venerdì 6 novembre 2020

Ai piedi dell'Apostolo

Ai piedi dell'Apostolo
Sede apostolica e spazio tirrenico (secoli XI-XII)
di Corrado Zedda
introduzione di Jean-André Cancellieri, Enrica Salvatori
prefazione Maria Pia Alberzoni
pp. 368, € 34,00
Vita e Pensiero, 2020
ISBN: 9788834342541 
 
Il libro indaga il processo di creazione e la suc­cessiva gestione da parte della sede apostolica di uno spazio imperniato sulle coste e le iso­le del Tirreno centrale durante il periodo della riforma ‘gregoriana’: un tema che finora la storiografia non ha considerato con la dovuta attenzione. Tale spazio – una rotta marittima, politica e diplomatica che collegava i porti la­ziali e dell’Italia centro meridionale con le iso­le del Tirreno – fu una vera e propria creazione geopolitica, che svolse la funzione di prote­zione del territorio e degli interessi del Patri­monium Sancti Petri dalle ingerenze esterne in un momento in cui era profondo lo scontro con l’autorità imperiale, manifestatosi in tutta la sua gravità attraverso la lotta per le investiture.

L’indagine si volge a considerare, da un lato, la sponda insulare tirrenica, con le due isole di Sardegna e Corsica, legate alla sede apostolica da un rapporto complesso sul piano giuridico, istituzionale ed ecclesiastico; dall’altro la sponda continentale settentrionale, con al centro la città di Pisa che, sebbene in stretto raccordo con la sede apostolica, mirava a controllare dal punto di vista ecclesiastico e politico quello che con­siderava il suo spazio di azione nel Tirreno. Questi temi confluiscono all’interno del dibattito sto­riografico sull’introduzione e la diffusione della riforma promossa dal papato nelle diverse aree della Cristianità fra XI e XII secolo. In tal modo, lo studio del caso particolare (lo spazio tirrenico) consente di formulare innovative ipotesi interpretative in merito alla politica della sede apostolica.
Corrado Zedda è chercheur associé presso l’Università di Corsica e autore di numerose monogra­fie e pubbli­cazioni su riviste scientifiche. Le sue attuali ricerche si concen­trano sull’azione ecclesiale e politica della Sede Apostolica nella Penisola Italica e nello spazio tirrenico fra XI e XIII secolo.
Maria Pia Alberzoni, ordinario di Storia medievale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è autrice di numerosi saggi dedicati alla storia degli Ordini religiosi, ai loro sviluppi nel pieno medioevo e ai loro rapporti con l’autorità ecclesiastica. Ha inoltre pubblicato diversi contributi sui rapporti dei comuni dell’Italia padana con l’episcopato e il papato nei secoli XII e XIII. Dirige la serie "Ordines. Studi su istituzioni e società nel medioevo europeo".

giovedì 5 novembre 2020

Autunno

Autunno
Il tempo del ritorno
di Alessandro Vanoli
pp. 276, € 16,00
Il Mulino, 2020
ISBN:  978-88-15-29059-5
 
Questa volta la storia comincia in un bosco, dove la luce dorata e bassa gioca tra i cespugli colorati, e l’aria ormai fresca porta con sé quell’odore inconfondibile di funghi e di terra. In queste pagine incontreremo gli autunni antichi dei pastori e degli dei; quelli medievali di mercanti e contadini, di cavalieri, monaci e pastori; quelli moderni di uomini e donne, ognuno con il suo carico di ricordi, desideri, avventure, conoscenza. Perché l’autunno è un po’ come il tornare a casa quando il viaggio si è compiuto, l’entusiasmo euforico della primavera è ormai lontano, e la serena pienezza dell’estate già alle spalle. Davanti a noi adesso solo lunghi giorni di pioggia e nebbia, animati dai riti della vendemmia, dal vino, e dai frutti tardivi che colorano le mense. Sere di feste e di paure, perché in autunno i morti e i «mostri» sono sempre lì per ritornare. Ma l’autunno più bello è quello intimo e segreto dei ricordi della nostra infanzia, trascorso in qualche bosco ormai lontano, incendiato di foglie rosse e gialle.
Alessandro Vanoli è esperto di storia mediterranea. Tra i suoi libri per il Mulino: «Andare per l’Italia araba» (2014), «Quando guidavano le stelle» (2015), «La Sicilia musulmana» (2016), «L’ignoto davanti a noi (2017)», «La via della seta» (con F. Cardini, 2017) e in questa stessa serie «Inverno» (2018) e «Primavera» (2020).

