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giovedì 8 maggio 2025

Francesco d’Amaretto Mannelli copista, filologo e lettore del Decameron

Francesco d’Amaretto Mannelli copista, filologo e lettore del Decameron
di Enrico Moretti
pp. X-363; € 39,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Olschki, 2024
ISBN: 9788822269355


Francesco d’Amaretto Mannelli è forse il copista che maggiormente ha influenzato la ricostruzione testuale e la ricezione di alcune opere di Boccaccio. Nel panorama dei copisti del Decameron, infatti, Mannelli si caratterizza non solo per l’elevato e costante grado di attenzione in fase di copia e per una notevole competenza sul versante linguistico-interpretativo, ma anche per un inedito scrupolo nel segnalare molti dei suoi interventi così da tenerli distinti dall’originaria lezione autoriale. Il presente volume esamina il rapporto tra la sua copia del Decameron e la tradizione manoscritta, a partire dal codice trascritto direttamente da Boccaccio, e offre l’edizione critica e commentata di tutte le postille lasciate da Mannelli in margine al testo.
Enrico Moretti ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Italianistica nel 2022 presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma Tre, dove è attualmente assegnista di ricerca sul progetto PRIN 2022 The Digital Encyclopedia of Boccaccioʼs Decameron. Si è occupato della tradizione manoscritta e a stampa dell’Ameto e del Decameron di Boccaccio, dei corrispondenti di Petrarca e dei rapporti tra Botero e Marino, argomenti su cui ha pubblicato contributi in volume e in rivista.

giovedì 13 marzo 2025

Boccaccio narratore

Boccaccio narratore
Una lettura del Decameron
di Gennaro Alfano
pp. 184; € 20,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2025
ISBN: 9788829029129

Ci sono passaggi del Decameron in cui Boccaccio sembra farci entrare nella sua bottega di scrittore. Partendo da questa suggestione, Giancarlo Alfano ci offre una visione unica dei principali strumenti utilizzati per realizzare uno dei massimi capolavori mondiali dell’arte narrativa: dalla costruzione dell’identità autoriale al sapiente uso della cornice, dal vario sfruttamento dei materiali diegetici al modo di progettare i personaggi e organizzare lo sviluppo delle novelle. Il volume ne analizza in maniera puntuale alcune delle più famose, sia affrontandole in chiave monografica (come nel caso della novella di Andreuccio e di quella di Griselda), sia individuando dei gruppi coerenti che consentono di esemplificare alcune tendenze complessive dello stile boccacciano. Scopriamo così come ogni racconto del Certaldese risponda a precise strutture cognitive e impieghi soluzioni originali.
Gennaro Alfano Insegna Letteratura italiana all’Università di Napoli Federico II e alla Scuola Superiore Meridionale.

venerdì 2 agosto 2024

Umana cosa

Umana cosa
Approssimazioni di genere al «Decameron»
di Monica Cristina Storini
€ 25,00
Giulio Perrone Editore, 2024
EAN: 9788860047229

Nel panorama critico italiano si registra una certa resistenza a guardare alla scrittura di Boccaccio attraverso la lente, accreditata ormai da più di trent’anni, degli Studi di Genere – che si ritengono adatti a decostruire la scrittura contemporanea (o, meglio, circostante) piuttosto che quella antica –, a differenza di quanto è avvenuto e avviene in area anglosassone e, più specificatamente, statunitense, dove la descrizione del ruolo rappresentato dalla sessualità, dal femminile e dal maschile e così via, nell’opera del Certaldese, è tema particolarmente ricorrente. Il volume che si propone vuole, al contrario, dimostrare come tale prospettiva possa essere particolarmente proficua per interpretare e comprendere pienamente il valore di quella parte del Decameron che la critica ha liquidato come la più ossequiosa della tradizione e, dunque, come quella – tranne l’eccezione di poche novelle – meno felice e riuscita della silloge boccacciana, coincidente con le narrazioni dominate dall’azione contrastante del Caso e della Fortuna. Inquadrando la poetica boccacciana all’interno di una visione in cui compassione per le peripezie umane, importanza dell’intelligenza e potere della parola sono strettamente legati, lo studio mette in luce come l’avventura sia nel Decameron un vero e proprio tema queer. L’incontro/scontro con essa pone, infatti, il soggetto in una situazione di fluidità, di rinuncia – temporanea, più o meno lunga – al proprio status – di genere, di classe sociale, di condizione sentimentale –, lungo una durata temporale – di natura “patologica” – che comporta la messa in discussione e la ridefinizione dell’individualità che vi prende parte, anche suo malgrado, costringendola a ridefinire ruoli e stereotipi, obbligandola alla “fluidità”, sebbene approdi – ma, per quello che possiamo sapere, forse solo momentaneamente – a uno status normato e normalizzato, all’interno di una società, la quale, si badi bene, non coincide più – o non coincide del tutto –, dopo il flagello della peste, con quella che l’ha preceduta. Oltre alla mobilità identitaria, l’avventura possiede poi un ulteriore elemento queer, vale a dire presuppone e richiede una dimensione collettiva di risoluzione e riconoscimento identitario. A ciò obbedisce la compassione, soprattutto delle donne, vera e propria empatia che può scattare soltanto se e quando l’avventura dismette il proprio aspetto queer e diviene narrazione, stabile, certa, normata.
Monica Cristina Storini è professora associata di Letteratura italiana presso il Dipartimento di Lettere e Culture moderne della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza Università di Roma. Formatasi sullo studio della prosa delle Origini e della letteratura del Cinquecento, ha dedicato una particolare attenzione agli aspetti teorici e metodologici connessi con la scrittura delle donne, i generi letterari, le questioni didattico-formative. Lavora su Bontempelli, Calvino, la scrittura delle mistiche e delle poetesse del XVI secolo, Anna Banti, Fausta Cialente, Alba de Céspedes e sulle nuove forme di scrittura (noir, fantasy, new italian epic) a firma femminile (Goliarda Sapienza, Elena Stancanelli, Melania Mazzucco, Alda Teorodani, Silvana La Spina, Grazia Verasani, Simona Vinci, ecc.). Si è occupata e si occupa inoltre della prosa anonima del Duecento e del Trecento, del Decameron e della poetica di Giovanni Boccaccio, della pratica del volgarizzamento e del suo legame con la moderna traduzione, di teoria della letteratura. Tra le sue monografie: Lo spazio dell’avventura. Peripezia e racconto nel medioevo, La Nuova Italia, Firenze 1997; L’esperienza problematica. Generi e scrittura nella narrativa italiana del Novecento, Carocci, Roma, 2005; Il secchio di Duchamp. Usi e riusi della scrittura femminile in Italia dalla fine dell’Ottocento al Terzo Millennio, Pisa, Pacini, 2016; Scritture femminili. Teorie, narrazioni, ipotesi per il Terzo Millennio, Roma, CatBook, 2021.
 

