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martedì 31 dicembre 2024

Storie di Guelfi e Ghibellini

Storie di Guelfi e Ghibellini
di Roberto Colombari
pp. 463; € 20,00
Pendragon, 2024
ISBN: 978-88-3364-725-8

Il Medioevo evoca comunemente immagini a tinte fosche, notti eterne, inverni senza fine e spelonche appena rischiarate da fuochi minacciosi, troppo sinistri per non trasformarsi in roghi purificatori. Il Medioevo di questo romanzo è una dimensione completamente diversa: è il Duecento al massimo del suo splendore, un tripudio di battaglie, tornei, intrighi, cerimonie, sacrifici, tradimenti ed eroismi. A dare ordine a tutto questo è la scrittura di Colombari, un incantesimo capace di far vivere le miniature di un manoscritto, i personaggi affrescati sulle pareti di una cattedrale, le figure di una vetrata gotica incendiata dal sole. Sembra perfino di riconoscere il rumore delle armi, la voce delle tube, il rullo dei tamburi, lo strepito delle feste, i sussurri della notte. E per ultimo gli odori forti delle cucine, le fragranze degli orti, i miasmi dei cadaveri, il profumo delle cere e degli incensi. È in questo teatro vivace e pulsante che il protagonista del romanzo Giovanni Corforati, cavaliere bolognese, insegue «quell’enorme segreto capace di far tremare il più antico dei troni», incrociando la vicenda dei più celebri personaggi del tempo. A cominciare da Federico II di Svevia, stupor mundi et immutator mirabilis, dal quale tutto sembra discendere e al quale tutto pare risalire. E naturalmente Manfredi di Sicilia, Carlo D’Angiò, Corradino di Svevia, Ezzelino da Romano, Gregorio IX, nomi che subito associamo all’eterna lotta fra Guelfi e Ghibellini, una contrapposizione d’interessi che rompe i vincoli di sangue, trasforma le alleanze in geometrie variabili, riempie le città di cadaveri, annulla ogni possibilità di distinguere il bene dal male, gli amici dai nemici, i cristiani dagli eretici. E in tutto questo lo smarrimento di Giovanni Corforati assomiglia incredibilmente alla condizione dell’uomo contemporaneo, dal quale, forse, lo distingue un solo particolare: la possibilità di spingersi all’estremo e arrivare, in compagnia del lettore, alla soluzione dell’enigma.
Roberto Colombari, nato a Bologna nel 1963, dove vive, è laureato in Economia all'Alma Mater e si occupa di formazione per un grosso gruppo bancario. Appassionato da sempre di storia, studia da più di vent'anni la Bologna medievale. Ha collaborato con diversi istituti cittadini medi e superiori per l'insegnamento della storia locale medievale e antica.

martedì 16 marzo 2021

Il Sommo italiano

Il Sommo italiano
di Fabio Conti
pp. 244, € 18,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2021
ISBN: 9788829005048
 
Il precursore dell’unità italiana, simbolo principe dell’identità nazionale, amato dai patrioti romantici e dai fascisti. Il ghibellino fustigatore della Chiesa, bandiera dell’Italia laica. Ma anche il Dante guelfo capace di incarnare l’idea di una cattolicità trionfante. Infine, il Dante pop del cinema, della pubblicità, dei fumetti, icona polisemica del nostro tempo, punto di riferimento incredibilmente attrattivo anche nell’età di internet e della globalizzazione. Le declinazioni che il mito di Dante ha avuto dal Settecento a oggi ci aiutano a capire qual è stata l’evoluzione del sentimento patriottico. Il poeta ha incarnato la passionalità e la forte contrapposizione politica che caratterizzano la storia del nostro paese nel lungo periodo. Dante ha unito, ma al tempo stesso ha diviso. In ogni caso, mai ha lasciato indifferenti le molte anime della nazione.
Fabio Conti è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Firenze, dove presiede la Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri”.

venerdì 8 gennaio 2021

I Lupi di Roma

I Lupi di Roma
Un grande romanzo storico. La saga della famiglia Orsini
di Andrea Frediani
pp. 416, € 12,00
Newton Compton, 2021
ISBN: 9788822749840
 
