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sabato 29 giugno 2024

Immagini della pace ovvero la giustizia dimenticata

Immagini della pace ovvero la giustizia dimenticata
di Hasso Hofmann
A cura di Matteo Bozzon
pp. 140; € 12,00 (Acquista onlne con il 5% di sconto)
Mimesis Edizioni, 2024
ISBN: 9791222305509

Può la giustizia rappresentare ancora la via verso la pace? Di fronte agli sconvolgimenti politici che hanno seguito la caduta della cortina di ferro, il costituzionalista e filosofo tedesco Hasso Hofmann ripropone con forza tale interrogativo alla luce della questione della giustizia sociale, che si impone nel presente come ineludibile. In questo saggio magistrale, capace di intrecciare sapientemente comprensione storico-concettuale della politica e iconologia, Hofmann mira a rendere visibile nello specchio dell’arte perché, nella concezione moderna della politica, la questione della giustizia sia stata dimenticata in virtù dell’imporsi di un concetto autoreferenziale di libertà e dell’idea di progresso. L’Allegoria del Buon Governo del Lorenzetti, l’incisione sul frontespizio del Leviatano di Hobbes e le allegorie dei continenti del Tiepolo scandiscono icasticamente le tappe che rammemorano questa via smarrita verso la pace.

lunedì 24 aprile 2023

La Maestà

La Maestà
Antologia degli studi sulla Maestà di Ambrogio Lorenzetti a Massa Marittima
a cura di Oris Carrucoli
pp. 184, € 28,00
Betti Editrice, 2023
ISBN: 9788875768140
 
Scoprire o ri-scoprire un pittore tanto famoso e duttile, ma anche coraggioso nell’innovare la sua arte, non è cosa da poco.

Nel proporre questa antologia di scritti di critica d’arte su Ambrogio Lorenzetti c’è insito lo scopo di rivedere, ma anche di esaltare gli aspetti pittorici e quelli umani di un uomo all’avanguardia nella cultura del Trecento toscano.
Leggendo le varie versioni interpretative e di studio del suo dipinto: La Maestà, realizzato per gli Eremitani Agostiniani di Massa Marittima nel 1335 circa, si viene man mano scoprendo un artista che, pur restando fedele allo stile del gotico medievale come lo definì il Vasari, riesce a “venir fuori” dal modo convenzionale dei pittori suoi contemporanei, riuscendo ad imporre nell’opera la novità e talvolta la “spregiudicatezza” delle sue metafore dipinte, che sono contenuti devozionali ma anche filosofici e sociali.
Conoscendo “a più voci” la Maestà, si apprende di una pala d’altare in cui la spontanea devozione dei fedeli si evolve nella riflessione dottrinale e, passando da una buona esposizione dei concetti, muta i simboli nella sfera dei sentimenti umani.
Oris Carrucoli è Presidente del Centro Studi Storici Agapito Gabrielli.

mercoledì 2 novembre 2022

I vinti

I vinti
Il corpo nela storia dell'arte
di Tommaso Montanari
pp. 112, € 12,00
Solferino, 2022
ISBN: 978-88-282-1105-1 
 
La storia dell’arte è una storia di corpi ed è con questa chiave che la racconta Tomaso Montanari, seguendo la traccia degli esclusi, degli sconfitti, dei vinti in
contrapposizione ai vincitori. Si va dai dipinti di Giotto a quelli di Ambrogio Lorenzetti, dalle opere di Donatello e Masaccio fino a Michelangelo; dal discusso monumento dei Quattro Mori di fine Cinquecento, tuttora simbolo di Livorno, ai capolavori di Caravaggio e di Lorenzo Bernini; dalla rappresentazione di uomini e donne non europei nell’arte dell’Illuminismo fino ai corpi proletari del Quarto Stato di Pelizza da Volpedo e al corpo martoriato dello statista Dc Aldo Moro monumentalizzato da William Kentridge: un cammino inedito, uno sguardo curioso e nuovo che cuce insieme epoche, stili, pensieri diversi col filo rosso di un’idea. Un percorso che aiuta a leggere il nostro passato ma anche il drammatico presente dei più deboli, della guerra e delle sue vittime.
Tomaso Montanari è nato a Firenze il 15 ottobre 1971. Studia la storia dell’arte europea del XVII secolo (cui ha dedicato oltre cento saggi scientifici, cercando di rispondere alle domande poste dalle opere d’arte con tutti gli strumenti sviluppati nella storia della disciplina: dalla filologia attributiva alla ricerca documentaria, dalla critica delle fonti testuali all’analisi dei significati, ad una interpretazione storico-sociale) e la storia del patrimonio culturale. Si è formato al Liceo classico ‘Dante’ di Firenze. Si è laureato in Lettere moderne all’Università degli studi di Pisa. È Rettore dell'Università per stranieri di Siena.

