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giovedì 15 dicembre 2022

Morti grottesche di personaggi illustri nel medioevo

Morti grottesche di personaggi illustri nel medioevo
di Simone De Fraja
pp. 126, € 10,00
Letizia Editore, 2022
ISBN: 978-88-95520-582
 
E’ uscito per i tipi di Letizia Editore “Morti grottesche di personaggi illustri nel medioevo” di Simone De Fraja avvocato, saggista, esperto di fortificazioni e studioso del medioevo.
“Non si esce vivi dalla vita”, scrive Alessandro Meluzzi nella prefazione del libro; “questo saggio è un modo per ridimensionare i problemi e riderci su, ricordandosi che a tutto c’è rimedio tranne che all’osso del collo. Simone De Fraja dà alle stampe un’opera geniale che mitiga in modo eccelso la paura e l’ilarità della morte”.
Dal titolo potrebbe apparire come un “divertissement” od una raccolta di aneddoti sulle morti a cui sono andati incontro personaggi illustri, nel modo più strano e comune, al contempo, nel corso del medioevo.
Attraverso l’analisi delle cronache medievali si esaminano personaggi illustri che muoiono al pari di tutti gli altri, nella malasorte, nella distrazione e nella malattia.
Le vicende riesumate, ed è il caso di dirlo, offrono un quadro delle vicende umane, più svariate, che conducono comunque al fine ultimo comune a tutti gli esseri viventi in cui grandi esistenze, alla fine, subiscono le sorti dello stesso mondo in cui vivono le esistenze di uomini misconosciuti, ricchi o potenti e poveri e meschini. Ricerca delle fonti, investigazione ed analisi del giallo storico conducono il lettore tra le sfortunate sorti, talvolta banali, di personaggi storici di alto calibro.
Ricorda il criminologo Marco Strano, nella sua introduzione al libro, che le vicende narrate, vere od esagerate dai cronisti medievali nel riportare i fatti, sono “morti impreviste e casuali, che provocano ilarità più che commiserazione, sorpresa più che orrore. E la sensazione che si prova a leggere l’ arguto testo è piacevole e sedativa. Riuscire a ridere della morte ha decisamente un effetto ansiolitico”.
Uno studio serio e scientifico in cui storia, scienza ed investigazione si combinano in una varietà di situazioni grottesche, bizzarre, al limite della sfortuna ma che ci ricordano che, imperatori o papi, signori o re, “non si esce vivi dalla vita”.
L’indagine del giallo storico si svolge tra le pieghe delle cronache medievali, studi medico legali di “cold cases” ed investigazione criminologica analizzando gli exitus di personaggi come Giovanni II Comneno, nel 1143, morto durante una battuta di caccia in cui si ferì con la punta di una delle proprie frecce verosimilmente avvelenate; fu sfortuna o congiura? Enguerrand de Coucy III, antenato di quel de Coucy che nel 1384 prese la città di Arezzo, intendendo attraversare un fiume a cavallo, venne sbalzato dall’animale finendo trafitto dalla propria spada e trascinato via dalle acque. Se Enrico II di Champagne, re di Gerusalemme dei Crociati, morì cadendo dal terrazzo la cui balaustra si dimostrò instabile, se il figlio di Luigi il Grosso morì sotto il peso del proprio cavallo impazzito a causa di un cinghiale che gli passò tra le zampe, papa XXI rimase schiacciato dal crollo del soffitto del proprio palazzo a Viterbo. Goffredo il Gobbo, è noto, rimase vittima di una imboscata di un armato che attese, sotto lo scarico del “necessario”, che Goffredo si sedesse.
Nel romanzo “Lo straniero”, Camus scrive la fatalistica frase divenuta celebre: “Considerato che tutti dobbiamo morire, ovviamente non ha alcuna importanza il quando e il come”. Frase certamente ad effetto, esorcizzante dei timori ed ancorata a una cinica quanto diffusa realtà filosofica.
Ma la realtà è ben più complessa.
Le cronache ed i racconti del tempo si muovono tra astrazione dei fatti ed ingigantimento degli stessi sino a diventare aneddoti al limite del verosimile. Anche se spesso non si può giungere ad una soluzione, l’indagine e la rilettura delle varie morti prese in considerazione dal volume, in bilico tra la preordinazione e la pura sfortuna, suonano bizzarre e grottesche e meritevoli di approfondimento.
Simone De Fraja, avvocato, saggista e studioso del periodo medioevale. Il suo interesse si è concentrato in particolare sulla storia del territorio della città di Arezzo, ove vive; esperto di castellologia con speciale riferimento alle fortificazioni locali nonché del Vicino Oriente in ordine alle quali ha tenuto alcuni interventi e conferenze, si è occupato altresì del pensiero neoclassico ed esoterico del secolo XVI ed ha condotto ricerche sull’argomento. E’ membro di associazioni culturali cittadine e nazionali, per la Società Storica Aretina è membro del Comitato Scientifico di redazione, Consigliere, Vicepresidente nonché socio fondatore. E’ Consigliere Scientifico dell’Istituto Italiano dei Castelli, collabora con il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze.

