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domenica 16 marzo 2025

Il senno del poi

Il senno del poi
Saggi danteschi
di Gianfranco Folena
pp. 206; € 35,00
Franco Cesati Editore, 2025
ISBN: 979-12-5496-194-0

«Pochissimi elementi sicuri possediamo sulla composizione e sulla pubblicazione della Divina Commedia. Non sappiamo quando Dante cominciò a comporre la sua Commedia (come suona il titolo originale, mentre l’attributo di divina fu consacrato molto tardi, solo con l’ed. veneziana del Giolito curata nel 1555 da Ludovico Dolce): se prima dell’esilio, secondo la notizia riferita dal Boccaccio e probabilmente fantastica (anche se può contenere un fondo di verità), del ritrovamento dei primi 7 canti dell’Inferno lasciati a Firenze e inviati a Dante in Lunigiana nel 1306; o addirittura dopo la morte di Arrigo VII come altri hanno sostenuto, cosa ancor più improbabile; oppure intorno al 1306 secondo l’ipotesi per noi più plausibile».
Così Gianfranco Folena ricorda e avvia un’accurata ricostruzione sulla composizione e pubblicazione della Commedia dantesca, testimonianza forte di studi sul Sommo poeta condotti con la consueta minuzia filologica dell’indimenticato studioso tosco/padovano.
I testi riproposti in questo volume (ormai di difficile reperimento) sono stati pubblicati tra il 1955 e il 1991 e restano capitoli fondamentali per gli studi storicolinguistici e danteschi. La loro validità e modernità permangono indiscusse a decenni dalla loro apparizione e ne giustificano la riproposizione alla comunità scientifica in un volume che riunisce i più significativi.

sabato 26 ottobre 2024

Studi sull’eredità linguistica dei longobardi

Studi sull’eredità linguistica dei longobardi
di Carlo Alberto Mastrelli
a cura di Carla Falluomini
pp. XIV-29; € 28,00
Cisam, 2024
ISBN: 9788868094294

Negli undici saggi qui presentati, usciti tra il 1973 e il 2012, Carlo Alberto Mastrelli (Firenze, 1923-2018) evidenzia l’importante apporto linguistico longobardo in vari ambiti lessicali italoromanzi, mettendo in luce la complessa interazione tra genti di origine diversa e contribuendo a consolidare il legame tra linguistica e storia. A questi saggi seguono in appendice due ulteriori studi, editi nel 1985 e nel 1990, in cui il tema degli influssi longobardi è strettamente intrecciato con la trattazione del lascito lessicale di altre genti germaniche – Visigoti, Ostrogoti, Burgundi e Franchi – nelle lingue romanze.

Indice:
E. Menestò, Omaggio a un Maestro - Prefazione - Referenze bibliografiche - L’elemento germanico nella toponomastica toscana dell’alto medioevo - La terminologia longobarda dei manufatti - La toponomastica lombarda di origine longobarda - L’origine longobarda dell’italiano grugare «tubare (del piccione)» - L’origine longobarda dell’italiano farfalla - Tracce linguistiche della dominazione longobarda nell’area del Ducato di Spoleto - Il nome Agipertus dell’iscrizione di S. Ponziano - Elementi germanici nella toponomastica aretina - Tracce linguistiche longobarde nel Friuli - Luppolo è longobardo? - Parole di ascendenza longobarda - Appendice - L’incidenza delle invasioni germaniche nelle denominazioni degli animali - I nomi delle piante di origine germanica nell’alto medioevo - Indice delle forme citate.
Carla Falluomini è una filologa germanica specializzata in paleografia, lingue e culture dei Goti e dei Longobardi. Attualmente è docente presso l'Università degli studi di Perugia.

martedì 1 ottobre 2024

La crisi linguistica del Quattrocento

La crisi linguistica del Quattrocento
di Gianfranco Folena
A cura di Ivano Paccagnella
pp. 375; € 35,00
Franco Cesati Editore, 2024
ISBN: 979-12-5496-178-0

«Quella esperienza così concreta […] mi affezionò durevolmente alla storia della lingua e al maestro sempre sollecito a fornire suggerimenti, schede e appunti bibliografici. Decisi che mi sarei laureato con lui su un autore del Quattrocento, il periodo fino ad allora più trascurato della nostra storia linguistica». Così Folena ricorda gli inizi dei suoi studi con Bruno Migliorini, il rientro dalla prigionia in India, il ritorno all’Università e la scelta di un secolo, cui, a partire dall’edizione della tesi di laurea del 1946 sull’Arcadia di Sannazaro, dedicherà i lavori dei primi anni della sua carriera. Sono «gli anni del noviziato fiorentino» e del raggiungimento della piena maturazione scientifica, con il libro su Sannazaro, l’edizione del Piovano Arlotto, gli studi su Poliziano, su Leonardo, su Benedetto Dei, accomunati dall’etichetta di «crisi linguistica» in cui la stessa esistenza e il ruolo della lingua italiana sembrano venire messe in forse e invece ne segnano la forza e la capacità di rinnovamento.