Nel 1277, una feroce lotta per il po­tere si scatena in occasione del con­clave. Dopo sei mesi di sede vacante, la famiglia Orsini riesce a far eleg­gere un proprio esponente. Il nuovo pontefice, Niccolò III, si propone di arginare lo strapotere di Carlo D’An­giò, re francese di Napoli e senatore di Roma, ma mira anche a consoli­dare le fortune della famiglia. In bre­ve gli Orsini assumono il controllo di Roma, di Viterbo e del collegio cardinalizio. Tuttavia le ambizioni del papa e di suo cugino, il cardina­le Matteo Rubeo, obbligano alcuni membri della famiglia, come Orso, podestà di Viterbo, e Perna, spinta da un amore proibito, a sacrificare i loro stessi sentimenti. Ma l’ascesa della dinastia viene interrotta da un evento imprevedibile, che esporrà gli Orsini alla vendetta dei loro tanti nemici. In cerca di riscatto, gli Orsini scopriran­no che farsi campioni degli ideali di libertà può essere un obiettivo più gratificante del dominio. Da Bolo­gna a Palermo, passando per Firenze, Viterbo e Roma, si faranno quindi protagonisti delle lotte tra guelfi e ghibellini, per le autonomie comunali e dei Vespri siciliani, imprimendo la loro mano sul ricco affresco dell’Italia tardomedievale. Questa è una storia di potere, di fede, di amore e di san­gue. Questa è la storia della famiglia Orsini, i Lupi di Roma.
Andrea Frediani è nato a Roma nel 1963. Divulga­tore storico tra i più noti d’Italia, ha collaborato con numerose riviste specializzate. Con la Newton Com­pton ha pubblicato diversi saggi e romanzi storici, tra i quali: Jerusalem; Un eroe per l’impero romano; la trilo­gia Dictator (L’ombra di Cesare, Il ne­mico di Cesare e Il trionfo di Cesare, quest’ultimo vincitore del Premio Selezione Bancarella 2011); Mara­thon; La dinastia; 300 guerrieri; 300. Nascita di un impero; I 300 di Roma; Missione impossibile; L’enigma del ge­suita. Ha firmato le serie Gli invin­cibili e Roma Caput Mundi; i thriller storici Il custode dei 99 manoscritti e La spia dei Borgia; Lo chiamavano Gladiatore, con Massimo Lugli; Il co­spiratore, La guerra infinita, Il biblio­tecario di AuschwitzI tre cavalieri di Roma. Invasion Saga e I Lupi di Roma. Le sue opere sono state tradotte in sette lingue. Il suo sito è www.andreafrediani.it.

martedì 22 dicembre 2020

1384 la presa della città

1384 la presa della città
Arezzo nelle mani di Enguerrand De Coucy
di Simone De Fraja
pp. 88, € 10,00
Aska Edizioni, 2020
EAN: 9788875423469
 
La città di Arezzo, sullo scorcio del Trecento, era segnata dalla politica degli Arciguelfi e dalla politica filofiorentina, forti correnti che trovavano scontri con frange di ghibellina memoria; forti divisioni, contrasti, anche economici, che si intese gestire manu militari, avvelenarono la città. Le sorti della città furono presto piegate da eventi che ebbero risvolti locali ma che, in realtà, appartenevano ad un quadro di scala internazionale. Settimo di una lunga dinastia, "uomo quanto valoroso, altrettanto modesto", secondo la Cronica di Buonaccorso Pitti, Enguerran de Coucy fu un soldato professionista, capitano della propria armata, potente personaggio di Francia la cui fortificazione, a Coucy, vantava il donjon cilindrico più imponente di quel mondo tardo medievale, un esempio di gigantismo. L'intesa tra il Sire de Coucy e i Tarlati, ad un passo dal riprendersi il governo della città, sfociò con l'offerta di Arezzo alla vicina Siena per venticinquemila fiorini, tosto declinata per le pressioni di Firenze cui fu ceduta per quarantamila fiorini. Non fu certo Enguerran VII a determinare la débâcle di Arezzo, fisiologica ed inevitabile in quelle storiche sabbie mobili; egli fu solo l'ultimo capitano di ventura che intervenne nelle lotte tra Arciguelfi e Ghibellini, con un risultato che fu solo il prodotto dei tempi e della politica aretina. C'è forse, dunque, la necessità di un approccio più neutro ed oggettivo o comunque tale che non risulti segnato da alcun accento filofrancese, come nell'opera di P. Durrieu, La Prise d'Arezzo, ovvero segnato da campanilismo o revanscismo storico. Prefazione di Luca Berti.
Simone De Fraja, avvocato, saggista e studioso del periodo medioevale. Il suo interesse si è concentrato in particolare sulla storia del territorio della città di Arezzo, ove vive; esperto di castellologia con speciale riferimento alle fortificazioni locali nonché del Vicino Oriente in ordine alle quali ha tenuto alcuni interventi e conferenze, si è occupato altresì del pensiero neoclassico ed esoterico del secolo XVI ed ha condotto ricerche sull’argomento. E’ membro di associazioni culturali cittadine e nazionali, per la Società Storica Aretina è membro del Comitato Scientifico di redazione, Consigliere, Vicepresidente nonché socio fondatore. E’ Consigliere Scientifico dell’Istituto Italiano dei Castelli, collabora con il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze.

martedì 20 ottobre 2020

L'orgoglio del falco

L'orgoglio del falco
di Marina Trastulla
pp. 396, € 16,00
Phasar Edizioni, 2020
ISBN: 978-88-6358-592-6
 
Dove ci conduce l'orgoglio? Ci aiuta a inseguire il sogno di una vita perfetta o ci sprofonda in una palude di solitudine? E mentre il partito Ghibellino si spacca, diviso tra la fedeltà al Bavaro o all'Asburgo, anche l'armonia che regna nella famiglia dei Conti di Acquapendente rischia di sgretolarsi. L'ultimo, avvincente capitolo della saga del falco ci trascina in un Trecento fitto di lotte di potere, dispute ideologiche, eresie e caccia alla streghe.

