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domenica 12 giugno 2022

Dieci lettere di Vis a Ramin sulla crudeltà

Dieci lettere di Vis a Ramin sulla crudeltà
di Fakhr al-Din Gorgani
a cura di Nahid Norozi
pp. 282, € 23,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2022
ISBN: 9788829014606

Il volume è la prima traduzione italiana dell’epistolario amoroso in versi inserito nel Vis e Ramin di Fakhr al-Din Gorgani (XI secolo), un poema persiano che s’imporrà come modello nella letteratura autoctona e forse influenzerà anche il ciclo di Tristano, con il quale l’opera ha non poche affinità tematiche e strutturali. Si tratta di dieci lettere (dah-namé) appassionate della bella Vis al principe Ramin, incentrate su infedeltà e crudeltà in amore, cui seguono le risposte dell’amato. Questo epistolario – in distici a rime baciate – costituisce un affascinante trattato d’amore che riflette le concezioni e i rituali cortesi del medioevo persiano. La curatrice nell’introduzione si sofferma su vari aspetti di questa celebre storia d’amore e descrive il ricco e multiforme sviluppo del genere epistolare in versi nella letteratura persiana.
Nahid Norozi è ricercatrice in Lingua e letteratura persiana all’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, è codirettore dei “Quaderni di Meykhane”, rivista di studi iranici. Si occupa di autori medievali (Kubrà, Khw?ju Kerm?ni, Gorg?ni e al-Sahlaji, redattore dei detti di al-Bist?mi) e contemporanei (Sepehri, Sh?mlu, Behbah?ni). Tra le sue monografie: Il cavallo selvaggio dell’ira. Introduzione all’opera di Ahmad Sh?mlu, poeta ribelle del ’900 persiano (CEB, 2017) e Esordi del romanzo persiano. Dal Vis e R?min di Gorg?ni (XI sec.) al ciclo di Tristano (Edizioni dell’Orso, 2021).

lunedì 31 dicembre 2018

Il Libro dei Re

Il Libro dei Re
di Firdusi
Traduzione di Francesco Gabrielli
pp. 512, € 32,00
Luni Editrice, 2018
ISBN: 9788879845984
 
Il Libro dei Re, Shah-nameh, del poeta persiano Firdusi, qui riproposto nella suggestiva e ormai introvabile traduzione di Francesco Gabrieli, è la grandiosa sistemazione poetica, nella lingua letteraria della Persia dell’XI secolo, del patrimonio epico-storico dell’Iran, anteriore alla conquista araba e all’islamizzazione del paese. Una saga e una cronaca insieme, che riconduce in uno schema dinastico l’intera storia della civiltà persiana, dai più remoti miti cosmogonici, attraverso leggende e tradizioni orali, fino alla protostoria e alla storia della Persia preislamica.
Figure di eroi, sovrani saggi, condottieri intemerati, re barbarici, sapienti zoroastriani, principesse affascinanti e donne volitive, Alessandro Magno, Cosroe, popolano il susseguirsi dei versi antichi, emergendo dalle nebbie della mitologia per inserirsi in una vera e propria cronaca annalistica di corte nell’età dei Sasanidi, che costituiscono l’ultima fase dei fasti dell’Iran pre-musulmano.
Deserti e foreste, montagne impervie, battaglie sanguinose e duelli cavallereschi, palazzi favolosi e giardini lussureggianti, ambienti e costumi adorni di perle e di gemme, sete preziose e oro e argento sono sfondo delle gesta dei protagonisti e rimandano l’immagine di una civiltà raffinata e progredita che finirà per contaminare nel profondo, rinnovare e arricchire l’islam conquistatore.
Firdusi (Tus, Khorasan, 940 – 1020 circa) è il maggiore poeta epico della Persia medievale. Con Il libro dei Re ha gettato le basi di un genere nuovo per la letteratura musulmana e persiana in particolare: l’epica. Il suo poema, scritto in una lingua ricca e libera da infiltrazioni arabe, tratta in circa 60.000 versi la storia dinastica della Persia dal primo uomo, fondatore della prima mitica dinastia ai Sasanidi, la dinastia destinata a soccombere all’invasione islamica.
Francesco Gabrieli (Roma 1904 – 1996), insigne arabista e islamologo, conoscitore profondissimo delle lingue araba, persiana e turca, se ne è interessato soprattutto come mezzo per la comprensione filologica e storica della civiltà islamica, di cui ha studiato, per oltre un sessantennio, non soltanto gli aspetti storici, religiosi e letterari, ma anche i rapporti con il mondo.

lunedì 22 maggio 2017

Divano Occidentale

Divano Occidentale
Un millennio di poesia persiana
di Gianroberto Scarcia
pp. 262, € 26,00 (Acquista online con lo sconto del 15%)
Viella, 2017
ISBN: 9788867288083 