I testi qui editi (ormai di difficile reperimento) sono stati pubblicati fra il 1952 e il 1965: capitali per la storia dei nostri studi storico-linguistici, la loro validità permane indiscussa a decenni dalla loro prima apparizione e ne giustifica la riproposizione alla comunità scientifica.
Ivano Paccagnella dal 1990 al 2017 ha tenuto, in qualità di professore ordinario, l’insegnamento di Storia della lingua italiana presso il Dipartimento di Studi linguistici e letterari (DiSLL) dell’Università degli Studi di Padova. Dal 2017 in quiescenza, è professore emerito di Storia della lingua italiana.

venerdì 29 settembre 2023

La lingua di Petrarca

La lingua di Petrarca
di Roberta Cella
pp. 208; € 18,00
Il Mulino, 2023
EAN: 9788815299116

Una serie di profili linguistici di grandi autori della storia letteraria italiana dal Trecento al Novecento. Sono testi destinati ai corsi universitari - triennali e magistrali - di Storia della lingua italiana e di Linguistica italiana. Seguendo un modello didattico consolidato, ogni volume si compone di una prima parte che traccia la fisionomia linguistica e stilistica dell'autore, e di un'antologia di testi commentati. L'autrice fornisce una descrizione della lingua impiegata da Francesco Petrarca nelle sue opere volgari, i Rerum vulgarium fragmenta (o Canzoniere) e i Triumphi. Allo studio del sistema grafico-fonetico e dell'assetto morfologico il volume affianca l'analisi delle strutture sintattiche e testuali e del lessico. Dall'indagine emergono la natura composita e il carattere culturale della lingua di Petrarca, che dà vita a un tessuto linguistico solo in apparenza piano e omogeneo, ma in realtà ibrido di forme fiorentine coeve e arcaiche, di dantismi e di toscanismi, nutrito di latinismi e percorso da tensioni sintattiche non immediatamente evidenti.
Roberta Cella è Professore Ordinario presso il Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell'Università di Pisa. Con il Mulino ha già pubblicato «La prosa narrativa. Dalle Origini al Settecento» (2013), «Storia dell’italiano» (2015) e «La più antica lirica italiana. “Quando eu stava in le tu cathene” (Ravenna 1226)» (con N. Mastruzzo, 2022).

martedì 21 giugno 2022

Dante e le grandi questioni escatologiche

Dante e le grandi questioni escatologiche
a cura di Luca Azzetta
prefazione di Gianframco Ravasi
pp. 272, € 25,00
Vita e Pensiero, 2002
ISBN: 9788834351024
 
Questo volume raccoglie gli Atti del Convegno internazionale Dante e le grandi questioni escatologiche organizzato dal Pontificio Consiglio della Cultura in occasione del settecentenario dantesco.

I contributi si rivolgono a Dante da ambiti disciplinari diversi: teologico, biblico, filosofico, linguistico, storico, artistico. Si coglie così la profondità della poesia del poema, che per Dante non è mai riducibile a finzione letteraria, ma che anzi si nutre di una tensione vigorosa nello sforzo di comunicare, mediante la bellezza e la forza espressiva del linguaggio poetico, le verità di fede e di pensiero che sono proprie dell’epoca in cui egli visse e di cui si riappropriò in modo sorprendente e personale, presentandosi ai suoi contemporanei come poeta depositario di una visione. Il libro è articolato in tre parti, dedicate a tre temi escatologici presenti nella tradizione in cui l’Alighieri affonda le radici: quello della visione divinamente ispirata, quello della resurrezione delle anime e dei corpi alla fine dei tempi, quello dell’angelologia. Ciascuno di essi ha il fondamento nella Bibbia e giunge a Dante attraverso la mediazione di opere di esegesi biblica, di riflessione filosofica e teologica maturate nel silenzio dei chiostri, in seno alla Scolastica, all’interno degli Ordini mendicanti. L’indagine su questi temi e sulle opere lette da Dante permette di accedere alla sua poesia da un punto di osservazione privilegiato e spesso trascurato negli studi critici sulla Commedia.
Luca Azzetta insegna Filologia dantesca presso l’Università degli Studi di Firenze. Studia in particolare la tradizione delle opere di Dante, gli antichi commenti alla Commedia, i volgarizzamenti trecenteschi di area fiorentina.
Gianfranco Ravasi è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Già prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano, è stato creato cardinale da Benedetto XVI nel 2010. Nel 2016 papa Francesco lo nomina membro della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. È autore di numerosi saggi di carattere biblico teologico. 

giovedì 20 gennaio 2022

La più antica lirica italiana

La più antica lirica italiana
«Quando eu stava in le tu cathene» (Ravenna 1226)
di Nino Mastruzzo, Roberta Cella
pp. 392, € 35,00
Il Mulino, 2022
ISBN: 978-88-15-29518-7 
 