lunedì 29 luglio 2024

«Dentro a’ dilicati petti». Il volto femminile del Decameron

«Dentro a’ dilicati petti». Il volto femminile del Decameron
di Giulia Tellini
pp. 208; € 20,00
Marsilio, 2024
ISBN: 9788829720514 

Savie, coraggiose, determinate, volitive, indipendenti, intraprendenti, forti, ribelli ma anche avide, vanitose, misogine, sottomesse. Boccaccio apre il sipario su una multiforme tipologia di caratteri e di comportamenti femminili e mostra alle donne, ossia alle proprie lettrici d’elezione, come sono, come possono essere (e come potrebbero essere se godessero di più libertà e di più potere...), come devono non essere. Al termine delle dieci giornate, a peste non ancora conclusa, l’autore affida alla sua brigata di giovani novellatrici e novellatori (formata per il 70% da donne) la rifondazione del mondo post-epidemico, da rimettere in ordine e da reinventare sulla base dei pre-umanistici valori dell’amore, dei piaceri terreni, della voglia di vivere, dell’arguzia, del sorriso e del riso, di una auspicata pari dignità fra i generi. Il presente saggio prende in esame – oltre al Proemio dell’opera – cinque figure femminili: Bartolomea, Giletta, Ghismonda, Filippa, Griselda. Le analizza una a una per poi raffrontarle tra loro e con altre, in un continuo gioco di connessioni e di rimandi interni, così da ricomporre gli svariati e variopinti tasselli di un cangiante universo al femminile. Ne risulta una lettura inedita del capolavoro boccacciano, con lo sguardo attento a ciò che il Decameron può dirci oggi, soprattutto a chi lo accosti senza pregiudizi.
Giulia Tellini è ricercatrice presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. Fra i suoi libri: Storie di Medea (2012), Tasso tragico e altri studi di letteratura teatrale (2016) e L’officina sperimentale di Goldoni (2020).

mercoledì 26 giugno 2024

«Suavissimus modernus poeta»

«Suavissimus modernus poeta»
Indagini sulle opere in versi di Giovanni Boccaccio
di Niccolò Gensini
pp. 200; € 25,00
Bologna University Press, 2024
ISBN: 9791254774359

«Non si intende la storia della lingua e la letteratura italiana fuori di Toscana, e in parte nella stessa Toscana, ove non si tenga conto del poderoso influsso che fino al primo Cinquecento (…) esercitarono le cosiddette opere minori del Boccaccio» (Carlo Dionisotti).

Prove di uno sperimentalismo metrico che va dalla proposta di una nuova veste per la terza rima dantesca, alla modellizzazione dell’ottava, fino all’impiego di forme brevi come il madrigale e il sonetto, opere ‘minori’ come l’Amorosa visione, il Teseida e le Rime sono testimonianze dell’impegno di Boccaccio nel trovare nuove soluzioni per forme antiche o recenti, tramite le quali raccontare storie, presentare modelli, esprimere sentimenti o veicolare messaggi etici e filosofici con i quali descrivere e strutturare il mondo.
I saggi qui raccolti indagano proprio quella straordinaria capacità della scrittura poetica di Boccaccio – «suavissimus modernus poeta», secondo Benvenuto da Imola – nell’innovare tradizioni letterarie antiche con orizzonti culturali e letterari nuovi.
Niccolò Gensini è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e professore a contratto di ‘Filologia e linguistica romanza’ presso il medesimo dipartimento.

domenica 2 giugno 2024

Il Dante di Boccaccio

Il Dante di Boccaccio
Atti del Convegno, Certaldo Alta, Casa di Giovanni Boccaccio (9-10 dicembre 2021)
a cura di Natascia Tonelli
pp. XII-276; € 35,00
Olschki, 2024
ISBN: 9788822269119

La presenza e l’influenza di Dante nell’opera e nella vita di Giovanni Boccaccio sono tali da poter sostenere, con le parole di Petrarca, che fu la ‘fiaccola dantesca’ a infondere in Boccaccio ‘luce e calore’. Egli fu il primo e il più grande consapevole e risoluto discepolo di Dante, nonché straordinario promotore della sua fama e del suo culto. Nell’anno del centenario dantesco, l’Ente Nazionale Giovanni Boccaccio a Certaldo Alta ha promosso una riflessione sul rilievo e sui principali e molteplici aspetti di questo rapporto: un omaggio a Dante e, insieme, a Boccaccio, e a quanto Boccaccio ha fatto per Dante.
Natascia Tonelli insegna letteratura italiana all’Università degli Studi di Siena. È stata fellow del Warburg Institute e dell’Harvard Center for Renaissance Studies Villa I Tatti. È componente del consiglio scientifico dell’Ente Nazionale Giovanni Boccaccio, per il quale cura la Lectura Boccaccii. Condirige le riviste «Per leggere», «Studi e problemi di critica testuale», «Studi petrarcheschi». Ha pubblicato studi sulla poesia contemporanea e sulla letteratura dei primi secoli, fra i quali: Fisiologia della passione. Poesia d’amore e medicina da Cavalcanti a Boccaccio (2015), Per queste orme. Saggi sul Canzoniere (2016), Leggere il Canzoniere (2017), Donne di carta. Personaggi femminili della letteratura italiana da Dante a Tasso (2023). Ha curato (con E. Bartoli e D. Manzoli) Scrittrici del Medioevo. Un’antologia (2023). - (febbraio 2024)

lunedì 22 gennaio 2024

Il Decameron di Boccaccio

Il Decameron di Boccaccio
di Guido Baglioni
pp. 136; € 19,50
Guerini e Associati, 2024
ISBN: 9788862509077

