sabato 3 agosto 2024

Partecipare alla libertà nella legge

Partecipare alla libertà nella legge
Narrativa e giurisprudenza a Firenze fra Trecento e Quattrocento
di Mario Conetti
pp. 240; € 22,00
Mimesis, 2024
EAN: 9791222308746

Oggetto di questo saggio sono le novelle che parlano del diritto e della politica comprese nelle importanti raccolte composte a Firenze tra il 1360 e il 1430 (Trecentonovelle, Il Pecorone, Paradiso degli Alberti). A Firenze era il momento di massima fioritura per la narrativa in volgare e un periodo di esperimenti politici e istituzionali. Il testo delle novelle viene analizzato con gli strumenti della critica letteraria strutturalista (facendo riferimento a classici come Greimas, Lotman, Todorov, Genette), per far emergere i contenuti politici e giuridici. Le novelle, infatti, sono farcite di riferimenti al diritto, alle istituzioni, ai personaggi e alle vicende dell’attualità politica. In apparenza sono solo allusioni, ma in realtà costituiscono rimandi molto precisi, che possono permettersi di essere rapidi perché il lettore sapeva di che cosa si stava parlando. La narrazione vuole dire qualcosa di significativo riguardo al diritto e alla politica e lo fa con racconti avvincenti e accattivanti per catturare un pubblico vasto. Al centro dell’attenzione è l’amministrazione pubblica, in particolare la giustizia e i processi, ma anche la fiscalità. Emerge la polemica contro i poteri monarchici e le signorie, intesi in luce molto negativa, ma apprezzati per l’efficacia e la capacità decisionista di incidere nella società. Il contesto in cui si colloca questa narrativa è dato dalle vicende e dalla cultura politica e giuridica a Firenze fra Trecento e Quattrocento. L’esigenza fondamentale condivisa dagli autori e dai primi lettori di queste novelle era garantire la partecipazione di tutti al governo e l’efficienza del potere pubblico, di fronte a problemi come la corruzione e l’incompetenza dei funzionari, le storture del sistema giudiziario e tributario, le divisioni e le contrapposizioni politiche. I valori fondamentali che la politica e il diritto dovrebbero tutelare sono la pace e la libertà. Libertà vuol dire che le leggi devono essere fatte nell’interesse di tutti e che tutti devono obbedire ugualmente alle leggi. Questo studio è scritto col rigore della ricerca universitaria, ma si rivolge a un pubblico di lettori formato non solo da specialisti, dal momento che affronta problemi di sei secoli fa che sono tali anche oggi: costanti dell’esperienza italiana del diritto e della politica. Questa ricerca si colloca a cavallo tra discipline diverse: narratologia e critica letteraria, storia politica e istituzionale, storia del diritto.
Mario Conetti, dopo studi di diritto, filosofia e teologia, insegna da dieci anni Storia medievale all’Università degli studi dell’Insubria, sede di Como, nell’ambito del corso di laurea in Scienze del turismo. Il suo campo di studi più specifico è la storia delle istituzioni e delle idee giuridiche e politiche del medio evo maturo, cui affianca tante altre passioni: il rugby, la gastronomia, la scultura lignea, l’esoterismo e la letteratura del fantastico. Conetti è socio della Società italiana per lo studio del pensiero medievale e della Società internazionale per lo studio del Medio Evo latino.

venerdì 2 agosto 2024

Umana cosa

Umana cosa
Approssimazioni di genere al «Decameron»
di Monica Cristina Storini
€ 25,00
Giulio Perrone Editore, 2024
EAN: 9788860047229