Dalla sua prima pubblicazione per opera di Alfredo Stussi nel 1999, la canzone anonima Quando eu stava in le tu cathene è stata oggetto di numerosi studi, che hanno variamente collocato il componimento nel tempo, tra la fine del Cento e il secondo decennio del Duecento, e nello spazio. Incrociando strumenti paleografici, filologici e storico-linguistici, e adducendo anche argomenti di carattere tematico, iconografico e storico-letterario, questo libro fornisce adesso per la prima volta una ricostruzione complessiva dell’importante reperto. Secondo gli autori, i versi sono legati a una precisa circostanza storica: il soggiorno di Federico II e della sua corte a Ravenna, tra l’aprile e il maggio del 1226; e sono scritti in una varietà di volgare a base siciliana a cui i due scriventi ravennati hanno sovrapposto una patina linguistica romagnola. La puntuale datazione del testo e i suoi rapporti con la produzione galloromanza da un lato e siciliana dall’altro offrono un decisivo contributo agli studi sulla prima lirica nei volgari di sì.
Nino Mastruzzo insegna Paleografia latina presso nel Dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa. È fra i curatori dell’edizione delle «Lettere originali del Medioevo latino» (Ed. della Normale, 2004).
Roberta Cella insegna Linguistica italiana e Storia della lingua italiana nel Dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica dell’Università di Pisa. Con il Mulino ha pubblicato «La prosa narrativa. Dalle Origini al Settecento» (2013) e «Storia dell’italiano» (2015).

sabato 28 agosto 2021

Nuova edizione commentata delle «Rime» di Matteo Griffoni

Nuova edizione commentata delle «Rime» di Matteo Griffoni
a cura di Giorgio Marcon
pp. 140. € 15,00
Giorgio Pozzi Editore, 2021
ISBN: 9788831358088
 
L
e Rime di Matteo Griffoni sono un interessante nucleo metricamente e tematicamente eterogeneo, composto a cavallo dei secoli XIV e XV in un centro minore dell’Italia padana, marginale rispetto a Firenze, da un componente dell’oligarchia cittadina. Il notaio Matteo Griffoni fu infatti a più riprese al vertice delle istituzioni comunali e impiegato dal Comune di Bologna come funzionario pubblico, ricoprendo inoltre l’importante incarico di responsabile dell’archivio pubblico cittadino. La sua lunga militanza politica, la sua presenza negli uffici, la sua familiarità con la documentazione archivistica gli consentirono di comporre una storia della città di Bologna scritta in latino, il Memoriale historicum, che ci è giunto autografo.

La particolarità che rende il canzoniere griffoniano un unicum nel panorama della lirica italiana del Trecento e del Quattrocento è quella di essere stato fissato a margine dei documenti d’archivio, in gran parte dalla mano del notaio bolognese, fissando un corpus testimoniale autografo, e in una parte residuale idiografo, in maniera estemporanea e originale sulle carte notarili, ancora oggi conservate nelle stanze dell’Archivio di Stato di Bologna.
Le Rime sono raccolte e proposte per la prima volta in un’edizione critica, arricchita da un commento attento a rilevarne le fonti e le peculiarità linguistiche, stilistiche, letterarie, metriche e storiche, così da permettere a un pubblico largo di farsi un’idea complessiva dell’attività poetica di Matteo Griffoni.
Giorgio Marcon (Spilimbergo, Pordenone 1955) è funzionario archivista e responsabile della biblioteca dell’Archivio di Stato di Bologna. Autore di numerosi saggi scientifici di natura filologico-letteraria, si è occupato di letteratura medievale, di Dante Alighieri, di lirica italiana del Duecento e del Trecento, di Alessandro Manzoni, Giosue Carducci, Aldo Palazzeschi e di numerosi altri scrittori contemporanei italiani e stranieri. Gli interessi attuali lo vedono impegnato intorno a questioni filosofiche dantesche, nella ricostruzione filologica dei Trionfi di Francesco Petrarca e sull’amato Giovanni Pascoli, cui ha dedicato decine di articoli nel corso di oltre trent’anni di studi.

sabato 21 agosto 2021

Parola di Dante

Parola di Dante
di Luca Serianni
pp. 200, € 15,00
Il Mulino, 2021
ISBN: 9788815293145
 
Da qualche anno, nei dibattiti televisivi o in presenza, si sente l'oratore di turno che non si risolve a terminare il suo intervento e dice «Un'ultima cosa e poi mi taccio». Si tratta di una lepida formula anticheggiante restata inconsapevolmente nell'orecchio dal canto di Farinata, uno dei più famosi: «qui dentro è 'l secondo Federico / e 'l Cardinale; e degli altri mi taccio». La memorabilità di questa clausola ha probabilmente generato questo uso imperversante, senza nessuna consapevolezza da parte di chi usa questa formula. La Commedia di Dante non è soltanto un esempio insuperato di creazione poetica, ma anche un serbatoio linguistico che nel tempo ha riccamente alimentato il vocabolario dell'italiano. L'eredità dantesca è fatta di parole ed espressioni dalla storia diversa. Alcune resistono nella nostra lingua fino a oggi, a volte cambiando in tutto o in parte il significato. Altre è stato Dante stesso a coniarle, o a usarle per primo in italiano. Ma in un'opera letteraria come la sua le parole non possono essere staccate dalla poesia, e così il libro si sofferma su alcuni casi esemplari, ne tratteggia il profilo in riferimento al contesto in cui occorrono e alle implicazioni di senso di cui sono portatrici. Serianni guida il lettore ad accostarsi al genio linguistico del nostro poeta nazionale.

