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domenica 25 febbraio 2024

La Richinvelda

La Richinvelda
Una congiura medievale
di Piergiovanni Sempio
pp. 326; € 18,00 (Acquista online con il 55 di sconto)
Porto Seguro Editore, 2024
ISBN: 9791256161171

Udine, 1344. Il Patriarcato di Aquileia è in serio pericolo: scontri sanguinosi lacerano dall’interno e dall’esterno la gloria che un tempo caratterizzava questi territori. Feudatari ribelli tramano di destituire il Patriarca Bertrando di Saint Geniès, che governa sulla Patria del Friuli su nomina papale, mentre da tempo gli Asburgo e Venezia ambiscono ad annettere i territori del Patriarcato. Ma nessun ostacolo indurrebbe Aymar, il giovane consigliere e comandante degli eserciti aquileiesi, a venir meno alla promessa di fedeltà che lo lega all’anziano Patriarca: da quando, appena sedicenne, si è votato al servizio di Bertrando, non ha mai smesso di vederlo come una guida e una figura paterna. Aymar deve prestare fede al suo giuramento e mostrare gratitudine a Bertrando, ma questo non significa che non soffra per le razzie, i saccheggi, le battaglie sanguinose, la perdita dei compagni d’arme e le lunghe assenze dagli affetti. Fin quando il senso del dovere reggerà di fronte a tutto questo?

Piergiovanni Sempio, nato a Milano nel 1947, economista e appassionato di storia antica nonché vincitore di numerosi premi di poesia, ha già pubblicato due romanzi di narrativa storica: nel 2005 Il corvo sulla neve e nel 2021 L’ultimo vichingo.


giovedì 3 novembre 2022

Gubertino da Novate e i patriarchi d’Aquileia

Gubertino da Novate e i patriarchi d’Aquileia
Protocolli e registri notarili 1328-1358
di Flavia De Vitt
pp. 1687, € 66,00
Isime, 2022
ISBN: 978-88-87948-52-3
 
Il notaio Gubertino da Novate († 1358) è, fra i cancellieri dei patriarchi d’Aquileia vissuti nel ‘300, il più famoso. Innanzi tutto per la durata della sua attività (almeno 30 anni), ma specialmente per il grande numero dei documenti da lui scritti, giunti fino a noi. Questo libro ne completa l’edizione, dopo quelli pubblicati da Giulio Silano (Toronto 1990) e Giordano Brunettin (Udine 2001 e S. Daniele del Friuli 2004). I due volumi del libro di Flavia De Vitt (complessivamente, 1687 pagine) comprendono quasi 1380 documenti, relativi in gran parte all’attività di tre patriarchi: Pagano della Torre (1319-1332), Bertrando di Saint-Geniès (1334-1350) e Nicolò di Lussemburgo (1350-1358). Nei documenti (nell’originale latino, preceduti da dettagliati riassunti in italiano) si vede l’attività, anche quotidiana, di questi patriarchi: essi erano vescovi della vastissima diocesi di Aquileia (che si estendeva su buona parte del Friuli e del Cadore, sulla Carinzia fino alla Drava, parte della Stiria e tutta la Slovenia), erano a capo di un principato (la Patria del Friuli) e di una provincia ecclesiastica che comprendeva quasi 20 diocesi: da Como all’Istria.
I documenti più numerosi risalgono al lungo patriarcato di Bertrando. Ma già i nomi dei tre presuli ci rimandano ad un contesto internazionale, cha va da Avignone (allora sede dei papi), all’imperatore Carlo IV di Lussemburgo. I documenti si possono suddividere in due gruppi: quelli che riguardano la Chiesa e quelli che riguardano lo Stato. Fra i primi, per esempio, nella diocesi d’Aquileia l’erezione di parrocchie, le nomine di pievani, i permessi a preti di assentarsi dalle loro chiese per frequentare le università e, relativamente alle diocesi suffraganee, l’attività del tribunale d’appello. Per quanto riguarda lo Stato, si ricordano le investiture di feudi all’aristocrazia castellana, il conferimento di gastaldie per l’amministrazione di piccoli e grandi territori del Friuli (da Fiumicello alla Carnia) e gli appalti di dazi sulle maggiori vie di comunicazione. Un mondo rivive dinanzi ai nostri occhi, nella sua quotidianità religiosa, politica ed economica.
Il libro è completato dagl’indici dei nomi di persona e dei toponimi, che possono guidare ed orientare la lettura, ma anche indirizzare alla soddisfazione di ricerche particolari.
Flavia De Vitt laureatasi in Lettere moderne a Trieste, ha conseguito il diploma di perfezionamento in Storia medievale e moderna a Padova e il dottorato di ricerca in Storia della società europea a Venezia. Dal 1993 al 2005 è stata ricercatrice di Storia medievale, e dal 2005 al 2016 professore associato presso l’Università degli Studi di Udine, dove ha insegnato Storia medievale, Istituzioni medievali e Storia e cultura dell'Europa.