Marina Trastulla è nata a Perugia nel 1968, dove si è laureata in Lettere con una tesi in Storia dell’arte medievale e vive a Perugia con il marito e il figlio, insegna Lettere nella Scuola Secondaria di primo grado.

martedì 9 luglio 2019

De gestis Italicorum post Henricum VII Cesarem (Libri I-VII)

De gestis Italicorum post Henricum VII Cesarem (Libri I-VII)
di Albertino Mussato
a cura di Rino Modonutti
pp. XLIV-394, € 58,00
Sismel, 2019
ISBN: 978-88-8450-912-3

Il De gestis Italicorum post Henricum VII Cesarem di Albertino Mussato (1261-1329) si apre col resoconto delle reazioni alla morte dell’imperatore Enrico VII (24 agosto 1313), raccontata con dovizia di particolari a conclusione del De gestis Henrici VII Cesaris. La scomparsa di colui che era stato il protagonista e, in un certo senso, il motore della sua prima prova storiografica non fece quindi venire meno in Mussato il desiderio di narrare gli eventi più significativi del proprio tempo. Quasi senza staccare la penna dal foglio, Albertino, pur fortemente impegnato nell’azione politica, passò così dalla composizione del primo a quella del secondo e più imponente De gestis, che prosegue in quindici libri fino a registrare alcuni accadimenti del giugno 1321. Qui si offre l’edizione criticamente fondata dei libri I-VII, arricchita da note di contestualizzazione e commento, tappa intermedia di un progetto di edizione integrale dell’opera.
Nei primi sette libri del De gestis Italicorum, Mussato narra le turbolente vicende d’Italia (soprattutto dell’Italia centro-settentrionale) dall’agosto 1313 ai primi mesi del 1316, riservando una posizione privilegiata alla sua Padova, impegnata in un logorante conflitto con Cangrande della Scala, destinato a protrarsi tra alti e bassi fino al 1328. La città di Antenore è tormentata al suo interno da tensioni crescenti, che hanno talvolta esiti cruentissimi, come il tumulto dell’aprile 1314: tra i personaggi che si muovono sulla scena cittadina c’è l’autore stesso, che racconta di sé in terza persona; ci sono anche il vescovo Pagano della Torre, dedicatario e interlocutore privilegiato dell’opera, e soprattutto i nobili signori Da Carrara che, sotto l’intelligente guida di Giacomo il Grande, si preparano a giocare un ruolo sempre più importante e decisivo. Ricco e articolatissimo è pure il resoconto della cruciale battaglia di Montecatini del 1315, la magnifica impresa di un altro grande ghibellino di quegli anni, Uguccione della Faggiuola, descritto con finezza di analisi politica e psicologica nella sua quasi irresistibile ascesa. Uno sguardo attento è anche rivolto alle vicende lombarde, che vedono contrapporsi i Guelfi, alla cui guida ricopre una posizione importante la famiglia del dedicatario Pagano, e Matteo Visconti, che va allargando sempre più la sua area di influenza. Di molti di questi «successus rerum» è attore non secondario Roberto d’Angiò, di cui si descrive anche una non fortunata spedizione contro la Sicilia di Federico d’Aragona.
Come già si verifica nel De gestis Henrici, aperto all’insegna di Tito Livio, anche nel De gestis Italicorum Mussato si rivela debitore della tradizione storiografica antica, soprattutto per quanto riguarda i paradigmi di interpretazione morale delle vicende storiche, che risentono in particolare delle riflessioni sallustiane. Ma la storia di Roma, soprattutto della Roma repubblicana, influenza in maniera significativa pure il discorso sulle istituzioni politiche cittadine contemporanee, sul loro funzionamento, sul loro sviluppo e sul loro declino, mentre nella tessitura della prosa del Padovano riemerge più volte la memoria dei poeti antichi.

lunedì 11 febbraio 2019

1268 La battaglia di Tagliacozzo

1268 La battaglia di Tagliacozzo
di Federico Canaccini
pp. 184, € 18,00
Laterza, 2019
ISBN: 9788858134160

23 agosto 1268. In una sperduta località della Marsica, Tagliacozzo, i cavalieri si preparano alla battaglia. Da un lato troviamo schierati i soldati tedeschi e i ghibellini italiani, raccolti attorno al duca di Svevia, legittimo pretendente del Regno di Sicilia, il giovanissimo Corradino. Dall’altro le truppe francesi e i guelfi della Penisola sotto le insegne del sedicente sovrano del Mezzogiorno, lo spregiudicato e ambizioso Carlo d’Angiò. Lo scontro che ne segue è destinato a segnare il futuro dell’Italia: di fatto da questo momento il Sacro Romano Impero perderà ogni ruolo nel nostro paese e per lunghi secoli il Papato si troverà a svolgere un ruolo egemonico. Non solo, da ora il Mezzogiorno si troverà ad avere nuovi sovrani stranieri, francesi o spagnoli, che ne separeranno interessi e destini dal resto della Penisola. L’introduzione, per la prima volta in Europa, delle tattiche apprese dai saraceni nel corso delle crociate, contribuisce a rendere unica questa battaglia anche da un punto di vista militare. Il mondo cavalleresco, con i suoi riti e i suoi vincoli, viene cancellato e sostituito da forme di guerra brutali e prive di remore.
Federico Canaccini, medievista, si occupa da anni di storia comunale italiana, con una particolare attenzione al conflitto tra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini. Ha insegnato Storia della guerra nel Medioevo alla Catholic University of America di Washington, Paleografia latina alla LUMSA di Roma e collabora attualmente con l’Università Pontificia Salesiana. In qualità di ricercatore all’Università di Princeton ha intrapreso un lavoro di edizione critica di questioni quodlibetali inedite. Tra le sue pubblicazioni, Ghibellini e ghibellinismo in Toscana da Montaperti a Campaldino (2007), Matteo d’Acquasparta tra Dante e Bonifacio VIII (2008) e Al cuore del primo Giubileo (2016). Da anni è assiduo collaboratore della rivista “Medioevo”.