Un’ipotesi che vede in Boccaccio non tanto l’efficace realista alle prese con la descrizione del suo mondo limitato, quanto il grande letterato capace di produrre effetto di realismo maneggiando la materia letteraria con il genio fondativo e creativo del grande artista.

Giovanni Boccaccio è una tra le personalità di maggior rilievo del Trecento italiano. Uomo dotto di cultura classica, autore di numerosi scritti latini e in volgare. Fra questi ultimi spicca il Decameron, il capolavoro delle novelle. Queste riguardano aspetti comuni e quotidiani dell’esistenza: complessivamente, l’immagine della società vista dall’autore. Il capolavoro è tale per la narrazione, mentre lo è meno per il contesto di riferimento. Boccaccio accetta la società dove convive, non intende modificarla, l’impronta medievale non è terminata. Egli aderisce senza volere alcuna riforma, è un conservatore eppure audace sul tema dell’amore, tema centrale nelle relazioni sociali, specie per l’amore fisico. Le relazioni sociali appaiono prevalentemente interpersonali, fra poche persone, su pochi temi. Scarso peso hanno le aggregazioni collettive. Con questa impostazione, Boccaccio trascura il contesto di riferimento, non analizza le novità dell’alto medioevo anche se questo è complessivamente in declino. Gli sfugge il balzo di Firenze, diventata una città bellissima, complessa, luogo di poesia e di arti figurative, nonché di industria, commercio, popolazione in crescita, un complesso urbanistico imponente e durevole.
Guido Baglioni nasce nel 1928 a Gardone Valle Trompia, capoluogo di una zona marcatamente industriale e operaia. Frequenta a Brescia l’istituto tecnico ma, nel penultimo anno, si ritira per scegliere studi umanistici, specie di storia dell’arte con la guida di Carlo Ludovico Ragghianti. Insegna a Brescia materie letterarie alla scuola media e Storia dell’arte al liceo classico Cesare Arici. Avviene poi un secondo cambiamento: il ritorno all’ambito industriale con la carriera universitaria alla Università Cattolica di Milano. Diventa professore ordinario nel 1970 e insegna nelle università di Trento, Brescia, Milano (Statale), Milano-Bicocca.

martedì 9 gennaio 2024

«Dentro a' dilicati petti»

«Dentro a' dilicati petti»
Il volto femminile del Decameron
di Giulia Tellini
pp. 208; € 20,00
Marsilio, 2024
ISBN: 9788829720514 

Savie, coraggiose, determinate, volitive, indipendenti, intraprendenti, forti, ribelli ma anche avide, vanitose, misogine, sottomesse. Boccaccio apre il sipario su una multiforme tipologia di caratteri e di comportamenti femminili e mostra alle donne, ossia alle proprie lettrici d’elezione, come sono, come possono essere (e come potrebbero essere se godessero di più libertà e di più potere…), come devono non essere. Al termine delle dieci giornate, a peste non ancora conclusa, l’autore affida alla sua brigata di giovani novellatrici e novellatori (formata per il 70% da donne) la rifondazione del mondo post-epidemico, da rimettere in ordine e da reinventare sulla base dei pre-umanistici valori dell’amore, dei piaceri terreni, della voglia di vivere, dell’arguzia, del sorriso e del riso, di una auspicata pari dignità fra i generi.

Il presente saggio prende in esame – oltre al Proemio dell’opera – cinque figure femminili: Bartolomea, Giletta, Ghismonda, Filippa, Griselda.
Le analizza una a una per poi raffrontarle tra loro e con altre, in un continuo gioco di connessioni e di rimandi interni, così da ricomporre gli svariati e variopinti tasselli di un cangiante universo al femminile. Ne risulta una lettura inedita del capolavoro boccacciano, con lo sguardo attento a ciò che il Decameron può dirci oggi, soprattutto a chi lo accosti senza pregiudizi.
Giulia Tellini è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. Fra i suoi libri: Storie di Medea (2012), Tasso tragico e altri studi di letteratura teatrale (2016) e L’officina sperimentale di Goldoni (2020).

venerdì 30 dicembre 2022

Il Decameron e il Medioevo rivoluzionario di Boccaccio

Il Decameron e il Medioevo rivoluzionario di Boccaccio
di Renzo Bragantini
pp. 216, € 19,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2022
ISBN: 9788829012213
 