Nel panorama critico italiano si registra una certa resistenza a guardare alla scrittura di Boccaccio attraverso la lente, accreditata ormai da più di trent’anni, degli Studi di Genere – che si ritengono adatti a decostruire la scrittura contemporanea (o, meglio, circostante) piuttosto che quella antica –, a differenza di quanto è avvenuto e avviene in area anglosassone e, più specificatamente, statunitense, dove la descrizione del ruolo rappresentato dalla sessualità, dal femminile e dal maschile e così via, nell’opera del Certaldese, è tema particolarmente ricorrente. Il volume che si propone vuole, al contrario, dimostrare come tale prospettiva possa essere particolarmente proficua per interpretare e comprendere pienamente il valore di quella parte del Decameron che la critica ha liquidato come la più ossequiosa della tradizione e, dunque, come quella – tranne l’eccezione di poche novelle – meno felice e riuscita della silloge boccacciana, coincidente con le narrazioni dominate dall’azione contrastante del Caso e della Fortuna. Inquadrando la poetica boccacciana all’interno di una visione in cui compassione per le peripezie umane, importanza dell’intelligenza e potere della parola sono strettamente legati, lo studio mette in luce come l’avventura sia nel Decameron un vero e proprio tema queer. L’incontro/scontro con essa pone, infatti, il soggetto in una situazione di fluidità, di rinuncia – temporanea, più o meno lunga – al proprio status – di genere, di classe sociale, di condizione sentimentale –, lungo una durata temporale – di natura “patologica” – che comporta la messa in discussione e la ridefinizione dell’individualità che vi prende parte, anche suo malgrado, costringendola a ridefinire ruoli e stereotipi, obbligandola alla “fluidità”, sebbene approdi – ma, per quello che possiamo sapere, forse solo momentaneamente – a uno status normato e normalizzato, all’interno di una società, la quale, si badi bene, non coincide più – o non coincide del tutto –, dopo il flagello della peste, con quella che l’ha preceduta. Oltre alla mobilità identitaria, l’avventura possiede poi un ulteriore elemento queer, vale a dire presuppone e richiede una dimensione collettiva di risoluzione e riconoscimento identitario. A ciò obbedisce la compassione, soprattutto delle donne, vera e propria empatia che può scattare soltanto se e quando l’avventura dismette il proprio aspetto queer e diviene narrazione, stabile, certa, normata.
Monica Cristina Storini è professora associata di Letteratura italiana presso il Dipartimento di Lettere e Culture moderne della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza Università di Roma. Formatasi sullo studio della prosa delle Origini e della letteratura del Cinquecento, ha dedicato una particolare attenzione agli aspetti teorici e metodologici connessi con la scrittura delle donne, i generi letterari, le questioni didattico-formative. Lavora su Bontempelli, Calvino, la scrittura delle mistiche e delle poetesse del XVI secolo, Anna Banti, Fausta Cialente, Alba de Céspedes e sulle nuove forme di scrittura (noir, fantasy, new italian epic) a firma femminile (Goliarda Sapienza, Elena Stancanelli, Melania Mazzucco, Alda Teorodani, Silvana La Spina, Grazia Verasani, Simona Vinci, ecc.). Si è occupata e si occupa inoltre della prosa anonima del Duecento e del Trecento, del Decameron e della poetica di Giovanni Boccaccio, della pratica del volgarizzamento e del suo legame con la moderna traduzione, di teoria della letteratura. Tra le sue monografie: Lo spazio dell’avventura. Peripezia e racconto nel medioevo, La Nuova Italia, Firenze 1997; L’esperienza problematica. Generi e scrittura nella narrativa italiana del Novecento, Carocci, Roma, 2005; Il secchio di Duchamp. Usi e riusi della scrittura femminile in Italia dalla fine dell’Ottocento al Terzo Millennio, Pisa, Pacini, 2016; Scritture femminili. Teorie, narrazioni, ipotesi per il Terzo Millennio, Roma, CatBook, 2021.
 

giovedì 1 agosto 2024

Storiografie italiane del XII secolo

Storiografie italiane del XII secolo
Contesti di scrittura, elaborazione e uso in una prospettiva comparata
A cura di: Alberto Cotza, Markus Krumm
pp. 354; PDF online
Firenze University Press, 2024
ISBN: 979-12-215-0402-6