martedì 5 luglio 2022

Operazione Buon Governo

Operazione Buon Governo
Un laboratorio di comunicazione politica nell'Italia del Trecento
di Gabriella Piccinni
pp. XII - 324 € 55,00
Einaudi, 2022
ISBN: 9788806253721
 
Il ciclo del Buon Governo, dipinto nel 1338 da Ambrogio Lorenzetti nel palazzo del Comune di Siena, è in assoluto una delle opere piú celebri dell’arte italiana, da sempre oggetto di attenzione da parte di studiosi del pensiero politico, dell’arte, della società, della letteratura, della moda, delle istituzioni, del diritto. Ma quei 36 metri di pittura, intrecciati con i 62 versi di una Canzone che poteva essere cantata e ballata, innovarono anche il linguaggio della comunicazione politica.
All’analisi di questa innovazione, chiamata qui «Operazione Buon Governo», è dedicato questo libro. Essa prese forma dalla volontà di governare con il consenso una società non pacificata e un’economia in trasformazione, mentre il governo dei mercanti, committente dell’opera, chiedeva la fiducia sul suo programma politico, e le leggi del Comune venivano rinnovate in un imponente testo statutario che si richiamava al diritto romano.
Gli affreschi si presentano dunque come il prodotto non solo dell’artista ma anche dell’humus culturale della comunità civica e politica di cui Lorenzetti fu erede e protagonista. Con la sua magnifica inventiva, la sua abilità tecnica e una notevolissima perizia retorica, l’artista seppe rappresentare ogni aspetto della tumultuosa realtà sociale dell’epoca, dove i principî, le virtú e i vizi della politica generavano simbolicamente i loro «civili effetti».
Gabriella Piccinni (1951) è professoressa emerita di Storia Medievale all'Università di Siena. Dirige la «Rivista di storia dell'Agricoltura » e partecipa al comitato scientifico del Centro di studi per la storia delle campagne e del lavoro contadino, del Centro di Studi sulla Civiltà del Tardo Medio Evo, delle riviste «Bullettino dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo», «Historia Instituciones. Documentos», «Mediaeval Sophia» e «Estudis d'Història Agrària». Ha tenuto lezioni in molte università italiane e in quelle di Paris IV-Sorbonne, Tours, Granada, Valencia, Pamplona, Saragozza, Barcellona, León, Lleida e all'EHESS-École des hautes études en sciences sociales di Parigi. Tra le pubblicazioni: Il contratto di mezzadria nella Toscana medievale (1992); Il Libro del pellegrino (con L. Travaini, 2003); Medioevo delle campagne (con A. Cortonesi, 2006); Violenza alle donne. Una prospettiva medievale (con A. Esposito e F. Franceschi, 2018); Nascita e morte di un quartiere medievale (2019); Alle origini del welfare. Radici medievali e moderne della cultura europea dell'assistenza (2020). Per Einaudi ha pubblicato Operazione Buon Governo. Un laboratorio di comunicazione politica nell'Italia del Trecento (2022).

mercoledì 6 maggio 2020

Ambrogio Lorenzetti e il restauro della Madonna di Vico l’Abate

Ambrogio Lorenzetti e il restauro della Madonna di Vico l’Abate
a cura di Maria Pia Zaccheddu
pp. 96, € 7,00
Polistampa, 2020
ISBN: 978-88-596-2077-8 