Piuttosto che proporre una monografia tesa a fornire un quadro generale e sistematico del Decameron, il volume intende mettere in luce le componenti meno conosciute del capolavoro di Boccaccio, soffermandosi, oltre che su una nuova presentazione dell’opera, su punti raramente affrontati: le ragioni della sua effettiva scarsa popolarità; le strategie e le strutture che la contraddistinguono; l’acuta attenzione sociale di Boccaccio; i modi in cui l’autore riversa, nella raccolta, la propria cultura letteraria, rielaborandola a fondo, e riappropriandosene con esiti imprevedibili; infine, i molti problemi filologici connessi al testo. Se quelli indicati sono snodi fondamentali, essi obbediscono a fatti più ampi, registrabili sotto le categorie della ferializzazione e del celamento: la prima consente a Boccaccio la riassunzione di testi e momenti topici della classicità latina, fatti reagire a confronto con l’urto dell’evento quotidiano; la seconda, alla prima solidale, stende un velo, spesso parodico, su quei precedenti, occultandone la presenza e rivedendone la lezione. La radicalità delle scelte mostra quanto ancora sorprendentemente ricco sia il Medioevo del Decameron.
Renzo Bragantini già professore ordinario di Letteratura italiana, ha insegnato nelle Università di Macerata, Venezia, Basilicata, Udine e Sapienza Università di Roma. È stato visiting professor in Università degli Stati Uniti (Yale; University of California, Los Angeles; Johns Hopkins), presso la Goggio Chair del Department of Italian della University of Toronto, nella Universidade de São Paulo. Si occupa di letteratura del Medioevo e del Rinascimento, con escursioni in epoche più recenti, nonché con attenzione ai rapporti tra letteratura e altri linguaggi (musica, arti figurative). Il suo ultimo libro è Testi e vicende del Trecento. Letture ed esegesi di Dante, Petrarca, Boccaccio (Rubbettino, 2019).

martedì 6 dicembre 2022

Boccaccio e l'invenzione della letteratura italiana tra Dante e Petrarca

Boccaccio e l'invenzione della letteratura italiana tra Dante e Petrarca
di Martin Eisner
a cura di Corrado Bologna
pp. 260, € 30,00
Salerno Editrice, 2022
EAN: 9788869734991
 
Il più grande scrittore in prosa fra Medioevo e Modernità, Giovanni Boccaccio, fu l'"inventore" della letteratura italiana. Con una grande intuizione filologico-editoriale ed ermeneutica realizzò la prima antologia d'autore della letteratura volgare, affidandola a uno straordinario manoscritto che costituisce l'atto di fondazione di una lunga linea storiografica. Martin Eisner introduce il lettore nell'officina boccacciana, studiando in dettaglio il progetto che anima la composizione di questo "libro totale", in cui "Vita nuova", "Commedia "e rime dantesche vengono accostate al "Canzoniere": Dante e Petrarca sono ormai i due grandi classici moderni, e Boccaccio il mediatore della nuova tradizione. Sulla linea di Curtius, Eisner ambisce a «combinare pariteticamente il "microscopico" e il "macroscopico"», concentrando lo sguardo sull'attività filologica di Boccaccio e raccogliendo le sue riflessioni sulla poesia disseminate in opere come il "Decameron" o le "Genealogie". Ne emerge un ritratto che integra con equilibrio le dimensioni della sua attività di copista-editore e di creatore di capolavori letterari in lingua latina e volgare.
Martin Eisner è presidente di studi romantici e professore di italiano alla Duke University. È autore di Dante's New Life of the Book: A Philology of World Literature  (Oxford UP, 2021) e  Boccaccio and the Invention of Italian Literature: Dante, Petrarch, Cavalcanti, and the Authority of the Vernacular  (Cambridge UP, 2013). I suoi articoli su Dante, Boccaccio, Petrarca e Machiavelli sono apparsi su PMLA, Renaissance Quarterly, Dante Studies, Mediaevalia, California Italian Studies, Quaderni d’Italianistica, Annali d’Italianistica and Le Tre Corone. His research has been supported by the Mellon Foundation, the Institute for Advanced Study at Princeton, the American Academy in Rome, the American Philosophical Association, and the Fulbright Foundation.
Corrado Bologna (Torino 1950) insegna Filologia romanza nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università «La Sapienza» di Roma. Si è occupato di teratologia medio-latina e romanza, dei primi trovatori provenzali, di Dante, di storia della tradizione manoscritta fra Origini ed età moderna, dell'attività filologica intorno ai testi romanzi nel XVI secolo, del Romanzo di Alessandro, di C. E. Gadda e R. Longhi. Ha collaborato alla Letteratura italiana Einaudi e pubblicato, fra l'altro, un'edizione commentata del Liber monstrorum de diversis generibus (Milano 1977), Tradizione e fortuna dei classici italiani (Torino 1994), Flatus vocis. Antropologia e metafisica della voce (Bologna 1992); La macchina del "Furioso" (Torino 1998); inoltre ha scritto sulle «figure» della Fortuna e degli Alberi della Vita e della Luce. Ha curato volumi di saggi di K. Kerényi, J. Starobinski, G. R. Cardona.

lunedì 5 dicembre 2022

Gli “scartafacci” degli scrittori

Gli “scartafacci” degli scrittori
I sentieri della creazione letteraria in Italia (secc. XIV-XIX)
a cura di Christian Del Vento, Pierre Musitelli
pp. 380, € 35,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2022
ISBN: 9788829008698

Dagli autografi del Canzoniere a quelli dei Promessi sposi, la tradizione manoscritta d’autore italiana rappresenta un caso unico in Europa per la precocità e l’ampiezza con cui sono stati conservati e valorizzati gli archivi letterari, e un osservatorio privilegiato per studiare la nascita della figura moderna dell’autore. Attraverso gli “scartafacci” di alcuni tra i principali scrittori dei secoli XIV-XIX (Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Tasso, Marino, Verri, Beccaria, Alfieri, Leopardi, Manzoni), il volume esplora i sentieri della creazione e si propone di osservare da un punto di vista originale la storia della lingua e quella della letteratura italiane, che hanno tratto la loro ricchezza dallo studio degli autografi dei grandi maestri. Grazie al dialogo con altri orientamenti metodologici, come la critica genetica, la filologia d’autore ha allargato il proprio orizzonte esegetico a vari aspetti del “rapporto di scrittura” – l’evoluzione dei metodi di lavoro, le pratiche di lettura, i processi di scrittura dei testi, le biblioteche come spazio di genesi testuale – aprendo nuove prospettive sulla storia della tradizione letteraria.
Christian Del Vento insegna Letteratura italiana alla Sorbonne Nouvelle. Le sue ricerche vertono sulla letteratura italiana (Dante, Alfieri, Cuoco, Foscolo, la cultura letteraria del Risorgimento e del Novecento) e sulle biblioteche di scrittori.
Pierre Musitelli insegna Letteratura italiana all’École normale supérieure di Parigi. Si occupa di letteratura e storia intellettuale del lungo Settecento italiano, con un interesse particolare per l’Illuminismo lombardo.