I saggi raccolti in questo volume sono dedicati alla dimensione pragmatica della scrittura della storia nell’Italia del XII secolo. Tutti i contributi possono essere letti seguendo poche domande guida: perché e da chi venivano scritte le cronache? In quali ambiti e con quali obiettivi circolavano? Come venivano usate nell’agone politico? Attraverso un’innovativa prospettiva comparativa, che tiene insieme l’Italia meridionale e l’Italia centrosettentrionale, l’obiettivo principale del volume è problematizzare, attraverso casi di studio concreti, le funzioni sociali e politiche della storia nell’Italia del XII secolo.
Alberto Cotza è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa. Si è occupato della relazione tra storiografica e politica nel medioevo toscano. La sua tesi di dottorato Prove di memoria. Origini e sviluppi della storiografia nella Toscana medievale è in corso di stampa. I suoi interessi principali sono la storia culturale e politica della città del Regnum Italie nei secoli pienomedievali.
Markus Krumm University of Munich Ludwig Maximilian, Germany.

mercoledì 31 luglio 2024

Alla scoperta della Torre Prendiparte di Bologna

Alla scoperta della Torre Prendiparte di Bologna
di Matteo Giovanardi
pp. 130; € 16,00
Casa Editrice Persiani, 2024
EAN: 9791259561459

Bologna è una città di prospettive. La stessa via può apparire assai diversa se percorsa sotto i portici oppure camminando in strada. È una città che nasconde cortili e che slancia, in altezza, le proprie famose torri. Il fortunato viandante, passeggiando per le vie del centro storico, potrà imbattersi ancora oggi nella Torre Prendiparte (o Coronata), una delle 24 torri cittadine sopravvissute, edificata intorno alla metà del XII secolo. Questo libro porterà il lettore in cima alla Prendiparte, passando per i suoi 12 piani e permettendogli di soffermarsi qui e là a scoprirne segreti vecchi e nuovi. Si tratta di un saggio “atipico”, che unisce all'interno dei suoi tre capitoli Storia e storie. Con il contributo dell'accompagnatrice turistica Matilde Orsi, il lettore diventerà spettatore di una “prima volta”: la prima salita di una neolaureata, un'ascesa resa suggestiva dallo stile di scrittura evocativo, personale e a tratti simbolico. Matteo Giovanardi, attuale proprietario della Prendiparte, apre il portone della sua amata Torre per un vero e proprio viaggio all'insegna di approfondimenti storici e curiosi e inaspettati aneddoti sulla sua esperienza da torrigiano. Per orientarsi tra piani e sale il lettore troverà disseminate fra le pagine del libro tante fotografie, illustrazioni originali e immagini d'epoca. Un'esperienza il cui fine, pagina dopo pagina e gradino dopo gradino, è quello di condividere un tesoro oggi restaurato, ma che conserva, al sicuro delle sue spesse pareti, l'odore e il fascino della Bologna medievale.

martedì 30 luglio 2024

Nell’immaginario dantesco

Nell’immaginario dantesco
a cura di Caterina Sofia Mastella Allegrini, Antonio Catalano
pp. 208; € 22,00
Orthotes Editrice, 2024
EAN: 9788893144285
 
