giovedì 19 ottobre 2017

La Corona Ferrea

La Corona Ferrea
di Carlo Bertelli
pp. 80, € 9,90
Skira, 2017
ISBN: 885723683

Gioiello o reliquia? Storia o leggenda? Domande e nuove ipotesi sulla celeberrima corona del regno longobardo, gioiello di oreficeria tardoantica.
Quasi tutte le corone delle case regnanti, o non più regnanti, d’Europa sono esposte nei musei europei. La corona del regno longobardo, la “corona ferrea”, no. È chiusa in un’edicola di marmo posta sopra l’altare nella cappella del duomo di Monza in cui mirabili affreschi raccontano la leggenda della regina dei Longobardi Teodolinda. A lungo ignorata, la corona fu riesumata da Napoleone, che se la mise in testa con le parole: “Dio me l’ha data, guai a chi la tocca!”. Chiusa da quattro catenacci, la corona è da tempo inaccessibile come una venerata reliquia. Chiusa da quattro catenacci, la corona è da tempo inaccessibile come una venerata reliquia. Non perché sia essa stessa una santa reliquia, ma perché, negli anni 80 del Cinquecento, il dottissimo cardinale Baronio collegò il rinforzo metallico al suo interno con una storia trasmessa da sant’Ambrogio, che diceva che un chiodo della Crocifissione si trovava nell’elmo di Costantino. Dopo le analisi scientifiche degli anni ’90 nel Novecento, la corona fu così attribuita al re goto Teoderico, ma inseguito la tesi di Costantino è riemersa. Si pongono dunque nuove domande. Siamo sicuri che il destinatario della corona fosse un uomo e non una donna? Perché la corona è stata resa volutamente così piccola? La corona è stata tramandata per una decina di secoli come quella dei re dei Longobardi, benché i re longobardi non portassero corone. Perché si è voluto conservare e riparare un oggetto di oreficeria tardo antica, restaurato e ridimensionato intorno al IX secolo, anziché sostituirlo?
Carlo Bertelli, storico dell’arte, è stato redattore dell’Enciclopedia dell’arte antica, soprintendente a Milano e ha insegnato a Berlino, Ginevra, Venezia e Berkeley.

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