giovedì 11 agosto 2022

Cursus in fabula

Cursus in fabula
Ritmo e retorica nella novellistica da Boccaccio al Cinquecento
di Paola Mondani
pp. 236, € 30,00
Franco Cesati Editore, 2022
ISBN: 978-88-7667-959-9
 
L'esercizio retorico del cursus nella letteratura volgare è davvero circoscrivibile alla prosa letteraria delle origini o tracce di un suo re-impiego più moderno sopravvivono in tutto il Medioevo e nel Rinascimento? La diffusa cura del dettato, nel Novelliere di Sercambi, l'insistita versificazione nel Pecorone, le calibrate cadenze nei Ragionamenti di Firenzuola e negli Ecatommiti di Giraldi Cinzio, o, ancora, l'aggettivazione esasperata e le puntuali corrispondenze ritmiche tra membri e chiuse di frase nel Paradiso degli Alberti sono solo alcuni degli aspetti della novellistica post-boccacciana che sembrano confermarne la discendenza stilistica dal Decameron. Il libro, dopo una ricostruzione della storia del cursus e dei principali studi dedicati a questo antico artificio retorico - volta a metterne in rilievo la particolare natura fonico-acustica e gestuale e l'importante funzione mimetica - delinea gli elementi chiave e "modellizzanti" del ritmo prosastico nella principale opera di Boccaccio, marcando così una possibile direttrice di recupero, sviluppo ed evoluzione del cursus nella novellistica italiana.
Paola Mondani è nata a Tivoli nel 1990 e ha conseguito la Laurea Magistrale in Discipline Letterarie presso l’Università di Siena (Sede di Arezzo) con una tesi in Storia della lingua italiana dal titolo "Aspetti della Lingua del Principe di Niccolò Machiavelli" sotto la guida di Giuseppe Patota. Dal 2014 al 2015 ha lavorato presso la Sede di Arezzo della Biblioteca di Area Umanistica dell’Università di Siena; dal settembre 2015 al settembre 2017 è stata Tutor scolastico per il latino, il francese, l’inglese e le materie letterarie; dal novembre 2017 è Dottoranda di Ricerca presso l’Università per Stranieri di Siena con un progetto di ricerca volto a indagare la pratica del cursus nella prosa letteraria italiana al fine di ricostruirne la storia e l’evoluzione.

martedì 12 luglio 2022

Intorno a Boccaccio / Boccaccio e dintorni 2020

Intorno a Boccaccio / Boccaccio e dintorni 2020
Atti del Seminario internazionale di studi (Certaldo Alta, Casa di Giovanni Boccaccio, 10-11 settembre 2020)
A cura di: Giovanna Frosini
pp. 196, € 24,90
Firenze University Press, 2022
EAN: 9788855185097
 
Intorno a Boccaccio/Boccaccio e dintorni 2020 raccoglie gli Atti del Seminario che si è svolto a Certaldo Alta il 10-11 settembre 2020, in uno dei brevi intervalli che la pandemia ha lasciato aperti agli incontri in presenza. Il Seminario, giunto alla settima edizione, si configura non solo come una delle attività principali dell'Ente Giovanni Boccaccio, ma come un appuntamento di rilievo internazionale, la cui importanza è confermata dall'incremento continuo delle citazioni nella bibliografia scientifica. Anche l'edizione 2020 si qualifica per il rilievo e la varietà dei temi trattati, per il confluire e l'intrecciarsi di competenze storico-letterarie, filologiche, linguistiche, che portano a riflettere su argomenti importanti della cultura e delle fonti di Boccaccio e sulle sue opere, non senza dimenticare, in questo anno centenario 2021, il rapporto vitalissimo e fondamentale con Dante.
Giovanna Frosini è Direttrice della Scuola di Dottorato dell'Università per Stranieri di Siena. Accademica ordinaria dell'Accademia della Crusca, componente del Consiglio Direttivo per il triennio 2017-2020; con-direttrice degli "Studi linguistici italiani", componente del comitato di direzione degli "Studi di lessicografia italiana"; componente del comitato scientifico della rivista «La lingua italiana. Storia, strutture, testi»; componente del comitato scientifico degli "Studi sul Boccaccio"; componente del comitato di direzione di "Lingua e Stile"; Vicepresidente dell'Ente Nazionale Giovanni Boccaccio; componente del Comitato di Direzione del progetto Vocabolario Dantesco Volgare (Accademia della Crusca); Consigliera aggregata del Consiglio Direttivo dell'Istituto storico italiano per il Medioevo: componente del Comitato scientifico e del Comitato di redazione per l'edizione delle Lettere di Caterina da Siena promossa dall'ISIME; componente del Comitato Scientifico della Fondazione Casa Artusi di Forlimpopoli. Coordinatrice Nazionale del Progetto PRIN 2017 AtLiTeG (Atlante della lingua e dei testi della cultura gastronomica italiana dall'età medievale all'Unità). 

sabato 25 giugno 2022

Cursus in fabula

Cursus in fabula
Ritmo e retorica nella novellistica da Boccaccio al Cinquecento
di Paola Mondani
pp. 256, € 30,00
Franco Cesati Editore, 2022
ISBN: 978-88-7667-959-9
 
