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mercoledì 26 febbraio 2025

Per una filologia integrata dei testi e delle immagini

Per una filologia integrata dei testi e delle immagini
Prospettive genealogiche ed ermeneutiche
a cura di Corrado Bologna e Alessandra Forte
pp. 500; € 60,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Viella, 2024
ISBN: 9791254697368
 
Questa copertina è abitata dal monaco Rufillus, che trasforma una “R” maiuscola nel proprio atelier di illuminator, dove dispone i colori, i coltellini, i pennelli; in un altro codice lo stesso Rufillus si rappresenta come scriba, con la cannula della penna e un rasoio fra le mani. L’identità di forme grafiche e di soggetti iconografici permette di ricondurre la duplice fatica a un Individuo che ebbe un nome, un corpo, un’anima.

Sotto l’egida allegorica di Rufillus, scrivano e miniaturista, si raccolgono qui gli Atti del primo Convegno organizzato nel settembre 2022, presso la Scuola Normale Superiore, dal centro di Ricerca Interuniversitario «Scritture e Civiltà. Libri e testi nell’Italia medioevale». La questione di fondo a cui hanno risposto gli specialisti di numerose discipline è se sia possibile e opportuno applicare a una tradizione iconografica gli strumenti concettuali e operativi che l’ecdotica ha elaborato per le tradizioni testuali. Filologi, paleografi, storici della miniatura e dell’arte comparano illustrazioni affini, discutono la ricostruibilità di antigrafi miniati perduti, illustrano come realizzare un’edizione critica di disegni, e più in generale riflettono sulla categoria di copia in campo visivo, codicologico e paleografico.
Corrado Bologna è nato a Torino nel 1950, ha studiato nelle Università di Roma e di Ginevra; ha insegnato nelle Università di Ginevra, di Chieti, di Roma "La Sapienza"; è attualmente Prof. Ordinario di Filologia romanza nell´Università di Roma Tre.
Alessandra Forte è attualmente assegnista di ricerca presso l’Università degli studi di Bergamo. I suoi interessi di ricerca si rivolgono alla filologia e all’esegesi dantesca, e ai rapporti tra testo e immagine nel libro illustrato. È autrice di vari saggi di argomento filologico e iconografico e della monografia Copisti di immagini (2023).

giovedì 25 aprile 2024

Nicolò di Giacomo

Nicolò di Giacomo
Un "Breviario" giovanile tra Bologna e Firenze
di Fabio Massaccesi
pp. 160; € 24,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Silvana Editoriale, 2024
ISBN: 9788836655809

Tra i codici miniati appartenenti alla Biblioteca Universitaria di Bologna e parte del lascito di papa Benedetto XIV, c’è il “Breviario” manoscritto 343 proveniente dalla certosa di San Gerolamo di Bologna.

Privo di studi specialistici, presenta una decorazione di XIV secolo che in questa sede si propone di attribuire al pennello di Nicolò di Giacomo, tra i più importanti artisti dalla seconda metà del Trecento che hanno monopolizzato lo scenario della miniatura entro e fuori Bologna.
Attraverso uno studio accurato e interdisciplinare, che ha visto approfondite ricerche anche dei contenuti liturgico-musicali, il manoscritto è risultato un’importante aggiunta alla comprensione della rara fase giovanile dell’artista, ancora dipendente dai modi del Maestro del 1346, ma non priva di incertezze critiche sulle quali il presente intervento apporta nuovi dati e spunti di riflessione.
La ricostruzione, inoltre, del contesto in cui il codice venne eseguito e la stessa sua compravendita nel 1365 all’interno delle “reti monastiche” certosine hanno permesso di ricomporre un inedito spaccato storico, comprendente il ruolo della certosa di Bologna nella fondazione di quella di San Lorenzo del Galluzzo di Firenze.
Fabio Massaccesi insegna Storia dell’Arte Medievale all’Università di Bologna. Ha pubblicato saggi, articoli e volumi sulla storia dell’arte medievale su temi legati all’architettura, committenza, iconografia, pittura e miniatura in un arco temporale che va dal XII al XV secolo, con particolare attenzione all’Emilia-Romagna.
Allo studio dei contesti architettonici ha di recente dedicato il volume Spazi del sacro nell’Italia medievale (2022). È condirettore della rivista del Dipartimento delle Arti (DAR) «Intrecci d’Arte» ed è parte dell’editorial board della collana internazionale «The Senses and Material Culture in a Global Perspective» di Brepols. È inoltre membro della Società Internazionale di Storia della Miniatura e del gruppo di ricerca Ius Illuminatum.

lunedì 29 gennaio 2024

Nicolò di Giacomo

Nicolò di Giacomo
Un "Breviario" giovanile tra Bologna e Firenze
di Fabio Massaccesi
pp. 160; € 24,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Silvana Editoriale, 2023
ISBN: 9788836655809

Tra i codici miniati appartenenti alla Biblioteca Universitaria di Bologna e parte del lascito di papa Benedetto XIV, c’è il “Breviario” manoscritto 343 proveniente dalla certosa di San Gerolamo di Bologna.