sabato 2 febbraio 2019

1268 La battaglia di Tagliacozzo

1268 La battaglia di Tagliacozzo
di Federico Canaccini
pp. 184, € 18,00
Laterza, 2019
ISBN: 9788858134160

23 agosto 1268. In una sperduta località della Marsica, Tagliacozzo, i cavalieri si preparano alla battaglia. Da un lato troviamo schierati i soldati tedeschi e i ghibellini italiani, raccolti attorno al duca di Svevia, legittimo pretendente del Regno di Sicilia, il giovanissimo Corradino. Dall’altro le truppe francesi e i guelfi della Penisola sotto le insegne del sedicente sovrano del Mezzogiorno, lo spregiudicato e ambizioso Carlo d’Angiò. Lo scontro che ne segue è destinato a segnare il futuro dell’Italia: di fatto da questo momento il Sacro Romano Impero perderà ogni ruolo nel nostro paese e per lunghi secoli il Papato si troverà a svolgere un ruolo egemonico. Non solo, da ora il Mezzogiorno si troverà ad avere nuovi sovrani stranieri, francesi o spagnoli, che ne separeranno interessi e destini dal resto della Penisola. L’introduzione, per la prima volta in Europa, delle tattiche apprese dai saraceni nel corso delle crociate, contribuisce a rendere unica questa battaglia anche da un punto di vista militare. Il mondo cavalleresco, con i suoi riti e i suoi vincoli, viene cancellato e sostituito da forme di guerra brutali e prive di remore.
Federico Canaccini, medievista, si occupa da anni di storia comunale italiana, con una particolare attenzione al conflitto tra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini. Ha insegnato Storia della guerra nel Medioevo alla Catholic University of America di Washington, Paleografia latina alla LUMSA di Roma e collabora attualmente con l’Università Pontificia Salesiana. In qualità di ricercatore all’Università di Princeton ha intrapreso un lavoro di edizione critica di questioni quodlibetali inedite. Tra le sue pubblicazioni, Ghibellini e ghibellinismo in Toscana da Montaperti a Campaldino (2007), Matteo d’Acquasparta tra Dante e Bonifacio VIII (2008) e Al cuore del primo Giubileo (2016). Da anni è assiduo collaboratore della rivista “Medioevo”.

lunedì 21 gennaio 2019

La moglie del santo

La moglie del santo
di Corrado Occhipinti Confalonieri
pp. 388, € 20,00
Minerva Edizioni, 2019
ISBN: 9788833241296
Piacenza, prima metà del Trecento. La città è martoriata dalle lotte tra le fazioni cittadine. Impegnato nella conquista del potere, il nobile guelfo Tommaso Confalonieri favorisce il matrimonio del figlio Corrado con Eufrosina Vistarini, di famiglia ghibellina, alleata alla forza emergente dei Visconti di Milano. Nei primi anni Corrado è un marito sfuggente, interessato solo agli svaghi, fino a quando un suo tragico errore mette a repentaglio la sopravvivenza di tanti concittadini e il buon nome del casato. Sopraffatto dai sensi di colpa, Corrado ha una crisi mistica e medita una rivoluzionaria svolta nella sua esistenza. Ed è in questo momento che l’amore di Eufrosina si rivela grande e indispensabile. Sarà lei a incoraggiarlo, a dargli forza per il nuovo progetto, a rendersi a sua volta disponibile per un enorme sacrificio. La rocambolesca vita di san Corrado, quella non meno sorprendente della moglie, rivivono nel romanzo dell'ultimo discendente Corrado Occhipinti Confalonieri che ha ricostruito la storia di una coppia capace di una grande intesa spirituale ma legata fino alla fine da un amore appassionato, unendo la precisione dello storico a un linguaggio affettuosamente partecipe e coinvolgente.
Corrado Occhipinti Confalonieri è nato a Milano nel 1965. Laureato in Scienze Politiche con tesi in Storia del Risorgimento, ha preso la specializzazione in Diritto ed Economia dell’Unione europea con tesi sul progetto di unificazione franco britannica del 1940. È autore di un saggio sul Circolo dei nobili fra ancien régime e liberalismo (Il Risorgimento, 1992). Finalista del concorso letterario Un giorno di Joyce indetto dal “Corriere della Sera”, ha recensito vari libri per la radio della Svizzera italiana e ha collaborato con diversi periodici su argomenti  medievali. Si occupa anche di divulgazione storica segnalando novità librarie sui social (Instagram e Facebook) dove riscuote un ampio seguito. La moglie del santo è il suo primo romanzo.

sabato 24 novembre 2018

La falsa inimicizia

La falsa inimicizia
Guelfi e ghibellini nell'Italia del Duecento
di Paolo Grillo
pp. 168, € 14,00
Salerno Editrice, 2018
ISBN: 978-88-6973-345-1