Luca Serianni è ordinario di Storia della lingua italiana nell’Università “La Sapienza” e dottore honoris causa dell’Università di Valladolid. Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, della Crusca e dell'Arcadia, direttore delle riviste “Studi linguistici italiani” e “Studi di lessicografia italiana”, si è occupato di vari argomenti di storia linguistica italiana antica e moderna. Si è occupato di vari argomenti di storia linguistica italiana antica e moderna, con particolare attenzione al linguaggio letterario dal Tre all'Ottocento. Nel 2017 è stato nominato consulente del Ministero dell'istruzione per l’apprendimento della lingua italiana. Dal 2018 è presidente della Fondazione I Lincei per la Scuola.

sabato 17 luglio 2021

Corpus/Corpora

Corpus/Corpora
Tra materialità e astrazione
A cura di Martina Albertini, Dayron Carrillo-Morell, Sara Ferrilli, Alberto Giudici, Seraina Montigel, Stefano Negrinelli, Claudia Tassone
pp. 272, € 17,00
Aracne Editrice, 2021
ISBN: 978-88-255-4095-6
 
Il volume esplora, attraverso una varietà di approcci metodologici, il tema del corpo all’interno delle lingue e delle letterature romanze, declinandolo in molteplici forme in senso materiale e astratto. I 15 saggi sono suddivisi in quattro sezioni che indagano il corpo nella letteratura e nelle arti come entità politica che delimita determinati contesti di appartenenza sociale e le relazioni con l’Altro, come corpo fisico che definisce il soggetto e la sua azione in letteratura, come corpus e corpora, elementi che circoscrivono l’oggetto di analisi della filologia e della linguistica. Ne emerge un quadro variegato, in cui un tema classico degli studi umanistici diviene un valido specimen per descrivere la ricchezza della produzione culturale romanza dal Medioevo all’età contemporanea.
Martina Albertini è assistente di Letteratura italiana presso l’Università di Zurigo. Il suo principale campo di indagine è costituito dalla scrittura storiografica trecentesca, e in particolare dall’opera di Matteo Villani.
Dayron Carrillo-Morell es doctorando en cultura latinoamericana por el Instituto de Romanística en la Universidad de Zúrich. Sus áreas de investigación abarcan desde la lírica barroca en España hasta la visualidad urbana y los procesos de formación cultural durante la modernidad arquitectónica en Hispanoamérica y Brasil.
Sara Ferrilli è Assistente di Letteratura Italiana presso l’Università di Zurigo. Si occupa di lirica ed enciclopedismo del Due e Trecento, delle interazioni tra astrologia e poesia e della prima ricezione dell’opera di Dante.
Alberto Giudici è assistente alla cattedra di Linguistica italiana dell’Università di Zurigo. La dialettologia istriana, ambito nel quale sta lavorando alla sua tesi dottorale, costituisce il suo campo di ricerca principale.
Seraina Montigel est assistante de Linguistique française à l’Université de Zurich. Dans le cadre de sa thèse en lexicologie galloromane, elle analyse la cohérence lexicale entre le gascon et l’occitan médiéval en se basant exclusivement sur les matériaux fournis par la lexicographie galloromane existante.
Stefano Negrinelli è assistente di linguistica storica italiana all’Università di Zurigo. Si occupa prevalentemente di fonetica storica o sperimentale, con particolare interesse per le varietà lombarde del Canton Ticino e romance.
Claudia Tassone est assistante de Littérature Française du Moyen Âge à l’Université de Zurich. Dans le cadre de sa thèse, elle s’occupe du double discours pour les femmes médiévales du point de vue des Arts d’aimer et des livres de conduite.

lunedì 21 giugno 2021

Parla come Dante

Parla come Dante
di Dario Pisano
prefazione di Claudio Giovanardi
pp. 160, € 10,00
Newton Compton, 2021
ISBN: 9788822755087
 
A molti di noi è capitato spesso di esclamare, in qualità di invito a non perdere tempo con persone che non meritano la nostra attenzione, «Non ti curar di lor, ma guarda e passa!» (prima curiosità: la citazione è sbagliata! Dante scrive: «Non ragioniam di lor…»). E chi non conosce il verso «Amor ch’a nullo amato amar perdona», che tanta fortuna ha avuto nella musica italiana? Ma cosa significa? E quante volte abbiamo detto a un amico – pieno di guai fino al collo – «stai fresco»? Che cosa hanno in comune queste espressioni e le tante altre raccolte nel libro? La medesima paternità. Nascono tutte dalla penna di Dante Alighieri, il massimo genio linguistico della storia, il quale – con la sua Divina Commedia – ha incrementato vertiginosamente il patrimonio lessicale dell’italiano. Parla come Dante ospita una ricognizione dei più famosi ma anche dei meno noti versi di Dante entrati nella lingua quotidiana, per lo più usati da chi parla senza la consapevolezza della loro provenienza. L’ampia documentazione offerta in queste pagine è la prova del fatto che, se anche noi ignoriamo Dante, Dante non ignora noi, ed è sempre sulle nostre labbra, in ogni momento della «nostra vita»!
Dario Pisano è nato a Roma nel 1986. Laureato in Filologia Romanza e dottore di ricerca, ora insegna Lettere nei licei. Ha collaborato con la RAI alla realizzazione di programmi dedicati alla divulgazione della poesia dantesca (Maratona Infernale e La Montagna Infinita). Ha pubblicato Dante nella poesia di Lorenzo de’ Medici, Nel mezzo del cammin di nostra vita e, per la Newton Compton, La Firenze segreta di Dante e Parla come Dante. Tiene numerose conferenze su Dante presso scuole, università e istituzioni culturali.