Privo di studi specialistici, presenta una decorazione di XIV secolo che in questa sede si propone di attribuire al pennello di Nicolò di Giacomo, tra i più importanti artisti dalla seconda metà del Trecento che hanno monopolizzato lo scenario della miniatura entro e fuori Bologna.
Attraverso uno studio accurato e interdisciplinare, che ha visto approfondite ricerche anche dei contenuti liturgico-musicali, il manoscritto è risultato un’importante aggiunta alla comprensione della rara fase giovanile dell’artista, ancora dipendente dai modi del Maestro del 1346, ma non priva di incertezze critiche sulle quali il presente intervento apporta nuovi dati e spunti di riflessione.
La ricostruzione, inoltre, del contesto in cui il codice venne eseguito e la stessa sua compravendita nel 1365 all’interno delle “reti monastiche” certosine hanno permesso di ricomporre un inedito spaccato storico, comprendente il ruolo della certosa di Bologna nella fondazione di quella di San Lorenzo del Galluzzo di Firenze.
Fabio Massaccesi insegna Storia dell’Arte Medievale all’Università di Bologna. Ha pubblicato saggi, articoli e volumi sulla storia dell’arte medievale su temi legati all’architettura, committenza, iconografia, pittura e miniatura in un arco temporale che va dal XII al XV secolo, con particolare attenzione all’Emilia-Romagna.
Allo studio dei contesti architettonici ha di recente dedicato il volume Spazi del sacro nell’Italia medievale (2022). È condirettore della rivista del Dipartimento delle Arti (DAR) «Intrecci d’Arte» ed è parte dell’editorial board della collana internazionale «The Senses and Material Culture in a Global Perspective» di Brepols. È inoltre membro della Società Internazionale di Storia della Miniatura e del gruppo di ricerca Ius Illuminatum.

mercoledì 17 novembre 2021

Il gusto della miniatura in Italia

Il gusto della miniatura in Italia
Un percorso tra letteratura artistica e altre fonti (secc. XIV-XVIII)
di Simonetta Nicolini
pp. 440, € 49,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2021
ISBN: 9788829009541
 
Il volume percorre la fortuna critica della miniatura attraverso testimonianze letterarie e fonti artistiche. A partire dai versi di Dante dedicati a Oderisi da Gubbio e Franco Bolognese si impone la presenza dei miniatori nelle fonti medievali e rinascimentali (Petrarca, Pietro Summonte, Marcantonio Michiel) e si cominciano a stabilire le parole e le formule ecfrastiche per definire l’arte della miniatura come pittura in piccolo. A metà del XVI secolo, Giorgio Vasari dà forma alle biografie di alcuni miniatori e crea un lessico dedicato alla loro arte. La sua eredità è raccolta nel Seicento dalla letteratura locale e dall’erudizione, che introducono anche confronti e sovrapposizioni fra la miniatura antica e le sue espressioni in epoca moderna. Nella prima metà del Settecento, il collezionismo, l’avvento dei dizionari artistici, i cataloghi di biblioteche e il ritorno dell’italiano nella comunicazione tra uomini di lettere favoriscono l’affinamento della ricerca storica e della lingua che descrive la miniatura, come mostrano i casi di Apostolo Zeno e di Giovanni C. Trombelli, precursori della connoisseurship.
Simonetta Nicolini ha tenuto corsi nelle Università di Bologna (Didattica della storia dell’arte) e di Venezia (Storia della miniatura). Per musei e biblioteche si è occupata di catalogare materiale librario antico e artistico, della realizzazione di mostre e di ricerche iconografiche. Ha pubblicato saggi sull’arte tra Otto e Novecento, critica d’arte, didattica artistica e storia della miniatura romagnola, malatestiana e bolognese: in particolare, con Giordana Mariani Canova e Piero Meldini, ha curato I codici miniati della Gambalunghiana di Rimini (Milano 1988).

sabato 6 marzo 2021

Il viaggio di Dante

Il viaggio di Dante
Storia illustrata della Commedia
di Emilio Pasquini
pp. 312, € 17,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2021
ISBN: 9788829005093
 
Seguendo il filo offerto dalle straordinarie miniature dei manoscritti più antichi e lasciando in primo piano il ritmo narrativo degli eventi, uno dei maggiori studiosi di Dante racconta la Commedia al pubblico non accademico, senza presupporre particolari conoscenze né rinviare a letture erudite o bibliografi e accessorie. Grazie al risalto dato agli aspetti più concreti e stimolanti dell’opera, gli incontri con i personaggi e le atmosfere del poema invogliano di canto in canto ad attingere direttamente dal testo originale le emozioni e le conoscenze di cui il capolavoro dantesco si rivela, ancora e di nuovo, fonte inesauribile.
Emilio Pasquini (1935-2020) è stato professore emerito all’Università di Bologna, dove ha insegnato a lungo Letteratura italiana. Presidente della Commissione per i testi di lingua e della Società dantesca italiana, è stato membro onorario della Dante Society of America e socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei.