mercoledì 4 novembre 2020

I castelli della preghiera

I castelli della preghiera 
Il monachesimo nel pieno medioevo (secoli X-XII)
a cura di Glauco Maria Cantarella
pp. 276, € 26,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Carocci, 2020
ISBN: 9788829002948
 
I secoli X-XII sono quelli del massimo splendore e della massima egemonia del monachesimo benedettino. Le esperienze monastiche si moltiplicano e danno origine a esperimenti di lunghissima durata. Cluniacensi, Cassinesi, Camaldolesi, Avellaniti, Vallombrosani e Cistercensi, pur animati dal comune desiderio di conciliare la fuga dal mondo con la presenza nel mondo, percorsero strade tra loro diverse. Questi monaci del pieno medioevo contribuirono al progresso della civiltà europea non solo sul piano culturale e spirituale ma pure per la loro capacità di organizzare la vita religiosa attraverso innovative sperimentazioni che arricchirono la cultura istituzionale dell’Occidente. A tale patrimonio attinsero anche i detentori del potere politico, interlocutori privilegiati di monaci inseriti nel mondo al punto che il loro rapporto con le gerarchie ecclesiastiche e con i sistemi di potere laico finì per condizionare tanto le une quanto gli altri e naturalmente ne fu condizionato. In quei secoli il monachesimo, nelle sue varie forme, fu uno dei grandi motori della civiltà occidentale: le recenti ricerche sulla vita monastica, i suoi spazi, le sue osservanze e i suoi diversi codici linguistici sono i percorsi del libro.
Glauco Maria Cantarella già professore ordinario di I fascia dell’Alma Mater Studiorum –Università degli Studi di Bologna. Tra le sue opere più recenti: Imprevisti e altre catastrofi. Perché la storia è andata come è andata (Einaudi 2017); Gregorio VII (Salerno Editrice 2018); Lecciones sobre el fin del mundo (EUDEM 2020); L’Europa e il suo fantasma (Edizioni La Vela 2020); Ruggero II (Salerno Editrice 2020).

martedì 3 novembre 2020

Artù, Lancillotto e il Graal. Volume I

Artù, Lancillotto e il Graal. Volume I
a cura di Livio Leonardi
Traduzione, introduzioni e commento a cura di Carlo Beretta, Fabrizio Cigni, Marco Infurna, Claudio Lagomarsini, Gioia Paradisi.
pp. XXXVI - 1116, € 90
Einaudi, 2020 
ISBN: 9788806239749
 