L'esercizio retorico del cursus nella letteratura volgare è davvero circoscrivibile alla prosa letteraria delle origini o tracce di un suo re-impiego più moderno sopravvivono in tutto il Medioevo e nel Rinascimento? La diffusa cura del dettato, nel Novelliere di Sercambi, l'insistita versificazione nel Pecorone, le calibrate cadenze nei Ragionamenti di Firenzuola e negli Ecatommiti di Giraldi Cinzio, o, ancora, l'aggettivazione esasperata e le puntuali corrispondenze ritmiche tra membri e chiuse di frase nel Paradiso degli Alberti sono solo alcuni degli aspetti della novellistica post-boccacciana che sembrano confermarne la discendenza stilistica dal Decameron. Il libro, dopo una ricostruzione della storia del cursus e dei principali studi dedicati a questo antico artificio retorico - volta a metterne in rilievo la particolare natura fonico-acustica e gestuale e l'importante funzione mimetica - delinea gli elementi chiave e "modellizzanti" del ritmo prosastico nella principale opera di Boccaccio, marcando così una possibile direttrice di recupero, sviluppo ed evoluzione del cursus nella novellistica italiana.
Paola Mondani è nata a Tivoli nel 1990 e ha conseguito la Laurea Magistrale in Discipline Letterarie presso l’Università di Siena (Sede di Arezzo) con una tesi in Storia della lingua italiana dal titolo "Aspetti della Lingua del Principe di Niccolò Machiavelli" sotto la guida di Giuseppe Patota. Dal 2014 al 2015 ha lavorato presso la Sede di Arezzo della Biblioteca di Area Umanistica dell’Università di Siena; dal settembre 2015 al settembre 2017 è stata Tutor scolastico per il latino, il francese, l’inglese e le materie letterarie; dal novembre 2017 è Dottoranda di Ricerca presso l’Università per Stranieri di Siena con un progetto di ricerca volto a indagare la pratica del cursus nella prosa letteraria italiana al fine di ricostruirne la storia e l’evoluzione. 

venerdì 15 aprile 2022

La rappresentazione del poeta nel paesaggio

La rappresentazione del poeta nel paesaggio
di Carla Maria Monti
pp. 92, € 14,00
Editrice Antenore, 2022
ISBN: 978-88-8455-723-0
 
A parole e con il disegno Boccaccio descrive Petrarca in profonda interrelazione con il paesaggio, che non è sfondo neutro ma parte integrante della definizione poetica
e morale del personaggio. Egli coglie una delle piú felici e originali autorappresentazioni dell’amico, che mostra se stesso intento a leggere scrivere e pregare non nel chiuso della cameretta ma en plein air, in un paesaggio solitario, campestre e boschivo, ricco d’acque, come quello di Valchiusa. Petrarca delinea anche con precisione la sua postura: è seduto sull’erba o su un letto di fiori. Questa immagine coincide con quella di Virgilio nella miniatura del Virgilio Ambrosiano, la cui iconografia fu concepita dal Petrarca stesso: i due poeti, Petrarca e Virgilio, sono rappresentati allo stesso modo. L’amore di Petrarca per la natura è reale e nel contempo profondamente connesso con il suo far poesia: i suoi numerosi e vani tentativi di far attecchire allori nei propri giardini non sono disgiunti dal suo sfolgorante e precoce successo di ottenere l’alloro poetico; la sua attrazione per le montagne, dal Ventoux al Monginevro, acquista nel suo racconto una profonda prospettiva autobiografica e spirituale.
Carla Maria Monti insegna di Filologia medioevale e umanistica all’Università Cattolica di Milano. Dirige la rivista «Italia medioevale e umanistica». Ha dedicato molti contributi di taglio filologico letterario al Petrarca latino e al suo rapporto con gli auctores (Le postille di Francesco Petrarca alle “Tragedie” di Seneca, in Meminisse iuvat, Pisa 2012), alla cerchia dei suoi amici e alla produzione erudita di Boccaccio (Le biografie antiche: il ‘De mulieribus’ e il ‘De casibus’, in Boccaccio, Roma 2021). Ha indagato la fortuna dei Padri e dei classici tra Medioevo e Umanesimo, in particolare Cipriano e Seneca.

venerdì 7 gennaio 2022

Il Decameron e il Medioevo rivoluzionario di Boccaccio

Il Decameron e il Medioevo rivoluzionario di Boccaccio
di Renzo Bragantini
pp. 216, € 19,00
Carocci, 2022
ISBN: 9788829012213
 
Piuttosto che proporre una monografia tesa a fornire un quadro generale e sistematico del Decameron, il volume intende mettere in luce le componenti meno conosciute del capolavoro di Boccaccio, soffermandosi, oltre che su una nuova presentazione dell’opera, su punti raramente affrontati: le ragioni della sua effettiva scarsa popolarità; le strategie e le strutture che la contraddistinguono; l’acuta attenzione sociale di Boccaccio; i modi in cui l’autore riversa, nella raccolta, la propria cultura letteraria, rielaborandola a fondo, e riappropriandosene con esiti imprevedibili; infine, i molti problemi filologici connessi al testo. Se quelli indicati sono snodi fondamentali, essi obbediscono a fatti più ampi, registrabili sotto le categorie della ferializzazione e del celamento: la prima consente a Boccaccio la riassunzione di testi e momenti topici della classicità latina, fatti reagire a confronto con l’urto dell’evento quotidiano; la seconda, alla prima solidale, stende un velo, spesso parodico, su quei precedenti, occultandone la presenza e rivedendone la lezione. La radicalità delle scelte mostra quanto ancora sorprendentemente ricco sia il Medioevo del Decameron.
Renzo Bragantini già professore ordinario di Letteratura italiana, ha insegnato nelle Università di Macerata, Venezia, Basilicata, Udine e Sapienza Università di Roma. È stato visiting professor in Università degli Stati Uniti (Yale; University of California, Los Angeles; Johns Hopkins), presso la Goggio Chair del Department of Italian della University of Toronto, nella Universidade de São Paulo. Si occupa di letteratura del Medioevo e del Rinascimento, con escursioni in epoche più recenti, nonché con attenzione ai rapporti tra letteratura e altri linguaggi (musica, arti figurative). Il suo ultimo libro è Testi e vicende del Trecento. Letture ed esegesi di Dante, Petrarca, Boccaccio (Rubbettino, 2019).

