A torto considerato
un periodo storico omogeneo, il millennio che copre il Medioevo in
Europa vede cambiamenti profondi e differenze rilevanti da zona a zona,
nella diffusione del cristianesimo, nello sviluppo delle città, nel peso
dell’eredità di Roma e dell’influenza dei barbari e dell’islam.
Famiglia e parentela, agricoltura, scambi e commercio, religione e
organizzazione politica, ambienti e stili di vita: con grande chiarezza
il volume delinea l’immagine di un’epoca a molte facce.
Indice:
Introduzione I. Un'età di mezzo?II. Le persone e il loro stile di vitaIII. La salvezza cristiana: un'idea vincenteIV. Re, signori ed esercizio del potereV. Scambi, spazi e risorseVI. Il Medioevo e gli «altri»VII. Il Medioevo nelle nostre viteLetture consigliateIndice dei nomi
Miri Rubin insegna Storia medievale e
moderna nella Queen Mary University di Londra. Tra i suoi libri: «The
Hollow Crown. A History of Britain in the Late Middle Ages» (2005) e
«Mother of God. A History of the Virgin Mary» (2009).
a cura di Antonio Paolucci, Daniele Benati, Frank Dabell, Fernando Mazzocca, Paola Refice, Ulisse Tramonti
pp. 400, € 34,00
Silvana Editoriale, 2016
ISBN: 9788836632725
Il volume ripercorre l’affascinante rispecchiamento tra critica e arte,
tra ricerca storiografica e produzione artistica avvenuto intorno alla
figura di Piero della Francesca, nell’arco di più di cinque secoli. Partendo
da alcuni dipinti di Piero e dalle opere dei più grandi artisti del
Rinascimento utili a definirne la formazione e poi il ruolo sulla
pittura successiva, il volume traccia i termini della fortuna del pittore, dal successivo oblio, fino alla grande riscoperta in età moderna. Definito
da Luca Pacioli “il monarca della pittura”, Piero della Francesca viene
studiato nell’ottocento, e il suo fascino assimilato da artisti
sperimentali, da Degas ai macchiaioli, dai postimpressionisti a Cézanne. Ma
è nel Novecento che si costruisce il suo mito, anche attraverso gli
scritti dei suoi principali interpreti: da Bernard Berenson a Roberto
Longhi. Il costante incremento portato allo studio della sua opera,
affascinante quanto misteriosa, e la centralità che gli viene
riconosciuta nel panorama del Rinascimento italiano, lo portano a essere
preso a modello da pittori che ne apprezzano di volta in volta
l'astratto rigore formale e la norma geometrica, o l'incanto di una
pittura rarefatta e sospesa. La fortuna novecentesca dell’artista è
raccontata confrontando, tra gli altri, gli italiani Guidi, Carrà,
Donghi, De Chirico, Casorati, Morandi, Funi, Campigli, Ferrazzi, Sironi
con fondamentali artisti stranieri come Balthus e Hopper che hanno
consegnato l’eredità di Piero alla piena e universale modernità.
1494. Nella vecchia
casupola annidata fra i boschi di Machod, vive, sola, Britta da
Johannes, una giovane, bellissima donna. Sebbene siano in molti a
ricevere beneficio dai suoi rimedi erboristici, Britta suscita paura.
La sua solitudine è alleviata dal legame, appassionato e
furtivo, con il figlio del castellano. Quando un doloroso avvenimento
mette fine alla loro storia d’amore, per Britta comincia una terribile
discesa all’inferno. Maldicenze e calunnie si accumulano contro di lei,
fino ad arrivare alle orecchie dell’inquisitore. Il giudizio finale è
inappellabile: Britta è una strega e il suo destino è il rogo.
2014. È un gelido mattino di
novembre quando Barbara Pallavicini, studiosa di medievistica, raggiunge
le rovine del castello di Saint Jacques aux Bois. Lì troverà l’ultimo
tassello della sua ricerca, l’iscrizione lasciata da una donna
condannata per stregoneria. Nella penombra del sotterraneo, gli occhi di
Barbara incontrano quelli spenti di un cadavere. Atterrita, chiama i
carabinieri. Giovanni Randisi, maresciallo del Comando di Aosta,
identifica la vittima: è una ragazza del luogo, ossessionata da storie
di demoni e malefici. Le indagini, in lotta contro il tempo, diventano
ancora più affannose quando si viene a sapere che la migliore amica
della vittima è misteriosamente scomparsa. Perché una ragazza dedita
all’occulto è stata uccisa fra le stesse mura che cinquecento anni prima
avevano imprigionato una strega? E se la soluzione dell’enigma
affondasse le radici proprio in quel lontano passato?
