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lunedì 19 agosto 2024

Teodolinda. La longobarda

Teodolinda. La longobarda
di Alberto Magnani, Yolanda Godoy
pp. 144; € 14,00
Jaca Book, 2024
EAN: 9788816418561

Straordinario e inconsueto per una regina longobarda il fascino che Teodolinda, la «gloriosissima», esercitò già all’epoca sul suo popolo. Teodolinda, regina dei Longobardi, era gloriosissima già per i suoi contemporanei. Spesso nelle fonti le viene accordato questo appellativo e le pagine che le dedica Paolo Diacono la circondano di un fascino sconosciuto alle altre regine di quel popolo. Ma in cosa consistette la gloria di Teodolinda? La regina, in realtà, è poco conosciuta. Niente di strano: le fonti sono avare di informazioni precise sul suo conto, così come avviene, del resto, per tanti altri personaggi del suo tempo. È possibile, tuttavia, ricomporre un ritratto dai contorni abbastanza definiti. Teodolinda non fu solo «la regina che convertì i Longobardi al cattolicesimo» con la collaborazione di papa Gregorio Magno. Il carteggio tra lei e il pontefice, riportato in appendice, rivela un rapporto estremamente complesso, legato anche al ruolo della donna nell’antica cultura germanica. Teodolinda svolse anche un ruolo politico attivo, prima a fianco del marito Agilulfo, poi da sola quando, in qualità di reggente, governò il Regno longobardo per alcuni anni, dialogando con le maggiori personalità del suo tempo e godendo di prestigio internazionale.

sabato 22 febbraio 2020

Teodolinda. I longobardi all'alba dell'Europa

Teodolinda. I longobardi all'alba dell'Europa
a cura di Gabriele Archetti
pp. 1136, € 98,00
CISAM, 2019
ISBN: 978-88-6809-190-3

Di stirpe regale e delicata bellezza, come scrive Paolo Diacono, la figura della regina Teodolinda è stata al centro del Secondo convegno internazionale del Centro studi longobardi. Un tema storico-istituzionale nel solco della migliore tradizione medievistica che, tuttavia, muove all’interno del più ampio percorso di valorizzazione del sito seriale UNESCO “I longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”, con particolare riguardo al complesso archeologico di Castelseprio-Torba e della piccola chiesa di Santa Maria “foris portas”. Il contesto politico-religioso e culturale europeo, in cui è vissuta la cattolica sovrana di origini bavaresi, si collega ad una realtà monumentale tra le più interessanti e discusse dell’area del Seprio, scoperta da Gian Piero Bognetti. I molti aspetti che toccano i problemi legati all’evangelizzazione e al pontificato di Gregorio Magno, allo scisma dei Tre Capitoli, alle relazioni con l’oriente bizantino, al monachesimo italico e insulare, fino alla memoria che il ricordo di Teodolinda ha consegnato alla storia dialogano con le esigenze attuali di riflettere sui resti di un passato che interroga la società odierna.
Atti del II Convegno internazionale di studio (Monza, Gazzada, Castelseprio-Torba, Cairate, 2-7 dicembre 2015). Due volumi.

giovedì 19 ottobre 2017

La Corona Ferrea

La Corona Ferrea
di Carlo Bertelli
pp. 80, € 9,90
Skira, 2017
ISBN: 885723683

Gioiello o reliquia? Storia o leggenda? Domande e nuove ipotesi sulla celeberrima corona del regno longobardo, gioiello di oreficeria tardoantica.
Quasi tutte le corone delle case regnanti, o non più regnanti, d’Europa sono esposte nei musei europei. La corona del regno longobardo, la “corona ferrea”, no. È chiusa in un’edicola di marmo posta sopra l’altare nella cappella del duomo di Monza in cui mirabili affreschi raccontano la leggenda della regina dei Longobardi Teodolinda. A lungo ignorata, la corona fu riesumata da Napoleone, che se la mise in testa con le parole: “Dio me l’ha data, guai a chi la tocca!”. Chiusa da quattro catenacci, la corona è da tempo inaccessibile come una venerata reliquia. Chiusa da quattro catenacci, la corona è da tempo inaccessibile come una venerata reliquia. Non perché sia essa stessa una santa reliquia, ma perché, negli anni 80 del Cinquecento, il dottissimo cardinale Baronio collegò il rinforzo metallico al suo interno con una storia trasmessa da sant’Ambrogio, che diceva che un chiodo della Crocifissione si trovava nell’elmo di Costantino. Dopo le analisi scientifiche degli anni ’90 nel Novecento, la corona fu così attribuita al re goto Teoderico, ma inseguito la tesi di Costantino è riemersa. Si pongono dunque nuove domande. Siamo sicuri che il destinatario della corona fosse un uomo e non una donna? Perché la corona è stata resa volutamente così piccola? La corona è stata tramandata per una decina di secoli come quella dei re dei Longobardi, benché i re longobardi non portassero corone. Perché si è voluto conservare e riparare un oggetto di oreficeria tardo antica, restaurato e ridimensionato intorno al IX secolo, anziché sostituirlo?
Carlo Bertelli, storico dell’arte, è stato redattore dell’Enciclopedia dell’arte antica, soprintendente a Milano e ha insegnato a Berlino, Ginevra, Venezia e Berkeley.

domenica 29 gennaio 2017

Teodolinda. La Longobarda

Teodolinda. La Longobarda
di Alberto Magnani e Yolanda Godoy
pp. 144, € 14,00
Jaca Book, 2017
ISBN: 978-88-16-41393-1

Teodolinda, regina dei Longobardi, era gloriosissima già per i suoi contemporanei. Le pagine che le dedica Paolo Diacono la circondano di un fascino sconosciuto alle altre regine di quel popolo. A Monza, città cui è particolarmente legata la sua memoria, poco mancò, in passato, che venisse considerata una santa. D’altro canto, Teodolinda non fu solo «la regina che convertì i Longobardi al cattolicesimo» con la collaborazione di papa Gregorio Magno. Teodolinda era sì cattolica, ma scismatica, tranne, forse, verso la fine della sua vita; per questo motivo, la sua collaborazione con il Papa si svolse sostanzialmente sul piano politico. Il carteggio tra lei e il Pontefice, riportato in appendice, rivela un rapporto estremamente complesso, legato anche al ruolo della donna nell’antica cultura germanica. Ma Teodolinda non fu solo questo. Svolse un ruolo politico attivo, prima a fianco del marito Agilulfo, poi da sola quando, in qualità di reggente, governò il Regno longobardo per alcuni anni, dialogando con le maggiori personalità del suo tempo e godendo di prestigio internazionale.
Alberto Magnani ha svolto attività di ricerca presso l’Università di Pavia e presso altri enti e istituti storici. Attivo fra Italia e Spagna, ha curato l’edizione italiana dei testi mediolatini Navigatio Sancti Brendani (1992), Vita Merlini (1993) e Visio Tnugdali (1996). Con Jaca Book ha pubblicato Serena. L’ultima romana (2002), Brunilde (2006) e Giulia Domna (2008).
Yolanda Godoy, già vincitrice del premio letterario catalano «Mecanoscrit», ha partecipato al programma di ricerca sulla coscienza linguistica nell’Alto Medioevo presso l’Università di Barcellona. Attiva fra Italia e Spagna, è impegnata sia sul fronte pubblicistico che editoriale. Con Jaca Book ha pubblicato Gosvinta. La regina dei Visigoti (2004).