lunedì 15 giugno 2020

Il manoscritto Saibante-Hamilton 390

Il manoscritto Saibante-Hamilton 390
Volume diretto da Maria Luisa Meneghetti e coordinato da Roberto Tagliani
pp. CCXVI-622, € 148,00
Salerno Editrice, 2020
ISBN: 978-88-6973-440-3
  
L’illustre codice Hamilton 390 della Staatsbibliothek zu Berlin (già Saibante), che qui si pubblica in edizione critica, ha destato l’interesse di alcuni tra i più grandi filologi romanzi dell’Otto e Novecento. Realizzato verosimilmente a Treviso nei primissimi anni Ottanta del Duecento, conserva un florilegio di testi latini e volgari di straordinaria importanza: è infatti «il primo manoscritto italiano a proporsi in forma di raccolta coerente, e i testi volgari in esso contenuti (spesso degli unica) rappresentano il più antico corpus di opere di carattere didattico-moraleggiante dell’Italia settentrionale. Le numerose miniature del codice intrecciano un fitto dialogo con i testi e hanno funzione non solo decorativa, ma anche, e ancor più, di complemento esegetico» (dall’Avvertenza, p. v).
Il volume raccoglie, per la prima volta, l’edizione critica integrale di questo monumentum delle Origini italiane, accompagnato da uno studio multiprospettico che ripercorre la storia antica e moderna del codice, facendo emergere le particolarità del suo assetto materiale, ma anche i molti – e finora poco valorizzati – pregi letterari, artistici, storico-culturali che ne determinano la fisionomia. L’edizione complessiva, che permette in primo luogo di osservare l’oggetto nella sua materialità e nella sua realtà testimoniale, consente anche, da un lato, la piena intelligenza dei testi che lo compongono, esaminati nella loro peculiare stratificazione testuale e linguistica; dall’altro, offre l’opportunità d’indagare compiutamente il rapporto tra i testi e le illustrazioni che li corredano: un rapporto vistoso ed esplicito, che fa del manoscritto un caso pressoché unico nel panorama della produzione libraria dei primi secoli della letteratura italiana (ma anche europea).
Le note introduttive e i commenti puntuali a ciascuna delle opere, insieme al formario analitico completo (volgare e latino) relativo a tutti i testi contenuti, offrono un impianto esegetico il più aggiornato e sistematico possibile; gli studi codicologici e storicoartistici, nonché l’indagine sui paratesti e sull’impianto illustrativo, che alla parte propriamente esegetica si integrano in modo coerente, propongono, nel loro complesso, un nuovo ed efficace paradigma per lo studio dei grandi manoscritti letterari medievali.
Maria Luisa Meneghetti insegna Filologia romanza nell’Università degli Studi di Milano. È autrice, tra l’altro, de Il pubblico dei trovatori (Torino 1992), Le origini delle letterature medievali romanze (Roma-Bari 2007), Il romanzo nel Medioevo. Francia, Spagna, Italia (Bologna 2010) e Storie al muro. Temi e personaggi della letteratura profana nell’arte medievale (Torino 2015).
Roberto Tagliani insegna Filologia e Linguistica romanza nell’Università degli Studi di Milano. Ha indagato, in particolare, la diffusione della letteratura arturiana in Francia e in Italia, il romanzo medievale francese e la letteratura didattico-religiosa del basso Medioevo italiano settentrionale. Ha curato l’edizione critica del Tristano Corsiniano (Roma 2011).

giovedì 26 settembre 2019

Hildegard von Bingen

Hildegard von Bingen
Viaggio nelle immagini
di Sara Salvadori
pp. 224, € 49,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Skira, 2019
ISBN: 885724014

Il significato del complesso testo profetico di Hildegard von Bingen, tra simbolismi e visioni.
“Le cose che non vedo non le conosco.”
Così Hildegard von Bingen (1098-1179) descrive le visioni mediante le quali attinge alla conoscenza delle realtà cosmiche, umane e divine.
Quando l’urgenza di trasmettere questo messaggio si fa ineludibile, Hildegard dà inizio alla scrittura di Scivias – “conosci le vie” –, nel tentativo di trasformare in linguaggio umano quello che vede e ode.
A distanza di quasi novecento anni, Viaggio nelle immagini è il primo libro   che, a partire dall’elemento iconografico, illustra il complesso testo profetico della santa e dottore della Chiesa.
Di grande rilevanza il capitolo che presenta le 35 miniature riprodotte a grandezza originale, accompagnate da un sintetico racconto della visione e da una legenda che ne chiarisce il significato simbolico. A queste tavole, che offrono una Grammatica del simbolo, seguono le pagine riccamente illustrate della Retorica, dove la lettura per temi che attraversa tutta l’opera di Hildegard è resa evidente.
Grazie a un prezioso lavoro analitico, frutto di sette anni di ricerca, la profondità dello scritto originale della mistica tedesca trova in questo volume uno strumento unico nel suo genere per raggiungere il lettore.
In questo modo la bellezza ritrovata delle immagini scopre una nuova potenza, che, giungendo fino al nostro tempo, risulta più che mai attuale per guidarci nelle complesse vie della conoscenza e della sapienza.