La narrazione dell’esilio di Dante, i neoguelfi e i neoghibellini risorgimentali, le polemiche attuali sulla faziosità come carattere distintivo e immutabile degli italiani sono solo alcuni esempi di come la memoria delle lotte fra guelfi e ghibellini ha condizionato attraverso i secoli la nostra cultura, fino a ridursi ad un luogo comune, privo di qualsiasi aggancio alla realtà storica del tempo.
Con questa espressione, infatti, si indica oggi una contrapposizione cieca e ideologica fra due parti animate da odio reciproco e fra le quali ogni dialogo è impossibile. Il quadro dell’Italia duecentesca, invece era molto più complesso. Questo libro mostra che guelfismo e ghibellinismo furono fattori di divisione interna, ma anche di coordinazione esterna: l’adesione alle parti creò infatti per la prima volta legami politici di dimensione peninsulare, superando la divisione fra il centro-nord comunale e il Regno di Sicilia nel meridione. Ancora, constateremo che la contrapposizione tra le due parti era tutt’altro che ideologica e aprioristica.
Nel periodo qui preso in considerazione, l’appartenenza ai due schieramenti non prevaleva quasi mai sui reali interessi locali: guelfi e ghibellini si potevano alleare fra loro contro altri guelfi e altri ghibellini, vi erano guelfi bianchi contro guelfi neri, ma anche ghibellini contro altri ghibellini, vi erano molti cittadini che restavano fuori dalle logiche di parte e premevano per la conciliazione, vi erano – e pochi se ne stupivano – papi ghibellini e imperatori guelfi.
Paolo Grillo è professore di Storia Medievale presso l’Università degli Studi di Milano. Tra le sue pubblicazioni piú recenti: Legnano 1176. Una battaglia per la libertà (Roma-Bari 2010), Milano guelfa (1302-1310) (Roma 2013), e Le guerre del Barbarossa.

mercoledì 20 giugno 2018

Petra Rubea

Petra Rubea
di Pio Bianchini
pp. 322, € 19,00
WLM Edizioni, 2018
ISBN: 9788897382256

Il Montefeltro e la Romagna, nel XIII secolo, sono teatro di innumerevoli battaglie tra guelfi e ghibellini. Ponendosi alla testa delle due fazioni in lotta, secondo le convenienze del momento, per prestigio e tornaconto, le nobili casate dei Montefeltro e dei Malatesti rivaleggiavano fra loro. Nel 1285, il conte Guido di Montefeltro, capo del partito ghibellino, signore di Urbino e capitano del popolo a Forlì e Faenza, è costretto ad arrendersi all’esercito guelfo e, dopo avere consegnato due figli in ostaggio a Papa Onorio IV, viene confinato a Chioggia. Nell’estate del 1289, il conte Corrado di Pietrarubbia, appartenente a un ramo cadetto dei Montefeltro, occupa Urbino, cacciando dalla città i guelfi alleati dei Malatesti e richiamando in patria gli esuli ghibellini. Questo avvincente romanzo, ambientato con grande fedeltà storica, riporta alcune vicende documentate, come l’imboscata di Cesena, dove gli uomini di Corrado di Pietrarubbia attentano alla vita di Malatesta da Verucchio, futuro signore di Rimini, e il trattato d’alleanza di Montescudo, che Taddeo di Pietrarubbia stipula successivamente con l’acerrimo nemico. È in questo contesto storico che Pio Bianchini inserisce il suo racconto delle genti di Petra Rubea, nome latino di Pietrarubbia. L’antico e cadente maniero di Monte San Lorenzo è retto da Bonzio, fido vassallo dei fratelli Corrado e Taddeo. Alvisio e Fraudolente, loschi figuri al soldo del conte Corrado, imperversano, sia in pace sia in guerra, commettendo atroci efferatezze e provocando radicali cambiamenti ai delicati e instabili equilibri tra le diverse fazioni politiche...
Pio Bianchini nasce a Bologna nel 1957. Dopo il liceo classico, lascia l’università a pochi esami dalla laurea in Giurisprudenza e diventa imprenditore nel settore immobiliare. Romagnolo e grande appassionato di trekking e mountain bike, studia la storia dei luoghi che visita e la genealogia delle famiglie che li hanno abitati. Scopre così vicende antiche, avvincenti e dimenticate. Ha pubblicato nel 2012 La leggenda di Ca’ Battaglia, che ha partecipato ai premi letterari Città di Cattolica e Montefiore, dove ha ricevuto una Menzione di Merito e un Premio.

lunedì 28 maggio 2018

1216: Firenze al tempo dei Guelfi e Ghibellini

1216: Firenze al tempo dei Guelfi e Ghibellini
di Andrea e Fabrizio Petrioli
pp. 192, € 12,00
Sarnus Editore, 2018
ISBN: 978-88-563-0243-1