Il ciclo di romanzi in antico francese che gli specialisti conoscono con il titolo Lancelot-Graal, o ciclo della Vulgata, non è mai stato tradotto integralmente in italiano in epoca moderna, nonostante sia una delle opere piú grandiose del Medioevo europeo, e abbia esercitato uno straordinario influsso sull’immaginario narrativo della cultura occidentale. Di autore ignoto, forse piú autori al lavoro insieme, composta nei primi decenni del XIII secolo in una località imprecisata della Francia del Nord, non incardinata né sui miti del mondo greco-romano né sul confronto tra il mondo cristiano e il mondo islamico, la Vulgata non sembra possedere i connotati che definiscono un classico secondo i parametri correnti, e di fatto non è stata ancora pienamente riconosciuta come tale. Non è tra le opere entrate nei canoni della modernità letteraria, non è tradotta in molte lingue, anche in Francia è entrata nella collana della Pléiade solo pochi anni fa. Eppure è in questa successione di romanzi che per la prima volta trova una struttura compiuta, e riesce quindi a porsi come nuova fonte mitologica, un mondo narrativo la cui potenza è rimasta memorabile fino a oggi. Non solo il bacio dell’amore tra Lancillotto e Ginevra, o il regno di Artú e le magie di Merlino, ma il potere di Escalibur, la spada nella roccia, l’equilibrio utopico della Tavola Rotonda, l’idea dell’avventura come condizione del cavaliere errante, le foreste e i draghi, le damigelle e i giganti, la gratuità e la follia dell’amore e dell’amicizia, e infine l’intreccio di questo mondo con le tragedie della guerra e soprattutto con il mito del Graal, che a partire dal nostro ciclo diventa il riferimento originario – in quanto strumento eucaristico dell’Ultima Cena – della storia cristiana, e insieme il segno escatologico del suo compimento. L’efficacia di questo nuovo sistema articolato di racconti fantastici si è manifestata, oltre che nel successo del ciclo in quanto tale, anche e anzi soprattutto nella fortuna di alcune sue componenti e nella capacità di offrire materia inesauribile alla letteratura per i secoli a venire. A partire dall’invenzione del Lancelot-Graal vedono la luce gli altri grandi cicli di poco successivi, il Tristan en prose e il Guiron le Courtois, e da questo bacino tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento Boiardo e l’Ariosto reinventeranno il poema cavalleresco, incrociandolo con la materia epica nel nome di Orlando. (…) Questa incredibile fecondità tematica del mondo arturiano cosí come fu per la prima volta organizzato nel Lancelot-Graal si deve anche a un fattore del suo successo che è sicuramente meno noto, ma che ha svolto un ruolo non secondario nello sviluppo della narrativa europea moderna. È infatti nei romanzi del nostro ciclo che si sperimentano per la prima volta, con un’estensione fino ad allora impensabile, i meccanismi narrativi della prosa di finzione in una lingua volgare. La gestione dei personaggi e dei loro rapporti, le sfumature dei dialoghi e dei monologhi interiori, l’intreccio di piú piani concomitanti dell’azione, l’organizzazione del tempo narrato e delle sue diverse velocità, l’interazione fra il romanzo-biografia e il romanzo-mondo, sono elementi costitutivi della narrazione moderna che nel ciclo arturiano trovano il loro già organico fondamento. Nel dibattito sulle origini del romanzo, il genere per eccellenza con cui il sistema culturale occidentale ha tentato di interpretare letterariamente la realtà dell’uomo e della storia, la Vulgata occupa un posto di tutto rilievo.

lunedì 2 novembre 2020

Un monachesimo di confine: l'abbazia cistercense di Cerreto nel Medioevo

Un monachesimo di confine: l'abbazia cistercense di Cerreto nel Medioevo
Atti dell’Incontro di studio (Abbadia Cerreto, 27 maggio 2017)
a cura di Guido Cariboni, Gianmarco Cossandi e Nicolangelo D’Acunto
pp. XII-298, € 50,00
CISAM, 2020
ISBN: 978-88-6809-311-2
 
L'abbazia dei SS. Pietro e Paolo di Cerreto, nei pressi di Lodi, fondata alla fine del secolo XI ed entrata nel 1139 nella galassia cistercense, sintetizza in sé la definizione del confine come membrana vivente, come elemento di contatto, trasmissivo e non limitativo, più che di separazione, sia per le sue strategie di radicamento patrimoniale, sia per la capacità di costruire reti di relazioni politico-istituzionali al confine tra i comuni di Milano, Lodi, Cremona e Crema, alle cui mire espansionistiche fece fronte proponendosi come soggetto autonomo in grado di organizzare il territorio. Di confine il monachesimo del Cerreto può a buon diritto essere definito anche per avere vissuto la cesura del passaggio dal modello benedettino 'tradizionale' a quello cistercense, con evidenti trasformazioni sul piano istituzionale, della gestione della terra e, non ultimo per importanza, nell'introduzione di forme e linguaggi nuovi nell'arte e nell'architettura della Lombardia medievale.