mercoledì 16 giugno 2021

Il patriarcato di Aquileia

Il patriarcato di Aquileia
Identità, liturgia e arte (secoli V-XV)
a cura di Zuleika Murat, Paolo Vedovetto
pp. 432, € 70 (Acquista online con il 5% di sconto)
Viella, 2021
ISBN: 9788833138022
 
Quali sono i processi che portano alla formazione di valori identitari? Quali i fattori che funzionano da creatori, marcatori, simboli di un bagaglio culturale riconoscibile e condiviso?
 
Partendo da tali questioni, gli autori dei diciassette saggi contenuti in questo volume si interrogano, da punti di vista diversi e complementari, sulla genesi, lo sviluppo e le specificità distintive del patriarcato di Aquileia in epoca medievale, inteso come caso studio ideale. Il patriarcato costituisce infatti un osservatorio privilegiato per esaminare dinamiche identitarie complesse, in virtù di caratteristiche comuni che lo contraddistinguono come entità territoriale: la pretesa origine e autorità apostolica della Chiesa aquileiese; l’ambivalente natura della figura istituzionale del patriarca, che era non solo capo spirituale ma anche politico della diocesi; la sua vasta estensione geografica, sovranazionale, che comprendeva numerose regioni, e univa popoli che parlavano lingue diverse e avevano differenti origini storiche ed etniche, così come molteplici usi e tradizioni. 
L’arte e la liturgia, il culto dei santi, la promozione di figure esemplari, le commissioni illustri sono qui esaminati come agenti e simboli nella creazione di un patrimonio diffuso. Ne emerge un mosaico complesso e sfaccettato, in cui l’identità non è un blocco monolitico ma un prisma cangiante, che si trasforma e mostra di volta in volta le sue diverse facce.
Zuleika Murat è professore associato in Storia dell’arte medievale presso il dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova.
Paolo Vedovetto è assegnista presso il dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova.

martedì 5 maggio 2020

I patriarchi

I patriarchi 
La spada e la croce. 15 secoli di storia
di Roberto Tirelli
pp. 204, € 12,00
Edizioni Biblioteca dell'immagine, 2020
ISBN: 978-88-6391-303-3 

Quasi mille anni di storia dell'umanità sono stati convenzionalmente definiti "medio evo", ponendo come date di riferimento il 476, caduta dell'Impero romano d'Occidente, e il 1492, scoperta dell'America. Questa sequenza di secoli, a lungo vituperati per essere oscuri, riserva ancora delle sorprese a chi desideri conoscerne personaggi e vicende. Il medio evo di una vasta regione d'Europa, senza riferimenti agli attuali confini politici o nazionali e, persino, a quelli geografici, è il Patriarcato di Aquileia. Il cristianesimo, nato e diffuso in questa città, una della più grandi e fiorenti dell'Impero romano e collocata in una posizione strategica nell'alto Adriatico, nel suo raggio di "conversione" ha creato un vero e proprio "governo delle anime", presto divenuto "governo delle terre". Dopo che, nel 452, Attila con i suoi unni ha distrutto Aquileia, condannandola a essere sepolta, gli scavi archeologici ne hanno rivelato la straordinaria ricchezza culturale, già mantenuta viva dal Patriarcato come preziosa eredità. La leggenda fondatrice, il probante sangue dei martiri, la coraggiosa difesa di una identità teologica, hanno fatto dei patriarchi i protagonisti di un'utopia, la "res publica christiana". Un incancellabile segno nella storia.
Roberto Tirelli, nato nel 1951 a Udine, è giornalista e ricercatore storico

mercoledì 17 ottobre 2018

Nicolò da Cividale e Francesco di Nasutto da Udine

Nicolò da Cividale e Francesco di Nasutto da Udine
Notai patriarcali
a cura di Sebastiano Biancato, Elisa Vittor
con la supervisione di Laura Pani
pp. 424, € 30,60
ISIME, 2018
ISBN: 978-88-87948-44-8