lunedì 20 maggio 2019

Hildegard von Bingen

Hildegard von Bingen
Viaggio nelle immagini
a cura di Sara Salvadori
pp. 224, € 49,00 (Acquista online con il 15% di sconto)
Skira, 2019
ISBN: 885724014
 
Il significato del complesso testo profetico di Hildegard von Bingen, tra simbolismi e visioni.
“Le cose che non vedo non le conosco.”
Così Hildegard von Bingen (1098-1179) descrive le visioni mediante le quali attinge alla conoscenza delle realtà cosmiche, umane e divine.
Quando l’urgenza di trasmettere questo messaggio si fa ineludibile, Hildegard dà inizio alla scrittura di Scivias – “conosci le vie” –, nel tentativo di trasformare in linguaggio umano quello che vede e ode.
A distanza di quasi novecento anni, Viaggio nelle immagini è il primo libro che, a partire dall’elemento iconografico, illustra il complesso testo profetico della santa e dottore della Chiesa.
Di grande rilevanza il capitolo che presenta le 35 miniature riprodotte a grandezza originale, accompagnate da un sintetico racconto della visione e da una legenda che ne chiarisce il significato simbolico. A queste tavole, che offrono una Grammatica del simbolo, seguono le pagine riccamente illustrate della Retorica, dove la lettura per temi che attraversa tutta l’opera di Hildegard è resa evidente.
Grazie a un prezioso lavoro analitico, frutto di sette anni di ricerca, la profondità dello scritto originale della mistica tedesca trova in questo volume uno strumento unico nel suo genere per raggiungere il lettore.
In questo modo la bellezza ritrovata delle immagini scopre una nuova potenza, che, giungendo fino al nostro tempo, risulta più che mai attuale per guidarci nelle complesse vie della conoscenza e della sapienza.

martedì 4 dicembre 2018

Anno Mille

Anno Mille
L'arte in Europa dal 950 al 1050
di Liana Castelfranchi Vegas
pp. 240, € 90,00
Jaca Book, 2018
ISBN: 978-88-16-60573-2

Il passaggio fra il primo e il secondo millennio è uno straordinario periodo di creatività nella storia Europea per ragioni letterarie, culturali, religiose, e risulta un vero e proprio spartiacque dal primo al secondo Medioevo. Nella storia dell’arte, in particolare, l’impero ottoniano, sostituendosi con efficacia alla pretesa unificatrice carolingia, diviene il centro e il motore delle novità artistiche dell’epoca. Sull’asse Germania-Lombardia si sviluppa infatti una corrente artistica di alto profilo, stilizzata e colta, che dà vita a notevoli cambiamenti nell’architettura e nelle arti minori. Basti pensare alle chiese di San Ciriaco a Gernrose, San Michele di Hildesheim o alla rotonda del duomo vecchio di Brescia, o, ancora, agli affreschi superstiti della Majestas Domini nella Basilica di San Vincenzo a Galliano, vicino a Cantù. E soprattutto alle numerose miniature, agli oggetti di culto, ai simboli del potere frutto della ricchissima committenza imperiale, in cui, oltre all’evidente influsso di Bisanzio, sono tangibili, in nuce, i segni di una nuova sensibilità e di un nuovo gusto propriamente occidentali. Il volume non tralascia le testimonianze artistiche del regno di Francia, con i tesori orafi di Conques e con Cluny, il monastero che all’epoca era in grado di rivaleggiare nella cristianità con Roma per magnificenza e importanza; pone in risalto l’inventiva dei centri inglesi di Winchester e Canterbury, o di Saint-Omer nelle Fiandre; infine affronta l’architettura sincretica della Spagna del Nord e l’invenzione delle Apocalissi e dei Beati negli scriptoria monastici iberici. Sono tasselli preziosi che si combinano sapientemente per delineare il momento storico che darà all’Europa la sua prima arte universale: il Romanico.

mercoledì 12 settembre 2018

Bestiari tardoantichi e medievali

Bestiari tardoantichi e medievali
I testi fondamentali della zoologia sacra
a cura di Francesco Zambon
pp. 2560, € 50,00
Bompiani, 2018
ISBN: 9788845295492
 