sabato 27 marzo 2021

Europa romanza

Europa romanza
Sette storie linguistiche
di Lorenzo Tomasin
pp. XVI - 238, € 25,00
Giulio Einaudi Editore, 2021
ISBN: 9788806247508
 
Un viaggio alla ricerca delle radici linguistiche europee, tra la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna. Dal Mediterraneo all'Inghilterra, dalla penisola iberica al Mar Egeo, o lungo la porosa frontiera che corre a ovest e a sud del mondo germanico, questo libro propone sette storie di donne e di uomini, di ebrei e di cristiani, di mercanti viaggiatori e di persone stanziali che vivono a contatto di piú lingue, dentro o sui confini della Romània. Nei documenti che li riguardano, di solito dedicati a vicende private e in genere liberi da qualsiasi preoccupazione letteraria, i volgari italiani, il francese, lo spagnolo, il catalano, il provenzale si mescolano tra loro, oppure incontrano il greco, l'arabo, l'ebraico, l'inglese o il tedesco.

Lorenzo Tomasin (Venezia, 1975) è ordinario di Filologia romanza e di Storia della lingua italiana all'Università di Losanna. Si è formato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e ha ottenuto una Venia legendi in Romanische Philologie a Saarbrücken. Codirige il cantiere del Vocabolario storico-etimologico del veneziano (VEV) e ha codiretto la Storia dell'italiano scritto (Carocci 2014-21). Per Einaudi ha pubblicato Il caos e l'ordine. Le lingue romanze nella storia della cultura europea (2019) e Europa romanza. Sette storie linguistiche (2021).

mercoledì 27 gennaio 2021

Per Jean Renart. E altri studi di letteratura medievale

Per Jean Renart. E altri studi di letteratura medievale
di Alberto Limentani
a cura di Gianfelice Peron
pp. 326, € 25,00
Esedra Editrice, 2020
EAN: 9788860581266
 
Il nòcciolo di questo libro è costituito dalla piccola – ma compatta – serie di saggi rinnovatori che Alberto Limentani dedicò a Jean Renart, il più sottile dei narratori in lingua d’oïl e certo il più congeniale al suo temperamento critico. Arricchiscono il volume altri scritti sparsi di letteratura romanza, che si addensano attorno a poli d’interesse particolarmente cari all’autore: i generi “eccentrici” e di statuto liminare, le tecniche dell’arte allusiva, gli effetti di mise en abyme e di “distanza estetica”, le traduzioni di opere medievali. Questo ventaglio di temi e problematiche ci fa toccare con mano l’amplissima apertura di compasso delle ricerche di Limentani, ma testimonia anche del suo ethos intellettuale, sempre portato alla razionalità e alla limpidezza, senza però rinunciare a un grammo di complessità. Ne risulta una silloge diversificata eppure rappresentativa, nelle cui va-riazioni ritroviamo l’inimitabile stile di uno studioso che ha saputo incrociare il punto di vista storico-sociologico e i metodi della semiologia letteraria con una spiccata sensibilità per il gioco delle forme e le viscosità intertestuali.
Alberto Limentani (1935-1986) ha insegnato Filologia romanza nell'Università di Cagliari, Venezia e Padova. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: "L'eccezione narrativa. La Provenza medievale e l'arte del racconto" (Einaudi, 1977), "Alle origini della filologia romanza" (Pratiche, 1991) e "L'Entrée d'Espagne e i signori d'Italia" (Antenore, 1992).

lunedì 15 giugno 2020

Il manoscritto Saibante-Hamilton 390

Il manoscritto Saibante-Hamilton 390
Volume diretto da Maria Luisa Meneghetti e coordinato da Roberto Tagliani
pp. CCXVI-622, € 148,00
Salerno Editrice, 2020
ISBN: 978-88-6973-440-3
  