L’opera di Dante è alimentata da un mondo di immagini, di suoni, così come di forme e modelli che il poeta fiorentino continuamente assorbe dalla realtà circostante, rielaborandoli e forgiandoli interamente di nuovo per il tramite della scrittura. I saggi raccolti in questo volume, a firma di Heather Webb, Irene Zavattero, Bruno Pinchard, Giulio Ferroni, Massimo Donà, Emma Giammattei, Nunzio Ruggero, Emanuela Bufacchi e Francesco Valagussa, mirano a offrire nuovi strumenti che possano consentire al lettore di orientarsi efficacemente all’interno di quello che potremmo chiamare l’immaginario dantesco. Tale operazione si avvale di una serie di raffronti e di analogie filosofico-letterarie come l’“etica della vicinanza”; si sottolinea l’importanza giocata del De consolatione philosophiae all’interno dell’opera dantesca; un focus particolare è dedicato alla ricezione francese – via Pascal – della Commedia; si mostra come il concetto dell’ulteriorità lavori nelle terzine. Nel testo si trova anche una ripresa delle letture offerte da Simmel, Borges e Auerbach, senza dimenticare le interpretazioni formulate da Benedetto Croce e Giovanni Gentile.
Caterina Sofia Mastella Allegrini è dottoressa di ricerca in Filosofia. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele discutendo, nel dicembre 2023, una tesi dal titolo «La nozione di “classico”. Storia dell’idea di classicità. Il problema dello studio delle materie umanistiche». Sotto la guida dei professori Massimo Cacciari e Francesco Valagussa, si è laureata in Filosofia nel 2015 e in Scienze filosofiche nel 2018 con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi dal titolo «“L’inattuale diventa attuale”. Aspetti del ‘classico’ nella cultura moderna: Schopenhauer, Nietzsche, Wilamowitz e Jaeger».
Antonio Catalano è attualmente assegnista di ricerca in Storia della filosofia presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Federico II di Napoli. È stato dal 2020 al 2022 borsista post-Doc presso l’Istituto Italiano per gli studi storici “Benedetto Croce” di Napoli. Ha perfezionato il proprio dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove è tuttora “cultore della materia” in Storia della filosofia. Si occupa principalmente di storia della filosofia contemporanea, con particolare attenzione ad alcuni autori chiave del panorama europeo del primo Novecento.

lunedì 29 luglio 2024

«Dentro a’ dilicati petti». Il volto femminile del Decameron

«Dentro a’ dilicati petti». Il volto femminile del Decameron
di Giulia Tellini
pp. 208; € 20,00
Marsilio, 2024
ISBN: 9788829720514 

Savie, coraggiose, determinate, volitive, indipendenti, intraprendenti, forti, ribelli ma anche avide, vanitose, misogine, sottomesse. Boccaccio apre il sipario su una multiforme tipologia di caratteri e di comportamenti femminili e mostra alle donne, ossia alle proprie lettrici d’elezione, come sono, come possono essere (e come potrebbero essere se godessero di più libertà e di più potere...), come devono non essere. Al termine delle dieci giornate, a peste non ancora conclusa, l’autore affida alla sua brigata di giovani novellatrici e novellatori (formata per il 70% da donne) la rifondazione del mondo post-epidemico, da rimettere in ordine e da reinventare sulla base dei pre-umanistici valori dell’amore, dei piaceri terreni, della voglia di vivere, dell’arguzia, del sorriso e del riso, di una auspicata pari dignità fra i generi. Il presente saggio prende in esame – oltre al Proemio dell’opera – cinque figure femminili: Bartolomea, Giletta, Ghismonda, Filippa, Griselda. Le analizza una a una per poi raffrontarle tra loro e con altre, in un continuo gioco di connessioni e di rimandi interni, così da ricomporre gli svariati e variopinti tasselli di un cangiante universo al femminile. Ne risulta una lettura inedita del capolavoro boccacciano, con lo sguardo attento a ciò che il Decameron può dirci oggi, soprattutto a chi lo accosti senza pregiudizi.
Giulia Tellini è ricercatrice presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. Fra i suoi libri: Storie di Medea (2012), Tasso tragico e altri studi di letteratura teatrale (2016) e L’officina sperimentale di Goldoni (2020).

domenica 28 luglio 2024

«Prima etate»

«Prima etate»
Studio su Petrarca e il Canzoniere
di Paolo Rigo
pp. 220: € 18,00 (Acquista online con il 5% di scotno)
Tab Edizioni, 2024
ISBN: 978-88-9295-937-8