Questo volume offre la più ampia raccolta di bestiari tardoantichi e medievali che sia stata finora pubblicata. I lettori, per la prima volta, avranno a disposizione tutto il corpus fondamentale dei bestiari, in versi e in prosa, con il testo originale a fronte (greco, etiopico, latino, francese, occitano, anglosassone, islandese, tedesco e russo), nuove traduzioni e ricchi apparati (introduzioni, note, bibliografie). Si tratta di testi sorprendenti e affascinanti, che costituiscono una imprescindibile fonte di informazioni per lo studio di qualsiasi aspetto (religioso, storico, letterario, artistico) della cultura medievale. Nato ad Alessandria d'Egitto probabilmente nel II secolo d. C. con il ''Fisiologo greco'' (il cui testo fu via via modificato, ampliato e rielaborato in numerosissime versioni in varie lingue), questo genere descrive la ''natura'' (le caratteristiche) dell'animale e, nello stesso tempo, elabora interpretazioni allegoriche fondate su temi e figure della dottrina cristiana. Partendo dal principio che ''il mondo è un simbolo'' (come suggerisce il grande storico dell'arte medievale Emile Mâle), i bestiari hanno il loro fondamento teologico nell'idea secondo cui tutte le realtà materiali sono immagini o specchi delle realtà spirituali e divine. Il volume è reso ancora più prezioso da un inserto iconografico a colori che raccoglie una settantina di miniature tratte da diversi manoscritti: una straordinaria testimonianza del valore artistico di queste splendide illustrazioni.
Francesco Zambon insegna filologia romanza all’Università di Trento. Ha studiato la letteratura allegorica e religiosa del medioevo latino e romanzo, il ciclo romanzesco del Graal e altri aspetti della narrativa francese medievale, la poesia politico-religiosa occitana del XIII secolo, la letteratura italiana dei primi secoli.

domenica 26 agosto 2018

Codices Illustres

Codices Illustres
I codici miniati più belli del mondo dal 400 al 1600
di Walther Ingo F.; Wolf Norbert
pp. 504, € 30,00
Taschen Editore, 2018
ISBN: 978-3-8365-7285-9

I più importanti e affascinanti codici miniati realizzati tra il V e il XVI secolo sono ora raccolti in un’edizione compatta ed economica che rappresenta un imperdibile “tesoretto” della grande arte dell’illustrazione medievale.
Dal Libro di Kells al Decameron di Boccaccio, dal Vienna Genesis alla Divina Commedia di Dante: sfogliare Codices illustres significa aprire uno scrigno di preziosi segreti. Questo splendido libro accompagna il lettore alla scoperta di 167 dei più pregiati e importanti manoscritti del Medioevo.
Attraverso magnifiche riproduzioni di grande formato, il volume presenta i più grandi capolavori della miniatura realizzati tra il IV e il XV secolo. Questi tesori dell’arte, un tempo appartenuti a potenti personalità storiche, hanno un valore inestimabile e sono sempre stati celati in collezioni private o in archivi rigidamente sorvegliati – fino ad ora.
La collezione si focalizza per lo più su codici europei, tuttavia non mancano esempi di manoscritti Messicani, Persiani e Indiani, rappresentativi della raffinatezza e della complessità delle tradizioni amanuensi extra-europee. Ciascun manoscritto è corredato da una sinossi informativa che permette al lettore di orientarsi a colpo d’occhio, mentre un’appendice di 36 pagine è dedicata alle biografie degli artisti, a una vasta bibliografia, all’indice e a un glossario dei termini tecnici.

sabato 16 giugno 2018

La serialità iconografica nell’arte sacra medioevale

La serialità iconografica nell’arte sacra medioevale
Temi e confronti
di Francesca Di Maio
pp. 86, € 12,00
Edizioni Progetto Accademia, 2018
ISBN: 8885536077

L’industrializzazione dell’arte fu problematizzata da Walter Benjamin che scrisse uno dei più importanti saggi del xx secolo: “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. La riproduzione in serie delle opere d’arte le privò della loro aura, dell’hic et nunc, dell’unicità della rappresentazione, della mano dell’artista (sostituita da freddi ingranaggi. Lo studio di Francesca Di Maio ci dimostra che non è propriamente così. La serialità nelle opere d’arte è antecedente all’avvento dell’industria e anzi ne anticipa i meccanismi. La ricerca di Di Maio ci conduce nel Medioevo: fra codici miniati, cicli pittorici, e scultorei. Dai metodi di lavorazione protoindustriale negli scriptoria medioevali; alla ripetitività di certe iconografie religiose in differenti opere. Un’analisi attenta e dettagliata che si avvalora dei contributi di alcuni dei più grandi storici dell’arte come Franz Wickhoff, Otto Pächt, Pietro Toesca e Angela Daneu Lattanzi.
Francesca Di Maio (1989), nel 2015 ha conseguito la laurea magistrale in “Storia dell’Arte” presso l’Università degli Studi di Palermo col massimo dei voti. Ha discusso una tesi dal titolo “serialità iconografica fra codici miniati, mosaici e affreschi coevi nel medioevo”, da cui è tratto il presente saggio. Ha partecipato a diverse edizioni del Festival “Le Vie dei Tesori” in qualità di addetta alle visite guidate. Attualmente collabora con l’Associazione Amici dei Musei Siciliani di Palermo.