L’illustre codice Hamilton 390 della Staatsbibliothek zu Berlin (già Saibante), che qui si pubblica in edizione critica, ha destato l’interesse di alcuni tra i più grandi filologi romanzi dell’Otto e Novecento. Realizzato verosimilmente a Treviso nei primissimi anni Ottanta del Duecento, conserva un florilegio di testi latini e volgari di straordinaria importanza: è infatti «il primo manoscritto italiano a proporsi in forma di raccolta coerente, e i testi volgari in esso contenuti (spesso degli unica) rappresentano il più antico corpus di opere di carattere didattico-moraleggiante dell’Italia settentrionale. Le numerose miniature del codice intrecciano un fitto dialogo con i testi e hanno funzione non solo decorativa, ma anche, e ancor più, di complemento esegetico» (dall’Avvertenza, p. v).
Il volume raccoglie, per la prima volta, l’edizione critica integrale di questo monumentum delle Origini italiane, accompagnato da uno studio multiprospettico che ripercorre la storia antica e moderna del codice, facendo emergere le particolarità del suo assetto materiale, ma anche i molti – e finora poco valorizzati – pregi letterari, artistici, storico-culturali che ne determinano la fisionomia. L’edizione complessiva, che permette in primo luogo di osservare l’oggetto nella sua materialità e nella sua realtà testimoniale, consente anche, da un lato, la piena intelligenza dei testi che lo compongono, esaminati nella loro peculiare stratificazione testuale e linguistica; dall’altro, offre l’opportunità d’indagare compiutamente il rapporto tra i testi e le illustrazioni che li corredano: un rapporto vistoso ed esplicito, che fa del manoscritto un caso pressoché unico nel panorama della produzione libraria dei primi secoli della letteratura italiana (ma anche europea).
Le note introduttive e i commenti puntuali a ciascuna delle opere, insieme al formario analitico completo (volgare e latino) relativo a tutti i testi contenuti, offrono un impianto esegetico il più aggiornato e sistematico possibile; gli studi codicologici e storicoartistici, nonché l’indagine sui paratesti e sull’impianto illustrativo, che alla parte propriamente esegetica si integrano in modo coerente, propongono, nel loro complesso, un nuovo ed efficace paradigma per lo studio dei grandi manoscritti letterari medievali.
Maria Luisa Meneghetti insegna Filologia romanza nell’Università degli Studi di Milano. È autrice, tra l’altro, de Il pubblico dei trovatori (Torino 1992), Le origini delle letterature medievali romanze (Roma-Bari 2007), Il romanzo nel Medioevo. Francia, Spagna, Italia (Bologna 2010) e Storie al muro. Temi e personaggi della letteratura profana nell’arte medievale (Torino 2015).
Roberto Tagliani insegna Filologia e Linguistica romanza nell’Università degli Studi di Milano. Ha indagato, in particolare, la diffusione della letteratura arturiana in Francia e in Italia, il romanzo medievale francese e la letteratura didattico-religiosa del basso Medioevo italiano settentrionale. Ha curato l’edizione critica del Tristano Corsiniano (Roma 2011).

lunedì 4 maggio 2020

Amore e follia nella narrativa breve dal Medioevo a Cervantes

Amore e follia nella narrativa breve dal Medioevo a Cervantes
di Anna Maria Cabrini, Alfonso D'Agostino
pp. 222, € 28,00
Ledizioni, 2020
ISBN: 9788855261548

Alla centralità del tema amoroso nella narrativa breve non di rado si connette o si affianca la rappresentazione dell’irrazionalità e della follia, in diversi gradi, forme e manifestazioni: dal tragico al comico, dal drammatico al grottesco, dal serio e grave al parodico e irridente. A tali tematiche, dal Medioevo a Cervantes, e alle loro differenti declinazioni – cui si oppongono specularmente, con maggiore o minore frequenza e intensità, i richiami a principi d’ordine, ragione e misura – sono dedicati i saggi di questo volume, che trae origine dal confronto e dialogo di un gruppo di studiosi di più ambiti disciplinari: Letteratura italiana (Johannes Bartuschat, Anna Maria Cabrini, Sandra Carapezza, Claude Cazalé Bérard, Cristina Zampese); Filologia romanza (Beatrice Barbiellini Amidei, Luca Sacchi); Letteratura spagnola (Antonio Gargano, Maria Rosso); Linguistica italiana (Giuseppe Polimeni).
Anna Maria Cabrini, ordinario di Letteratura italiana presso l’Università degli Studi di Milano, è autrice di monografie e saggi su Machiavelli, la cronachistica e storiografia fiorentina (da Villani a Guicciardini), la letteratura umanistica e rinascimentale (Alberti, Poliziano, Castiglione, Ariosto), la novellistica tre-cinquecentesca.
Alfonso D’Agostino, ordinario di Filologia romanza presso l’Università degli Studi di Milano, dove ha insegnato a lungo anche Filologia italiana, è autore d’una ventina di libri (monografie, edizioni, manuali) e di numerosi saggi in àmbito italiano, spagnolo, francese, occitano e galego; si occupa di novellistica fin dal 1976 (Juan Manuel, Juan Ruiz, Abencerraje, fabliaux), con speciale attenzione al Decameron.

giovedì 28 novembre 2019

Il caos e l'ordine. Le lingue romanze nella storia della cultura europea

Il caos e l'ordine
Le lingue romanze nella storia della cultura europea
di Lorenzo Tomasin
pp. XII - 224, € 21,00
Piccola Biblioteca Einaudi, 2019
ISBN: 9788806241896