Il volume documenta l'accurato intervento di restauro effettuato nel 2017 sulla Madonna con bambino di Ambrogio Lorenzetti, ritenuta l'opera più antica del maestro toscano. La tavola, firmata e datata 1319, venne realizzata per la Chiesa di Sant'Angelo Vico l'Abate, tra le colline di San Casciano Val di Pesa, paese dove dal 1984 è custodita nelle sale del Museo civico di arte sacra. Oltre a inquadrare l'opera da un punto di vista stilistico, e a documentare le diverse fasi del restauro, i contributi offrono un approfondimento sui luoghi e sulle committenze legate alla storia del dipinto.
Testi di Andrea Pessina, Timothy Verdon, Maria Pia Zaccheddu, Laura Saccardi, Susanna Bracci, Barbara Salvadori, Andrea e Lucia Dori. 
Maria Pia Zaccheddu è funzionario della Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici e Artistici per il comune e la provincia di Prato, Mugello e Valdarno Inferiore.

martedì 31 marzo 2020

Un punto di approdo

Un punto di approdo
di Hisham Matar
pp. 128, € 16,00
Giulio Einaudi Editore, 2020
ISBN: 9788806243913

Il primo folgorante incontro di Hisham Matar con la pittura della Scuola senese risale ai suoi giorni da studente a Londra, poco dopo che il padre era sparito nelle prigioni di Gheddafi senza piú fare ritorno. Venticinque anni piú tardi, in cerca di rigenerazione e quiete, Matar parte infine per la città che di quella tradizione artistica fu la culla. Il suo viaggio a Siena dura trenta giorni, durante i quali le visite quotidiane alle opere di Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Ambrogio Lorenzetti e gli altri si alternano a lunghe passeggiate senza meta. I vicoli e le piazze della città sono membra di un «organismo vivente» dove un incontro fortuito scatena un ricordo, un’architettura rimanda a un dipinto, nel tracimare continuo di un’esperienza nell’altra che restituisce una visione, compiuta e commovente, del rapporto fra l’arte e la condizione umana.
Alla National Gallery di Londra, nel 1990, pochi mesi dopo che suo padre Jaballa è stato sequestrato dalla polizia segreta libica e fatto sparire per sempre, un Hisham Matar diciannovenne si avvicina per la prima volta all’arte pittorica senese del tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo secolo, e ne rimane affascinato. È la promessa di un incontro che dovrà attendere a lungo. Solo un quarto di secolo piú tardi, estenuato dalla stesura del memoir Il ritorno, che della sua tragedia familiare e collettiva racconta, e bisognoso del potere lenitivo dell’arte sulle anime tormentate, Matar decide di presentarsi all’appuntamento preso tanto tempo prima con quella tradizione pittorica, e di partire alla volta di Siena. Qui per un mese intero guarda, cammina, interroga, intesse relazioni. Con i dipinti innanzitutto – la Madonna dei francescani di Duccio di Buoninsegna, espressione di una prospettiva tutta umana; gli affreschi del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, densi di impegno civile; il Paradiso di Giovanni di Paolo, e la sua sublime promessa di ricongiungimenti amorosi – e poi con le architetture e gli spazi della città, con le sue persone, la sua lingua e la sua storia. Su tutto Matar posa uno sguardo intimo e teso che fa di questa fervida flânerie un incessante incontro con l’altro – tela, scorcio o individuo che sia -, capace di stimolare i sensi e proliferare in altri incontri e storie e riflessioni. Piazza del Campo è lo straordinario «gheriglio» che tutto vede e da cui tutto si vede, a ricordarci l’impossibilità di esistere da soli. Nello sguardo del Davide con la testa di Golia di Caravaggio vi è lo stesso inesaudibile desiderio di vedere con gli occhi dell’altro che accomuna acerrimi nemici e vecchi amanti. L’ombra della Peste Nera del 1348 si proietta sulla cappella del Palazzo Pubblico di Siena come sulla Damasco di Ibn Battuta. Ed è dallo sconosciuto Adam e dalla sua ospitale famiglia giordana che Matar apprende l’esatto funzionamento delle contrade nel Palio. Tela, scorcio e individuo sono cose ugualmente vive e comunicanti, nel viaggio di Hisham Matar, che proprio dalla «convinzione che quanto ci accomuna sia piú di quanto ci separa» trae un conquistato sentimento di speranza.