Firenze è sempre stata terra di contrasti e diatribe. Il conflitto tra Guelfi e Ghibellini, iniziato secondo la tradizione nel 1216 con una faida tra famiglie dell’aristocrazia cittadina, ci riporta indietro nel tempo, tra le vie di una città completamente diversa da quella che abbiamo oggi davanti agli occhi.
Sfogliando le pagine di questo libro, dove il racconto appassionante si accompagna a un eccezionale repertorio di immagini d’epoca, ci ritroveremo immersi nella Firenze del Medioevo, con le sue torri e i suoi vicoli, le sue piazze e i suoi palazzi storici. E il confronto tra il passato e il presente ci farà passare, quasi per magia, da una storia narrata a una storia vissuta.
Andrea Petrioli, nato a Bagno a Ripoli nel 1951, Andrea Petrioli vive a Firenze, dove ha sempre lavorato in banca coprendo tutti i settori ma occupandosi, in particolare, di comunicazione interna. Con il fratello Fabrizio si è sempre interessato alla storia locale, studiando la Toscana e soprattutto l’area fiorentina. Questa grande passione ha portato i fratelli Petrioli a costituire un fondo di oltre 25.000 cartoline, tutte localizzate e catalogate, del periodo che va dalla fine dell’Ottocento agli anni ’50 ’60 del Novecento. L’archivio comprende anche immagini di libri e soprattutto riviste all’epoca in voga.
Fabrizio Petrioli, nato nel 1942 a Bagno a Ripoli, dove tutt’ora vive, Fabrizio Petrioli ha lavorato come impiegato nell’editoria e poi nel settore contabile. Ma, con il fratello Andrea, si è sempre occupato anche di storia locale studiando la Toscana e in particolare Firenze.

mercoledì 19 aprile 2017

La battaglia di Montaperti

La battaglia di Montaperti
di Duccio Balestracci
pp. 256, € 20,00
Laterza, 2017
ISBN: 9788858127452

Due città rivali, Siena e Firenze. Due fazioni in lotta, guelfi e ghibellini. Due poteri che si scontrano, Impero e Chiesa. Tutti questi conflitti convergono il 4 settembre 1260 a Montaperti per dare vita a una battaglia che sembrò segnare una svolta nella storia d’Italia. Lo scontro fu durissimo. La sera sul campo rimasero così tanti cadaveri di uomini e cavalli che il sangue, come scrive Dante, «fece l’Arbia colorata in rosso». Verso Siena si incamminavano le migliaia di prigionieri che erano tutto ciò che restava dell’imponente esercito messo insieme da Firenze e dalle sue alleate, sconfitto dai ghibellini e dai cavalieri di Manfredi.
Per uno dei paradossi della storia, la vittoria dei senesi e degli svevi ebbe esiti opposti rispetto a quanto ci si sarebbe potuti aspettare all’indomani della battaglia. Il trionfo ghibellino, infatti, rafforzò la scelta anti-sveva dei papi. Una vittoria, quindi, che si trasformò rapidamente nell’inizio della crisi del ghibellinismo e della svolta che riportò i papi e i guelfi nuovamente al centro della vita politica italiana.
Duccio Balestracci insegna Storia medievale e Civiltà medievali all’Università di Siena. Si è occupato di storia delle classi sociali in città e in campagna e degli aspetti della guerra e della festa. Tra le sue più recenti pubblicazioni, Medioevo e Risorgimento. L’invenzione dell’identità italiana nell’Ottocento (Il Mulino 2015).

domenica 8 gennaio 2017

Oltre le fazioni. L'altra faccia di guelfi e ghibellini

Oltre le fazioni. L'altra faccia di guelfi e ghibellini
di Chiara Mattarozzi
pp. 96, € 19,00
Soldiershop, 2016
ISBN: 978-8893271592

Guelfi, ghibellini, fazioni: termini molto usati e conosciuti, ma fino a che punto? Nell'ultimo decennio, diversi studi hanno messo in luce il ruolo non certo marginale delle aristocrazie locali nello stato visconteo-sforzesco, le quali riuscirono ad esercitare un potere non indifferente nei rapporti con il governo centrale. Le partes, considerate nell'immaginario comune semplice fattore di discordia e conflitto, ebbero in diverse occasioni un ruolo importante, come elementi di stabilità e di composizione dell'ordine cittadino. In questo testo si è cercato di far ordine tra gli studi ad oggi disponibili e di analizzare la situazione delle diverse città del dominio milanese. Uno sguardo particolare è dedicato ai tentativi di Bernabò Visconti, Filippo Maria Visconti e Ludovico Maria Sforza di contenere lo strapotere delle parti, rivendicando la superiorità del potere centrale, per andare "oltre le fazioni". (In appendice, trascrizione integrale degli Statuta seu Capitula Sancte Unionis Civium Alme Civitatis et Comitatus Papie).

martedì 13 dicembre 2016

Damnatio memoriae

Damnatio memoriae
Marcus Ranfo, il Templare sepolto dal silenzio
di Elisabetta Rigotti
pp. 378, € 23,00
Youcanprint, 2016
 