domenica 1 novembre 2020

Esperienze e interpretazioni della morte tra Medioevo e Rinascimento

Esperienze e interpretazioni della morte tra Medioevo e Rinascimento
a cura di Alberto Virdis, Luca Vargiu
pp. 194, € 18,00
Affinità Elettive Edizioni, 2020
ISBN: 978-88-7326-493-4
 
I secoli fra tardo Medioevo e Rinascimento manifestano il passaggio dalla concezione premoderna a quella moderna della morte. Per gli studi di estetica e storia dell'arte tali secoli costituiscono pertanto un laboratorio fecondo, all'interno del quale si collocano anche i contributi di questo volume. A una rilettura di alcuni nodi teorici dello scritto di Erwin Panofsky sull'imago pietatis si affianca un esame del problema della rappresentazione e della rappresentanza degli ex voto; fanno seguito uno studio sul rapporto tra corpo e immagine nei coperchi e nelle fronti delle casse sante e un'indagine sul "laboratorio" di immagini che ha portato alla nascita del Purgatorio come "terzo luogo". Si presentano successivamente alcuni approfondimenti più squisitamente iconografici, che riguardano le illustrazioni del Tractatus artis bene moriendi, del XV secolo, le raffigurazioni dell'Apocalisse nelle miniature dei Beatos, manoscritti realizzati tra IX e XIII secolo, l'immagine dell'Incontro dei tre vivi e dei tre morti nella sua resa in un ciclo pittorico trecentesco in Sardegna, infine l'analisi di alcuni turiboli del XIII secolo utilizzati per l'incensazione nella liturgia funebre. 

sabato 31 ottobre 2020

Beatrice regina

Beatrice regina
Un romanzo scaligero
di Annamaria Conforti Calcagni
pp. 204, € 22,00
Aracne Editrice, 2020
ISBN: 978-88-255-3572-3
 
Beatrice Della Scala, figlia di Mastino II e di Taddea da Carrara, da tutti chiamata Regina, è la protagonista della vicenda narrata nel libro. Ella assolve al duplice compito di “parlarci” non solo di Verona, ma anche di quella che già allora era una vitalissima città e del suo circostante territorio. Beatrice Regina Della Scala fu donna di cultura e di potere e che nel Trecento, il secolo in cui visse, svolse un ruolo di indiscutibile rilievo; e lei donna, ebbe anche dai sudditi l’eccezionale merito di farsi stimare, rispettare e persino amare. Il che ne fa, per i contemporanei, una “testimone” di eccezionale e indubitabile valore.
Annamaria Conforti Calcagni è laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Padova e qui si è specializzata in Storia dell’arte. Ha insegnato a lungo questa materia nei licei e all’Università degli Studi di Verona. Ha pubblicato numerosi saggi sulle opere di architettura e sulle decorazioni plastiche presenti a Verona su riviste specializzate. È autrice di tre volumi sulla storia del giardino italiano, editi da Il Saggiatore; nonché di due testi sulla storia di Verona e sul giardino Giusti editi da Cierre (Verona). Ha anche pubblicato Giuseppe Jappelli. Ingegnere, architetto e soldato fra Napoleone e l’Austria con Lineadacqua (Venezia). Infine, è in corso di stampa Beatrice Regina, un romanzo scaligero, sempre con Cierre.

venerdì 30 ottobre 2020

Storia della pittura d'Italia

Storia della pittura d'Italia
di Arsenio Frugoni
a cura di Saverio Lomartire
introduzione di Chiara Frugoni
pp. 628, € 48,00
Editrice Morcelliana, 2020
ISBN: 9788837234089
 