Valeria Montaldi è nata a Milano, dove ha seguito gli studi classici e si è
laureata in Storia della Critica d’Arte. Dopo una ventina d’anni di
giornalismo dedicato a luoghi e personaggi dell’arte e del costume
milanese, nel 2001 ha esordito nella narrativa con Il mercante di lana (Premio Città di Cuneo, Premio Frignano, Premio Roma), a cui sono seguiti Il signore del falco, Il monaco inglese (finalisti Premio Bancarella), Il manoscritto dell’imperatore (Premio Rhegium Julii), La ribelle (Premio Città di Penne, Premio Lamerica, Prix Fulbert de Chartres), La prigioniera del silenzio.
I suoi romanzi sono pubblicati in Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Grecia, Serbia, Ungheria, Brasile.
Personalità fra le
più significative nella storia della Chiesa, fondatore dell’ordine
monastico che ne ha preso il nome, Benedetto da Norcia (ca. 480-547) ha
indirizzato in maniera decisiva la storia del monachesimo occidentale.
Questo profilo ne ripercorre la vicenda, dalle fondazioni monastiche di
Subiaco e Montecassino alla Regola che egli dettò per i monaci
cassinesi. Sono inoltre illustrate le testimonianze liturgiche,
iconografiche e letterarie del culto del santo nei secoli medievali e,
infine, è affrontata la mai risolta contesa sul possesso delle sue
reliquie.
Amalia Galdi è professore associato
di Storia medievale nell’Università di Salerno, dove insegna anche
Storia delle istituzioni medievali. Tra i suoi libri: «Santi, territori,
poteri e uomini nella Campania medievale (secc. XI-XII)» (2004).
Dalla liberazione di Gerusalemme alla guerra globale
di Pedro García Martín
a cura di Saverio Russo
pp. 292, € 40,00
Edipuglia, 2016
ISBN: 978-88-7228-772-9
Il volume costituisce la traduzione e il riadattamento dell’originale
studio di Pedro García Martín dedicato alle crociate per tutta la loro
durata storica, passando attraverso l’individuazione di tre fasi
cronologiche distinte. Una classica, che va dall’appello del papa Urbano
II nel 1095 alla morte di San Luigi nel 1270, nel quale si tennero otto
campagne per liberare Gerusalemme. Una moderna, collocabile tra la
caduta di Costantinopoli nel 1453 e il secondo assedio di Vienna del
1683, durante la quale i due rami della famiglia Asburgo frenarono
l’avanzata turca. E un’altra contemporanea, che arriva fino ai giorni
nostri, in una forma distorta del concetto originale, adottata dagli
estremisti nelle loro azioni armate e dal linguaggio subliminale della
pubblicità.
Saverio Russo è Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Foggia e condirettore della collana "Mediterranea" dell'editoreEdipuglia (Bari) e di "Mezzogiorno adriatico", edita da Grenzia Foggia.
In una Venezia medievale sconvolta da una carestia devastante e dai
festeggiamenti di un carnevale dominato da istinti primordiali ed
eccessi di ogni genere, i protagonisti della Bottega dello speziale inseguono un sogno di rinascita, l’illusione millenaria di sconfiggere la morte.
La giovane Costanza, della nobile famiglia Grimani, scompare nel nulla.
Lo scriba, Edgardo, promette che la riporterà alla sua famiglia e si
mette alla ricerca della fanciulla. Medici, speziali, becchini, mercanti
orientali, fiolari, molti sembrano coinvolti nel mistero della
sparizione.
Magister Abella, ambigua alleata di Edgardo, unica donna che svolge la
professione di medico nella Venezia del 1118, ci accompagna alla
scoperta dei segreti e delle pratiche mediche di quell’epoca. Insieme a
lei entreremo nella bottega dello speziale Sabbatai, dove si preparano
rimedi e intrugli di ogni sorta.
Edgardo vive nel ricordo di un amore perduto, la schiava Kallis,
scomparsa nelle acque della laguna durante una terribile tempesta. In
seguito al ritrovamento di un corpo perfettamente conservato sotto i
fanghi di un’isola sommersa, Edgardo farnetica di una rinascita della
sua amata e accarezza l’illusione di aver sconfitto la morte. «Il Medioevo mi ha sempre affascinato» afferma l'autore «forse perché contiene in sé elementi un po' fantastici, un po'
grotteschi e anche un po’ primitivi. Poi frequentando Venezia spesso per
ragioni di famiglia, ho cominciato ad amarla e a chiedermi come poteva
essere nel Medioevo: mi infastidiva il fatto che venisse sempre
descritta la Venezia cinquecentesca o quattrocentesca dello splendore,
dei grandi palazzi e delle ricchezze, e mai di com'era nata, delle lotte
che stanno all'origine della creazione di questa città. Così ho
iniziato a fare delle ricerche e le difficoltà degli abitanti di Venezia
agli inizi, per recuperare terre, lottando contro il mare e contro i
fiumi che sfociavano in laguna,con una grandissima fatica». E mentre nel recuperare un passato mai
narrato, Tiraboschi incanta ancora una volta il lettore con la
ricostruzione minuziosa della toponomastica della Venetia “in fieri”,
permettendogli di navigare nei canali con “gundule, peate e barene”.