mercoledì 21 marzo 2018

Codices Illustres
I codici miniati più belli del mondo dal 400 al 1600
di Norbert Wolf, Ingo F. Walther
pp. 504, € 30,00
Taschen, 2018
ISBN: 978-3-8365-7285-9

Dal Libro di Kells al Decameron di Boccaccio, dalla Genesi di Vienna alla Divina Commedia di Dante, ecco a voi riprodotti 167 tra i più grandi classici di tutti i tempi. Questo volume accompagna il lettore alla scoperta dell'affascinante mondo delle miniature medievali. 167 tra i più meravigliosi e importanti manoscritti medievali dal IV secolo al 1600 sono qui presentati in ordine cronologico e descritti con dovizia di particolari. Ogni riproduzione è correlata da sinossi ricche di informazioni che permetteranno al lettore di orientarsi al primo sguardo. Le sinossi, insieme all'abbondanza di immagini di grande formato, rendono questo libro un esemplare senza precedenti nel settore. Nonostante vengano prediletti i manoscritti di origine europea (francesi, olandesi, tedeschi, italiani, inglesi e spagnoli), non mancano esempi della raffinatezza e della complessità delle opere provenienti dalle culture non europee (messicana, persiana, indiana, ottomana ecc.). Un'appendice di 36 pagine contiene le biografie degli artisti, una dettagliata bibliografia, un indice e, cosa più importante, un glossario riportante i termini tecnici usati nel libro, per una rapida consultazione. Si tratta insomma di una opportunità per trovarsi vis-à-vis con tesori incredibilmente preziosi che altrimenti ci rimarrebbero preclusi alla vista, tesori un tempo appartenuti a re e imperatori e oggi stimati diversi milioni.

venerdì 16 marzo 2018

Il Libro d'Ore

Il Libro d'Ore
di Giuseppe Solmi, Daniela Villani, Alessandro Balistrieri
pp. 150, € 19,00
Nova Charta, 2018
ISBN: 9788895047348