Romanzo storico medievale (IIII Edizione) della Tergeste del 1300 relativo ad un truce fatto passato alla storia come "La congiura dei Ranfi". Il libro vuole squarciare il mistero profondo che ha avvolto per sette secoli il destino di un Feudatario Bavarese e della sua famiglia dove si intravede il complotto, il tradimento e la lunga mano della Santa Inquisizione. Ispirato ad una vicenda reale, il racconto si inserisce in quel periodo storico che vide l'Italia dilaniata fra le fazioni avverse dei Guelfi e dei Ghibellini mentre divampavano i roghi sterminatori nei confronti dei Templari, il cui Ordine venne soppresso da papa Clemente V con la Bolla "Vox Clamantis in excelso". Tremenda fu la pena e tale fu l'esecuzione che nessuna traccia s'ebbe mai di quella famiglia e dei suoi "sequaces", che vennero consegnati alla "Damnatio memoriae". Rimasta ignota agli storici, la tragedia di Marcus Reifenberg (latinizzato Ranfo) venne alla luce appena nell'anno 1830 quando il Barone Domenico de Rossetti si dedicò al riordino degli antichi Statuti.
Elisabetta Rigotti proviene da un'antica famiglia Triestina, le cui origini sono del Trentino Alto Adige. Si è diplomata  all'Accademia d'Arte Drammatica svolgendo l'attività di attrice per oltre 25 anni. In quell'ambito, ha ottenuto vari premi e riconoscimenti come commediografa e regista teatrale.
Ha prestato collaborazione a varie emittenti radiofoniche e televisive come attrice e conduttrice di programmi culturali. Ha partecipato a varie pellicole cinematografiche sia come figurante che con ruoli di rilievo. Ha collaborato con diversi periodici di informazione culturale e ho fatto parte del Club Cinematografico Triestino come videomaker. Dal 2002 ha iniziato un'attività di scrittrice e ricercatrice che svolgo tuttora.

mercoledì 29 giugno 2016

La corona del re longobardo

La corona del re longobardo
di Marco Vozzolo
pp. 616, € 14,90
Leone Editore, 2016
ISBN: 978-88-6393-301-7

1323. sulla città di Pistoia, una delle ultime roccaforti guelfe, incombe il più duro degli assedi: quello dei ghibellini lucchesi e del loro condottiero, Castruccio Castracani. Nel frattempo le signorie più blasonate della città si sfidano in spietate faide: una lotta fratricida, ma utile per la sete di potere del vescovo Ildebrando, del Capitano del Popolo Ormanno De’ Tedici e del suo sanguinario nipote Filippo. Sarà compito del cavaliere Ruggero da Suio, fuggito dalla Terra Santa, riunire sotto le insegne biancoverdi un manipolo di coraggiosi, pronti a morire per ridare la libertà alla gloriosa città toscana.
Marco Vozzolo è nato a Minturno (LT) nel 1972. Sposato, con una figlia, vive a Pistoia. Grande amante della storia e del paesaggio toscano, ha coltivato le sue passioni cimentandosi come scrittore e sommelier. La corona del re longobardo è il suo esordio con Leone Editore.

mercoledì 16 dicembre 2015

L'aquila e il giglio. 1266: la battaglia di Benevento

L'aquila e il giglio
1266: la battaglia di Benevento
di Paolo Grillo
pp. 136, € 12,00
Salerno Editrice, 2015
ISBN: 978-88-6973-000-9

La battaglia di Benevento del 1266 è comunemente presentata come una sorta di malvagio scherzo del destino ai danni di Manfredi, il figlio dell’imperatore Federico II, che venne sconfitto dalle forze di Carlo d’Angiò, al quale riuscí in tal modo di impadronirsi del Regno di Sicilia. A partire dalla narrazione “guelfa” degli eventi, che spiegava la clamorosa quanto imprevista vittoria di Carlo con la sacralità della sua missione, voluta dal papa e benedetta da Dio, ha replicato una versione “ghibellina”, appoggiata dall’autorità dantesca, con l’immagine del Manfredi «biondo, bello e di gentile aspetto», che vedeva nella corruzione e nel tradimento dei nobili il motivo della sconfitta dello svevo. Si tratta però di un’immagine deformata che queste pagine vogliono correggere, restituendo tutta la complessità di una vicenda impossibile da ridurre alle letture nazionaliste/regionaliste o clericali/anticlericali del secolo passato.
Paolo Grillo è professore di Storia Medievale presso l’Università degli Studi di Milano. Tra le sue pubblicazioni piú recenti: Legnano 1176. Una battaglia per la libertà (Roma-Bari 2010), Milano guelfa (1302-1310) (Roma 2013), e Le guerre del Barbarossa. I comuni contro l’Impero (Roma-Bari 2014). 

domenica 29 novembre 2015

Qualche idea su Dante

Qualche idea su Dante
di Mirko Tavoni
pp. 424, € 32,00 (acquista onlone cn il 15% di sconto)
Il Mulino, 2015
ISBN: 978-88-15-25938-7

Una delle vie privilegiate per accostarsi al multiforme ingegno di Dante è quella di mettere a fuoco alcuni temi specifici all’interno della sua complessa vicenda intellettuale. Il Convivio e il De vulgari eloquentia mostrano così «in vivo» il Dante filosofo laico di un assetto italiano da costruire in chiave nobiliare e imperiale, e l’inventore della lingua italiana in funzione antimunicipale e antifiorentina. Nella scrittura dell’Inferno lo vediamo poi assumere i tratti del poeta politico, comico, ma anche escatologico, fiorentinocentrico e guelfo. Emergono in questo modo diversità rilevanti fra il primo e il secondo Dante quanto a esperienze di vita e idee sulla poesia.
Mirko Tavoni è professore di Linguistica italiana nell’Università di Pisa. Ha curato il «De vulgari eloquentia» nell’edizione delle «Opere» di Dante uscite nei Meridiani Mondadori (vol. 1, 2011). Con il Mulino ha già pubblicato «Il Quattrocento» (1992).