Gli obiettivi di questo volume sono diversi: prima di tutto, si è provato a valorizzare l’inclinazione al dialogo di Petrarca, talvolta un po’ mascherata, con i grandi protagonisti della stagione poetica che lo precede e, in particolar modo, con il trittico di mostri sacri rappresentato da Dante, Guido Cavalcanti e Cino da Pistoia. Quelle letture, stando alla cronistoria ideale dell’autore, riguardano il tempo della formazione, dell’adolescenza, dell’età dell’amore, temi a cui – in un certo senso – tutto il Canzoniere è dedicato. L’espressione «prima etate» è tratta dal par. 10 della Fam., XXI 15, e, come si può facilmente notare, replica parte del primo verso di Rvf 23, una delle canzoni più famose dei Fragmenta, dedicata alla giovinezza e citata quale autorità – assieme proprio a Dante, Cavalcanti, Cino e uno Pseudo Arnaut Daniel – in Rvf 70.
Paolo Rigo è ricercatore di letteratura italiana presso l’Università degli Studi Roma Tre. I suoi interessi riguardano la poesia delle origini, Dante, Petrarca e la letteratura del Novecento. Autore di saggi in rivista e in volume, ha pubblicato tre monografie (una dedicata a Petrarca, una a Luzi, una allo Stilnovo). È affiliato al centro di ricerca CERLIM della Sorbonne Nouvelle e al CSPM della Sapienza; inoltre, è stato visiting scholar presso le università Albert-Ludwigs di Friburgo e di Tours.

sabato 27 luglio 2024

Atto abate vallombrosano e vescovo di Pistoia

Atto abate vallombrosano e vescovo di Pistoia
Bilancio storiografico e prospettive di ricerca sulla vita e l’opera di un protagonista del XII secolo
a cura di Francesco Salvestrini
Firenze University Press, 2024
ISBN: 979-12-215-0334-0 

Il volume si incentra su un personaggio di primo piano nella Chiesa del secolo XII, Atto abate maggiore dell’ordine benedettino vallombrosano e vescovo di Pistoia. Tale prelato fece parte dell’entourage di papa Innocenzo II, favorì la diffusione dei monaci vallombrosani nell’Italia centro settentrionale, in Sardegna e in Corsica e promosse per la prima volta il culto dell’apostolo Giacomo Maggiore a Pistoia, facendone il patrono della città. L’opera, di carattere multidisciplinare, raccoglie testimonianze storiche, storico-artistiche e antropologiche relative alla vita di questo abate e presule, nonché al contesto religioso e politico nel quale operò, mostrando il suo ambito d’azione, esteso all’intero bacino del Mediterraneo occidentale, nonché la vasta rete di contatti che, in quanto uomo di Chiesa e di governo, agiografo e committente di opere d’arte, egli seppe efficacemente intessere.
Francesco Salvestrini insegna Storia Medievale presso il Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) dell’Università di Firenze. Si occupa di storia della Chiesa medievale e del monachesimo benedettino, di storia del rapporto uomo-ambiente, di storia delle istituzioni politiche ed ecclesiastiche nell’Italia comunale, di edizioni normative e di storia della storiografia sul Medioevo in età moderna e contemporanea.

venerdì 26 luglio 2024

La croce e il rogo

La croce e il rogo
Storia di Fra Dolcino e Margherita
di Edgardo Sogno
pp. 252; € 19,59 (Acquista online con il 5% di sconto)
Edizioni Lindau, 2024
ISBN: 9791255841401

