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mercoledì 3 gennaio 2024

Carmina Burana, una doppia rivoluzione

Carmina Burana, una doppia rivoluzione
L'invenzione medievale e la riscoperta novecentesca
di Davide Daolmi
pp. 300; € 33,00 (Acquista onlne con il 5% di sconto)
Carocci, 2024
ISBN: 9788829021574

A partire dagli anni Sessanta del Novecento la restituzione di un medioevo fisico, ritmico e passionale entra nelle sale da concerto. La nuova estetica, in contrasto con molte convinzioni musicologiche, non è estranea ai Carmina Burana di Carl Orff. La critica rimane imbarazzata sia verso Orff sia verso le sperimentazioni della musica medievale. Oggi, meno influenzati dalle ideologie politiche e culturali del secolo scorso, è possibile ripercorrere quella vicenda rivoluzionaria, dalla riscoperta della musica antica alla sua rivisitazione metal. Vi è però alle spalle un episodio ben più significativo. Il manoscritto da cui Orff trasse i testi per la sua cantata non è uno dei tanti codici medievali di poesia latina, ma il primo canzoniere mai concepito: genere che avrà in seguito straordinaria fortuna, con i trovatori e con Dante. Il tentativo di fermare sulla pagina l’immaterialità di una canzone (qualcosa che fino a quel momento viveva solo come performance) è l’altra inaspettata rivoluzione che si racconta nel volume. Riavvicinando i due piani – la prassi di oggi e le fonti di ieri – e mettendo in relazione due epoche, l’indagine sul Codex Buranus tenta di chiarire le ragioni della canzone medievale e le ipocrisie musicali della modernità.
Davide Daolmi è professore associato di Storia delle teorie musicali e Storia della musica medioevale e rinascimentale nel Dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano. Si è occupato di opera, storia culturale, studi di genere. Ha pubblicato monografie ed edizioni critiche, fra cui le due versioni della Petite messe solennelle di Rossini (Fondazione Rossini, 2013). D’ambito medievistico si ricordano Trovatore amante spia (LIM, 2015) e Storia della musica dalle origini al Seicento (Le Monnier, 2019).

lunedì 1 luglio 2019

Res utrique placuit

Res utrique placuit
Il desiderio d’amore e la sua realizzazione nei Carmina Burana  
di Armando Bisanti
pp. 192, € 15,00
Officina di Studi Medievali, 2019

L’esternazione, da parte dell’io narrante, di un desiderio d’amore (o anche soltanto sensuale, erotico, passionale) è un tema che ricorre a più riprese nei Carmina Burana, costituendo uno dei temi portanti della seconda sezione della raccolta mediolatina, quella dedicata alle poesie d’amore. Tale desiderio, espresso nelle forme e nei modi più svariati, spesso rimane allo stadio di inappagamento, onde l’innamorato, che soffre e illanguidisce per una fanciulla (secondo il consueto tópos della maladie d’amour), non riesce – per vari motivi, soprattutto per l’insensibilità di lei, che, con varie giustificazioni, non vuole ricambiare il suo sentimento – a coronare il proprio sogno e a farla sua (o soltanto a possederla fisicamente, ché è questo lo scopo che, spesso, si prefigge l’innamorato protagonista). Vi sono però, sempre nella seconda sezione dei Carmina Burana, altri componimenti nei quali il desiderio sensuale espresso dall’io protagonista nei confronti della donna da lui amata (o soltanto concupita), che in altri carmi restava allo stadio di doloroso inappagamento, giunge al suo completo coronamento e alla sua piena realizzazione, con narrazioni e descrizioni sovente improntate a un forte erotismo.
All’interno di questo “doppio” percorso, nel libro sono analizzati, complessivamente, quindici componimenti, nove riguardanti il tema del desiderio inappagato, sei concernenti il motivo della realizzazione del desiderio. Il volume è completato da un breve saggio in appendice e da un’ampia bibliografia sui Carmina Burana.