giovedì 23 dicembre 2021

L’alta fantasia

L’alta fantasia
Il viaggio di Boccaccio alla ricerca di Dante
d Pupi Avati
pp. 176, € 16,50
Solferino Edizioni, 2021
ISBN: 978-88-282-0746-7 
 
Ravenna, 1321: esiliato e misconosciuto, Dante Alighieri esala l’ultimo respiro. Nel convento delle clarisse di Santo Stefano degli Ulivi, l’albero di mele selvatiche che le suore chiamano «l’albero del Paradiso» smette misteriosamente di dare frutti. Trent’anni dopo Giovanni Boccaccio, studioso appassionato dell’opera dantesca, riceve un incarico singolare: andare in quel convento, dove risiede la figlia di Dante, divenuta monaca con il nome di suor Beatrice, e consegnarle un risarcimento in denaro per l’esilio ingiustamente subito da suo padre. Sarà un viaggio di riparazione e di scoperta, ma anche di fatica e pericoli, non ultima l’accoglienza non sempre entusiastica ricevuta dai conventi dove l’opera del Sommo è ancora vietata, in odore di eresia. E per Boccaccio sarà l’occasione di riandare ai momenti più importanti della vita dell’Alighieri, le sensibilità di bambino e l’incontro con Beatrice, la politica e i tradimenti, l’amarezza della cacciata da Firenze, il tormento e l’estasi della scrittura. Trovando conferma, lui, scrittore, di quanto il dolore promuova l’essere umano a una più alta conoscenza. Pupi Avati ci consegna con il suo nuovo romanzo l’opera di tre vite: l’incontro inaspettato attraverso i secoli tra un regista e scrittore e due maestri della cultura italiana. Un racconto di avventure, uno sguardo partecipe e nuovo su Dante, la ricostruzione di un Medioevo vero, sporco, luminoso e umano: una prova d’artista intessuta di passione e di poesia.
Pupi Avati, regista, sceneggiatore e produttore, è uno dei maestri riconosciuti del cinema italiano. Come autore ha pubblicato l’autobiografia bestseller La grande invenzione (Rizzoli 2013) e due romanzi di successo, Il ragazzo in soffitta (Guanda 2015) e Il Signor Diavolo (Guanda 2018).

sabato 18 dicembre 2021

L' ascesa al Parnaso

L' ascesa al Parnaso
Petrarca e Boccaccio alle origini dell’Umanesimo
di Paolo Viti
pp. 198, € 20,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Milella Edizioni, 2021
ISBN: 9788833291079
 
Il volume raccoglie quattro studi su Francesco Petrarca e quattro su Giovanni Boccaccio, volti a sottolineare certi aspetti significativi e qualificanti del loro pensiero. Costante in tutti e due gli scrittori è il comune rapporto con gli studi e con i libri, classici e moderni, intesi come fondamentali strumenti dell’impegno culturale e del programma letterario a cui entrambi si rifanno. Sono anni decisivi per il rinnovo e per la riforma intellettuale, singola e collettiva, rispetto alle epoche precedenti nella formazione e nel compimento delle nuove realizzazioni dotte e ricercate. In tal senso sia Petrarca sia Boccaccio idealmente si rifanno al Parnaso, anche se mai sono saliti su questo monte della Grecia: ma famoso, nella mitologia classica, perché simbolo della poesia, consacrato al culto di Apollo e ritenuto sede delle Muse. Appare irrinunciabile e determinante il rapporto di Petrarca e di Boccaccio con la produzione classica: da essa sono dedotti e ricavati aspetti, fonti e modulazioni che trovano spazio e ripresa nei momenti d’esordio della letteratura italiana e, in tal modo, riescono vitali e particolarmente fruttosi. Sia Petrarca sia Boccaccio ripercorrono e rimaneggiano simili elementi perché, dalla poesia degli antichi e dei moderni, traggono ispirazione per il lavoro e per le convinzioni abituali, ed anche per la corretta impostazione del rapporto tra politica ed ideologia: al quale concorrono con diversi ma considerevoli contributi, in una produzione letteraria rivolta a novità di schemi e di elaborazione. Sotto tale aspetto si presenta basilare ed essenziale la connessione di Petrarca e di Boccaccio proprio con gli inizi della letteratura dell’età umanistica. In quegli anni e pure con le più differenti realizzazioni si incomincia ad operare soprattutto con sempre maggiore e più precisa consapevolezza della rinascita. Si cerca cioè di attuare un riscatto morale e spirituale incapace d’ignorare lo straordinario patrimonio del mondo classico, ora riscoperto e rivalutato, accolto e studiato. Valori, così, esaminati e sottolineati attraverso una lettura di testi e di frammenti idonei a ricostruire almeno tratti salienti e principali dell’attività di Petrarca e di Boccaccio.
Paolo Viti è Professore ordinario di Filologia medievale e umanistica presso l'Università del Salento.

venerdì 3 dicembre 2021

L'ascesa al Parnaso

L'ascesa al Parnaso
Petrarca e Boccaccio alle origini dell'Umanesimo
di Paolo Viti
pp. 198, € 20,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Milella Edizioni, 2021
ISBN: 9788833291079
 