Un saggio che invita a considerare lo studio delle lingue e delle culture romanze come componente fondamentale nel programma attuale degli studi umanistici, e con essi dell'agenda culturale dell'Europa di oggi, anche nel suo dialogo con il mondo.
Una iniziazione insolita allo studio delle lingue romanze, cioè discese dal latino (dall’italiano al portoghese, dallo spagnolo al francese, dal sardo al romeno), attraverso alcuni dei nodi fondamentali della riflessione occidentale sul linguaggio, sulle lingue e sulla letteratura. Da opposizioni concettuali ben presenti già nella cultura classica fino ai problemi che coinvolgono l’attuale dialogo tra linguistica, evoluzionismo e neuroscienze. Un percorso attraverso la cultura europea che culmina in una proposta di lettura della storia umana da un punto di vista linguistico. Non è la lingua a essere un oggetto storico. È la storia a essere nel suo insieme un fenomeno linguistico.
Lorenzo Tomasin (Venezia, 1975) è ordinario di Filologia romanza e di Storia della lingua italiana all'Università di Losanna. In precedenza, ha insegnato e svolto ricerca a Ca' Foscari, alla Bocconi e alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si è anche formato. All'Università del Saarland (Germania) ha ottenuto una Venia legendi in Romanische Philologie. Ha pubblicato tra l'altro L'impronta digitale. Cultura umanistica e tecnologia (Carocci 2017). Per Einaudi ha pubblicato Il caos e l'ordine. Le lingue romanze nella storia della cultura europea (2019).

giovedì 20 dicembre 2018

Andrea Mantegna allo scrittoio

Andrea Mantegna allo scrittoio
Un profilo linguistico
di Alessandro Aresti
pp. 364, € 34,00
Salerno Editrice, 2018
ISBN: 978-88-6973-324-6

Questo studio è dedicato a uno dei più grandi artisti quattrocenteschi, Andrea Mantegna, al cui corpus documentario, 27 lettere e un contratto, (i soli documenti finora noti che sappiamo provenire dal suo scrittoio) ci si accosta per la prima volta con gli strumenti dell’analisi linguistica, con l’obiettivo principale di comprendere in che modo egli si pose rispetto agli istituti linguistici del tempo e dell’ambiente culturale in cui visse e si formò.
La ripubblicazione delle lettere in una nuova edizione filologicamente aggiornata, in linea con gli standard ecdotici odierni, offre inoltre agli studiosi, storici dell’arte in primis, una base documentaria linguisticamente e testualmente più salda rispetto alle edizioni precedenti, e per tale ragione suscettibile di offrire un’interpretazione più puntuale di alcuni passi. Il lavoro editoriale è arricchito di un’analisi paleografica delle diverse tipologie di scrittura presenti, utile all’individuazione delle diverse mani e, dunque, alla distinzione fra documenti autografi e idiografi.
Alessandro Aresti è Marie Curie Fellow all’Opera del Vocabolario Italiano (CNR, Firenze) e insegna Lingua italiana all’Università del Dalarna (Svezia). È vicedirettore dell’annuario «Lid’O. Lingua italiana d’oggi».

venerdì 5 ottobre 2018

La lingua delle cantigas

La lingua delle cantigas
Grammatica del galego-portoghese
di Par Larson
pp. 140. € 16,00
Carocci, 2018
ISBN: 9788843093953

Tra gli ultimi decenni del XII secolo e la metà del XIV, i trobadores galego-portoghesi crearono un corpus di poesia amorosa, satirica, morale e religiosa che poco ha da invidiare alle opere dei coevi trovatori e trovieri provenzali, francesi e italiani. La parlata della Galizia – il finis terrae atlantico fino ad allora noto soprattutto come meta di pellegrinaggi – e del Nord del Portogallo divenne così la principale lingua lirica della Penisola iberica, praticata da nobili, chierici e giullari, nonché da due re, mecenati e raffinati poeti: Alfonso X di Castiglia e León (1252-84) e Don Denis di Portogallo (1279-1325). In Italia, questa scuola poetica è stata oggetto di studio fin dall'Ottocento da parte di filologi di vaglia (un nome per tutti: Ernesto Monaci), che hanno aperto la strada con approfonditi lavori sia sugli aspetti letterari, ecdotici e metrici, sia sulla tradizione manoscritta. Mancavano finora studi incentrati specificamente sulla lingua delle cantigas de amor, de amigo, d’escarnio e de mal dizer, nonché delle Cantigas de Santa Maria di Alfonso X. Questa grammatica, d’impostazione innovativa, è il primo tentativo di descrizione sistematica del galego-portoghese, che ha il fine di agevolare la lettura e la comprensione dei testi da parte degli studenti universitari.
Par Larson è primo ricercatore all’Istituto CNR Opera del Vocabolario Italiano di Firenze. Linguista e filologo, oltre che di lessicografia e grammatica storica, si occupa anche di lirica romanza del medioevo. È socio dell’Accademia della Crusca, presso la quale ha pubblicato nel 1995 il pionieristico Glossario diplomatico toscano avanti il 1200.

mercoledì 5 settembre 2018

Prime manifestazioni del volgare a Venezia

Prime manifestazioni del volgare a Venezia
di Vittorio Formentin
pp. XXII-450, € 57,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Edizioni di Storia e Letteratura, 2018
ISBN: 9788893590389