Roberto Tiraboschi è nato a Bergamo e vive tra Roma e Venezia.
Drammaturgo e sceneggiatore, ha scritto per diversi registi italiani,
tra cui Liliana Cavani, Marco Pontecorvo, Silvio Soldini. Le Edizioni
E/O hanno pubblicato anche i romanzi Sguardo 11 e Sonno, vincitore del Premio nazionale di narrativa Bergamo e del Premio Stresa di narrativa, nonché La pietra per gli occhi, primo volume della serie sulla nascita di Venezia.
Nel secolo successivo alla morte di Gioacchino da Fiore (1202),
numerosi furono i commenti profetici, i vaticini e gli oracoli creati e
fatti circolare sotto il suo nome, per essere utilizzati come strumenti
di propaganda politico-ecclesiastica. Al genere pseudoepigrafico fecero
ricorso soggetti disparati, accomunati dall’intento di proiettare e
consacrare nella luce profetica e apocalittica del veggente dei tempi
ultimi gli scontri in cui erano coinvolti: la pluriennale lotta fra la
Chiesa romana e Federico II e la sua discendenza, i conflitti fra
angioini e aragonesi per la corona di Sicilia, le tensioni negli ordini
religiosi e gli urti nel collegio cardinalizio degli anni di Celestino V
e di Bonifacio VIII.
Questo volume offre una panoramica complessiva su tale produzione
letteraria, considerata con specifica attenzione alla tradizione
manoscritta, alla circolazione e diffusione delle singole opere, ai
contesti storici in cui presero forma e alle mutevoli finalità polemiche
cui furono destinate nel corso del tempo. Nel delineare un bilancio
pressoché completo della produzione pseudogioachimita tra secolo XIII e
primo decennio del XIV, il volume mostra un versante poco esplorato ma
decisivo ai fini di una comprensione integrale del profilo attribuito a
Gioacchino nel corso del tempo. Solo nel secolo XIX ci si rese infatti
conto che le opere più aspramente polemiche fino ad allora ritenute
dell’abate calabrese non erano sue.
Gian Luca Potestà è professore di Storia del cristianesimo e delle
chiese presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Marco Raininiè ricercatore in Storia del cristianesimo presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.
1488. Caterina Sforza, vedova di Girolamo Riario,
signora di Forlì e Imola, non è una donna come le altre. Lo sanno bene i
grandi signori d’Italia, da Lorenzo Medici a Ludovico il Moro, al papa
in persona, i quali ne cercano l’alleanza non solo per la posizione
delle sue terre ma anche per l’ingegno di colei che le possiede.
Nessuno può credere, quindi, ricordando Caterina, sola,
dopo l’assassinio del marito, capace di sacrificare i suoi stessi figli
per difendere la rocca di Ravaldino in cui si è asserragliata, che possa
perdere forza e scaltrezza per colpa di un uomo.
Proprio nei giorni della rischiosissima lotta contro i
nemici che hanno ucciso Girolamo Riario, infatti, Caterina incontra un
uomo capace di suscitare in lei una passione così impetuosa da
distoglierla dai suoi doveri e dalla sua inflessibilità. Si chiama
Giacomo Feo ed è uno stalliere, un individuo indegno di lei, del suo
rango, anche solo del suo interesse.
Ma la Tygre, fin da bambina, ha dimostrato a tutti di
avere un carattere indomito e in quella storia clandestina e pericolosa
si lascia condurre con lo stesso furore che l’ha sempre sostenuta in
battaglia.
Accecata dall’amore, non si rende conto che in molti
tramano nell’ombra per privarla della reggenza sulla signoria di Forlì.
Spetterà a Caterina scegliere tra la vita che crede di meritare e il
ruolo per cui è nata. E non sarà una scelta facile.
Attraverso le vicende di Caterina Sforza, Carla Maria
Russo ci regala un affresco magistrale dell’Italia
tardo-quattrocentesca, epoca di donne e uomini mai dimenticati: da
Leonardo da Vinci a Ludovico Sforza, dai Borgia a Beatrice d’Este.
Carla Maria Russo vive e lavora a Milano. È appassionata di ricerca storica e adora le biblioteche, dove trascorre parecchio tempo.