Arsenio Frugoni tra il 1943 e il 1946 scrisse un ciclo completo e molto impegnativo di storia dell’arte, trentuno conferenze divise in tre gruppi: pittura, scultura e architettura dai tempi paleocristiani ai suoi giorni. I testi e l’elenco delle didascalie delle immagini proiettate si tradussero in minuscoli libretti, uno per conferenza, ciascuna corredata da una quarantina di immagini correlate a diapositive, pubblicati dalla Scuola Editrice di Brescia. Quest’opera sembrava scomparsa perché non ne è rimasta traccia nell’archivio della Scuola (devastato da un terribile bombardamento), né in alcuna biblioteca italiana. L’unica copia rimasta della sola parte cartacea era in casa, un cimelio custodito e insieme dimenticato.

Scritte di getto, le quindici conferenze dedicate alla pittura italiana offrono citazioni selezionate e illuminanti; i giudizi non sono né scontati né banali, ma scaturiscono da personali meditazioni e apprezzamenti. Mio padre scrive con una prosa semplice e affascinante; gli aggettivi sorprendenti si rivelano sempre necessari. Con una frase spiega la sostanza di un’intera epoca, comunica di un’immagine l’essenziale, fa vibrare un’emozione. Descrive le immagini dal punto di vista stilistico ma è molto attento anche alla personalità del pittore, alla sua vita, al suo carattere: quanto ad esempio poté incidere nell’espressione artistica la povertà, la sfortuna, un pessimismo o un ottimismo di fondo, l’indole più o meno morale del pittore.
Questo libro non è un manuale di storia dell’arte e nemmeno una storia dell’arte raccontata come ha fatto Ernst Gombrich. È come se le immagini fossero parole. Lo definirei: il romanzo della storia dell’arte.
(Chiara Frugoni)
Arsenio Frugoni (1914-1970), uno tra maggiori storici italiani del Novecento, ha insegnato Storia medievale alla Normale di Pisa e all’Università di Roma. I suoi studi si concentrano su problemi di storia della Chiesa, dal Medioevo alla Controriforma. Ha curato la pubblicazione di carteggi umanistici, fornendo contributi eruditi sul Rinascimento. Tra i suoi numerosi saggi ricordiamo: Arnaldo da Brescia nelle fonti del secolo XII (1954, poi Einaudi, 1989); Incontri nel Medioevo (il Mulino, 1979); Storia di un giorno in una città medievale (con la figlia, Chiara Frugoni, Laterza, 1998), Incontri tra Medioevo e Rinascimento (Scholé, 2018); La storia, coscienza di civiltà (Scholé, 2020).
Chiara Frugoni ha insegnato Storia medievale nelle università di Pisa, Roma Tor Vergata e Parigi X. Il suo metodo nell’occuparsi di storia è sempre stato quello di unire testi e immagini, considerandoli fonti di pari dignità. Si è occupata soprattutto della figura di san Francesco a cui ha dedicato numerose pubblicazioni, ma anche di vari argomenti attinenti alla vita medievale.
Saverio Lomartire insegna Storia dell’Arte medievale all’Università del Piemonte Orientale. I suoi interessi di ricerca sono rivolti all’architettura, alla scultura, alla pittura (la scultura e le arti minori prevalentemente dal VII al XII secolo, con alcune incursioni nel Gotico italiano). Inoltre ha interessi anche nel campo dell’epigrafia medievale. Tra i suoi studi si possono ricordare quelli dedicati alla pittura altomedievale italiana, all’architettura altomedievale e romanica, alla scultura lapidea, in particolare a quella altomedievale, all’oreficeria, al problema delle corporazioni di architetti e scultori nel medioevo italiano ed europeo.