Di Fra Dolcino, che scatenò l’ira dell’Inquisizione e fu fatto oggetto di una vera crociata, si sa abbastanza poco. Conosciamo con precisione il giorno della sua morte e gli avvenimenti che la precedettero, ma non possiamo dire altrettanto della prima parte della sua vita, prima che giungesse quella notorietà che gli sarebbe stata fatale.
Ribelle per vocazione più che per temperamento, Dolcino è un convinto assertore del distacco dai beni materiali, e la sua predicazione trova, nell’irrequieto mondo della seconda metà del XIII secolo, un terreno ideale in cui affondare le proprie radici. La setta degli Apostolici, che lo avrebbe così entusiasticamente seguito, con la sua ricerca dell’uguaglianza, con il suo continuo richiamo al cristianesimo delle origini (da qui il nome), era destinata ad accendere le speranze degli umili e dei diseredati, soprattutto nel contado, nelle magre regioni prealpine, fra gli scontenti e le vittime del potere feudale, comunale e religioso.
La convinzione di essere nel giusto anima dunque i seguaci di Dolcino, che arrivano a costituirsi in un piccolo ma agguerrito esercito, capace di resistere a lungo nel Vercellese e nel Biellese prima del tragico epilogo sul monte Rubello nel 1307.
Il messaggio di Dolcino continuerà però a vivere, giungendo intatto nella sua bellezza e nella sua universalità fino ai giorni nostri. Proprio questo ha indotto Edgardo Sogno a ricostruire minuziosamente la figura e l’opera di Dolcino, attenendosi esclusivamente alle fonti primarie, ai documenti fondamentali e non discussi dalla critica. Ne è risultato il ritratto di un uomo che, nonostante le incertezze del suo tempo, i limiti della sua cultura e le situazioni in cui ha dovuto operare, ci appare profondamente ispirato e singolarmente moderno nel pensiero e negli atti.
Edgardo Sogno si laureò in giurisprudenza, lettere e scienze politiche. Dal 1943 al 1945 fu uno dei protagonisti della Resistenza armata nell’Italia settentrionale, decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare e membro della Consulta Nazionale per il Partito Liberale. A Milano fondò e diresse il «Corriere Lombardo» e con Angelo Magliano la rivista «Costume». Nel 1954 organizzò e diresse una campagna nazionale di denuncia dei crimini dello stalinismo. Diplomatico di carriera, fu in servizio a Buenos Aires, Parigi, Londra, Filadelfia, Washington e Yangon. Tra i suoi libri ricordiamo Guerra senza bandiera e La Seconda Repubblica.

giovedì 25 luglio 2024

I Vichinghi

I Vichinghi
Guerrieri, esploratori, predoni: la grande storia degli uomini del Nord
di Jean Renaud
pp. 240; € 16,00
Giunti Editore, 2024
ISBN: 9788809980952

Dai nordici che hanno idealizzato la figura dei Vichinghi come grandi eroi romantici agli americani che celebrano l’esploratore Leif il Fortunato ai russi che invocano gli antenati Variaghi, l’immaginario mitologico che cinge i prodi avventurieri del Nord svela una narrazione stereotipata, frutto di evocazioni letterarie e distorsioni storiche che sono andate via via dilatandosi. Al variare di epoche e latitudini, infatti, i Vichinghi cambiano vesti e diventano i protagonisti di saghe epiche, manga, film o serie TV. Ma conosciamo realmente questi personaggi leggendari, che a volte sono parodiati dai fumetti e altre idolatrati come guerrieri coraggiosi, assetati d’avventura? Per esempio, furono solo degli invasori e dei predoni? È vero che scoprirono l’America prima di Colombo? Indossavano realmente elmi cornuti e bevevano dai crani, in abiti sporchi e trasandati? E, ancora, facevano sacrifici umani, avevano degli schiavi, apprezzavano l’arte? Esisteva tra di loro la parità di genere? Attingendo direttamente alle fonti archeologiche e storiche più significative e autorevoli, Jean Renaud intreccia una narrazione avvincente che demolisce i luoghi comuni sui Vichinghi e tratteggia gli autentici lineamenti di un popolo ormai entrato nel mito.
Jean Renaud, professore emerito di Lingue, letterature e civiltà scandinave, ha diretto il Dipartimento di studi nordici dell’Università di Caen. Ha pubblicato numerosi manuali sulle lingue scandinave, diversi contributi sui Vi- chinghi e molteplici traduzioni dal danese, dall’islandese, dal norvegese e dallo svedese, che lo hanno reso uno dei più apprezzati traduttori di letteratura nordica. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo una trilogia vichinga (1-Des premiers raids à la création du duché de Normandie, 2016; 2-À la conquête du monde celtique, 2017; 3-Les Dieux des Vikings, 2018, edita per Ouest-France), Les Vikings en France (Ouest-France, 2017) e la traduzione dall’islandese antico della Saga de Ragnarr Loðbrók (Anacharsis, 2017).