Per Piemme ha pubblicato La sposa normanna, Il Cavaliere del Giglio, L’amante del Doge, Lola nascerà a diciott’anni, La regina irriverente e La bastarda degli Sforza, primo volume dedicato alla figura indimenticabile di Caterina Sforza.
«Curiosità,
inquietudine, fede religiosa, desiderio di avventura, volontà di
conoscere, necessità materiali, esigenze di lavoro sospingono
continuamente questo mondo in movimento. Nessun resoconto di viaggio,
per quanto fedele possa essere, è in grado di descriverci l’intensità
della circolazione di esseri comuni sulle strade medievali»
Nel Medioevo si viaggia per ragioni politiche, per
lavoro, per pregare o per studiare: sulle strade si incontrano re e
mercanti, pellegrini e fuorilegge, chierici e giullari, emarginati e
cavalieri erranti. Si naviga nei fiumi, nei laghi, nei canali, nei mari e
nell’oceano. Nell’osservare da vicino questa variegata umanità
itinerante, il libro la raffigura mentre attraversa paesi e continenti,
ne ricostruisce i percorsi, le fatiche, le paure, le emozioni. Che cosa
significava mettersi per strada lasciando la propria casa alle spalle,
come si viaggiava in concreto, quali erano le conoscenze geografiche e
le rappresentazioni fantastiche, quali i paesi conosciuti, quale il
rapporto con le genti straniere?
Maria Serena Mazzi ha insegnato
Storia medievale nell’Università di Ferrara. Tra i suoi libri:
«Prostitute e lenoni nella Firenze del Quattrocento» (Il Saggiatore,
1991), «Toscana bella» (Paravia, 1999), «Gente a cui si fa notte innanzi
sera» (Viella, 2003), «Come rose d’inverno. Le signore della corte
estense nel ‘400» (Comunicarte, 2004), «I labirinti del potere»
(Nuovecarte, 2010).
Ivano. Il cavaliere del leone
A cura di Marco Bertoli e Serena Bertoli
Illustrazioni di Aténé Bálint
pp. 88, € 10,00
I Doni delle Muse, 2016
ISBN: 978-88-99167-19-6
Nella foresta di Brocelandia esiste una fonte prodigiosa a cui è appeso
un bacile d’oro, con accanto un grande smeraldo sorretto da rubini. Se
si versa l’acqua sul cristallo, si scatena una terribile tempesta in
grado di distruggere la foresta stessa. Ma il signore della fortezza non
può tollerare questo affronto e batte a duello Calogrenant, che ha
osato turbare la quiete del suo regno, suscitando le ire del valoroso
cavaliere Ivano che parte per vendicare l’onore perduto del cugino. Tra
bellissime dame, leoni parlanti, promesse d’amore non mantenute e anelli
dai poteri magici, le straordinarie avventure di uno dei più grandi
cavalieri di re Artù, Ivano detto il Cavaliere del Leone, così come ci
vengono tramandate dalla letteratura medievale.
Marco Bertoli è autore di numerosi racconti comparsi in altrettante antologie, ha pubblicato nel 2012 il suo primo giallo storico, La signora che vedeva i morti.
Appassionato di saggistica storica, videogiochi e wargame da tavolo, è
geologo e lavora come tecnico di laboratorio presso il dipartimento di
Scienze della Terra dell’Università di Pisa. www.marcobertoli.eu.
Serena Bertoli è nata a Pisa nel settembre del 1990. Ha sempre amato
leggere, dall’infanzia, e ha iniziato nel 2012 a scrivere racconti brevi
e novelle, vincendo numerosi premi letterari. La sua novella Effetto Domino è uscita per la rivista Confidenze. Nel 2016 ha lavorato insieme al padre Marco Bertoli a una riduzione per ragazzi del romanzo cortese Ivano, il cavaliere del leone, in uscita per l’associazione culturale I Doni delle Muse.
Ivano, il cavaliere del leone è un libro che fa parte di un progetto, Il Medioevo raccontato ai ragazzi,
al quale l’associazione I Doni delle Muse si sta dedicando con
particolare attenzione, che consiste nella divulgazione di testi
medievali attraverso un linguaggio più semplice di quello originale ma
non per questo moderno, eliminando ripetizioni e spiegando gli elementi
che rendono l’opera di difficile lettura, al fine di avvicinare ragazzi e
adulti a questa meravigliosa epoca storica. Si tratta di un lavoro che
richiede grande sensibilità e attenzione per riuscire a comunicare la
cultura medievale a un pubblico anche molto giovane, senza per questo
rinunciare alla precisione nell’uso del lessico e senza scadere in
modernizzazioni che non rispettano la storicità e il testo.