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venerdì 22 aprile 2022

Medioevo feroce

Medioevo feroce
Le storie e il mito di Ezzelino
di Veronica Bernardi
pp. 144, € 15,00
Bologna University Press, 2022
EAN: 9791254770443

Il volume analizza le vivaci cronache della Marca Trevigiana, con particolare attenzione al ruolo giocato in esse dalla figura di Ezzelino da Romano. In primo piano, le strutture letterarie nella scrittura storica medievale che hanno contribuito alla creazione di una tappa fondamentale per le origini della letteratura italiana. I testi dei cronisti affrontati non solo evidenziano quanto Ezzelino abbia ricoperto una posizione storica di rilievo assoluto, ma anche come una straordinaria stagione storiografica, intrecciata a originali procedure narrative, abbia concorso a delinearlo come feroce e astuto tiranno. L'ultima parte del volume si concentra sul mito di Ezzelino e sulla possibile ricezione delle cronache nella Commedia dantesca e in altri testi successivi, fino a Machiavelli.
Veronica Bernardi è nata il 23 ottobre 1991 a Bologna, città dove è cresciuta.  Presso l'Alma Mater Studiorum ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Culture Letterarie e Filologiche a marzo 2020. Nel 2018 ha trascorso un periodo come Visiting Ph.D. Candidate alla Columbia University in the city of New York. Attualmente è Assegnista di Ricerca presso il Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell'Università di Bologna.

mercoledì 9 febbraio 2022

Le crociate. L'idea, la storia, il mito

Le crociate
L'idea, la storia, il mito
di Antonio Musarra
pp. 336, € 24,00
Il Mulino, 2022
ISBN: 978-88-15-29509-5 
 
Negli ultimi anni, la crociata ha conosciuto un rinnovato interesse. I molti studi di cui è stata oggetto hanno ridefinito, in parte, quello che può ritenersi, ormai, un fenomeno di lunga durata. Il loro numero crescente ha contribuito, però, a complicare il quadro, tanto che non è facile comprendere, oggi, cosa possa effettivamente includersi sotto il nome di crociata. Questo libro offre non solo un’opportuna e utile sintesi ragionata dei risultati della ricerca storica ma un’interpretazione originale che fa il punto su un fenomeno complesso: ricercandone le radici nella cultura medievale; recuperando quel rapporto spesso trascurato fra crociata e riforma della Chiesa; mostrandone lo sviluppo fattuale in rapporto a quello ideologico e riflettendo sulle sue molte metamorfosi; osservando, infine, il sorgere del mito nel pensiero moderno sino alle più recenti rielaborazioni storiografiche.
Antonio Musarra insegna Storia medievale alla Sapienza Università di Roma. Con il Mulino ha pubblicato: «Genova e il mare nel Medioevo» (2015), «Acri, 1291. La caduta degli stati crociati» (2017), «Il crepuscolo della crociata. L’Occidente e la perdita della Terrasanta» (2018), «Il grande racconto delle crociate» (con F. Cardini, 2019) e «Medioevo marinaro. Prendere il mare nell’Italia medievale» (2021).

martedì 19 ottobre 2021

«La Bibbia degli Italiani»

«La Bibbia degli Italiani»
Dante e la «Commedia» dal Trecento a oggi
di Alfredo Cottignoli
pp. 364, € 25,00
Giorgio Pozzi editoe, 2021
ISBN: 9788831358101
 
