C., la comunità ebraica, la più antica al mondo, che con alterne vicende visse continuativamente in città, costituendo, soprattutto nel Duecento, un polo culturale di alto livello, anche per i suoi scambi internazionali. Roma poi, per la sua stessa natura di centro di potere, politico, economico e religioso è sempre stata al centro di un fitto intreccio di culture.
Marina Righetti è professore emerito di Storia dell‘arte medievale presso la Sapienza Università di Roma. Laureata presso la Sapienza, vi ha percorso buona parte della sua carriera accademica, eccettuati gli anni dal 1994 al 1998, quando ha ricoperto la Cattedra dello stesso insegnamento presso l‘Università di Padova. Fa parte del Comité Internationale d’Histoire de l’Art (CIHA) ed è membro del Centro Studi Longobardi. I suoi principali temi di ricerca sono rappresentati dallo studio di Roma tra Due e Trecento, dell‘architettura monastica e mendicante e della scultura duecentesca con particolare riferimento ai trattati medievali sull’ottica.
Anna Maria D'Achille è professore ordinario in Storia dell'Arte Medievale presso l'Università di Roma “La Sapienza” ed è stata borsista presso l'Accademia Nazionale di San Luca.