domenica 3 ottobre 2021

San Nicolao di Pietra Colice

San Nicolao di Pietra Colice
Indagine archeologica su un caso di omicidio
Morte violenta e “mala morte” nella Liguria medievale
di Farizio Benente
pp. 192, € 21,00
Oltre Edizioni, 2021
ISBN: 9788899932909
 
Il caso di omicidio che è al centro di questo libro è destinato a rimanere irrisolto, come accade nei “cold case” delle serie televisive più seguite. Tuttavia, l’archeologia e le scienze applicate hanno permesso di comporre un identikit completo dell’individuo assassinato, grazie allo studio della sepoltura che è stata rinvenuta nel corso degli scavi dell’ospitale “di passo” di San Nicolao di Pietra Colice (GE). È, quindi, possibile ricostruire parzialmente la sequenza di azioni che hanno portato al decesso e al seppellimento. Si è trattato di un omicidio cruento, perpetrato in una zona isolata ed impervia, adatta ad un agguato. Ha le caratteristiche di un delitto d’impeto, come può accadere nel caso di una vendetta, di una faida, di un omicidio passionale, o di una rapina.

Gli episodi di morte violenta e i decessi avvenuti in prossimità di “luoghi di strada” della Liguria medievale non sono rari. Guerra, brigantaggio, ma anche malattia e morte accidentale colpivano chi si trovava in viaggio lungo le aspre vie montane e in prossimità dei valichi transappenninici. Condurre un’indagine archeologica su un caso di morte violenta è una preziosa opportunità per prendere nuovamente in esame i dati dello scavo di San Nicolao di Pietra Colice e intraprendere nuovi percorsi di ricerca, attraverso le fonti documentarie e altre testimonianze materiali.
L’indagine archeologica, per sua natura e per metodo, non è diversa da un’attività investigativa: parte dall’analisi del contesto, dalla lettura e dalla raccolta delle tracce/indizi e dei reperti, fa ampio utilizzo di risorse informatiche e di esami di laboratorio, elabora interpretazioni e ricostruzioni, utilizzando le doti di intuizione e deduzione del ricercatore/detective. Trattandosi di un’investigazione basata su reperti e tracce, l’indagine archeologica si impegna nel tentativo di ricostruire un contesto originale, la sequenza temporale delle attività/azioni, operando approssimazioni ricostruttive che devono essere il più possibile oggettive e compatibili con i dati disponibili.
Come nelle investigazioni poliziesche, a cui un poco si è ispirata la struttura di questo libro, non è solo l’assassino a tornare sul luogo del delitto. Si tratta di un percorso adatto anche al passo dell’investigatore e, spesso, riserva nuovi dati e intuizioni inattese. 
Fabrizio Benente è professore ordinario di Archeologia cristiana e medievale presso l’Università degli Studi di Genova e, dal 2020, ricopre l’incarico di Prorettore alla Terza Missione dell’Ateneo genovese. Ha conseguito la laurea in Lettere presso l’Università di Genova, ha compiuto gli studi di specializzazione in Archeologia Tardo Antica e Medievale presso l’Università di Pisa e ha conseguito il Dottorato in Archeologia e Antichità postclassiche presso l’Università di Roma “La Sapienza”.