Ripartito in venti capitoli intimamente coesi, il volume è frutto di una ventennale ricerca e mira ad attestare, tramite alcuni momenti esemplari della fortuna critica di Dante e del suo poema, la precoce nascita, sin dal Trecento (grazie al suo primo biografo e pubblico lettore, Giovanni Boccaccio, e al geniale magister romagnolo, Benvenuto da Imola), di un mito nazionale come quello dantesco. Esso poggia soprattutto su un'idea forte, che è quella dell'attualità del culto risorgimentale di Dante, non solo come padre della nostra lingua, ma anche come profeta della nazione italiana, un culto che il nostro irredentismo ha trasformato, tra Otto e Novecento, in uno straordinario mito identitario, in cui ancor oggi si riconosce l'intero Paese. Di qui il titolo del volume (La Bibbia degli Italiani), che si richiama a una felice definizione militante della Commedia di Anton Giulio Barrili (poi riecheggiata anche da un giovane Cesare Battisti), che additava nel poema il «libro dell'alleanza», ovvero il simbolo dell'unità nazionale.
Alfredo Cottignoli già ordinario di Letteratura italiana ai Beni Culturali ravennati e docente di Filologia dantesca nell’Università di Bologna, ha organizzato due convegni internazionali (Dante e la fabbrica della «Commedia» (Longo, 2008); Dante e Ravenna (Longo, 2019). Sua la curatela del vol. 40 delle «Letture Classensi» (Dante nel Risorgimento italiano, Longo, 2012), nonché della monografia, con Giorgio Gruppioni, su Fabio Frassetto e l’enigma del volto di Dante (Longo, 2012). Consigliere dell’Opera di Dante del Comune di Ravenna e membro del Comitato ravennate per le celebrazioni del settimo centenario della morte del poeta, è condirettore della rivista filologica «Studi e problemi di critica testuale». Per Giorgio Pozzi Editore ha diretto, col compianto maestro Emilio Pasquini, il «Bollettino dantesco. Per il settimo centenario» (2012-2020), e ha ideato la presente collana del «Bollettino dantesco», ove già è apparso il suo Carteggio con Domenico Pantone (2008-2017). L’itinerario di formazione di un giovane dantista. Questo nuovo volume, che si colloca sulla scia di una illustre tradizione ravennate di studi (i cui numi tutelari furono Corrado Ricci, Giovanni Pascoli, Santi Muratori ed Eugenio Chiarini), è anche il suo primo interamente dantesco, e vuole essere un omaggio al Sommo poeta e al suo «ultimo rifugio».

domenica 24 marzo 2019

L'Imperatore nel suo labirinto

L'Imperatore nel suo labirinto
Usi, abusi e riusi del mito di Federico II di Svevia
di Marco Brando
pp. 304, € 18,00
Tesserre Edizioni, 2019
ISBN: 978-88-944323-4-3

Ha 800 anni sulle spalle ma ancora oggi Federico II di Svevia, l’imperatore normanno-svevo, viene posto o sugli altari o sul banco degli imputati. Rimosso (o messo da parte) il personaggio storico, è stato trasformato in un mito e di esso, a seconda delle stagioni, della collocazione geografica, delle mire politiche, se ne è fatto abbondante uso. Tanto da stravolgere la storia, o meglio, come sempre più spesso avviene, a tirarla dalla propria parte fino a negarla.
Con le armi del cronista che segue un avvincente caso giudiziario, e con una gradevolissima scrittura che regala anche più di un sorriso, Marco Brando, giornalista di lungo corso e scrittore, ha indagato sul “leader” del Sacro romano impero (Jesi, 1194 – Castel Fiorentino, 1250), sul vestito, anzi, meglio, i vestiti che gli sono stato messi addosso e sul massiccio impiego ideologico della sua immagine.
Blandamente apprezzato in tutto il Sud, soltanto in Puglia è assurto a vero e proprio idolo, padre fondatore, venerabile santo, poi trasformato in un’icona da stampare su magliette o gadget come si fa con Che Guevara o Marilyn Monroe.
Dalla “centrifuga” di questo caso emerge però anche il disprezzo strumentale che se ne è fatto nel Nord padano-leghista, dove i santini riproducono invece l’effige di Alberto da Giussano.
E nell’area europea di cultura germanica – terra natale dei suoi avi tedeschi, Enrico VI e Federico Barbarossa, dove di miti, archetipi e simboli ne sono stati collezionati a dismisura – che ne è del puer Apuliae? Quasi completamente ignorato dalla gente comune, persino nella sua Svevia, lo scopre il cronista prestato al mestiere di storico, che dei ferri di questa disciplina si è qui rigorosamente servito.
Se ne interessano invece i media islamici contemporanei, per i quali Federico non è affatto il fautore della cosiddetta “crociata pacifica”, bensì un invasore e un nemico, come tutti i suoi predecessori.
Dall’inchiesta “giornalistica” – per metà è questo il libro, per metà è ricerca di storia contemporanea – emergono anche le tante false raffigurazioni del Medioevo, impiegate per demonizzare le presunte “stagioni buie” e rassicurarsi del proprio luminoso presente o per travestirsi nei protagonisti di un video-gioco ambientato nei labirinti di un castello ottagonale.
Il puzzle ricostruito svela usi e abusi dell’imperatore, gli antichi debiti e gli antichi pregiudizi, la ferita profonda che lacera l’Italia imprigionandola nel suo Sud e nel suo Nord.
Accompagnato dalla prefazione di Giuseppe Sergi e dalla postfazione di Tommaso di Carpegna Falconieri, medievisti di chiara fama, il libro aggiorna ed amplia un precedente volume uscito nel 2008 e ormai esaurito, riproducendo in appendice i testi di Raffaele Licinio e Franco Cardini, presenti in quella edizione, oltre a una ricca sezione iconografica.
In controluce si legge, a prescindere dal personaggio, l’uso che si fa dei miti, fornendo gli strumenti per coltivarli, come naturalmente avviene, senza farsene fagocitare fino a perdere il lume della ragione.
Marco Brando, genovese, giornalista dal 1982. È stato 16 anni a “l’Unità” per la quale ha seguito tutta “Mani pulite”. Nel 2000 è “emigrato controcorrente” dalla sedicente Padania alla Puglia, dove ha lavorato alla cronaca locale del “Corriere della Sera”. Tornato a Milano nel 2007 ha fatto il caporedattore a “City”, quotidiano free press della Rcs e il caposervizio al “Nuovo” (Cairo Editore). È autore di Sud Est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia (2006), prefazione di Franco Cassano, e Lo strano caso di Federico II di Svevia. Un mito medievale nella cultura di massa (2008), prefazione di Franco Cardini e postfazione di Raffaele Licinio, pubblicati da Palomar.