giovedì 29 ottobre 2020

La pittura murale tra XI e XIII secolo in Canton Ticino

La pittura murale tra XI e XIII secolo in Canton Ticino
Tra gli intonaci medievali di un'altra Lombardia
di Irene Quadri
pp. 352, € 35,00 (Acquista online con il 5% di sconto)
Silvana Editoriale, 2020
ISBN: 9788836645985
 
Questo libro è un viaggio all’interno della pittura murale di una zona della Lombardia medievale – l’attuale Canton Ticino – tuttora poco conosciuta e fin qui studiata soprattutto nel suo complesso, nonostante la ricchezza e la varietà delle testimonianze che ancora custodisce. Il percorso si snoda dall’inizio dell’XI alla fine del XIII secolo, in un’epoca in cui le terre ticinesi costituivano la propaggine delle diocesi e dei comuni di Como e Milano. Attraverso il censimento e l’analisi degli episodi pittorici esistenti, o conosciuti tramite copie o riproduzioni visive, si è ritracciata la fisionomia artistica di una regione per lungo tempo considerata culturalmente marginale, a causa della sua posizione periferica rispetto ai grandi centri lombardi. La prospettiva, l’approccio e la metodologia adottati hanno permesso di disegnare un quadro d’insieme in buona parte inedito che dimostra come questo territorio, porta di collegamento tra il Nord e il Sud delle Alpi, partecipi appieno alle vicende artistiche della Lombardia dell’epoca e, quindi, alle grandi questioni dell’arte medievale.
Irene Quadri è Maître Assistant all’Università di Losanna, dove insegna Storia dell’arte medievale. I suoi studi vertono sulla pittura lombarda e delle valli alpine tra XI e XIII secolo.

mercoledì 28 ottobre 2020

Ruggero II

Ruggero II
Il conquistatore normanno che fondo il Regno di Sicilia
di Glauco Maria Cantarella
pp. 304, € 22,00
Salerno Editrice, 2020
ISBN: 978-88-6973-527-1
 
Ruggero II è l’artefice di un cambiamento epocale. Senza la sua azione non soltanto la storia d’Italia ma quella dell’intera Europa sarebbe stata totalmente diversa.

A lui si deve la creazione del nuovo Regno di Sicilia che durò circa un ventennio e fu tutt’altro che incontrastata e irresistibile, ma alla fine produsse una delle maraviglie della storia: un’entità che non cessa di incantare e stupire, intrisa, come le grandi opere d’arte, dei corredi della dignità regia; dell’imponente e moderno corpo di leggi sistematizzato nel XIII secolo; dei personaggi di diversa provenienza ed estrazione che sono stati le braccia e gli occhi del re ma anche il suo cervello, indirizzando spesso le sue decisioni.
Ma chi era davvero Ruggero il Normanno? Guerriero, legislatore, statista, promotore delle arti. Il suo mito supera, come sempre avviene, la realtà storica, ben più complessa e significativa. Il fondatore del Regnum Sicialiae non ha scritto lettere e quanto ai pochi documenti che ha lasciato non si può essere certi che siano stati dettati da lui (anzi, c’è perfino chi sospetta non fosse alfabetizzato). Le testimonianze sono tutte esterne, sono cronache amiche e nemiche, documenti e lettere ora ostili, ora apologetiche, e passi delle storie generali scritte a partire dal secolo XIII nei Paesi islamici.
Da queste basi l’autore ha tentato di ricostruire la traiettoria di Ruggero II anno per anno, nel tentativo di stabilire le circostanze, le progressioni e le intermittenze del suo operato. Che ha dato vita, pur con difficoltà e contraddizioni, all’entità statuale più longeva nella storia d’Italia dopo la fine dell’Impero di Roma.
Glauco Maria Cantarella ha insegnato Storia medievale presso l’Università di Bologna ed è membro del consiglio scientifico dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo di Roma. Ha studiato la dominazione normanna nell’Italia meridionale, le relazioni tra papato e impero. Per la Salerno Editrice ha pubblicato Gregorio VII (Roma 2018), premio .Livio Giuseppe Borghese 2019.