martedì 23 marzo 2021

Il lutto e il nero

Il lutto e il nero
Rituali e dinamiche della morte tra Medioevo ed Età Moderna
di Giancarlo Malacarne
pp. 200, € 25,00
Oligo Editore, 2021
ISBN: 9788885723641
 
Tra Medioevo ed Età Moderna, funerali e pompa correlata sviluppano una “teatralità” che ha lo scopo di proiettare il Potens nell’universo della società aristocratica che si nutre di effimero e suggestioni. Le esequie, gli apparati, le processioni che scaturiscono dal transito dei potentes rientrano nell’ambito di espressioni artistiche che la corte ha da tempo immemorabile codificato, finalizzandole a un contesto di relazioni e prestigio dinastico. Il “trapasso” è un palcoscenico dove si procede all’ultima omologazione, che nel momento della morte colloca il Principe alla stregua del più umile tra i servi. Egli attraverso la “pompa del lutto” legittima la sacralità del suo ruolo e lo stretto rapporto con la divinità.
Giancarlo Malacarne, storico e giornalista, è dal 1996 direttore della rivista d’arte, storia e cultura “Civiltà Mantovana”; collabora con giornali, riviste e pubblicazioni di carattere storico. Apprezzato conferenziere, ha partecipato a convegni e seminari di studio in Europa e negli Emirati Arabi; ha curato l’allestimento delle mostre araldiche nel Palazzo Ducale di Sabbioneta (1992) e nel Palazzo Ducale di Mantova (1993); oltre alle rassegne Gonzaga – I volti della storia (Museo Diocesano Francesco Gonzaga, 2015) e Mantova delle Acque (Mantova, Museo della Città Palazzo di San Sebastiano, 2017). Nel 2004 gli è stato assegnato il Primo Premio Nazionale “Orio Vergani” dell’Accademia Italiana della Cucina per il libro Sulla mensa del Principe. Tra gli altri titoli maggiormente significativi, si ricordano: Araldica Gonzaghesca (1992); Il mito dei cavalli gonzagheschi (1995); la trilogia “Solenni allegrezze” con Le cacce del Principe (1998), Sulla mensa del Principe (2000), Le feste del Principe (2002); l’opera in cinque tomi I Gonzaga di Mantova (2004-2009); Gonzaga: Genealogie di una dinastia (2010); Fruscianti vestimenti e scintillanti gioie – La moda a corte nell’Età gonzaghesca (2012), Il trionfo del gusto – La cucina nell’Età Gonzaghesca tra alimentazione e ritualità conviviali (2013); La cucina mantovana nel XIX e XX secolo – La tradizione retaggio culturale familiare e territoriale (2013); Panhistoria: La tradizione del pane nel Mantovano – Sacralità Simboli Suggestioni (2015); Voluptas – Una galassia di stelle (convivio a Palazzo Te) (2015); Mantovanellevene – Viaggio nella città dell’Indovina, per le fotografie di A. Giovannini (2016); Ettore Allari – Uomo Maestro Poeta, a cura di G. Malacarne, G. Mantovani (2017); Onore gloria vanità – Il duello nell’Italia del Cinquecento (2017); Gonzagacittà – Il fascino di una storia, per le fotografie di A. Giovannini (2018) Rituali e ricette della tradizione dolciaria mantovana (2019).

giovedì 20 settembre 2018

Memento mori

Memento mori
Ritualità, immagine e immaginario della morte nelle Alpi
a cura di Luca Giarelli
pp. 360, € 25,00
Youcanprint, 2018
ISBN: 8827843590

Raccolta di saggi a tema artistico, antropologico e archeologico riguardanti l'argomento della morte nell'arco alpino. Tra i soggetti esaminati vi sono i Trionfi della morte e le Danze macabre (a Clusone, Iseo, Pisogne, Bienno, Cassiglio, Pinzolo, Carisolo), le tradizioni funebri in Val d'Aosta e alta Valtellina e alcune indagini archeologiche in Trentino e nel Bellunese. In appendice la ristampa anastatica della "Mariegola della confraternita di s. Giovanni Battista in Cimbergo di Valcamonica" di don Romolo Putelli.
Luca Giarelli è il presidente della Società Storica e Antropologica di Valle Camonica.