La casa editrice Nova Charta presenta nella collana “Cimelia” un’introduzione alla conoscenza e allo studio di una delle tipologie librarie più diffuse e amate in Europa tra Medioevo e Rinascimento.
Manoscritti vergati in latino, lingua del culto cristiano e in diverse lingue europee, “insieme alla Bibbia, i Libri d’Ore furono i libri più diffusi – se si pensa che dall’invenzione della stampa (1455), circa alla metà del XV secolo, se ne conoscono più di 700 edizioni, mentre i “testimoni” manoscritti, compresi frammenti, cuttings, fogli sciolti e naturalmente esemplari integri, sono ancora più numerosi delle versioni stampate giunte fino ai nostri giorni, ci rendiamo conto della vastità della loro diffusione”. Questo è quanto spiega all’inizio Giuseppe Solmi, coautore del saggio, libraio antiquario bolognese esperto in manoscritti medievali .
I Libri d’Ore, libri di preghiera contenenti i testi religiosi del Breviario e del Salterio, da recitare nelle diverse ore della giornata, presentavano un ampio ventaglio di soluzioni decorative. L’estensione e la qualità delle miniature, su pergamena o su carta, dipendevano dalle disponibilità finanziarie del committente che, se di alto lignaggio, poteva rivolgersi a un miniatore famoso. La pagina divenne così campo d’espressione artistica, testimone del gusto e del costume del tempo. Accanto agli esemplari riccamente decorati in oro e lapislazzulo, carichi di dipinti a piena pagina, di capilettera istoriati, destinati a principi, sovrani e dignitari di corte, o presentati come dono nuziale, fiorì un’intensa produzione di copie d’uso rubricate in rosso e blu, ornate da illustrazioni miniate di minor estensione o, con l’unica decorazione dei capilettera.
La tecnica di produzione degli esemplari manoscritti, contemplava i fogli di pergamena che venivano tracciati a piombo imprimendovi le righe orizzontali parallele sulle quali lo scriba redigeva il testo, lasciando liberi gli spazi destinati ai capilettera. A questo punto il libro passava a un primo miniatore che rubricava la lettera e decorava le bordure, quindi a un secondo artista che abbozzava a penna il disegno delle miniature, e/o si dedicava a miniare anche i paesaggi o gli sfondi. Da ultimo il Maestro, che spesso era anche il titolare della bottega, dipingeva le figure e i volti, vale a dire gli elementi pittorici e decorativi più delicati dell’intero libro. L’oro poteva essere applicato in foglia su uno strato preparato tramite un bolo, quindi brunito con una pietra d’agata oppure direttamente steso a pennello.
Tra le immagini più ricorrenti nelle pagine miniate, la foglia d’acanto, simbolo di resurrezione, e le farfalle che ricordano l’anima che vola verso Dio. La civetta è simbolo di saggezza. L’airone è legato a Giobbe tentato dal diavolo. E ancora: il cane fedele compagno dell’uomo, la lumaca, simbolo di continenza e sobrietà. Ricorrenti anche animali ed esseri fantastici, ibridi tra uomo e animale, mostri, in genere simboli dell’ignoto, del peccato o del “mondo alla rovescia”. Le bordure floreali vanno ricondotte all’iconografia dell’Hortus Conclusus, un giardino immaginario, interpretato dalla teologia medievale nel significato di spazio preservato dal male.
Il saggio ripercorre alcune delle tappe più salienti della storia europea del Libro d’Ore e dedica diverse pagine all’Italia, in particolare alla Lombardia, dove già nella seconda metà del Trecento spicca la notevole presenza di questi libri di preghiera: il più antico esemplare lombardo noto è quello di Bianca di Savoia (1336-1387), madre di Gian Galeazzo Visconti (1351-1402), databile tra il 1350 e il 1378, mentre a Bologna nello stesso periodo accanto agli scriptoria monastici, apparvero i primi atelier laici impegnati anche in quest’arte, oltre che nell’illustrazione di testi giuridici.
Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, accanto al Libro d’Ore manoscritto, che continuò a essere prodotto per i clienti più esigenti, vennero immessi sul mercato quelli prodotti in tipografia; i primi furono stampati a Venezia tra il 1473 e il 1474. Una produzione che va divisa in diverse tipologie: stampa su pergamena con capilettera, bordure e illustrazioni miniate (pressoché indistinguibili dagli analoghi esemplari manoscritti); stampa su pergamena con i soli capilettera miniati; stampa su carta con illustrazioni impresse in bianco e nero.
Attraverso un avvincente racconto storico e l’analisi iconografica dell’apparato decorativo dei Libri d’Ore, Lo studio di Solmi, Villani, Balistrieri restituisce al lettore gli aspetti sociali, di costume e di vita quotidiana di epoche nelle quali il magistero dell’arte, la riflessione sulla realtà e il sentimento della fede si fusero in un’unica percezione del mondo.
Giuseppe Solmi (Bologna, 1956), libraio antiquario e titolare dello studio bibliografico Solmi, specializzato in manoscritti occidentali e orientali di epoca medievale, ha pubblicato per le edizioni Nova Charta, Il manoscritto islamico, 2015
Daniela Villani (Milano, 1957) architetto e studiosa d’arte.
Alessandro Balistrieri (Bologna, 1976) è un consulente bibliografico.

sabato 23 settembre 2017

Legati da una Cintola. L'Assunta di Bernardo Daddi e l'identità di una città

Legati da una Cintola. L'Assunta di Bernardo Daddi e l'identità di una città
a cura di Andrea De Marchi, Cristina Gnoni
pp. 240, € 28,00
Mandragora, 2017
ISBN: 978-88-7461-357-1 

La Sacra Cintola, la cintura della Vergine custodita nel Duomo che per secoli è stata il tesoro più prezioso di Prato, è un simbolo religioso e civile, fulcro delle vicende artistiche della città ed elemento cardine della sua identità. La sottile striscia (di 87 centimetri) di lana di capra broccata in filo d’oro è il fulcro di un’esposizione che comprende altre opere di valore, prima tra tutte la pala di Bernardo Daddi del 1337-1338 che racconta la leggenda di come la reliquia sia stata consegnata a San Tommaso dalla Madonna al momento dell’Assunzione, sia stata portata a Prato verso il 1141 dal mercante pratese Michele Dagomari e da questi donata nel 1172, alla pieve della città.
Il catalogo dell’esposizione illustra, oltre naturalmente alla reliquia solitamente conservata nella cappella di Agnolo Gaddi nel Duomo, la serie di dipinti, sculture e miniature in mostra, che testimoniano le varie elaborazioni del tema dell’Assunta che dona la propria cintola.
In aggiunta, testi e foto propongono lo studio della cappella affrescata da Gaddi, la prepositura di Santo Stefano, le ostensioni che abitualmente avvengono a Prato e la storia del suo culto nei secoli.
Con saggi di Andrea De Marchi, Renzo Fantappiè, Claudio Cerretelli, Isabella Lapi Ballerini, Cristina Gnoni, Rita Iacopino, Marco Ciatti, Diana Toccafondi.
Schede di Aurora Corio, Chiara Marcheschi, Andrea De Marchi, Carl Brandon Strehlke, Fulvio Cervini, Cristina Gnoni, Camila Amoros, Fabiana Carelli, Viola Casaglieri, Don Renzo Fantappiè, Valentina Baffi, Lorenzo Sbaraglio, Giovanni Giura, Anna Maria Guiducci, Francesco Caglioti, Rita Iacopino, Giada Petrillo, Daniela Degl’Innocenti, Marco Campigli, Simone Giordani, Paolo Benassai, Marzia Casini, Don Marco Pratesi, Giovanni Pestelli, Claudio Cerretelli, Monica Cecchi, Dora Liscia Bemporad, Valentina Rubechini, Franco Paliaga.