martedì 15 gennaio 2019

Castel del Monte. La storia e il mito

Castel del Monte
La storia e il mito
di Massimiliano Ambruoso
Prefazione di Francesco Violante
Introduzione di Franco Cardini
pp. 246, € 25,00
Edipuglia, 2018
ISBN: 978-88-7228-698-2

Numerosi interrogativi si affollano intorno a Castel del Monte. Perché fu costruito su quella collina? Era un edificio completamente isolato, privo di difese e inabitabile? Perché fu scelta la pianta ottagonale? Ma, soprattutto, cos’è Castel del Monte? Era veramente un castello o, come si afferma da più parti, un tempio, uno scrigno esoterico, un osservatorio astronomico, un hammam? Il volume offre convincenti risposte a questi quesiti ripercorrendo la storia di Castel del Monte sulla base di quanto si evince dall’analisi delle fonti medievali, dalla lettura delle descrizioni effettuate dai viaggiatori dei secoli passati, dallo studio del monumento, in un serrato confronto con gli altri castelli edificati da Federico II e alla luce della vasta storiografia sull’argomento. Al termine di questo percorso attraverso le fonti, il “castello” Castel del Monte si riappropria della sua originaria identità. In un continuo rimbalzo dalla storia al mito e dal mito alla storia, emergono tutti i limiti di letture “alternative” inverosimili e incongrue, risultato e al tempo stesso punto di partenza di un insieme di luoghi comuni penetrati a fondo nell’odierna cultura di massa. Castel del Monte viene, così, a costituire un esempio paradigmatico di quel “Medioevo immaginato” e reinventato dalla nostra società contemporanea. L’analisi storica si pone come un baluardo insostituibile contro le storture e le deformazioni del mito che, avvolgendo l’ottagonale castello federiciano in un velo di mistero, ne ha stravolto, nel sentire comune, l’identità, le origini e le funzioni. L’intento del volume è quello di restituire Castel del Monte alla sua storia, reagendo alla tentazione esoterica e alle mistificazioni.
Massimiliano Ambruoso, medico-odontoiatra, allievo di Raffaele Licinio, con cui ha discusso una tesi di laurea in Storia Medievale avente come oggetto la storia e il mito di Castel del Monte. È autore di diversi saggi sulla storia dei castelli pugliesi di età sveva: in particolare ha pubblicato Castel del Monte: un tempio “virtuale”, in Castel del Monte e il sistema castellare nella Puglia di Federico II (2001); Castel del Monte tra astronomia ed esoterismo, in Castel del Monte. Un castello medievale (2002); Castel del Monte: stereotipi e dati storici, in Raffaele Licinio, Castelli medievali. Puglia e Basilicata dai Normanni a Federico II e Carlo I d’Angiò (2010); Castel del Monte. Manuale storico di sopravvivenza (2014); Il castello federiciano di Gravina in Puglia: castrum o domus? In Apprendere ciò che vive. Studi offerti a Raffaele Licinio (2017).