Il volume raccoglie alcuni risultati delle ricerche compiute nell’Archivio di Stato di Venezia – uno dei più ricchi archivi pubblici del mondo – nell’ambito del progetto delle Chartae Vulgares Antiquiores, che intende documentare la fase del primo formarsi di una tradizione scrittoria del volgare in area italiana. I saggi che compongono il volume si presentano come altrettanti capitoli di una storia del veneziano delle origini nei suoi vari ambiti d’uso: la scrittura mercantile (rendiconti, libri contabili), la scrittura privata (attergati, lettere), la scrittura notarile-cancelleresca (testamenti), la scrittura femminile d’ambiente familiare e monastico, il veneziano «de là da mar». Dei nove saggi raccolti due sono inediti; quattro di quelli già pubblicati in altra sede si ristampano con aggiunte e integrazioni sostanziose che dipendono dal progresso della ricerca.
Vittorio Formentin insegna Storia della lingua italiana presso l’Università di Udine ed è socio nazionale dell’Accademia della Crusca. Ha curato l’edizione delle Lettere del ‘Colibeto’ di Francesco Galeota (Napoli 1987), dei Ricordi di Loise de Rosa (Roma 1998) e di una raccolta dei più antichi testi poetici italiani (Poesia italiana delle origini, Roma 2007). Si è successivamente occupato di scritture letterarie e non letterarie del Medioevo d’ambito non toscano, con un prevalente interesse per Roma e per Venezia.

mercoledì 7 marzo 2018

Bilinguismo e scritture agiografiche

Bilinguismo e scritture agiografiche
Raccolta di studi
a cura di Vincenza Milazzo e Francesco Scorza Barcellona
pp. 228, € 30,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Viella, 2018
ISBN: 9788867289585

Gli otto contributi qui raccolti offrono una piccola ma efficace campionatura dell’incidenza e dei riflessi che situazioni di bilinguismo (e di biculturalismo) possono avere sulla confezione e sulla diffusione di scritti agiografici di diversa natura, testi “aperti” per eccellenza, sottoposti spesso a più o meno invasivi processi di riscrittura, anche in relazione al medium linguistico utilizzato.
I saggi hanno come oggetto testi e culti appartenenti a epoche e a contesti geografici nei quali fu attiva una situazione di bilinguismo, sia esso quello greco-latino dell’Africa proconsolare del III-IV sec., o della Sicilia tardoantica o ancora della Sardegna tra VI e XI sec., sia quello latino-lingue volgari della Toscana medievale o del Portogallo del sec. XVII. Un saggio teoretico di Luca Lorenzetti, studioso di Linguistica, fornisce le coordinate essenziali per accostarsi al fenomeno del bilinguismo riflesso nei testi antichi.
Vincenza Milazzo è stata professore associato di Letteratura cristiana antica presso l’Università di Catania. Si è occupata di letteratura patristica e di agiografia tardoantica, privilegiando la santità martiriale femminile.
Francesco Scorza Barcellona è stato professore ordinario di Storia del cristianesimo e delle Chiese, e di Agiografia, presso le Università di Roma La Sapienza e Tor Vergata. I suoi interessi esplorano l’intero ambito cronologico dell’agiografia, dal tardoantico alla contemporaneità.

domenica 17 settembre 2017

Latinismi sintattici nella prosa del Ducento

Latinismi sintattici nella prosa del Ducento
di Davide Mastrantonio
Prefazione di Maurizio Dardano
pp. 320, € 18,00
Aracne Editrice, 2017
ISBN: 978-88-255-0522-1
 
Nel Medioevo il latino ha influenzato il volgare non solo nel lessico, ma anche nella sintassi. In quest’ottica lo studio delle interferenze sintattiche può offrire un valido contributo alla conoscenza dell’italiano antico. Nel volume si indaga l’impatto sul volgare di quattro costrutti non–finiti tipici della latinità: ablativo assoluto, perifrastica passiva, costruzioni gerundive e accusativo con l’infinito. Il corpus è costituito da testi toscani in prosa del Duecento afferenti a tipologie testuali di ogni livello, dai testi pratici alle opere letterarie. Il filo conduttore dei vari capitoli è stabilire, sulla base di criteri non soltanto formali, se un determinato costrutto volgare sia ereditario o frutto di imitazione, e nel secondo caso ricostruire le ragioni pragmatiche e stilistiche del latineggiamento.
Davide Mastrantonio, laureato in Lettere classiche, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia linguistica italiana presso la Sapienza – Università di Roma. Attualmente conduce una ricerca sulla testualità medievale presso le università per Stranieri di Siena e Basilea. Accanto alla sintassi dell’italiano antico e moderno si interessa di linguistica di contatto.
Maurizio Dardano è professore emerito dell’Università Roma Tre. Si è occupato di vari aspetti della lingua italiana dai primi secoli a oggi. Tra i suoi ultimi libri si ricordano: Stili provvisori (2010), La lingua della nazione (2011). Ha diretto il volume Sintassi dell’italiano antico (2012). Per l’Aracne editrice ha curato (assieme ad altri studiosi) quattro volumi: Scritto e parlato (2001), SintAnt. La sintassi dell’italiano antico (2004), Testi brevi (2008), L’italiano di oggi (2008).
Si è occupato in particolare della prosa italiana medievale e umanistica, della riflessione sulla lingua nei secoli XVIII e XIX, di problemi di morfologia derivativa, della narrativa e della poesia del Novecento, dell’attuale lingua dei media e di vari aspetti della testualità antica e moderna.