mercoledì 8 aprile 2015

La battaglia. Guelfi e Ghibellini a Campaldino nel sabato di San Barnaba

La battaglia
Guelfi e Ghibellini a Campaldino nel sabato di San Barnaba
di Riccardo Nencini
pp. 264, € 18,00 (acquista online con il 15% di sconto)
Mauro Pagliai Editore, 2015
ISBN: 9788856403060
 
11 Giugno 1289. Nella piana assolata di Campaldino, a valle del castello dei Conti Guidi a Poppi, gli eserciti guelfi e ghibellini si affrontano in una battaglia decisiva per le sorti della Toscana e per i futuri equilibri politici ed economici della penisola. Tra i fiorentini Dante Alighieri e Cecco Angiolieri.
Una ricostruzione appassionata e avvincente dei luoghi, dei fatti, dei personaggi, un romanzo storico dove nulla è stato tratto dalla fantasia ma ogni particolare è frutto di una rigorosa ricerca.
I fiorentini cercavano a Campaldino il riscatto per la tremenda sconfitta patita a Montaperti nel 1260. Arezzo combatteva per la sua salvezza. Ne nacque una delle battaglie più sanguinose del Medioevo. La battaglia che Dante immortalerà nella Divina Commedia. La battaglia che pose fine all’età dei nobili e definitivamente aprì la strada alla società dei mercanti.
Prefazione di Franco Cardini.
L’opera, pubblicata per la prima volta nel 2001 e più volte ristampata, esce oggi a grande richiesta in un’edizione rivista e rinnovata nella veste grafica per l’editore Mauro Pagliai.
Riccardo Nencini, nato 1959 in Mugello (Firenze), è politico, storico e scrittore. Segretario nazionale del PSI dal 2008, già deputato, europarlamentare e senatore, è attualmente vice ministro alle Infrastrutture e Trasporti. Tra le opere pubblicate spicca il memoriale Oriana Fallaci. Morirò in piedi (Polistampa, 2007-2008) con oltre centomila copie vendute e in attesa di trasposizione cinematografica. La battaglia è ambientato nella piana assolata di Campaldino, a valle del castello dei Conti Guidi a Poppi, dove i due eserciti si affrontano in una battaglia decisiva per le sorti della Toscana e per i futuri equilibri politici ed economici della penisola. Nencini ricostruisce in modo avvincente luoghi, eventi e personaggi coinvolti, tra cui Dante Alighieri e Cecco Angiolieri, in un affresco epico dove nulla è stato tratto dalla fantasia ma ogni particolare è frutto di una rigorosa ricerca. A vincere lo scontro, il più violento del XIII secolo, furono i guelfi, e quel successo cambiò le sorti non solo della Toscana, ma del mondo, con l’avvento al potere dei mercanti fiorentini, poi innovatori nei prodotti e nelle scienze ed infine mecenati delle arti e della cultura: finisce così il Medioevo, e si aprono le porte del Rinascimento.

lunedì 4 novembre 2013

Milano guelfa (1302-1310)

Milano guelfa (1302-1310)
di Paolo Grillo
pp. 268, € 25,00
Viella, 2013
ISBN: 9788867280476

Il volume analizza la vita politica, istituzionale e sociale di Milano nell'arco di un decennio, dal giugno del 1302 al gennaio del 1311, quando in città, allontanati Matteo Visconti e i suoi principali seguaci, dominarono i popolari e la famiglia della Torre, che aderirono con decisione allo schieramento guelfo "radicale", allora capeggiato dai "neri" fiorentini. Si tratta di un arco di tempo limitato ma di grande interesse: Milano per alcuni anni propose un atteggiamento politico innovativo e differente da quello che avrebbe poi caratterizzato il successivo regime dei Visconti. Infatti il comune di popolo rinato nel 1302 puntò con decisione non alla creazione di un'area di dominio regionale, ma all'inserimento della città in una solida e vasta rete di alleanze che coinvolgeva tutta la penisola, che portò a un periodo di pace quasi decennale e permise una momentanea ma rigogliosa fioritura della vita economica. Il progetto fallì a causa delle ambizioni egemoniche di Guido della Torre, che fra il 1307 e il 1308, sfruttando la sua rete di clientele, prese il potere creando una signoria personale. Quando scese in Italia l'imperatore Enrico VII la popolazione, esasperata, gli aprì le porte, permettendo anche il ritorno dei Visconti. Fallì così anche la possibilità di creare un'"Italia guelfa", basata sull'asse Napoli-Firenze-Milano-Padova, che avrebbe potuto dare una dimensione nazionale alla politica e all'economia italiana fin dal Trecento.
Paolo Grillo è professore di Storia medievale presso l’Università degli Studi di Milano. Il suo principale ambito di ricerca è il mondo comunale italiano dei secoli XII-XIV nei suoi molteplici aspetti politici, istituzionali, sociali, religiosi e militari. Oltre a diversi saggi, ha recentemente pubblicato: Cavalieri e popoli in armi. Le istituzioni militari nell’Italia medievale, Laterza, Roma-Bari 2008; Monaci e città: comuni urbani e abbazie cistercensi nell’Italia nord-occidentale (sec. XIII-XIV), Biblioteca Francescana, Milano 2008; Legnano 1176. Una battaglia per la libertà, Laterza, Roma-Bari 2010.
Aquista online con lo sconto del 15%.