Il volume raccoglie quattro studi su Francesco Petrarca e quattro su Giovanni Boccaccio, volti a sottolineare certi aspetti significativi e qualificanti del loro pensiero. Costante in tutti e due gli scrittori è il comune rapporto con gli studi e con i libri, classici e moderni, intesi come fondamentali strumenti dell’impegno culturale e del programma letterario a cui entrambi si rifanno. Sono anni decisivi per il rinnovo e per la riforma intellettuale, singola e collettiva, rispetto alle epoche precedenti nella formazione e nel compimento delle nuove realizzazioni dotte e ricercate. In tal senso sia Petrarca sia Boccaccio idealmente si rifanno al Parnaso, anche se mai sono saliti su questo monte della Grecia: ma famoso, nella mitologia classica, perché simbolo della poesia, consacrato al culto di Apollo e ritenuto sede delle Muse. Appare irrinunciabile e determinante il rapporto di Petrarca e di Boccaccio con la produzione classica: da essa sono dedotti e ricavati aspetti, fonti e modulazioni che trovano spazio e ripresa nei momenti d’esordio della letteratura italiana e, in tal modo, riescono vitali e particolarmente fruttosi. Sia Petrarca sia Boccaccio ripercorrono e rimaneggiano simili elementi perché, dalla poesia degli antichi e dei moderni, traggono ispirazione per il lavoro e per le convinzioni abituali, ed anche per la corretta impostazione del rapporto tra politica ed ideologia: al quale concorrono con diversi ma considerevoli contributi, in una produzione letteraria rivolta a novità di schemi e di elaborazione. Sotto tale aspetto si presenta basilare ed essenziale la connessione di Petrarca e di Boccaccio proprio con gli inizi della letteratura dell’età umanistica. In quegli anni e pure con le più differenti realizzazioni si incomincia ad operare soprattutto con sempre maggiore e più precisa consapevolezza della rinascita. Si cerca cioè di attuare un riscatto morale e spirituale incapace d’ignorare lo straordinario patrimonio del mondo classico, ora riscoperto e rivalutato, accolto e studiato. Valori, così, esaminati e sottolineati attraverso una lettura di testi e di frammenti idonei a ricostruire almeno tratti salienti e principali dell’attività di Petrarca e di Boccaccio.
Paolo Viti è docente presso il Dottorato di ricerca in Lingue, Letterature e Culture moderne e classiche con sede presso l’Università del Salento, e il Perfezionamento in Filologia mediolatina presso la SISMEL di Firenze; è responsabile di uno dei due gruppi della Redazione leccese di “Medioevo Latino”; fa parte della Redazione delle riviste “Interpres”, “Memorie domenicane” e “Humanistica”; è membro delle Commissioni scientifiche per le Edizioni Nazionali dei Testi Mediolatini, della Storiografia umanistica, delle Traduzioni umanistiche dal greco (Segretario), delle opere di Angelo Poliziano (Presidente). E’ Presidente del Centro internazionale di studi storico-letterari sulle terme. È condirettore della rivista “Archivum mentis”, della collana “Teatro umanistico” presso la Sismel di Firenze, della collana “Aquae” presso Olschki di Firenze.

mercoledì 22 settembre 2021

La cucina di Dante e Boccaccio

La cucina di Dante e Boccaccio
Saggio storico e ricette ritrovate
di Cutini Susanna, Hasbun Shady, Rebuffo Francesco Vittorio, Revelli Sorini Alex
pp. 122, € 15,00
Edizioni Il Fornichiere, 2021
EAN: 9788831248761
 
Le ricette che troverete in questo testo sono state rielaborate dallo chef Shady Hasbun prendendo spunti dai primi manoscritti italiani di cucina del XIV sec. Questi libri esprimono una cultura già definibile come italiana, pur muovendosi in una logica più ampia, il modello suggerito non è di tipo locale bensì internazionale, una sorta di “koiné” con molti punti in comune e ricette ricorrenti nelle varie aree d’Europa.
 
Il superamento del concetto ristretto di “territorio” rappresentava nel Medioevo un obiettivo delle tavole dei ceti superiori, che ambivano a una cucina per così dire “artefatta” oltre le dimensioni locali. Questo modello non escludeva tuttavia la possibilità di individuare nel contesto europeo degli ambiti di identità culturale più “nazionali” e “regionali”. 
Se sul piano politico l’Italia non esisteva, sul piano culturale era invece una realtà ben viva anche attraverso i sapori e i modelli del gusto. 
I primi ricettari italiani del tempo hanno denominazioni di piatti che richiamano gli usi locali della penisola. Il più antico di questi, il meridionale Liber de coquina propone ricette di cavoli “all’uso dei romani”, verdure “all’uso della Campania”, fagioli “all’uso della Marca di Treviso”; fra gli ingredienti ricorda la semola pugliese e la pasta genovese, fra i prodotti il “composto lombardo” ossia la mostarda di Cremona. Altri ricettari trecenteschi ricordano il “pastello romano”, la torta “di Lavagna”, il sale di Sardegna e quello di Chioggia. 
Attenzione però a queste denominazioni non possiamo dare totale credito geografico, perché in molti casi sembra si tratti di intitolazioni celebrative, scarsamente legate a specifiche tradizioni locali di cucina. Tali denominazioni – a prescindere dal reale significato di ciascuna di esse – mostrano comunque come si iniziasse ad avere l’esigenza del concetto di “specialità”. 
Fu agli inizi del Trecento, probabilmente alla corte angioina di Napoli, che venne redatto il già citato Liber de coquina. Da questo ricettario, scritto in latino, ne derivarono altri, tradotti in lingua volgare con vari adattamenti alle realtà locali, come il Libro della cocina così detto Anonimo Toscano della fine del XIV sec. 
Secondo molti storici il Liber de coquina è stato utilizzato, nelle sue diverse stesure, fino alla fine del XV secolo, conosciuto in l’Italia, Francia e Germania. Questa fortuna europea si spiega forse tenendo conto della lingua “internazionale” – il latino – in cui venne realizzato il testo. Per quanto riguarda l’Italia, l’ampiezza geografica della diffusione del libro è il segno – e in parte lo strumento – di una cultura gastronomica non certo omogenea, ma comunque condivisa.