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martedì 28 gennaio 2025

La spada e la memoria

La spada e la memoria
Giovanni Acuto e Niccolò da Tolentino: i condottieri del Duomo di Firenze fra storia, arte e conservazione
a cura di Lorenzo Fabbri
pp. 128; € 35,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Officina Libraria, 2024
ISBN: 9788833672465
 
Nel Duomo di Firenze i laici non avevano diritto alla sepoltura, a meno che non si trattasse di personalità di spicco, che per particolari benemerenze avessero meritato il pubblico riconoscimento di eroi della patria. È il caso di due grandi condottieri, l’inglese John Hawkwood (alias Giovanni Acuto) e il marchigiano Niccolò da Tolentino, che fra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento perirono mentre erano al servizio della repubblica gigliata. Tuttavia la riconoscenza di Firenze andò oltre l’assegnazione del prestigioso luogo di sepoltura, giacché a distanza di pochi decenni la rappresentazione dipinta dei loro cenotafi, sormontati dalle loro figure a cavallo, fu commissionata a due grandi artisti come Paolo Uccello e Andrea del Castagno, i cui rispettivi capolavori a fresco decorano ancora oggi la parete sinistra di Santa Maria del Fiore. Nelle pagine di questo libro l’analisi storico-artistica e la ricostruzione della vicenda conservativa dei due dipinti si uniscono nel richiamare l’attenzione sulla loro straordinaria «capacità di esprimere la valenza non solo civica ma perfino patriottica della cattedrale fiorentina».
Lorenzo Fabbri è responsabile dell’archivio storico dell’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze e docente di Esegesi delle fonti per la ricerca storico-artistica all’Università di Firenze. Dirige la collana «Archivi di Santa Maria del Fiore» edita dalla casa editrice Olschki. È autore della monografia Alleanza matrimoniale e patriziato nella Firenze del'400. Studio sulla famiglia Strozzi (1991) e di numerosi saggi sulla storia sociale, politica e culturale di Firenze e della Toscana fra XIV e XVI secolo. Nel 1997 è stato cocuratore del catalogo della mostra I libri di Santa Maria del Fiore. Codici liturgici e Biblioteca di Santa Maria del Fiore (secoli XI-XVI), tenuta presso la Biblioteca Medicea Laurenziana. È stato borsista di Brown University, Ecole française de Rome, Villa I Tatti (Harvard University) e Beinecke Library (Yale University).

lunedì 10 giugno 2019

Capitani di ventura: Sigismondo Pandolfo dei Malatesti e Federigo da Montefeltro

Capitani di ventura: Sigismondo Pandolfo dei Malatesti e Federigo da Montefeltro
di Pierluigi Romeo di Colloredo Meis
pp. 150, € 26,00
Luca Cristini Editore (Soldiershop), 2019
ISBN: 889327471X

Federigo II da Montefeltro, conte - poi duca - di Urbino, e Sigismondo Pandolfo dei Malatesti furono due veri figli del Rinascimento: Sigismondo eccessivo in tutto, nei vizi come nelle virtù, Federigo, detto dagli umanisti Lume della Italia, prudente ed allo stesso tempo capace di ferocia (probabilmente assassinò il fratellastro e abbandonò al sacco ed alla strage Fossombrone, colpevole di aver aperto le porte al Malatesti, Montorio e Volterra, e fu tra i mandanti occulti della congiura dei Pazzi); furono entrambi tra i più grandi capitani del Rinascimento, divisi tra loro da un odio feroce, che trascese le tradizionali rivalità delle due dinastie per diventare qualcosa di personale e di cieco; entrambi uomini di straordinaria cultura, veri figli del Rinascimento, che popolarono le proprie corti di umanisti ed artisti come Brunelleschi, Piero della Francesca, Leon Battista Alberti, Pedro Berruguete, Luciano Laurana, e che utilizzarono i loro guadagni di mercenari per l’edificazione di due dei più grandi capolavori dell’arte universale, il Tempio malatestiano di Rimini e lo splendido Palazzo Ducale di Urbino. E’ stato scritto che la lotta tra Malatesta e Montefeltro si svolse come un torneo mostruoso, tra due uomini, gli ‘ultimi due cavalieri’ che si affrontavano nel crepuscolo del medioevo. Era un conflitto arcaico, combattuto però con i mezzi della guerra moderna, le bombarde e le macchine per l’assedio.Una guerra combattuta con le armi tradizionali, sui cambi di battaglia, nelle cancellerie diplomatiche delle due corti, ma anche con la propaganda, che ci ha consegnato un’immagine di Federigo II come il lato luminoso, apollineo, del sovrano rinascimentale, e Sigismondo Pandolfo come quello oscuro, dionisiaco. Questa è la loro storia, e la storia del Quattrocento italiano, splendente e corrusco di sangue.

mercoledì 15 ottobre 2014

Facino Cane. Sagacia e astuzia nei travagli d'Italia tra fine Trecento e inizio Quattrocento

Facino Cane
Sagacia e astuzia nei travagli d'Italia tra fine Trecento e inizio Quattrocento
a cura di Roberto Maestri e Pierluigi Piano
pp. 400, € 25,00
I Marchesi del Monferrato, 2014
ISBN: 978-8897103073