lunedì 24 agosto 2015

Guarneriana segreta

Guarneriana segreta
di Angelo Floramo
pp. 160, €14,00
Bottega errante, 2015
ISBN: 9788899368005

È un posto magico l'antica biblioteca Guarneriana, una delle più antiche biblioteche d'Italia, tesoro del Friuli Venezia Giulia che Angelo Floramo, direttore scientifico e scrittore, svela con la sua prosa intensa ed evocativa, facendo parlare i protagonisti del luogo: i codici manoscritti che popolano i suoi scaffali, testimoni preziosi di un tempo che fu. "La Guarneriana è un bosco fitto di sentieri e di narrazioni" scrive, e ci conduce per questa via incantandoci con la storia del miniaturista che ha illustrato la Bibbia Bizantina del XII secolo, oppure commentando le glosse all'Inferno dantesco; ci narra le avventure di uno spettro che "infesta" la biblioteca, e ci fa vivere una giornata intera con Giambattista da Cingoli, il copista più mirabile del XV secolo. Entrare nel cuore della biblioteca, diventa così un'esperienza sensoriale, un viaggio in un passato appassionante. In calce al libro una guida ad alcuni itinerari e luoghi di San Daniele del Friuli e dintorni.
Angelo Floramo è medievista per formazione, ha pubblicato diversi saggi critici, monografie e articoli scientifici in riviste specializzate nazionali e internazionali. Dal 2012 ha assunto la direzione scientifica della Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli.
Con la collana Gli Erranti ha pubblicato Balkan Circus nel 2013 (finalista Premio Albatros, 2 edizioni).
Con la Bottega Errante Edizioni ha pubblicato Guarneriana Segreta nel 2015.
Con la Bottega Errante ha curato assieme a Mauro Daltin il Laboratorio scrittura creativa di viaggio a San Daniele del Friuli nel 2013 e il Laboratorio Scrivere luoghi e storie. Laboratorio di scrittura creativa, a Spilimbergo nel 2014.

mercoledì 25 febbraio 2015

Bramante a Milano

Bramante a Milano
Le arti in Lombardia 1477 - 1499
a cura di Matteo Ceriana, Emanuela Daffra, Mauro Natale, Cristina Quattrini
pp. 232, € 39, 50 (acquista online al 15% di sconto)
Skira, 2015
ISBN: 885722645

A cinquecento anni dalla morte, un omaggio alla poliedrica personalità di Donato Bramante (1443/44–1514) che illustra la sua lunga attività in Lombardia (sicuramente dal 1477 fino al 1499) e l’impatto che la sua opera ha avuto sugli artisti dell’Italia settentrionale. 
Sostanzialmente autodidatta, spirito inquieto e ingegnoso, Bramante si è formato alla corte dei Montefeltro a Urbino, dove è stato in contatto con gli architetti, gli scultori e i pittori attivi per il duca Federico. Piero della Francesca deve avere giocato un ruolo fondamentale nella sua formazione visiva benché prevalesse in lui, rispetto all’impegno speculativo del pittore marchigiano, un’attitudine pragmatica, una predisposizione a essere “risoluto, presto e bonissimo inventore” (Vasari) che gli ha consentito di essere il protagonista di una serie di celebri realizzazioni che hanno profondamente rinnovato il linguaggio architettonico in Italia tra Quattro e Cinquecento.
Questa monografia vuole attualizzare la figura dell’artista indagando sia le fasi essenziali della sua formazione, sia la sua attività in Italia settentrionale e in modo particolare a Milano e in Lombardia. Le novità portate da Bramante nel territorio lombardo, in un momento di straordinaria vitalità culturale della corte sforzesca (con la presenza tra gli altri di Leonardo da Vinci e del poeta fiorentino Bernardo Bellincioni) toccano non solo l’architettura, ma anche (forse in modo più esteso) la pittura, la miniatura, l’insieme delle arti figurative, come mostrano diffusamente le opere presentate nel volume che documentano a livelli di eccellenza il grande rinnovamento dell’arte lombarda.
Il volume presenta i saggi di Sandrina Bandera, Stefania Buganza, Carlo Cairati, Matteo Ceriana, Emanuela Daffra, Mauro Natale, Maria Cristina Passoni, Cristina Quattrini, Edoardo Rossetti, Francesca Rossi, Massimo Zaggia.