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lunedì 17 febbraio 2025

Alfonsi regis dicta aut facta memoratu digna

Alfonsi regis dicta aut facta memoratu digna
di Antonio Panormita
a cura di Fulvio Delle Donne
pp. LIX-409; € 74,00
Sismel, 2024
ISBN: 978-88-9290-317-3
 
Antonio Beccadelli, detto il Panormita, è il protagonista dello straordinario rinnovamento culturale che ha luogo alla corte di Alfonso il Magnanimo, re della Corona d’Aragona e, dal 1442, di Napoli: i suoi Alfonsi regis dicta aut facta memoratu digna fondano l’Umanesimo “monarchico”. Databili immediatamente a ridosso del 26 agosto 1455, quando il sovrano aragonese promette di compiere una crociata mai realizzata, rispondono all’ondata montante di fervore e timore generata dalla caduta di Costantinopoli. Il 29 maggio 1453 la capitale del millenario impero era crollata sotto l’urto del possente esercito turco di Maometto II: da quel momento si susseguono molteplici invocazioni ad Alfonso, perché accorra in aiuto e difesa dell’Occidente, della sua civiltà e dei suoi valori.

Suddivisi in 4 libri, ciascuno dei circa 230 capitoli è intitolato a una o più virtù possedute da Alfonso, il re sapiente e cristiano per eccellenza, l’autentico erede degli antichi imperatores romani. Con questa edizione si vuole restituire il giusto rilievo a un’opera che ha goduto di un enorme successo attestato dal gran numero di manoscritti e di edizioni a stampa, ma che è stata sistematicamente fraintesa, perché osservata solo nella sua forma esteriore di raccolta aneddotica. Superata la superficie, rivela con pienezza un disegno e un impegno politico-ideologici straordinari. Protagonista solo apparente è il re Alfonso: le sue parole e le sue azioni, in effetti, sono reinventate dal Panormita ed esemplate su quelle dei personaggi delineati nei classici antichi, che proprio in quei decenni erano rinvenuti, riletti o tradotti dal greco. L’opera definisce, così, il profilo di un sovrano non vero, ma verosimile. La sua figura sublimata è il prototipo del principe-filosofo illuminato di impianto senofonteo, la realizzazione del sogno umanistico di un vagheggiato mondo retto dalla virtù e indirizzato al sommo bene.
La presente edizione critica, basata su oltre 60 testimoni rigorosamente classificati, è ampiamente introdotta e doviziosamente contestualizzata nell’impianto ideologico e culturale: minutamente commentata, inquadra ogni dettaglio entro una precisa prospettiva storica e letteraria, evidenziando il riuso consapevole e funzionale dei classici latini e greci. In appendice reca anche il testo del Commentario che già nell’aprile del 1456 Enea Silvio Piccolomini (il futuro papa Pio II) dedicò all’opera del Panormita, a testimonianza del grande rilievo che essa ebbe quando fu pubblicata.
Fulvio Delle Donne è professore ordinario (prima fascia) di Letteratura latina medievale e umanistica (SSD FLMR-01/A, ex L-Fil-Let/08) presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con Abilitazione Scientifica Nazionale come professore ordinario (prima fascia) anche  per Storia Medievale (SSD M-Sto/01). Nella sua ampia produzione scientifica coniuga metodi e interessi filologico-letterari con quelli storici, coprendo un arco cronologico che va dal VI al XVI sec.

lunedì 16 settembre 2024

La biblioteca di Alfonso d’Aragona e Ippolita Maria Sforza, duchi di Calabria

La biblioteca di Alfonso d’Aragona e Ippolita Maria Sforza, duchi di Calabria
di Lucio Oriani
Federico II University Press, 2024
ISBN: 978-88-6887-235-9

Il volume ricostruisce per la prima volta la biblioteca che Alfonso d’Aragona e Ippolita Maria Sforza, duchi di Calabria, allestirono in Castel Capuano a Napoli nella seconda metà del secolo XV. Costituita da due collezioni indipendenti, riunite da Alfonso dopo la morte di Ippolita Maria, questa raccolta si caratterizzò come biblioteca principesca. Essa fu, infatti, composta principalmente da manoscritti di lusso, confezionati e miniati in varie città, e risentì fortemente dei valori umanistici e delle ambizioni culturali e politiche dei suoi possessori. Al termine della sua esistenza, segnato dalla caduta della dinastia aragonese e dalla dispersione dei beni a essa appartenuti, questa biblioteca giunse a contare più di centocinquanta unità e a configurarsi, dunque, come una delle principali raccolte private sorte sul suolo della Penisola italica nel Rinascimento.
Lucio Oriani è uno storico dell’arte medievale, addottoratosi all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Si è, inoltre, specializzato in Archivistica alla Scuola Vaticana di Paleografia e in Storia e filologia del manoscritto e del libro antico alla Scuola di alta formazione “Alberto Varvaro”. Il suo principale interesse scientifico è costituito dallo studio della produzione artistica nella Napoli Aragonese.