Gianroberto Scarcia, iranista e islamologo, offre qui, in quello che considera il “suo” Divān, Canzoniere – vera e propria summa della sua attività traduttoria lunga decenni – una raccolta evocativa di una produzione poe­tica che si snoda lungo un millennio e che, trovando nella Persia il suo grande modello culturale, abbraccia anche testi in lingue quali turco, curdo, afghano, urdu a dar conto dell’influenza della cultura e del pensiero persiani al di là dello stesso Iran.
Un grande quadro di insieme, in cui gli autori dei testi poetici, apparentemente in voluta ombra, e la peculiarità artistica e stilistica di ciascuno di loro, si fondono in un grande affresco, capace di dare vita e voce a un universo estetico e spirituale spesso a noi ignoto, pur se da tanti punti di vista singolarmente affine.
Gianroberto Scarcia è professore emerito di studi islamici presso l’Università di Venezia. I suoi interessi orientalistici hanno spaziato dalla letteratura al diritto, dall’Islam “arabo” all’Islam “sovietico”. Autore di centinaia di pubblicazioni a carattere scientifico e divulgativo, nella sua attività ha mostrato costante attenzione per gli aspetti letterari ed estetici. Tra le sue opere: Letteratura persiana e Letterature turche, in Storia delle Letterature d’Oriente (Milano, 1969); Persia Barocca (Reggio Emilia, 1983); Il volto di Adamo. Islam: la questione estetica nell’altro Occidente (Venezia, 1995); Ripensare la Creazione. Il metodo del giurista musulmano (Roma, 2001); Scirin. La Regina dei Magi (Milano, 2004); Hafez, Canzoniere (Milano, 2005, con S. Pellò), Ghalib, Canzoniere Urdu (Milano, 2013, con D. Bredi).

lunedì 6 febbraio 2017

Homāy e Homāyun

Homāy e Homāyun
Un romanzo d'amore e avventura nella Persia medievale
di Khwāju di Kerman
traduzione di Nahid Norozi
pp. 400, € 26,00
Mimesis Edizione, 2017
ISBN: 978-88-5753-735-1

Il principe persiano Homāy, vedendo il ritratto di Homāyun, figlia dell’imperatore della Cina, se ne innamora perdutamente e intraprende un lungo e pericoloso viaggio durante il quale dovrà fronteggiare briganti e cannibali, e liberare la cugina dell’amata, prigioniera in una fortezza incantata. Dovrà a un certo punto abbandonare per amore il trono che gli viene offerto da un popolo incontrato in Asia Centrale e, arrivato finalmente in Cina, cerca attraverso intriganti e numerose vicende, di incontrarsi con l’amata. Anche la bella Homāyun s’innamora di lui, ma ci saranno ostacoli d’ogni sorta che ritarderanno l’unione degli amanti, tra cui inganni, guerre, prigionie e tradimenti.
Khwāju di Kerman poeta persiano del XIV sec., il cui stile influenzò il grande Ha¯fez· di Shiraz suo contemporaneo, fu oltre che un lirico anche un fine narratore in versi, autore di un quintetto di poemi sull’esempio della pentalogia del famoso Nezāmi di Ganjé (XII-XIII sec.). Il poema di Khwāju qui tradotto per la prima volta in una lingua europea, Homāy e Homāyun, racconta la storia di un principe persiano che s’innamora, dopo averne visto il ritratto, di una principessa cinese e corre sino in Cina alla sua ricerca. Si tratta di uno splendido romanzo d’amore e d’avventura che ci apre una finestra privilegiata sulla Persia medievale e che ha ispirato un grande miniaturista persiano, Junayd (XIV-XV sec.). Tra innumerevoli avventure fiabesche, fatti d’arme, incontri con fate e demoni, tradimenti e riconciliazioni, storie parallele di amici e nemici, il protagonista va incontro al suo destino e, conformemente alla antica concezione iranica della regalità, diventerà “re del mondo” sposando la figlia dell’imperatore della Cina e unendo l’estremo Oriente all’Iran. Khwāju ci narra una storia d’amore terreno e un viaggio a Oriente leggibili però in filigrana anche come una grande parabola dell’amore mistico e una quête spirituale.
Nahid Norozi è PhD in “Culture letterarie, filologiche, storiche” e tutor di lingua persiana presso l’Università di Bologna. Membro del comitato redazionale della «Rivista di Studi Indo-Mediterranei» e del comitato scientifico della rivista bilingue «Quaderni di Meykhane», si occupa di letteratura epica medievale, di trattatistica mistica arabo-persiana, e di poesia sia come autrice sia come traduttrice dal persiano e dall’italiano. Ha curato la prima traduzione italiana del sufi iranico medievale Najm al-Din Kubrā (XII sec.), Gli schiudimenti della Bellezza e i profumi della Maestà (2011), la traduzione del poeta contemporaneo Sohrāb Sepehri, Sino al fiore del nulla (2014) ed è autrice del volume Prestiti arabo-persiani nella lingua spagnola (2014).