Le pagine di questo volume aiuteranno il lettore a meglio comprendere il disegno del condottiero le cui gesta, proseguite senza soluzione di continuità per un trentennio, interessarono circa 240 località italiane, e gli valsero non solo il rispetto dovuto al timore ma anche, e soprattutto, la considerazione dei contemporanei che lo giudicarono come "uomo del suo tempo" ovvero protagonista di atti sì crudeli ma comuni all'epoca in cui visse; la differenza essenziale fu che Facino Cane, diversamente da altri condottieri, seguì un progetto - magari disordinato - finalizzato alla costruzione di un suo Stato.

martedì 16 settembre 2014

Facino Cane. Predone, condottiero e politico

Facino Cane. Predone, condottiero e politico
a cura di Beatrice Del Bo e Aldo A. Settia
pp. 256, € 32,00
Franco Angeli Editore, 2014
ISBN: 9788891705921

Figura di spicco nel panorama signorile allo scadere del XIV secolo - tanto da essere ricordato da Bartolomeo Colleoni -, Facino appartiene alla diramata stirpe dei Cane di Casale. Figlio cadetto, è avviato al mestiere delle armi al seguito del parente, il condottiero Ruggero, di cui nel 1395 sposerà la figlia Beatrice Cane (non "di Tenda", come voleva la storiografia). Dal 1386 è attivo al soldo degli Scaligeri, dei Carraresi, di Gian Galeazzo Visconti, dei Francesi e del Comune di Genova. Costruisce man mano un dominio personale dotato di una certa coerenza geografica ed economica. Il successo della sua azione, politica e militare insieme, culmina con la nomina a governatore dello Stato di Milano (1409). La vertiginosa ascesa è interrotta dalla repentina morte (Pavia, 1412).
La fama di Facino Cane è legata soprattutto a una leggenda nera costruita dalla storiografia, che ne ha fatto un personaggio spietato e quasi diabolico, un drago impegnato a disseminare saccheggi, rapimenti, distruzione e morte. Il volume presenta il condottiero casalese sotto una luce nuova, contestualizzando il suo operato nell'ambito dei costumi bellici del suo tempo.
Nel volume contributi di: Alessandro Barbero, Fabio Bargigia, Laura Bertoni, Francesco Bianchi, Maria Nadia Covini, Beatrice Del Bo, Bruno Ferrero, Paolo Grillo, Leardo Mascanzoni, Pier Luigi Muggiati, Fabio Romanoni, Francesca Vaglienti,
Beatrice Del Bo insegna Storia economica e sociale del Medioevo presso l'Università degli Studi di Milano. Si occupa di storia politica, economica e sociale dell'Italia nord-occidentale (secc. XII-XV), con particolare riguardo all'intreccio tra politica, finanza ed economia. È autrice di monografie Uomini e strutture di uno stato feudale. Il marchesato di Monferrato (1418-1483) (Milano 2009); Banca e politica a Milano a metà Quattrocento (Roma 2011); La spada e la grazia. Vite di aristocratici nel Trecento subalpino (Torino 2011).
Aldo A. Settia, già professore ordinario di Storia medievale presso l'Università degli Studi di Pavia, si occupa, in specie, di storia del popolamento, di organizzazione territoriale civile ed ecclesiastica e di tecniche belliche medievali. Su quest'ultimo tema ha pubblicato: Comuni in guerra (Bologna 1993), Rapine, assedi, battaglie; La guerra nel medioevo (Roma-Bari 2002), Tecniche e spazi della guerra medievale (Roma 2006); "De re militari": Pratica e teoria nella guerra medievale (Roma 2008).

giovedì 10 luglio 2014

I grandi condottieri del Medioevo

I grandi condottieri del Medioevo
di Giuseppe Staffa
pp. 720, € 14,00
Newton Compton, 2014
ISBN: 978-88-541-6245-7

Riccardo Cuor di Leone, Eraclio, Saladino, Roberto il Guiscardo sono solo alcuni degli uomini straordinari raccontati in questo libro. Guide carismatiche, a cui bastava un cenno per determinare il destino di eserciti o addirittura di popoli interi. Questi erano i "condottieri". Costoro diventarono un vero e proprio archetipo, dotato di una prepotente forza evocatrice. Chiunque si imbatta nella storia di questi eroi, non può fare a meno di immaginare il clangore delle armi e la vista del campo di battaglia su cui svetta un uomo solo al comando, padrone di quel mondo e delle vite ai suoi comandi. Ricondurre queste figure epiche al Medioevo vuole dire ripercorrere il sentiero di sangue e acciaio in cui da Bisanzio all'Italia, dalle fredde terre del nord ai torridi deserti siriani, dalle steppe asiatiche alle paludi europee, all'ombra della croce o della mezzaluna, quegli uomini avanzarono a disegnare la mappa di un'era terribile e leggendaria.
Giuseppe Staffa è nato a Roma nel 1973. Laureato in Archeologia medievale, ha partecipato a numerose campagne di scavo in Italia e all’estero. È insegnante ed educatore tiflologico (per i non vedenti). Dal 2010 collabora con la trasmissione televisiva di Rai3 Cose dell’altro Geo, come consulente storico e archeologo. Con la Newton Compton ha pubblicato 101 storie sul Medioevo che non ti hanno mai raccontato, I personaggi più malvagi della Chiesa e I grandi condottieri del Medioevo.