Con la pubblicazione di questo volume, dopo quelli dedicati a Gualtiero da Cividale e a Giovanni da Lupico, l’Istituto Pio Paschini termina l’edizione di note, imbreviature e registri dei notai del patriarca di Aquileia della seconda metà del Duecento. Si tratta dell’epoca in cui nel Patriarcato si assestò la prassi dei ‘documenti su libro’ e si vennero definendo ruolo e funzioni dei notai pubblici. I manoscritti superstiti sono solo un campione della pratica di scrittura di questi notai. Hanno tuttavia permesso di comprendere le prassi documentarie dei notai che lavorarono per il patriarca Raimondo della Torre, mentre la ricerca archivistica ne ha meglio delineato il profilo biografico e professionale. Allo storico l’edizione di queste fonti fornisce una messe di informazioni su uomini, luoghi, relazioni sociali, economiche e politiche del Patriarcato sullo scorcio del Duecento.
La biografia del notaio patriarcale Francesco di Nasutto da Udine († 1330) si è a lungo intrecciata, fino a confondersi, con quella dell’omonimo notaio Francesco da Udine († 1299). Questi, nell’ultimo anno della sua vita, svolse le funzioni di camerario del comune, mentre della sua attività notarile sono rimaste solo due pergamene autografe. Di Francesco Nasutti, invece, ci è pervenuto un quaderno (BCU, FP, 1465/I)  contenente 128 atti – quasi tutti relativi a investiture da parte del patriarca Raimondo – dal 1291 al 1293 (a questi vanno aggiunti gli oltre 500 regesti di documenti attribuiti alla mano del Nasutti fino al 1327). Anch’egli tuttavia svolse per i patriarchi funzioni non solamente tabellionali: fu depositario delle collette per i patriarchi Raimondo, Pietro e Ottobono.
Nicolò da Cividale († 1299), canonico di Cividale e notaio patriarcale, figlio del notaio patriarcale Giovanni da Lupico, nacque una decina d’anni dopo la venuta del padre nelle terre del Patriarcato (1252). La prima menzione di Nicolò si trova in un documento del maggio 1281. L’assenza di qualsiasi testimonianza in altre fonti documentarie per tutti gli anni Ottanta del Duecento è compensata dai documenti stessi del registro del notaio (BCU, FP, 1434), tutti scritti, a parte l’unico atto di compravendita del 1282 già menzionato, fra il 1283 e il 1289, e comprovanti la sua attività più come notarius curie presso le varie sedi patriarcali che come publicus notarius.

mercoledì 29 novembre 2017

Note e quaderni di Meglioranza da Thiene

Note e quaderni di Meglioranza da Thiene
Notaio dei Patriarchi di Aquileia (1302-1310, 1318-1319)
a cura di Martina Carmeli
pp. 380, € 27,00
ISIME; 2017
ISBN: 978-88-87948-41-7

Originario di Thiene, nel Vicentino (ma in diocesi di Padova), con studi e ordinazione chiericale probabilmente padovani, Meglioranza è un notaio-chierico-forestiero che fa fortuna nella Patria del Friuli. Notarius domini patriarche ovvero notarius et scriba patriarchalis curie Aquilegensis, egli fu tra i tanti che prestarono la propria sapienza professionale e il proprio talento umano per coadiuvare i vescovi e metropoliti aquileiesi nella complessa opera di governo, in spiritualibus e in temporalibus, di una Chiesa che accorpava in un unico ordinario funzioni disparatissime. Di lui – che prestò la sua opera a vari patriarchi (da Ottobono, primus artifex della sua fortuna, a Pagano Della Torre, a Bertrando di Saint-Geniès fino a Nicolò di Lussemburgo) – si conservano presso la Biblioteca Comunale “Vincenzo Joppi” di Udine, nel Fondo Principale, tre protocolli con segnature 1474/I, II e III. Il 1474/III, il più voluminoso e consistente dei tre è stato pubblicato in questa collana nel 2009, sempre a cura di Martina Cameli. Protocollo notarile tout-court e non registro di curia, esso rappresenta l’attività di Meglioranza, intesa in toto: quella sua al servizio della curia patriarcale e quella sua privata, e si presenta come un libro-archivio, uno zibaldone destinato a contenere tutto ciò che Meglioranza riteneva importante e potenzialmente utile.
Martina Cameli ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia del Cristianesimo (Antichità, Medio Evo, Età Moderna) presso l’Università degli Studi di Padova, la specializzazione presso la Scuola per Conservatore di beni archivistici e librari della civiltà medievale dell’Università di Cassino e il diploma della Scuola di Paleografia, Diplomatica ed Archivistica presso l’Archivio di Stato di Modena. Dopo essersi occupata della storia monastica delle Marche meridionali, ha focalizzato il suo interesse sull’episcopato di Ascoli Piceno nei secoli XI-XIII, rivolgendo particolare attenzione alle scritture documentarie da esso prodotte.